Piria, Raffaele

Raffaele Piria [Scilla (Reggio Calabria),  20 agosto 1814 – Torino, 18 luglio 1865]

Raffaele Michele Rocco, questi i suoi nomi allo Stato civile, nacque da Luigi, proprietario terriero e commerciante d’olio, e da Angela Tortiglioni. Rimase orfano di padre a sei anni e, col fratello maggiore Giuseppe fu affidato alle cure dello zio paterno Raffaele che abitava a Palmi. Studiò presso il Real Collegio di Reggio, e conseguì la maturità all’età di soli 15 anni. Medico, chimico, patriota e massone, è stato una delle più eminenti figure della chimica organica italiana del XIX secolo e i suoi contributi scientifici in vari campi della chimica organica risultano di grande rilievo e ricchi di intuizioni che lasciarono un segno nello sviluppo della chimica organica.
Spinto ad appena quindici anni a intraprendere gli studi di Medicina presso il Collegio medico-chirurgico di Napoli dai suoi familiari che volevano avviarlo a una carriera lucrosa, si laureò in medicina solo nel 1837. I suoi interessi, infatti, erano già essenzialmente rivolti allo studio della chimica, a cui era stato avviato dal prof. Francesco Lancillotti che lo elesse a suo assistente per le lezioni. Presto Piria divenne «ripetitore e maestro dei suoi compagni, che lo preferivano al professore tanto per la perizia nella esecuzione delle esperienze quanto per la loro corretta e chiara interpretazione».
Appena in possesso di mezzi economici sufficienti (maggio 1837) si recò a Parigi, che allora era uno dei più importanti centri di studio della chimica in Europa, ed ebbe così l’opportunità, a soli 24 anni, di venire a contatto con i più eminenti scienziati francesi. Da ricercatore e uomo attento colse l’occasione per visitare musei e frequentare presso l’Accademia delle Scienze di Parigi le sedute e di chimica e delle altre discipline scientifiche.
Fattosi conoscere e apprezzare dagli scienziati parigini, venne ospitato da Jean Baptiste AndrésDumas nel suo laboratorio alla Sorbona dove diede inizio alle sue ricerche sulla struttura della salicina, da poco scoperta nella scorza e nelle foglie di salice, da Leroux, il quale per l’importanza terapeutica della salicina era stato premiato dall’Accademia delle Scienze di Parigi con il premio Montyon. I suoi studi vennero pubblicati sulle riviste francesi « Comptes Rendues de l’Academie des Sciences» e «Annales de Chimie et de Physique»
Nel 1839, ritornò a Napoli, dove nel 1941 sposò la cugina Eloisa Cosenz, figlia di Maria Antonia Piria e Luigi Cosenz e sorella dell’insigne patriota, il generale garibaldino Enrico Cosenz.
Dopo essere stato docente a titolo privato, fu chiamato nel 1842 dal Granduca, di Toscana a coprire la Cattedra di Chimica presso l’Università di Pisa.
Nel 1855 Piria venne chiamato alla Cattedra di Chimica Generale dell’Università di Torino, ove attese assiduamente alla ricerca e all’attività didattica.
Oltre che ricercatore raffinato e di grandi capacità speculative, Piria fu maestro di grandi capacità ed ebbe come allievi, tra gli altri, Stanislao Cannizzaro, Cesare Bertagnini, Orazio Silvestri e Paolo Tassinari. Didatta di grande efficacia, raccolse le sue lezioni in un «Trattato elementare di Chimica inorganica» e nelle «Lezioni elementari di Chimica Organica»: la morte lo colse mentre era intento a preparare una nuova edizione di questi due trattati, in cui la presentazione delle formule era fatta in accordo con le più nuove teorie atomico molecolari secondo i principi espressi da Avogadro, Dumas, Ampere, Cannizzaro, etc. Fondò con altri ricercatori dapprima gli «Annali di Scienze naturali» e poi il «Cimento», diventato «Il Nuovo Cimento», rivista dedicata alle diverse scienze naturali.
La sua permanenza a Pisa e a Torino non fu priva di amarezze e difficoltà: i fondi per il laboratorio, le apparecchiature e i reagenti spesso scarseggiavano. E la sua salute talvolta vacillava, allora un breve soggiorno a Napoli o in Calabria lo ritemprava.
