Quaranta, Vincenzo

Vincenzo Quaranta [Monteleone (oggi Vibo Valentia), 11 luglio 1856 – Roma, 27 settembre 1922]

Prefetto e Capo della Polizia, Vincenzo Quaranta nasce a Monteleone Calabro (oggi Vibo Valentia). È il primo di undici figli di Giuseppe, avvocato, e Maria Antonia Candela. Una famiglia numerosa e, anche per questo, molto rigorosa, che sicuramente forgia il suo carattere deciso, intransigente e rispettoso delle autorità che lo porterà a fare carriera nella prefettura di mezza Italia. Vincenzo completa gli studi classici al Regio Liceo Filangieri di Vibo Valentia. Nel 1871, ad appena 15 anni, è tra i fondatori della Società Giovanile Letteraria Alessandro Manzoni, e da presidente è lui a contattare l’ormai anziano poeta e scrittore per conferirgli la presidenza onoraria del sodalizio.
Ottenuta la maturità, nel 1874 si trasferisce a Napoli dove, seguendo le orme paterne, consegue la laurea in giurisprudenza. Calatosi appieno nel clima culturale partenopeo, Quaranta dà alle stampe due trattati Il matrimonio dei preti nel diritto e nella storia, con appendice sulla giurisprudenza seguita (Monteleone, 1879) e Governi e parlamenti. L’Oriente. Libro primo (Napoli, 1879).
La sua aspirazione a diventare giudice del Consiglio di Stato, dopo il primo esito negativo, rimane tale anche perché il 12 maggio 1880 supera il concorso nell’amministrazione dell’Interno e viene inviato quale “alunno” presso la Prefettura di Potenza.
Nella città lucana conosce Luisa Torella, che sposa il primo agosto del 1882. Dal loro matrimonio nascono sei figli: Giuseppe, Cesare, Domenico, Giannina, Maria e Bice. 
In questi anni pubblica il volume Dei provvedimenti dell’autorità amministrativa in rapporto alle opere pubbliche stradali. Brevi linee (Potenza 1884). 
Già segretario di prefettura, nel 1887 viene richiamato a Roma, presso il ministero dell’Interno. Dopo appena due anni viene inviato in Calabria, destinato alla Prefettura di Catanzaro dove ottiene la promozione a consigliere, cui segue un quadriennio oltre lo Stretto, prima come sottoprefetto a Terranova (l’odierna Gela), poi a Termini Imerese, nel giugno 1892, dove si fa notare sciogliendo l’amministrazione comunale guidata dal crispino Mariano Lo Faso, che però viene confermato alla successiva tornata elettorale. Per ragioni di incompatibilità, pertanto, viene trasferito nel luglio del 1893 ad Acireale.
Dal 1896 al 1899 è sottoprefetto a Cesena dove, grazie al suo interessamento, vengono arrestati i mandanti e i sicari dei delitti, frutto di una annosa faida con i repubblicani dei socialisti monarchici conte Filippo Neri (1889) e Pio Battistini (1891), di cui si occuparono ampiamente le cronache dell’epoca, 
La sua attività e integrità nel rispetto dell’ordine costituito, oltre gli indubbi successi riscossi nel mantenimento dell’ordine pubblico, portano Vincenzo Quaranta all’attenzione del governo guidato da Giuseppe Saracco. Così quando il 29 luglio 1900 a Monza l’anarchico Gaetano Bresci uccide re Umberto I, il nome che viene subito in mente per riportare ordine nella città e nel circondario è il suo. Dopo appena pochi giorni dal regicidio, infatti, viene chiamato a guidare la sottoprefettura della città brianzola in un momento difficile,  qui rimane fino al settembre 1901.
Quaranta riprende quindi il suo peregrinare da un capo all’altro dello Stivale al servizio del governo: prima è a Messina e poi a Venezia, fino all’ottobre del 1905, quando ritorna a Potenza. In Basilicata rimane a lungo prima come prefetto reggente e dal 22 aprile 1906 quale prefetto, carica che ricopre fino al 16 agosto 1914. Sono gli anni in cui la Basilicata è interessata dagli interventi speciali disposti con la legge Zanardelli. Una legge che rappresenta il primo tentativo di organizzare in maniera organica dei provvedimenti a favore della regione. 
Per l’attuazione dei provvedimenti previsti dalla legge speciale viene costituito il Commissariato civile per la Basilicata, istituzione con a capo un funzionario dello Stato di nomina governativa con competenza piena sulle opere pubbliche, materia fino a quel momento gestita del prefetto. Uno sdoppiamento che genera confusione sulla divisione delle competenze tra i due uffici, creando non pochi attriti tra i due rappresentanti del governo presenti sul territorio. Vincenzo Quaranta diviene per questo sostenitore convinto della legge di revisione e integrazione, promulgata quattro anni più tardi (445/1908), con la quale viene disposta l’unificazione delle cariche di prefetto e di commissario civile. A partire dal 16 agosto 1908, pertanto, viene inaugurata la stagione dei prefetti commissari civili in Basilicata, che si concluderà nel maggio del 1923 con la soppressione dell’ente speciale. 
Riesce a dare impulso alla realizzazione di molte opere pubbliche in Basilicata. Impressionato da una sua visita a Matera nel 1909, incarica il genio civile di predisporre un piano edilizio da affidare all’esecuzione del Comune, sollecitando al contempo gli amministratori locali a un maggiore impegno. Le gravi carenze della Città dei Sassi, costituiscono per Quaranta non solo un problema sanitario ma anche una emergenza sociale da prevenire. Il comune di Matera però, non segue le sue indicazioni – che erano lungimiranti – ritenendo inadeguato il piano del genio civile, preferendo un’altra strada (un progetto redatto da un tecnico comunale) che non consentirà alla città di uscire dall’emergenza per altri trent’anni. 
Nella sua veste di Commissario fonda il Bollettino del Commissariato Civile per la Basilicata e rendiconta il suo operato nel dossier Relazione del Prefetto Commissario Civile Vincenzo Quaranta sull’applicazione delle leggi speciali dal 1° Ottobre 1905 al 30 Giugno 1914.
Alla vigilia della Grande Guerra, il 17 agosto 1914, Quaranta si insedia a Bologna, dove rimarrà in carica fino al1 luglio 1919, mentre nella provincia emiliana imperversano gli scontri tra il blocco agrario-industriale e i lavoratori delle leghe socialiste. Interventista convinto, Quaranta sposa appieno la linea del governo di Antonio Salandra, insediatosi dopo la caduta di Giolitti. Salandra lo ritiene idoneo a risolvere situazioni ancora una volta complesse e lo chiama a Bologna, dove deve sostituire il prefetto Ernesto Dallari, conciliatorista e neutralista di matrice giolittiana. Ma l’intransigenza che contraddistingue il suo operato, porta al contrasto dell’azione delle leghe coloniche e bracciantili ed è ritenuto tra le cause che conducono all’eccidio di Guarda, una frazione di Molinella (in provincia di Bologna), dell’ottobre del 1914 e che porta alla morte di cinque lavoratori e al ferimento di molti altri. 
Dopo tanti anni in giro per le prefetture italiane, arriva la nomina più importante della sua carriera, ormai agli sgoccioli. Il 1 luglio 1920, Francesco Saverio Nitti lo chiama a Roma quale reggente della Direzione generale della Pubblica Sicurezza, in pratica Capo della Polizia. Nitti lo ritiene l’unico in grado di fronteggiare la crisi del cosiddetto Biennio Rosso, caratterizzato da una serie di lotte operaie e contadine che avranno il loro culmine e la loro conclusione con l’occupazione delle fabbriche del settembre 1920.  
Sotto la sua dirigenza, con regio decreto è istituita la Regia Guardia per la Pubblica sicurezza e il Corpo degli agenti investigativi. Il 15 giugno del 1920 Giolitti, con il quale non aveva mai avuto feeling, diviene nuovamente capo del governo e dopo appena quattro giorni Quaranta viene congedato dal suo incarico e messo a disposizione, praticamente accantonato. A disposizione dal luglio 1921 al 27 novembre 1922, viene collocato a riposo per aver compiuto oltre 35 anni di servizio. Muore a Roma il 15 ottobre 1939. 
È stato insignito delle onorificenze di Gran cordone dell’Ordine della Corona d’Italia e dell’Ordine dei Ss. Maurizio e Lazzaro. (Michele La Rocca) © ICSAIC 

