Perri, Francesco (anarchico)

Francesco Perri (anarchico) [Pizzo Calabro (Vibo Valentia), 22 gennaio 1879 – Roma, 6 maggio 1935]

Figlio di Rocco e di Caterina Tarsia, famiglia di condizione sociale abbastanza agiata. Dopo le scuole di base fatte localmente, a sedici anni viene mandato a Napoli per studiare scultura e per sottrarlo all’ambiente del sovversivismo locale che stava già frequentando. Nel capoluogo campano, a contatto con una realtà più ricca e stimolante, intensifica – anziché ridurre – la sua azione politica. Nel 1896 si iscrive al partito socialista e mantiene contatti molto stretti con i compagni di fede e soprattutto con il corregionale Antonino Di Bella di Nicotera. Combatte come volontario con i garibaldini in Grecia durante la guerra contro la Turchia, poi toma a Pizzo e si iscrive al locale circolo socialista, collabora al giornale «Il Risorgimento» di Nicastro (oggi Lamezia Terme) e invia diversi articoli all’«Avanti!» firmandosi con pseudonimi; proprio per questo, secondo il sottoprefetto di Monteleone (oggi Vibo Valentia), merita «una costante e diligente vigilanza, perché mette di diventare un agitatore pericolosissimo».
Negli ultimissimi anni dell’Ottocento, è effettivamente un attivo propagandista; pubblica anche un opuscolo in versi dal titolo La Voce, che il 15 ottobre1897 viene sequestrato dall’autorità giudiziaria di Nicastro. In seguito viene più volte arrestato e denunciato per reati di stampa e per affissione di manifestini sovversivi, venendo assolto o condannato a pene lievi. Il 9 dicembre 1898 è assegnato al domicilio coatto per un anno e destinato a Lipari; liberato condizionalmente l’11 settembre 1899, è poi dichiarato idoneo al servizio militare e arruolato. Dopo aver soddisfatto gli obblighi di leva toma a Napoli. Qui, il 4 marzo 1900, il giornale socialista «La Propaganda» scrive: «Avvertiamo i partiti in lotta col governo che da qualche tempo si aggira in Napoli un sedicente anarchico, certo Perri Francesco, ex coatto di Lipari, che, a quanto ci consta, fra poco pubblicherà un giornale anarchico indipendente dal titolo «La Gogna». Quelli che vogliono maggiori informazioni in proposito, leggano le diffide pubblicate dall’«Avanti!», dalla «Questione sociale», e, recentemente, dall’«Avvenire sociale». In quell’anno, intanto, subisce una condanna a cinque mesi di reclusione per falsità e viene diffidato. Nel 1901 si stabilisce a Milano e riprende le pubblicazioni del giornale «La Gogna», mentre nell’anno successivo dirige «La Domenica dell’operaio», poi sospeso per mancanza di fondi. Il 3 agosto 1903 subisce una nuova pesante condanna a otto anni, undici mesi e dieci giorni di reclusione e un anno di vigilanza per associazione a delinquere a mezzo stampa dal Tribunale di Milano, pena ridotta prima in appello a due anni, dieci mesi e quindici giorni e successivamente a un anno e ventidue giorni di reclusione dalla Corte d’appello di Brescia, alla quale era stato rinviato dalla Cassazione. Tornato a Milano dopo la liberazione, il 25 agosto 1906 inizia la pubblicazione del suo nuovo settimanale, «Il Marchio» nel quale si professava anarchico e denunciava i soprusi e le ingiustizie della società. Essendosi reso contravventore agli obblighi imposti dalla vigilanza, m’ settembre subisce però una nuova condanna e nel luglio 1907 viene rimpatriato a Pizzo; ad aggravante ulteriormente la sua posizione, in questo periodo è anche sospettato di avere inviato al re una lettera anonima minatoria.
Nel 1908 si trasferisce in Svizzera e risiede prima a Lugano e – l’anno successivo – a Bellinzona, dove trova lavoro come scrivano in uno studio legale. 
Anche durante il soggiorno svizzero viene sottoposto a procedimenti penali per reati commessi a mezzo stampa, sfuggendo all’arresto solo perché residente all’estero. Nel 1910 è a Parigi, da dove continua a pubblicare per qualche tempo il giornale «La Gogna» e dove rimane per alcuni anni tranne, forse, una breve permanenza in Belgio. Nel 1911 è nominato direttore ed amministratore del periodico «Roma lutetica»; nello stesso periodo continua a frequentare gli anarchici italiani residenti nella capitale francese, fino a quando, nel 1916, a causa delle sue pendenze penali, non viene espulso dal Paese. Nel marzo 1917 è detenuto a Berna sotto l’imputazione di spionaggio, venendo n’lasciato poco tempo dopo. Entrato nei servizi segreti francesi, in seguito toma in Svizzera e si stabilisce a Ginevra, dove dirige il giornale «Le Document». Anche qui viene più volte arrestato perché sospettato di spionaggio e – nel luglio 1918 – processato per offese al popolo e all’imperatore tedesco a mezzo stampa, venendo condannato a quindici giorni di carcere. Espulso anche dalla Svizzera, nel 1919 toma in Italia, a Roma, dove nel 1924 inizia a pubblicare il settimanale proletario «Il Documento». Muore nella capitale il 6 maggio 1935. (Oscar Greco) © ICSAIC 2021 – 10

Nota archivistica

  • Archivio Centrale dello Stato, Casellario Politico Centrale, b. 3874, f. 86804, cc. 204.

Nota bibliografica

  • Katia Massara, L’emigrazione sovversiva. Storie di anarchici calabresi all’estero, Le Nuvole, Cosenza 2003, pp. 61 e 69.
  • Katia Massara e Oscar Greco, Rivoluzionari e migranti. Dizionario biografico degli anarchici calabresi, BS Edizioni, Pisa, 2010, pp. 168-169.

Note

  • Nelle carte del fascicolo personale del CPC si trovano un foglio del giornale «La Feuille» del 20 maggio, uno del 21 maggio e uno del 22 maggio 1920, uno senza data e un foglio della «Gazzetta Lucana» del 24 febbraio 1924, un foglio del giornale «L’Action radicale» del 28 dicembre 1918, uno del 15 marzo e un altro del 29 marzo, questi ultimi due privi dell’indicazione dell’anno, 1897-1926 e 1939. il titolo del giornale è citato sia «La Gogna» che «Alla Gogna».
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