Monongah, quei quaranta calabresi morti in miniera nella più grande tragedia dell’emigrazione italiana

Il 6 dicembre di 111 anni fa avvenne la più grande tragedia dell’emigrazione italiana.
Tra le centinaia di minatori morti a Monongah, West Virginia, ci furono una quarantina di calabresi. Secondo le cifre ufficiali dell’epoca, le vittime totali della sciagura furono 361, di cui 171 italiani.

Per ricordare il tragico anniversario riproponiamo una ricerca del socio Vincenzo Gentile pubblicata sul volume Calabria Migrante, Suppl. a Rivista Calabrese di Storia del ‘900,  1, 2013 (Da S. Giovanni in Fiore a Monongah. L’esodo verso la morte nelle miniere).

Il quotidiano italiano “Gente d’Italia” che si pubblica a Montevideo e che anni fa dopo  centinaia di articoli, inchieste e “battaglie” mediatiche riportò all’attenzione la tragedia dimenticata, nel suo numero del 6 dicembre 2018 propone uno speciale (QUI) sulla storia “riscoperta” degli emigrati italiani morti nella “miniera maledetta”, “per commemorare ed onorare – scrive il direttore Mimmo Porpiglia – quei poveri resti sepolti centoundici anni fa su quella lunga striscia di terra senza croci, senza lapidi, senza nomi”.

Il Direttore di “Gente d’Italia” Mimmo Porpiglia ospite a “L’Italia con Voi” per parlare di Monongah

“6 dicembre del 2007”, e anche lo Stato italiano arrivò finalmente a Monongah…

di MIMMO PORPIGLIA

Dopo lunghi anni, centinaia di articoli, inchieste e “battaglie” mediatiche di Gente d’Italia, anche lo Stato italiano arrivò finalmente a Monongah. Per commemorare ed onorare quei poveri resti sepolti centoundici anni fa su quella lunga striscia di terra senza croci, senza lapidi, senza nomi. Arrivò lo Stato italiano dopo un secolo, cento anni, durante i quali insieme con la grande America si era reso responsabile di omissioni e “insabbiamenti”. Arrivò con il senatore Franco Danieli, viceministro degli esteri con delega per gli italiani nel mondo e con la medaglia d’oro al Merito Civile attribuita alle vittime del disastro dal presidente della repubblica Napolitano. “Ed ora Padre Briggs, Susy Leonardis, Janet Salvati e Joseph Troppa, tutti gli abitanti di Monongah, tutti gli italiani d’America che per cento anni si sono sentiti traditi, abbandonati dal  potere centrale, e da tutti i governi e governanti che si sono succeduti negli anni, possono mettere la parola fine a questa triste storia che la storia stessa ha tentato di seppellire sotto una colata di carbone nero, di diafana dimenticanza e di una strana, assurda manipolazione” scrissi undici anni fa. Ci siamo riusciti. Il nostro compito è terminato. Ora spetta alla politica, al governo, allo Stato tributare i giusti onori a quei poveri disgraziati che il 6 dicembre del 1907 entrarono senza volerlo nella storia. Una storia incredibile cominciata in una fredda sera d’inverno a New York. La storia di Monongah…”. Ma ancora oggi quella che é stata la più grande tragedia dell’emigrazione italiana rimane ancora sepolta sotto una montagna di carbone… Forse perché non si chiama Marcinelle…

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