Oltre che scienziato Piria fu anche uomo politico moderno. Liberale e patriota, nel 1848 abbandonò l’attività accademica a Pisa e alla testa dei suoi studenti, come capitano del Battaglione Universitario Pisanoaccorse a battersi a Curtatone e  Montanara contro gli Austriaci. Il 5 maggio dell’anno dopo si trasferì all’Università di Firenze, e nel 1956 fu chiamato per insegnare Chimica Generaleall’Università di Torino dal Ministro Giovanni LanzaDi nuovo nel 1860, quando era già Professore a Torino, abbandonò la sua attività accademica e, per incarico di Cavour preparò tornò a Scilla e diresse il plebiscito calabrese, e poi si recò a Napoli per cooperare al compimento dell’unità d’Italia. Divenuto prima segretario della Luogotenenza a Napoli e poi nominato Ministro della Pubblica Istruzione da Garibaldi, con ardore si dedicò al lavoro politico predisponendo un progetto di riforma delle scuole elementari e. delle superiori. Alle elezioni del 27 gennaio 1861 fu eletto deputato nel collegio di Palmi ma alla Camera e così partecipò ai lavori della prima Assemblea del Regno. Alla Camera, però, rimase poco. Il 15 maggio del 1862 fu nominato senatore del Regno d’Italia. Fu un parlamentare molto assiduo nei lavori sia alla Camera e sia al Senato. Sedette al centro e fece parte della commissione di nove deputati che riferì sul disegno di legge secondo cui gli atti firmati da Re dovevano essere così intestati: «Nome del Re) per grazia di Dio e volontà della Nazione»
Fece molte e interessanti scoperte: l’Asparagina (il monoamide dell’acido aspartico, che si trova ingran quantità nei germogli degli asparagi, delle barbabitole, dei piselli, ed è usato in medicina come antidiuretico). Scoprì ancora l’acido salicilico (usato nell’industria dei coloranti, per la conservazione delle sostanze alimentari e come antireumatico, di cui l’aspirina è un suo derivato), e infine l’aldeide salicilica.
Fu Socio dell’Accademia dei Lincei, di quella dei XL e Senatore del Regno.
Malato, dopo lunghi periodi trascorsi a Napoli nella speranza di trarre giovamento per la sua salute, apparentemente migliorato tornò a Torino, dove si spense a 52 anni 1865. Fu socio dell’Accademia delle Scienze di Modena e di quella di Torino, nonché dei Nuovi Lincei di Roma. Cavaliere e commendatore dei SS. Maurizio e Lazzaro e cavaliere dell’Ordine civile di Savoia. La città di Torino, gli ha dedicato una via e gli ha eretto un busto nell’atrio dell’Università, dove una lapide, recita: «A Raffaele Piria sommo chimico ardente patriota capitano degli studenti a Curtatone e Montanara Ministro dell’Istruzione a Napoli dopo il plebiscito colleghi e studenti raccolte da ogni parte d’ltalia le offerte XXII anni dopo la sua morte». In una lapide posta nel 1895 sul muro della casa nativa si legge: «A Raffaele Piria, scienziato sommo che l’ufficio del pensiero intese come investigazione e redenzione e scopritore cittadino milite ad ogni età civile parrà esempio completo del tipo umano». Il Liceo Scientifico di Rosarno p intestato a suo nome.
Da quanto visto, Piria appare essere il più importante chimico organico italiano della prima metà dell’Ottocento. Sperimentatore accurato, raffinato addirittura in relazione ai mezzi di cui disponeva, è senza dubbio il primo chimico organico italiano la cui attività di ricerca ebbe vasta risonanza internazionale, come dimostra il fatto che Dumas ne commemorò l’opera, a meno di un mese dalla morte, all’Accademia delle Scienze di Francia, nonostante il fatto che Piria non ne fosse socio. I risultati di maggiore rilievo Piria li raggiunse nel campo dello studio della struttura delle sostanze organiche naturali aventi attività biologica (glucosidi e amminoacidi, in particolare) e nel campo delle sintesi organiche. Anche i suoi contributi alle polemiche sulle teorie dei tipi e dei radicali appaiono criticamente felici. L’attività scientifica di Piria aprì nuovi orizzonti in quelli che furono e sono tuttora due tra i filoni più importanti della ricerca chimica organica italiana: lo studio della struttura e della attività delle sostanze organiche naturali e la ricerca di nuovi metodi di sintesi. (Sulla base di una biografia redatta da Domenico SpinelliOrdinario di Chimica organica all’Università di Bologna) © ICSAIC 2020

