Pisano, Rita

Rita Pisano [Pedace (Cosenza) 15 agosto 1926 – 31 gennaio 1984]

Figlia di Antonio e di Maria Morrone, nasce a Pedace (oggi Casali del Manco) in una famiglia di estrazione popolare, numerosa e unita. Sin da piccola coltiva la passione politica che la accompagnerà per tutta la vita. Diventa comunista quasi naturalmente grazie all’esempio del fratello Guido e al contesto del suo paese che, assieme a pochissime altre amministrazioni comunali, comunista era sempre stato e che si era opposto con forza e in maniera corale al fascismo.
Dopo avere frequentato le scuole elementari, prosegue gli studi da autodidatta e consegue prima la licenza media e quindi il diploma dell’Istituto professionale femminile. Ancora adolescente si trasferisce a Cosenza, dove per mantenersi lavora in una calzoleria.
Nel 1944 si iscrive al Pci, che la manda alla scuola di partito di Milano destinata alle giovani dirigenti. Ben presto, grazie alle sue capacità organizzative e allo stile comunicativo diretto, semplice ed efficace, le vengono affidati incarichi importanti: il primo è quello di responsabile della Commissione femminile provinciale. Possiede già allora e conserverà sempre «una coscienza chiara e profonda della condizione femminile»; «sapeva parlare alle donne e trascinarle a vincere le tante ritrosie e i tantissimi pregiudizi che allora le confinavano in casa a disinteressarsi della politica», peculiarità che la rende ben presto «un simbolo di quell’emancipazione femminile che il Pci proclamava come esigenza ineludibile della società» (G.T. Giudiceandrea), ma così difficile da realizzare in Calabria.
La Federazione comunista cosentina diventa la sua casa. Nominata segretaria provinciale della Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Piccola e Media Impresa, l’associazione che raccoglieva gli artigiani di sinistra, partecipa attivamente alla campagna elettorale delle prime elezioni politiche della storia della Repubblica, quelle del 18 aprile 1948; nell’autunno di quell’anno, a Malito, subisce il suo primo arresto per avere organizzato lo sciopero delle raccoglitrici di castagne dei paesi del Savuto, grazie al quale le lavoratrici, che venivano pagate in natura e che prima ne ricevevano un terzo, riusciranno a ottenere la metà del prodotto.
Nella primavera del 1949, quando non aveva ancora compiuto ventitré anni, fa parte assieme a Luigi Gullo, ai fratelli Francesco e Saverio Spezzano e al poeta Michele De Marco (Ciardullo) della delegazione cosentina presente al Congresso mondiale della Pace svoltosi a Parigi, dove – si dice a piedi scalzi per farsi passare da contadina – denuncia in un appassionato intervento dal titolo La terre et non la guerre le condizioni dei contadini calabresi. Conosce allora personaggi politici di primissimo piano come Sandro Pertini e Giorgio Amendola e importanti esponenti della cultura italiana e internazionale, tra cui Sibilla Aleramo, Italo Calvino, Renato Guttuso e Ilya Ehrenburg. Eletta in rappresentanza delle donne calabresi nel Comitato mondiale e quindi nell’Esecutivo del Movimento per la Pace, al ritorno dalla capitale francese ispira a Pablo Picasso, durante una colazione in un locale romano, il celebre ritratto a matita intitolato La jeune fille de Calabre. Era il 30 ottobre, il giorno successivo alla strage di Melissa.
L’impegno di Rita Pisano, in un momento storico segnato da scontri sociali violentemente repressi dalla polizia, prosegue e si intensifica. Nel 1951, durante una manifestazione per l’arrivo a Cosenza di un battaglione di soldati di leva, viene nuovamente arrestata mentre distribuisce manifestini pacifisti senza la preventiva autorizzazione assieme al suo compagno di vita e di lotta, Giovambattista Tommaso Giudiceandrea, con il quale si unirà in matrimonio con rito civile il 16 gennaio 1954. È anche questa una scelta coraggiosa e fuori dagli schemi. Rita è cinque anni più anziana di lui, che ha abbandonato gli studi in giurisprudenza per dedicarsi totalmente all’attività politica. La loro unione, dalla quale nasceranno sei figli, sarà lunga e felice. La coppia affronta con determinazione e instancabile ottimismo le difficoltà quotidiane, unita da un progetto di vita totalmente condiviso. «Vostra madre» scrive Giudiceandrea «figli ne ha avuti tanti, ma essi non hanno mai limitato la sua libertà e la sua autorealizzazione». La sua militanza è fatta di gesti concreti e simbolici; alla primogenita Angelina, in onore della Rosenberg giustiziata assieme a suo marito negli Stati Uniti in pieno maccartismo con l’accusa di essere una spia sovietica, viene aggiunto come secondo nome Ethel, con il quale sarà poi sempre chiamata.
