Peluso, Umile Francesco

Umile Francesco Peluso [Luzzi (Cosenza), 29 ottobre 1915 – Paola (Cosenza) 12 agosto 2013]

Figlio unico, nasce da Salvatore e Maria Cristina D’Amico, famiglia di umili contadini. Non conoscerà mai suo padre morto nel gennaio del 1916 nella guerra di trincea del Carso. 
Per interessamento di un parroco di Luzzi frequenta le classi elementari in un seminario di Novara. Resosi conto, però, della sua poca inclinazione alla vita ecclesiastica ritorna a Luzzi dove consegue la licenza elementare con la maestra Anna Smurra, che egli ricorderà per sempre con affetto e gratitudine. In quanto orfano di guerra, riesce a entrare al Collegio Militare della Nunziatella di Napoli dove consegue con meriti la licenza liceale. Il giovane, però si rende conto che anche la carriera militare non è certo la sua grande aspirazione e decide di lasciare la Scuola militare per iscriversi sempre a Napoli alla Facoltà di Lettere e Storia, mantenendosi agli studi facendo l’istitutore al Collegio dei Poveri di Piazza Carlo III e grazie ai sacrifici della madre che vende la propria casa. Gli studi classici sono la sua grande passione e si laurea brillantemente con una tesi dal titolo “La poesia civile di Gabriele D’Annunzio”.
Neolaureato, rientra a Luzzi e nel 1944 aderisce al Partito Comunista Italiano e collabora al settimanale «Libertà», uno dei primi periodici cosentini dell’Italia liberata, creando polemiche per un articolo abbastanza critico proprio su D’Annunzio, nel quale metteva in risalto la responsabilità del poeta nella nascita e nella formazione del fascismo. L’anno dopo sposa Claudia Vivacqua, figlia di un possidente del paese che gli darà quattro figli:  Mirella, Carla, Sandro e Vladimiro.
Già subito dopo la seconda guerra mondiale è animatore di Circoli culturali e cinematografici. Nel 1950, insieme a Renato Zangheri – diventato poi stimato sindaco di Bologna e capogruppo alla Camera del Pci – è fondatore e segretario del primo «Premio Nazionale di Poesia dialettale Città di Cattolica» che, tra gli altri, ha nella giuria Salvatore Quasimodo, Eduardo De Filippo, Luigi Russo. Al premio partecipa, con una lirica in dialetto friulano, Pier Paolo Pasolini, alla sua prima apparizione pubblica, ricevendo il secondo premio.
Insegna Lettere e Storia in varie città d’Italia: Parma, Imperia, Bologna, Rimini, Napoli e in particolare al Liceo Telesio di Cosenza, dove fu maestro ed esempio per generazioni di professionisti e intellettuali, dalla fine del secondo dopoguerra sino all’elezione al Senato della Repubblica nel gruppo comunista, avvenuta il 7 maggio 1972 (VI legislatura). Fa parte della Commissione permanente difesa e della Commissione Pubblica Istruzione come membro aggiunto per la riforma della Scuola. Alle successive elezioni del 20 giugno 1976, viene riconfermato Senatore (VII legislatura): rimane in carica fino al 19 giugno 1979, come membro alla Commissione difesa. Partecipa e contribuisce alla riforma del codice militare-penale e alla stesura dello stato giuridico dell’insegnante, tutt’ora vigente.
Nel 1964 è ideatore e promotore a Luzzi del «Premio Letterario Sambucina» che tra i membri della giuria annovera illustri personaggi di fama nazionale: Luciano Anceschi (filosofo e direttore de «Il Verri»), Francesco Leonetti (romanziere e critico letterario, fondatore di «Officina», insieme a Roberto Roversi e Pasolini), Mario Spinelli (romanziere e studioso di letteratura contemporanea e di politica). 