Nota bibliografica

  • Nino Calice, Lotte politiche e sociali in Basilicata. 1898-1922, Calice, Roma. 1974;
  • Mario Missori, Governo, alte cariche dello Stato e prefetti dei Regno d’Italia, Bulzoni, Roma 1978;
  • Francesca Riccobono, La Sicilia cattolica. Problemi sociali, politici e vita religiosa (1868-1904), Herbita, Palermo 1986;
  • Dino Pieri, La squadra di porta Romana. La Romagna del coltello e del revolver, La Mandragora, Imola 1989;
  • Raffaele Giura Longo, La Basilicata moderna e contemporanea, Del Sole, Napoli 1992;
  • Alberto Cifelli, I prefetti del Regno nel ventennio fascista, SSAI, Roma 1999, pp. 228-229;
  • Carlo Pelino, L’ordine pubblico nell’età giolittiana: il caso di Bologna (1912-1914), in Rassegna storica del Risorgimento, vol. 88, n. 3, 2001, pp. 401-426;
  • Donato Verrastro, L’istituzione del Commissariato civile per la Basilicata, in Basilicata Regione Notizie, XXV, 97, 2002, pp. 85-92;
  • Gabriele De Rosa e Antonio Cestaro (a cura di), Storia della Basilicata, IV, L’età contemporanea, Laterza, Roma-Bari 2003;
  • Donato Verrastro, La terra inespugnabile. Un bilancio della legge speciale per la Basilicata tra contesto locale e dinamiche nazionali (1904-1924), il Mulino, Bologna 2011;
  • Donato Verrastro, Dizionario Biografico degli Italiani – Volume 85, Treccani, Roma 2016.

Nota archivistica

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