Vive totalmente i suoi diversi ruoli di madre, moglie e funzionaria di partito, imponendosi con sempre maggiore forza nelle competizioni elettorali e negli spazi della politica – eccezione quasi unica in ambito regionale – senza trascurare la famiglia. Grazie ai forti legami stretti soprattutto con le mondine e i braccianti della zona viene eletta consigliere comunale prima a Cassano allo Ionio e nel 1960, con un larghissimo consenso, a Cosenza, dove riesce a conquistare anche la stima degli avversari politici. In diversi aneddoti è descritta come donna dalla forte personalità, pragmatica, poco diplomatica e dotata di grande energia, ma soprattutto sinceramente convinta delle proprie idee, che porta avanti con abnegazione e grande generosità. Nel 1963 è designata dal Comitato federale comunista come candidata alla Camera dei deputati; ottiene oltre 18.000 preferenze, sfiorando di un soffio il risultato nonostante il partito avesse poi sostenuto per l’elezione un altro candidato.
Nel 1964, dopo la morte di Cesare Curcio, diventa sindaco comunista di Pedace, incarico nel quale sarà riconfermata per quattro mandati. Non era facile raccogliere quell’eredità, ma Rita Pisano dimostra di esserne assolutamente all’altezza. Messe da parte le barriere ideologiche, dialoga e collabora con la minoranza e realizza una serie di progetti di grande rilievo come la scuola integrata, la costruzione di impianti sportivi e del nuovo edificio comunale, il potenziamento dell’acquedotto, il rilancio della biblioteca, l’istituzione del centro culturale «Fausto Gullo», il restauro della chiesa madre e una serie di iniziative culturali tra le quali spiccano gli Incontri silani di Lorica, frequentati, tra gli altri, da Giorgio Albertazzi, Anna Proclemer, Raphael Alberti, Carlo Levi (che di Pedace diviene cittadino onorario), Alessandro Blasetti ed Ettore Scola.
Nel 1975 il Comitato Direttivo della sezione comunista di Pedace vuole riconfermare la sindaca uscente alla guida della lista per le elezioni amministrative, ma la Federazione provinciale si oppone alla richiesta in nome di un preteso e poco compreso rinnovamento. Lo strappo porta addirittura al distacco della sezione dal partito e alla nascita del Movimento per il volto umano del comunismo, che si rifaceva nel nome e nei propositi all’esperimento di democrazia socialista tentato da Alexander Dubcek durante la primavera di Praga. Tra la Pisano e la Federazione è scontro aperto. Dopo essere stata progressivamente emarginata e poi esclusa dagli organismi dirigenti, il 18 aprile di quell’anno Rita Pisano viene espulsa dal partito nel quale aveva sempre militato e che aveva sempre difeso; stessa sorte tocca a suo marito. Contro tale decisione, oltre un migliaio di firme di protesta di militanti presilani pervengono immediatamente alla Direzione del partito, mentre Rita fa ricorso alla Commissione centrale di controllo nel tentativo di far revocare il provvedimento, ma è tutto inutile. La decisione assunta dalla Federazione ha larga eco sulla stampa e suscita un acceso dibattito tra i militanti e nell’opinione pubblica, in quanto mette in discussione la funzione della base del partito e la stessa interpretazione del concetto togliattiano di centralismo burocratico. L’esigenza di una maggiore democrazia interna, problema certamente non circoscritto al caso specifico, rischia di provocare nel PCI cosentino una spaccatura difficilmente sanabile.
Convinta di proseguire la sua battaglia, alle elezioni comunali del 15 giugno Rita Pisano capeggia, per la prima volta in opposizione al suo partito, la lista “Sveglia”, che porta comunque nel simbolo la falce e il martello e che ottiene la maggioranza assoluta dei voti battendo quella comunista, che poi viene posta in minoranza all’interno del consiglio. Quando nel 1980 si ricandida alle elezioni amministrative con la stessa lista in collaborazione con quella socialista, vince ancora una volta.
Muore improvvisamente e prematuramente, colpita da un ictus, a soli cinquantasette anni, probabilmente con il rammarico di non essere stata riammessa nel Pci.
Il 7 febbraio 2019, a lei, «donna senza paura e piena di convinzioni che ha lottato molto contro i pregiudizi, sia come donna, sia perché meridionale», come ebbe a dichiarare l’ex Presidente della Camera Laura Boldrini presente alla cerimonia, è stata intitolata la Sala stampa del consiglio regionale della Calabria. Pedace ha dato il suo nome all’Istituto Comprensivo. (Katia Massara) © ICSAIC 2020

Nota bibliografica

  • Lista comunista autonoma capeggiata da Rita Pisano, «Il Giornale di Calabria», 30 aprile 1975;
  • Antonello Trombadori, Zavattini, Picasso e noi nel ‘ 49, «La Repubblica», 28 ottobre 1989;
  • Schede su eventi e personaggi nella storia di Pedace e della Presila, Casole Bruzio 2008, p. 145 ssg.;
  • Giovambattista Tommaso Giudiceandrea, Lettere ai figli, Calabria Letteraria Editrice, Soveria Mannelli 1998, p. 188;
  • G.T. Giudiceandrea, Lettere ai figli, 2a parte, Associazione Culturale Brutium, Cosenza 2012;
  • Claudio Cavaliere, Romano Pitaro, Bruno Gemelli, L’ape furibonda: undici donne di carattere in Calabria, Rubbettino, Soveria Mannelli 2018, pp. 81-89.
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