Pignataro, Giuseppe

Giuseppe Pignataro [Oppido Mamertina (Reggio Calabria), 3 novembre 1901 – 18 ottobre 1987]

Figlio di Filippo e Antonina Zoiti, frequenta la scuola piuttosto tardi e, come è uso al tempo, attende ad apprendere il mestiere di calzolaio presso la bottega di mastro Luigi Bonarrigo nella vicina Tresilico, provenendo la mamma dalla finitima Zurgonadi. Comunque, nell’anno scolastico 1916-17 sta per concludere la classe sesta elementare. Nel corso dello stesso però si ritira per entrare nel Seminario Vescovile, che dal domicilio paterno dista appena qualche metro. Nell’istituto oppidese completa gli studi ginnasiali e liceali, quindi si sposta al Pio X di Catanzaro. Qui nel 1923 incappa in una depressione che viene sollecitamente segnalata alla famiglia dai Superiori, ma alla fine il 12 settembre 1926 giunge per lui la sospirata ordinazione sacerdotale. Inizia così il suo impegno al paese natale quale insegnante in Seminario e qui ricopre in successione anche l’incarico di preside. Di conserva segue di passo in passo l’iter dei benefici capitolari fino a essere insignito del titolo di canonico arcidiacono. Per un lungo periodo si occupa del rettorato della chiesa volgarmente detta di San Giuseppe.
Pignataro non se ne sta sicuramente bloccato da un vincolo lavorativo vero e proprio. I suoi interessi sono rivolti altrove. È infatti l’amore per la cultura, nella quale ha il primo posto la storia della Calabria, particolarmente quella del luogo natìo, a irretirlo. Si lega subito a quanti sono spinti in tale direzione e la sua casa si trasforma in breve in una vera fucina, cui accorrono studenti o interessati sia del luogo che delle vicinanze. Ha dalla sua buon gioco soprattutto perché arriva dalla vicina Cittanova a esercitare la funzione di direttore didattico nella scuole elementari Francesco De Cristo, persona che crea un cenacolo intellettuale, alla cui espressione cartacea, la rivistina «Albòri», lui compreso, collaborano senz’altro eletti spiriti, tra i quali Felice Soffrè, Francesco Sofia Cannatà, Bruno Palaia, Raffaele Corso, Giosafatte Tedeschi e gli stessi fratelli De Cristo, Francesco e Giuseppe. Dapprima sono poesie e novelle, ma poi ha il sopravvento l’attrazione per il passato della vecchia Oppido distrutta dal terremoto del 1783 e si susseguono tante espressioni. Il primo parto ci appare l’articolo «Mistici calabresi-Da San Nilo a San Francesco di Paola» presente nell’annata 1927. Fa presto a farsi conoscere e le relazioni con quotati personaggi fioccano. Si fanno sentire Gerhard Rohlfs, Alfonso Frangipane, Alessandro Monteleone, Alfonso De Franciscis, Giuseppe Foti e numerosi altri.
Lo studioso oppidese, che per i suoi fattivi apporti è nominato Ispettore Onorario all’Antichità e Belle Arti e Deputato di Storia Patria per la Calabria, a un bel momento si porta a Roma alla ricerca degli antichi trascorsi del paese tragicamente scomparso e il suo attento scavo scientificamente esercitato nelle carte dell’Archivio Segreto Vaticano dà i suoi buoni frutti. Si tratta di due interessanti fascicoli pubblicati nel 1933 e 1936 con la Tipografia SS. Crocifisso di Terranova Sappo Minulio offerti quali Appunti di Storia Oppidese. Essi appaiono talmente densi di notizie inedite che rendono finalmente chiaro il passato di un antico centro, lungamente soggetto a conoscenze trite e ritrite di dubbia affidabilità.
Imperversano la guerra e il dopoguerra e la penna di Pignataro rimane ferma. Il suo carattere e il fatto che gli piaccia innanzitutto leggere non lo spingono certo, ma dal 1956 in poi la collaborazione alle riviste «Brutium» diretta dal Frangipane e «Historica» con a capo il compaesano Domenico De Giorgio s’infittisce, ma ugualmente si verifica con l’«Avvenire di Calabria» e «La Voce di Calabria» e anche altre testate. Spesso sono suoi seguaci che lo spingono a mettere fuori stimolanti fatiche quando non lo aiutano battendole loro medesimi a macchina. Di grande interesse, tra i vari temi, Athanasio Chalckèopoulos, Polsi, Il cardinale Bessarione, Ex-voto di santuari di Calabria, il vescovo Perrimezzi, p. Antonio dall’Olivadi, l’abate Conia, le Madonne Nere. Di tanto in tanto escono anche singoli opuscoli di vario richiamo come Culto e storia di S. Fantino confessore Patrono di Lubrichi (1958), Il culto di Maria SS. Annunziata in Oppido (1975), Poesie calabre del canonico Conia(1980), La chiesa della Madonna del Buon Consiglio e la Confraternita di S. Giuseppe in Oppido (1985). L’ultima fatica rimonta al 1986.
In pochi scrivono di Giuseppe Pignataro. In morte fa eccezione l’amico e compaesano De Giorgio che su «Historica» così si esprime tra l’altro: «Conosceva come pochi la storia, il passato ed il presente della sua Oppido. Lavorò per molti anni alla storia di quel centro: pubblicò alcuni saggi, ma il più rimane inedito, ed è un vero peccato. Il suo bisogno di completezza, di perfezionismo, di accertamenti e di confronti gli fecero sempre rimandarne la pubblicazione. Il suo lavoro si basava sulla ricerca d’archivio, senza esserne schiavo, sulla interpretazione obiettiva del documento, senza astrazioni e senza accondiscendenze. Il suo stile è limpido e preciso, classico ed armonico, senza noiosi paludamenti». (Rocco Liberti) © ICSAIC 2019

Nota bibliografica

  • Domenico De Giorgio, Ricordo di Giuseppe Pignataro, «Historica», XL, 4, 1987, pp. 159-160;
  • Rocco Liberti, Cenni bio-bibliografici, ivi, pp. 161-167.
  • Liliana Costamagna, Paolo Visonà, Oppido Mamertina: Calabria, Italia. Ricerche archeologiche nel territorio e in contrada Mella, Gangemi, Reggio Calabria 1999, p. 26.
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