Opere

  • Trattato elementare di chimica organica, Napoli 1841;
  • Trattato elementare di chimica inorganica, presso R. Vannucchi, Pisa 1845;
  • Ricerche di chimica organica, f.lli Nistri, Pisa s.d.;
  • Lezioni di Chimica Organica, Paravia, Torino 1865;
  • Lavori scientifici e scritti vari, raccolti da Domenico Marotta, Tipografia Editrice Italia, Roma 1932;
  • Appunti sull’industria chimica. Dai viaggi in Inghilterra del 1851 e del 1862, a cura di Leonello Paoloni, Università di Palermo, Palermo 1996.

Nota bibliografica

  • Jean Baptiste Andrés Dumas, Discorso pronunziato all’Accademia di Francia nella seduta del 7 agosto 1865, in occasione della morte di Piria, in Raffaele Piria, Lavori scientifici e scritti vari cit., pp. 91-95;
  • Alfonso Cossa, Notizie sulla vita e sulle opere di Raffaele Piria lette alla Reale Accademia delle Scienze di Torino, 25 giugno 1882, Loescher Torino 1883;
  • Stanislao Cannizzaro, Sulla vita e sulle opere di Raffaele Piria. Discorso letto  il giorno 14 marzo 1883 nella Regia Università di Torino inaugurandosi un busto del Piria, Loescher, Torino 1883;
  • Pietro Macrì, Raffaele Piria, Arti Grafiche G. Campi, Foligno 1912;
  • Ferdinando Zito, Raffaele Piria e la sua opera, Tip. G. Laterza e Figli, Bari 1917;
  • Giulio Provenzal, Raffaele Piria, «Rinnovamento medico. Archivio per gli studi storici della medicina e delle scienze naturali», 1-3, 1928;
  • Giulio Provenzal, Profili bio-bibliografici di chimici italiani: secolo XV – secolo XIX, Roma 1938, pp. 171-174;
  • Antonio Esposito Vitolo, Due grandi figure del Battaglione universitario toscano. Raffaele Piria e Cesare Bertagnini, «Bollettino storico pisano», 17, 1948;
  • Arnaldo Cherubini, Raffaele Piria, «Farmaci e farmacie», 4, 1956;
  • Jole Giugni Lattari, I parlamentari della Calabria dal 1861 al 1967, Casa Editrice Morara, Roma 1967, p. 370;
  • Domenico Spinelli, Raffaele Piria un chimico nel Risorgimento, «Calabria», n.s, XIV, 16, agosto 1986, pp. 95-96;
  • Storia della chimica in Italia, a cura di Antonio Di Meo, Vignola Editore, Roma 1996, pp. 117-162;
  • Piero Marson, Giampiero Pasero, Raffaele Piria, in La chimica italiana,  pp. 9-10
  • Francesco Cardone, I fondatori del Nuovo Cimento. Raffaele Piria: la sua vita, la sua chimica, «Il nuovo Saggiatore», 14, 3-4-5, 1998;
  • Maria Antonia Ciccone, Raffaele Piria (Scilla 20/8/1814 – Torino 18/7/1865), Officina Grafica editrice, Villa San Giovanni 1999;
  • Alfredo Focà e Francesco Cardone, Raffaele Piria, medico, chimico, patriota: innovatore della chimica in Italia, Laruffa, Reggio Calabria 2003;
  • Francesco Gallo, I grandi medici calabresi da Alcmeone a Dulbecco, Padova 2013, p. 152;
  • Marco Ciardi, Piria, Raffaele, in Dizionario Biografico degli Italiani, Vol. 84, Roma 2015.

Nota archivistica

  • Senato della Repubblica, Senatori d’Italia, II, Senatori dell’Italia liberale, http://notes9.senato.it/web/senregno.nsf/8c58c55c1230e7f8c125703d002fe257/0e140d582e8389964125646f005e8c5e?
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