Poerio, Pasquale

Pasquale Poerio [Casabona (Crotone), 1 ottobre 1921 – Catanzaro, 30 novembre 2002]

Figlio di un vecchio socialista, Anselmo, nato negli Stati Uniti, e di una donna coraggiosa, Angela Curcio, viene alla luce a Casabona, al tempo in provincia di Catanzaro, prima dei fratelli Francesco e Carlo e di due sorelle. Nel 1929, quando ha già otto anni, il papà torna definitivamente dall’America e con i proventi dell’emigrazione acquista 27 tomolate di terra che trasforma prevalentemente in vigneto e oliveto con qualche albero da frutta. Durante il fascismo, Anselmo fu iscritto nell’elenco delle persone pericolose da sottoporre a vigilanza speciale. L’ambiente familiare, quindi, contribuì non poco, a spingere Pasquale verso l’impegno politico, ma intanto, come si conviene al figlio primogenito di una famiglia contadina benestante, incomincia a studiare, frequentando le scuole medie a Crotone, poi il liceo Classico Morelli di Vibo Valentia per conseguire la maturità a Nicastro. Successivamente si iscrive alla facoltà di medicina presso l’Università di Pisa.
Sono anni difficili. Il 10 luglio del 1940 l’Italia entra ufficialmente in guerra e nell’Alto Crotonese le condizioni di vita sono davvero drammatiche. In questa situazione, interrompe gli studi, e torna a Casabona. Tenterà di riprenderli, senza mai concluderli, iscrivendosi a Lettere all’Università di Bari, dove trova il tempo di frequentare le lezioni di Aldo Moro a Scienze Politiche.
Gli anni Quaranta e Cinquanta del Novecento, decisivi per la sua formazione e le sue scelte, presentano un quadro d’insieme particolarmente drammatico. A Casabona la situazione non è diversa dal resto dei comuni del Crotonese. Braccianti e contadini senza terra, guidati da Nicola Caligiuri, Francesco Comito e Francesco Curcio, tra il 16 e il 18 settembre 1943 occupano i fondi demaniali Spartizzi e Acquedolci, usurpati dal marchese Berlingeri.
Pasquale ha appena 22 anni, davanti a sé un futuro di medico. Non sarà medico e neanche professore di lettere, ora ha altri maestri e, con la liberazione dell’Italia dal nazi-fascismo e la ripresa della vita democratica, cede al fascino della politica e alla pressione del segretario della Federazione Comunista, Gennaro Miceli; abbandona gli studi universitari e si trasferisce a Catanzaro dove inizia l’avventura “rivoluzionaria”, provocando, in tal modo, la reazione dei familiari (ci volle davvero del tempo prima che le ire del padre si placassero).
Già nel 1946 è sindaco del suo paese natale; successivamente alla testa della Federterra, dell’Alleanza dei Contadini e della Camera del Lavoro, dirigente del Partito Comunista; poi consigliere comunale a Catanzaro; consigliere provinciale sempre a Catanzaro per tre legislature; sindaco di Isola capo Rizzuto dal 1976 al 1979. Nella quarta legislatura viene eltto deputato al Parlamento nazionale per la circoscrizione calabrese e senatore della Repubblica nella quinta e sesta legislatura per il collegio di Crotone. Al Senato è anche segretario dell’ufficio di presidenza.
Nel corso della sua attività parlamentare, è molto attivo per via dei numerosi interventi svolti sia in aula sia nelle commissioni, delle tante proposte di legge presentate e delle centinaia di interrogazioni sempre rivolte a evidenziare le gravi condizioni di abbandono nelle quali versavano varie realtà della regione.
Uomo delle istituzioni, ma anche e sempre capopopolo e leader del movimento degli oppressi, sostenitore delle loro ragioni. Non c’è battaglia nella quale non si lancia con entusiasmo: raccoglitrici di olive, gelsominaie, assegnatari. 
Nel 1963 sposa Rosa Maria Barbarelli che lo accompagnerà con discrezione per tutta la vita. Il matrimonio è celebrato in Campidoglio il 29 dicembre, e il 31 rientrano in Calabria. Nei giorni successivi, nella fascia jonica del reggino esplode uno degli ultimi scioperi delle raccoglitrici di gelsomino. Inutile dire dove e come Poerio trascorre il suo “viaggio” di nozze. Non hanno figli.
La “fama” del ragazzo, cresciuto a immagine e somiglianza della politica, varca i confini della Calabria: Ruggero Grieco, Giorgio Amendola, Emilio Sereni, Mario Alicata, Pietro Ingrao, Giancarlo Pajetta, Gerardo Chiaromonte, Abdon Alinovi, Emanuele Macaluso, Giorgio Napolitano, futuro presidente della Repubblica, e tanti altri apprezzano quel giovane calabrese, educato e di poche parole. E proprio Emanuele Macaluso, dirigente storico del Pci, mette in luce come Poerio «ha scelto una militanza che in molti hanno pagato con la vita; lo ha fatto per rendere un servizio alla democrazia e alle sorti del Mezzogiorno. Se vogliamo onorare adeguatamente uomini come lui, dobbiamo prendere esempio dai suoi insegnamenti e dalle sue intuizioni per poter ricollocare e rilanciare la questione meridionale per offrire alle nuove generazioni la possibilità di poter affrontare i processi della globalizzazione e della liberalizzazione dei mercati, tendenze ormai irreversibili che non possono essere esorcizzate».
Il suo impegno, infatti, è sempre proteso a riaffermare l’urgenza di un’azione organica, nazionale, per la rinascita del Mezzogiorno operando, nel contempo, per far riconoscere il ruolo decisivo dell’agricoltura in una moderna società di tipo industriale, quale fattore di riequilibrio produttivo, territoriale e sociale. 
Notevole è stata, anche, la sua curiosità e la sua sensibilità culturale, caratterizzata da grande apertura e disponibilità alle novità presenti nella società. In questo contesto si collocano alcuni emblematici episodi come il viaggio-inchiesta tra i contadini del Marchesato con l’eminente meridionalista Umberto Zanotti Bianco, la collaborazione, da Sindaco di Isola Capo Rizzuto, con Pier Paolo Pasolini per il film, girato nel suggestivo paesaggio di Le Castella, Il Vangelo secondo Matteo, il rapporto instaurato con la Chiesa calabrese, in particolare con monsignore Giuseppe Agostino, con il quale discute del rapporto tra etica e politica.
Non smette mai di fare politica. Il 9 novembre 2002 avrebbe dovuto svolgere un intervento al convegno indetto dall’Associazione «Questione Meridionale» sul tema «Fatti di Melissa; un nuovo meridionalismo», nella sala del Consiglio comunale di Catanzaro. Ma, proprio qualche giorno prima, il 6 novembre, nel corso di una manifestazione della Cgil con il segretario nazionale Guglielmo Epifani, nel Teatro Comunale di Catanzaro perde l’equilibrio e cade rovinosamente dalle scale mentre si accinge a porgere un saluto ai numerosi lavoratori presenti. Viene a mancare all’affetto dei suoi cari e dei tanti che lo hanno conosciuto e stimato, dopo il ricovero all’ospedale Pugliese, nonostante le cure attente e premurose dei medici, il 30 novembre successivo. Diversi paesi della Calabria lo ricordano con una via suo nome. (Michele Drosi) © ICSAIC 2021 – 02