Nel prosieguo degli anni, mantiene sempre vivo l’interesse e la curiosità intellettuale. È promotore di incontri culturali e dibattiti su varie tematiche che spaziano dalla storia all’archeologia, alla poesia, arte che lui tanto ama. Nella Premessa a un suo volumetto di poesie Alma Poësis (1995), in cinquecento copie numerate e firmate, scrive: «Per mio diletto […]. Esercizio letterario o gioco di sillabe e fonemi eletti, lascio che lo dicano gli amici che mi leggeranno». Segue una seconda raccolta di liriche Rose di Pieria (1996). Le sue poesie, un fiotto di fresco sentimento che mai l’abbandona; il suo parlato fluido e chiaro, icastico, inzuppato di quell’educazione letteraria umanistica di riposata e solida cultura. E come scrive Romano Napolitano, una Cultura della quale «ha speso tutta una vita in promuoverla e onorare sommamente». 
Negli anni Novanta fonda nella propria villa di campagna, a monte di Luzzi, nei pressi della Sambucina, il Centro Studi e Ricerche «Kytérion» occupandosi di protostoria calabrese, con dibattiti, discussioni e confronti. La sua villa diventa un vero cenacolo letterario. 
Oltre a ricoprire la carica di consigliere provinciale, per ben tre consiliature è sindaco di Luzzi dal 1956 al 1964, per poi venire rieletto nel 1980. Notorie sono le sue accese battaglie politiche. Dirigente provinciale del Partito comunista, responsabile Cultura della Federazione per molti anni, con Luigi Gullo tenta un discorso di superamento di quella concezione del Pci appiattita sull’Unione sovietica e sulla sua visione del mondo. Come sindaco, la sua azione meritoria è quella di aver portato la luce elettrica in tutte le campagne e l’acqua in molte contrade; l’aver avviato cantieri di lavoro per la costruzione di strade per collegare il centro abitato con le numerose frazioni del territorio.
Il senatore Peluso (così era comunemente chiamato a Luzzi), è stato un uomo di studi e di pensiero, un maestro di politica e di amministrazione pubblica che ha inciso in maniera significante nel tessuto sociale, economico e culturale, della sua Luzzi, alla quale egli rimase sempre legato.
Per molti anni personaggio di spicco del mondo culturale e politico della Calabria, il 2 marzo 2013 l’Amministrazione Comunale di Luzzi gli conferisce il Premio “Illustri Figli di Luzzi”, con la seguente motivazione: «Professore esimio, Umanista, Sindaco di Luzzi per tre legislature, Senatore della Repubblica, Membro permanente della Commissione Difesa dal 1972 al 1979, Ideatore del “Premio Nazionale di Poesia Sambucina”, Umile Francesco Peluso è certamente uno dei figli più illustri a cui Luzzi ha dato i natali. Il premio vuole essere un riconoscimento all’insegna della gratitudine, un modo per rendere merito a chi ha inciso in maniera importante nella realtà e nello sviluppo socio-culturale di Luzzi».
Muore all’ospedale di Paola cinque mesi dopo, a 98 anni, senza mai perdere il controllo di se stesso. La famiglia per ricordarlo ha istituto il Premio di Poesia «Umile Francesco Peluso» Calabria Enotria(Salvatore Corchiola) © ICSAIC 2020

Opere

  • Alma Poësis (1091-1995), Editrice Il Coscile, Castrovillari 1995;
  • Rose di Pieria, Editrice Orizzonti meridionali, Cosenza 1996.

Nota bibliografica

  • Senato della Repubblica., Scheda di attività, VI e VII Legislatura, http://www.senato.it/leg/06/BGT/Schede/Attsen/00006877.htm
  • Emilio Tarditi: La “Libertà” di Eugenio Martorelli (1943-1944), in Tra Calabria e Mezzogiorno – Studi Storici in memoria di Tobia Cornacchioli (a cura di Giuseppe Masi), Pellegrini, Cosenza, 2007, p. 374;
  • Morto l’ex senatore Peluso, «Corriere della Calabria», 13 agosto 2013. 
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