Rendano, Alfonso

Alfonso Rendano [Carolei (Cosenza), 5 aprile 1853 – Roma, 10 settembre 1931]

Nato da Antonio e Giuseppina Bruno, originaria di Longobardi, è il nono di 12 figli (secondo alcune testimonianze addirittura 14). Dimostra ben presto grande predisposizione per la musica: suona infatti la spinetta nella locale chiesa dell’Immacolata e già a nove anni, nel 1862, si sposta a Napoli per sostenere l’esame di ammissione al Regio Collegio di Musica di S. Pietro a Majella. Uno dei suoi primi maestri è il reggino Giorgio Miceli che lo avvicina a Mercadante e Thalberg i quali restano impressionati dalle sue grandi qualità musicali e pianistiche. 
Il giovane inizia così a esibirsi nei salotti e nelle associazioni più rinomate di Napoli (tra cui il Circolo Bonamici) riscuotendo grande successo. Con una lettera di presentazione di Thalberg, nel 1865, parte poi alla volta di Parigi per incontrare Gioacchino Rossini che gli schiude le porte degli ambienti francesi più esclusivi. Rendano ha così modo di studiare con un allievo di Chopin, Georges Mathias, con François Auber, e di esibirsi in qualità di pianista riscuotendo grandi apprezzamenti sulla stampa transalpina.
I sommovimenti degli inizi degli anni Settanta fanno prendere a Rendano la decisione di lasciare la Francia. Ottiene una borsa di studio del governo italiano che gli consente di iscriversi al Conservatorio di Lipsia, dove perfeziona i suoi studi con Friedrich Richter e Carl Reinecke. Si esibisce sempre più frequentemente debuttando ai Concerti del Gewandhaus e intraprendendo tournée che toccano grandi città europee: Vienna, Budapest, Londra. In quest’ultima città egli decide si stabilirsi per qualche tempo: ha così modo di esibirsi per la Old Philarmonic Society e di suonare nella St. James Hall. Le sue composizioni (Chant du paysanNapolitaineValse caprice, Mazurca in fa minore, etc.) vengono pubblicate da importanti case editrici inglesi: Cramer e Woods & C., Augener. Nello stesso periodo Rendano suona in duo in lunghe tournée europee col grande violinista Joseph Joachim. 
Nel 1880, a Vienna, conosce Franz Liszt che lo ospita per un lungo periodo nella sua casa di Weimar. Ha così modo di esibirsi per la corte granducale dove viene eseguito anche il suo Quintetto per archi e pianoforte e dove prova, assieme allo stesso Liszt, il suo Concerto per due pianoforti.
In quello stesso anno (1880), Rendano sposa la milanese Antonietta Trucco, a sua volta pianista, e la coppia si stabilisce a Napoli. Nasceranno tre figli: Maria, Fausto e Franz.
Nelle successive tournée europee degli anni 1882 e 1883 viene molto apprezzato come compositore oltre che come interprete. Si lega d’amicizia col grande pianista russo Anton Rubinstein che lo tiene in grande considerazione e inserisce nei suoi concerti moscoviti composizioni di Rendano. 
Nel 1883 si trasferisce a Roma entrando ben presto nelle grazie della Corona. Si esibisce così al Quirinale nell’aprile dello stesso anno e, nel medesimo periodo, stipula un accordo con la casa editrice Ricordi di Milano per la pubblicazione delle sue composizioni. Nel corso degli anni la casa milanese darà alle stampe tra le sue tante opere: Due romanze senza paroleAlla gavotta (canzone calabrese), Variazioni su un tema calabreseIl montanaro calabroMinuetto, etc.
A Roma si ritrova con Liszt, mentre il salotto della casa romana di Rendano ospita figure di spicco come i ministri Pasquale Mancini e Michele Coppino. Nel 1887 viene nominato Maestro di musica e Ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia da Re Umberto I. Nell’autunno dello stesso anno, designato direttamente dal ministro dell’istruzione Coppino, ottiene la cattedra di pianoforte al Conservatorio di S. Pietro a Majella di Napoli. Dopo poco tempo però lascia l’incarico, in conflitto con il Consiglio d’amministrazione dell’Istituto che si oppone alle sue proposte innovative nei metodi d’insegnamento, come quella di assegnare a ogni allievo più di un maestro per favorire la pluralità di esperienze didattiche. Abbandonato polemicamente il conservatorio, pubblica così a Napoli nel 1888, anche in lingua francese, un opuscolo dal titolo In proposito dell’insegnamento musicale (Bellisario e C.) che invia a docenti e musicisti. Nella città partenopea egli apre quindi un istituto musicale in cui applica i suoi personali metodi d’insegnamento e chiama alla docenza alcuni giovani di origine calabrese tra cui Alessandro Longo e Francesco Cilea. 
