Pepe, Attilio

Attilio Pepe [Scalea (Cosenza), 1880 – Napoli, 1966]

Docente, storico, saggista e giornalista, fece studi approfonditi sul filosofo, matematico e medico di Scalea, Gregorio Caloprese e sul cugino e allievo del Caloprese, il filosofo Gian Vincenzo Gravina di Roggiano. L’opera va sotto il titolo L’estetica del Gravina e del Caloprese ed altri scritti, pubblicata a Napoli nel 1955, con la recensione di Benedetto Croce. È una raccolta di articoli che il Pepe pubblicò su vari quotidiani e riviste, come «Rinnovamento» di Cosenza (gennaio-febbraio 1923); Calabria ignorata: Gregorio Caloprese, «Il Giornale d’Italia» (1931); I generi letterari nell’estetica del Gravina e del Caloprese («Brutium», 1938); Romanità nel pensiero di Gian Vincenzo Gravina(«Il Meridiano di Roma», 1938); Il pensiero filosofico-giuridico di G. V. Gravina(«Brutium», 1938). Tre anni dopo Visioni e ricordi di altri tempi, ricerche di storia locale e nel 1964 partecipò a Napoli al III Congresso calabrese con una relazione su La Torre di Giuda, come viene chiamata la torre di avvistamento di Scalicella sulla Petrosa, il cui guardiano non segnalò l’arrivo dei saraceni invasori.
Ricordiamo altri interessanti articoli scritti da Attilio Pepe, quale quello apparso in «Calabria nobilissima» (1955-56) La poesia di Caloprese e la cultura napoletana del suo tempo. Su «Calabria Letteraria» del 1962 è apparso l’articolo dal titolo: La cultura in Calabria nei secoli XVII e XVIII: Gregorio Caloprese e i suoi tempi.
Secondo Pepe, la nascita dell’estetica moderna è da attribuirsi a Gregorio Caloprese e non a Giovan Battista Vico. Se Mario Fubini non è d’accordo con la tesi del Pepe, lo è, invece, Benedetto Croce.
Vale la pena riportare a riguardo il concetto espresso da Croce ne «La Critica» del 20 settembre 1923, che fra l’altro afferma: «Attilio Pepe, L’estetica del Gravina e del Caloprese: Su i concetti e i giudizi di G. Caloprese, congiunto e maestro del Gravina e maestro poi del Metastasio, aveva già richiamato l’attenzione il Cotugno… Vi torna il Pepe, e non inutilmente, perché, invero i pochi scritti che ci avanzano a stampa del Caloprese sono ragguardevoli documenti della storia dell’estetica italiana tra la fine del Sei e i principi del Settecento…». Croce conclude col dire: «Gioverebbe ristampare gli scritti critici del Caloprese, che sono sparsi in volumi divenuti assai rari».
Il Pepe sostiene ancora che in estetica il Caloprese fu anticartesiano, entrando in polemica con il critico Luigi Russo, il quale definiva «Gregorio Caloprese, fautore e divulgatore del cartesianismo».
Nel saggio La dimora di Metastasio in Calabria, ancora una volta attacca il Russo, il quale a proposito di Metastasio affermava: «Povero ragazzetto, condannato a tetre meditazioni per dovere di scolaro».
Il Pepe da storico fece studi, oltre che su Caloprese, Gravina e Metastasio, su Ruggero di Lauria del quale sostiene la nascita a Scalea dell’ammiraglio aragonese («Almanacco Calabrese», 1955), Giuseppe Mazzini, Gioacchino da Fiore, sull’origine del nome Italia e sui Crociati di Scalea.
Morì all’età di 86 anni. 
A Scalea gli sono stati intitolati un Centro Studi e una via. (SCHEDA PROVVISORIA) © ICSAIC 2019

Opere

  • La poesia di Filippo Greco, Stab. Tip. di R. Riccio, Cosenza 1927;
  • La dimora del Metastasio in Calabria e le sue relazioni col Gravina e col Caloprese, Stab. Cosentino Arte Tipografica, Cosenza 1929;
  • L’estetica del Gravina e del Caloprese ed altri scritti, Stab. Tip. G. D’Agostino, Napoli 1955;
  • Scalea, visioni e racconti d’altri tempi, Tipografia D’Agostino, Napoli 1958 (?);
  • Si deve alla Calabria l’origine del nome Italia, Pellegrini, Cosenza 1963.

Nota bibliografica

  • Carmela Galasso, Pepe Attilio, in Biografie di personaggi noti e meno noti della Calabria, Pellegrini, Cosenza 2009, pp. 349-350.
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