Scritti

  • Una nuova politica di opere pubbliche per impieghi sociali e la piena occupazione. Discorso pronunciato alla Camera dei Deputati nella seduta del 29 marzo 1966, Stabilimenti tipografici C. Colombo, Roma 1966;
  • La Calabria e le leggi speciali. Discorso pronunciato alla Camera dei Deputati nella seduta del 12 dicembre 1966, Stabilimenti tipografici C. Colombo, Roma 1967;
  • Necessaria una politica per lo sviluppo della olivicoltura italiana / discorsi pronunciati al Senato dai Sen. comunisti Compagnoni e Poerio il giorno 24 gennaio 1969, s.n, s.l s.d.

Nota bibliografica

  • Ciccio Caruso, Il “mestiere di vivere” di un dirigente politico: Pasquale Poerio, «Ora Locale», n. 26 (settembre-novembre) 2001;
  • Damiano Lacaria, Pasquale Poerio comunista fino all’ultimo, «Il Crotonese», 3 dicembre 2002;
  • Maria Librandi, Pasquale Poerio comunista del dialogo, «Sud Contemporaneo», IV, 1, 2003, pp. 45-49;
  • Rocco Lentini, Da Calabricata a Melissa: una vita con i deboli. L’ultima intervista a Pasquale Poerio, IV, 1, 2003, pp. 51-56;
  • Michele Drosi, Terra e libertà. Itinerario di un riformista: Pasquale Poerio, Rubbettino, Soveria Mannelli 2008.
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