Pepe, Attilio

Attilio Pepe [Scalea (Cosenza), 13 aprile 1880 – Napoli, 13 ottobre 1966]

Figlio del medico Antonio e di Maria Giuseppa Lorido, si conosce poco o niente, al momento, dei suoi studi e della sua vita privata. Insegnò, comunque, matematica e fisica nelle scuole superiori a Napoli, e fu anche storico, saggista e giornalista. La sua attività di studioso, infatti, come annota Alfonso Mirto può essere suddivisa in tre sezioni. La prima è quella dei suoi approfonditi studi sul filosofo, matematico e medico di Scalea Gregorio Caloprese e sul cugino e allievo del Caloprese, il filosofo Gian Vincenzo Gravina di Roggiano, con un’opera che va sotto il titolo L’estetica del Gravina e del Caloprese ed altri scritti, pubblicata a Napoli nel 1955, che ebbe la recensione di Benedetto Croce. È una raccolta di articoli che il Pepe pubblicò su vari quotidiani e riviste, come «Rinnovamento» di Cosenza (gennaio-febbraio 1923): Calabria ignorata: Gregorio Caloprese, «Il Giornale d’Italia» (1931); I generi letterari nell’estetica del Gravina e del Caloprese («Brutium», 1938); Romanità nel pensiero di Gian Vincenzo Gravina(«Il Meridiano di Roma», 1938); Il pensiero filosofico-giuridico di G. V. Gravina («Brutium», 1938). Ricordiamo altri interessanti articoli scritti da Attilio Pepe, quale quello apparso in «Calabria nobilissima» (1955-56) La poesia di Caloprese e la cultura napoletana del suo tempo. Su «Calabria Letteraria» del 1962 è apparso l’articolo dal titolo: La cultura in Calabria nei secoli XVII e XVIII: Gregorio Caloprese e i suoi tempi.
Secondo Pepe, la nascita dell’estetica moderna è da attribuirsi a Gregorio Caloprese e non a Giovan Battista Vico. Se Mario Fubini non è d’accordo con la tesi del Pepe, lo è, invece, Benedetto Croce. Vale la pena riportare a riguardo il concetto espresso da Croce ne «La Critica» del 20 settembre 1923, che fra l’altro afferma: «Attilio Pepe, L’estetica del Gravina e del Caloprese. Su i concetti e i giudizi di G. Caloprese, congiunto e maestro del Gravina e maestro poi del Metastasio, aveva già richiamato l’attenzione il Cotugno… Vi torna il Pepe, e non inutilmente, perché, invero, i pochi scritti che ci avanzano a stampa del Caloprese sono ragguardevoli documenti della storia dell’estetica italiana tra la fine del Sei e i principi del Settecento…». Croce conclude col dire: «Gioverebbe ristampare gli scritti critici del Caloprese, che sono sparsi in volumi divenuti assai rari».
Il Pepe sostiene ancora che in estetica il Caloprese fu anticartesiano, entrando in polemica con il critico Luigi Russo, il quale definiva «Gregorio Caloprese, fautore e divulgatore del cartesianismo».
Nel saggio La dimora di Metastasio in Calabria, ancora una volta attacca il Russo, il quale a proposito di Metastasio affermava: «Povero ragazzetto, condannato a tetre meditazioni per dovere di scolaro».
La seconda sezione è quella che riguarda le  ricerche di storia locale. A parte alcuni lavori declinati, sia pure in modo non apologetico, in una logica fascista – come avverte Saverio Napolitano – sono significative le sue relazioni ai congressi della Deputazione di Storia Patria della Calabria. Al I Congresso storico calabrese del 1954 fece una relazione su Notizia su “Il cenotafio di Ruggero Loria” alla Scalea, del quale sostiene la nascita a Scalea dell’ammiraglio aragonese; al II congresso del 1960 presentò un lavoro La marcia di Garibaldi in Calabria nel 1860 e la sua deviazione per Sapri, e infine al III di quattro anni dopo che si tenne a Napoli si soffermò su La torre di Giuda, come viene chiamata la torre di avvistamento di Scalicella sulla Petrosa, il cui guardiano – più secondo la leggenda che da fonti documentali – non segnalò l’arrivo dei saraceni invasori. Da storico fece studi, oltre che su Caloprese, Gravina, Metastasio e su Ruggero di Lauria, Giuseppe Mazzini e Gioacchino da Fiore, sull’origine del nome Italia e sui Crociati di Scalea.
L’ultimo aspetto della sua attività culturale, può essere considerato quello che riguarda la raccolta di articoli pubblicati su quotidiani e periodici nazionali, riguardanti Scalea e la Calabria (Scalea, visioni e ricordi di altri tempi, 1961).
Morì a Napoli, nella sua casa di Chiaia, all’età di 86 anni. 
A Scalea, per ricordarlo, gli è stata intitolata una via e il 20 ottobre 1980 per iniziativa di un gruppo di studiosi locali è stato costituito un «Centro Studi e Ricerche Attilio Pepe», che svolge attività culturali sul territorio. (Letterio Licordari) © ICSAIC 2021

Opere essenziali

  • La poesia di Filippo Greco, Stab. Tip. di R. Riccio, Cosenza 1927;
  • La dimora del Metastasio in Calabria e le sue relazioni col Gravina e col Caloprese, in Atti dell’Accademia Cosentina, vol. XIV, Stab. Cosentino Arte Tipografica, Cosenza 1929;
  • L’estetica del Gravina e del Caloprese ed altri scritti, Stab. Tip. G. D’Agostino, Napoli 1955;
  • Visioni e ricordi d’altri tempi, Tipografia D’Agostino, Napoli 1958 (?);
  • Gregorio Caloprese e i suoi tempi, Pellegrini, Cosenza 1963;
  • Si deve alla Calabria l’origine del nome Italia, Pellegrini, Cosenza 1963.

Nota bibliografica

  • Alfonso Mirto, Attilio Pepe. Il pensiero e l’opera, «Calabria letteraria», XLIX, 4-6 (aprile-giugno), 2001, pp. 90-96;
  • Saverio Napolitano, Passione storica e storia civica nella Calabria nord–occidentale. Rassegna bibliografica e riflessioni storiografiche, «Daedalus», 2007, pp. 121-122;
  • Gustavo Valente, Dizionario Bibliografico biografico geografico storico della Calabria, vol. V, Edizioni GeoMetra, Cosenza 2008, pp. 28-29;
  • Carmela Galasso, Pepe Attilio, in Biografie di personaggi noti e meno noti della Calabria, Pellegrini, Cosenza 2009, pp. 180-181.

Nota archivistica

  • Comune di Scalea (Cosenza), Registro delle nascite, atto n. 21 del 15 aprile 1880;
  • Comune di Napoli, Registro delle morti, atto n. 321, parte II, serie B, anno 1966.

Nota

  • Si ringraziano lo storico Enrico Esposito per la scheda sintetica di base, il giornalista Gaetano Bruno per il contributo documentale, il prof. Antonio Vincenzo Valente per la foto del biografato
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