Agli inizi degli anni Novanta, Rendano è costretto a rientrare in Calabria per fronteggiare improvvise difficoltà economiche legate alle attività commerciali dei suoi familiari. Nella sua abitazione di Cosenza si dedica alla composizione del dramma musicale Consuelo. Con l’inizio del nuovo secolo si sposta nuovamente a Napoli e poi a Roma dove continua a lavorare alla sua opera che è ispirata alla protagonista di un romanzo di George Sand di nome appunto Consuelo. L’opera viene rappresentata al Teatro Regio di Torino il 25 maggio 1902 e fa registrare un certo apprezzamento. L’anno dopo viene rappresentata a Stoccarda su iniziativa dell’impresario tedesco Julius Feuchtinger che era stato presente alla prima torinese. L’impresario organizza una lunga tournée e l’opera viene replicata a Mannheim, Francoforte, Lipsia, Dresda e Brema con buon successo.
Nei primi anni del secolo Rendano sperimenta le «Letture e interpretazioni musicali». Si tratta di incontri che coniugano attività didattica e concertismo, da lui proposti a partire dal 1904 al conservatorio di Milano e che hanno poi grande successo nelle Matinées ed Audizioni a Napoli e Roma. Il pubblico, e in particolare gli studenti dei conservatori, seguono con vivo interesse le sue lezioni pianistiche magistrali. Egli è il primo pianista italiano a eseguire l’integrale delle 32 Sonate di Beethoven. tra il 1906 e il 1908, a Roma e Cosenza tiene concerti di beneficenza in favore dei terremotati del Cosentino dopo il sisma del settembre 1905. È di questo periodo la spiegazione della sua rinuncia a suonare a memoria, apparsa sul periodico romano «La Musica» il 30 dicembre 1907: «Con la carta si suona più e meglio; senza si suona meno e peggio. A memoria si suona meno perché la cassa cranica è un magazzino che ha una capacità limitata, ed il pianista deve necessariamente rassegnarsi a pochi programmi, e, per non ripetere questi nelle stesse città è costretto a girovagare. Si suona meno, mentre la produzione pianistica ancora relativamente piccina aumenta e progredisce, con danno del pubblico, al quale non è data la possibilità di conoscerla. […] Le esecuzioni mnemoniche diventano stereotipate, fredde e spesso inesatte».
A partire dal 1910 inizia a dedicarsi esclusivamente all’insegnamento e la sua abitazione romana è frequentata da molti studenti, alcuni dei quali diventeranno dei nomi importanti del pianismo: Adriano Ariani, Rodolfo Caporali, Augusta Coen, Ester D’Atena.
Dopo l’entrata in guerra dell’Italia nel 1915 si accendono in lui dei sentimenti patriottici che lo portano, ormai ultrasessantenne, a proporsi per la chiamata alle armi. La richiesta viene naturalmente respinta dal ministro della guerra dell’epoca Vittorio Zupelli. Finita la guerra le sue apparizioni pubbliche diventano sempre più rare anche se continua a dedicarsi con passione all’attività didattica. In quest’epoca brevetta il «Terzo pedale indipendente» del pianoforte (perfezionamento del pedale tonale) che propone ad alcune importanti case costruttrici le quali (Steinway compresa) mostrano però poco interesse per l’invenzione. La Steinway, dopo la scomparsa di Rendano, ripropone un brevetto simile di propria ideazione assicurandosene così i benefici economici.
Nel 1924 viene organizzata a Norimberga l’ultima rappresentazione dell’opera Consuelo con risultati negativi. L’ultima pubblica esibizione di Rendano si svolge nel 1925 alla Sala Sgambati di Roma su invito della Società «Amici della Musica». Negli ultimi anni la perdita del figlio Fausto lo porta a ritirarsi ancora di più nella sua casa romana dove si spegne il 10 settembre 1931. Il Teatro di Cosenza porta il suo nome. Roma gli ha dedicato una storica via nel quartiere Trieste-Salario. A Carolei gli è dedicata una strada e l’Istituto Comprensivo, e l’Associazione Culturale che porta il suo nome lo ricorda organizzando le «Giornate Rendaniane». (Massimo Distilo) © ICSAIC

Nota bibliografica essenziale

  • Vincenzo Vitale, Il pianoforte a Napoli nell’Ottocento, Bibliopolis, Napoli 1983;
  • Piero Rattalino, Da Clementi a Pollini, Ricordi Giunti, Firenze 1984;
  • Piero Rattalino, Pianisti e fortisti, Ricordi Giunti, Firenze 1990;
  • Angela Maria Rossano, Alfonso Rendano: itinerari compositivi di un pianista, A.M.A. Calabria, Lamezia Terme 1994;
  • Andrea Parisini, Alcune ipotesi sul pianista Alfonso Rendano, in F. Di Salvo e F. Pollice (a cura di), Miscellanea musicologica calabrese, AMA Calabria, Lamezia Terme 1994;
  • Bruno Castagna, Alfonso Rendano musicista d’Europa, Librare, San Giovanni in Fiore 2007;
  • Pier Paolo De Martino, Rendano, Alfonso, Dizionario Biografico degli Italiani, Vol. 86, Roma 2016;
  • Massimo Distilo, Sigismund Thalberg: primordi e sviluppi della Scuola pianistica napoletana, Booksprint, Salerno 2016.
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