Richichi, Domenico

Domenico Richichi (Reggio Calabria, 11 maggio 1875 – 22 giugno 1936)

Nacque a Catona in una famiglia agiata. Fece gli studi di base nel paese natale e quelli superiori presso il Liceo Ginnasio «Maurolico» della dirimpettaia Messina. Nella città peloritana si iscrisse all’Università e si laureò prima in Lettere e successivamente in Filosofia e Pedagogia. Durante il periodo universitario conobbe Giovanni Pascoli che fu suo maestro e con il quale mantenne, successivamente, rapporti di amicizia. Fu proprio il grande poeta a iniziarlo al socialismo “romantico”.
Autore, nel 1905, della monografia I protagonisti dei Promessi Sposi, però, abbandonò il campo letterario per portare avanti una serie di studi sulla delinquenza precoce, pubblicando i saggi: Il laboratorio e la strada nell’immoralità e nella delinquenza dei minorenni (1909) e La statistica della delinquenza precoce in Italia (1910).
Durante il terremoto del 1908 si distinse per il suo impegno a favore dei disastrati del suo paese, stabilendo contatti con i comandanti delle navi arrivate in soccorso e ottenendo, così, il dirottamento del loro carico di viveri su Catona e nelle zone vicine. A seguito di questo suo particolare attivismo, il presidente del Consiglio dei ministri gli conferì una «Menzione Onorevole».
Dopo aver insegnato lettere nei Licei di Cefalù, Messina, Monteleone (oggi Vibo Valentia) e Palmi, ottenne la cattedra di Filosofia e Pedagogia all’Istituto Magistrale «Tommaso Gulli» di Reggio Calabria, istituto presso il quale, durante il fascismo, per motivi politici ebbe fine la sua carriera.
Nel 1918, a ogni modo, il Provveditore agli Studi dispose il suo trasferimento a Girgenti (l’odierna Agrigento) ma egli fece ricorso al Ministero e ottenne di poter rimanere a Reggio, con l’obbligo però di risiedere in città che, all’epoca era un comune diverso dalla sua Catona distante pochissimi chilometri, visto che «il Ministero non consente che il prof. Richichi fissi fuori Reggio la sua abituale dimora». Tanto che, non avendo dove abitare in città, in data 29 settembre 1920 fece richiesta di un alloggio in muratura al Regio Ente Edilizio.
Eletto consigliere comunale di opposizione, fu sempre presente in tutte le lotte per l’emancipazione degli operai e, proprio durante una manifestazione di contadini, subì un attentato da parte di un sicario (un infiltrato fra i manifestanti), assoldato dai latifondisti.
La sua scelta di campo era ormai chiara. Tra i fondatori del partito socialista di Catona, per venire incontro ai bisogni della popolazione, durante la Grande Guerra, in collaborazione con il parroco don Agostino Ciccone, fondò una cooperativa di consumo, «La Concordia», al fine di contribuire a mantenere a livelli accessibili i prezzi dei generi di prima necessità.
Questa azione «sul campo» fu accompagnata sempre da una intensa attività politico-culturale. Non tralasciò per questo, tuttavia, i propri interessi culturali e mantenne rapporti con varie riviste quali «Critica Politica» e «Critica Sociale», diretta da Gaetano Salvemini, suo amico personale.
Con l’avvento del fascismo, continuò a professare i propri ideali e lo scontro con il regime fu inevitabile in occasione delle elezioni politiche del 1929 a lista unica. Egli si rifiutò di andare a votare, nonostante i ripetuti inviti sia da parte dell’allora Comandante dei Carabinieri, sia del preside dell’Istituto Magistrale. A quest’ultimo Richichi rispose che la sua coscienza non gli dettava di votare a favore della lista unica Nazionale.
Dopo questa decisione, la Direzione generale per l’istruzione media del Ministero della Pubblica Istruzione gli notificò un «foglio di addebiti», contestandogli di essere stato iscritto alla sezione socialista di Catona fino al suo scioglimento, di avere costituto nel 1912 nel Comune di Catona «una società di mutuo soccorso con carattere prettamente socialista», di avere fondato, sempre a Catona, una sezione socialista, di avere svolto propaganda contraria all’attuale regime» e, soprattutto di non essere andato a votare, nonostante le sollecitazioni, «in occasione delle recenti elezioni plebiscitarie». Un atteggiamento che il regime riteneva intollerabile: «Poiché con questa sua manifestazione, la quale, peraltro, non fa che dimostrare come e quanto siano rimasti integri ed immutati i suoi sentimenti di avversione al Regime e le idee già professate pubblicamente in passato, la Signoria Vostra si è venuta a porre in condizioni di incompatibilità con le generali direttive politiche del Governo, il Ministero inizia a carico della Signoria Vostra gli atti per la dispensa del servizio ai sensi dell’articolo 1° del Regio Decreto I7 marzo 1927 n. 486».
Fu allontanato, così, dal servizio e ne sofferse tanto.
Pur vivendo in ristrettezze economiche e ambientali e sottoposto a continue perquisizioni domiciliari – il controllo del regime nei suoi confronti divenne ogni giorno più opprimente –  egli continuò la lotta contro la dittatura, partecipando a riunioni clandestine, divulgando le sue idee di libertà e aiutando i compagni meno dotati. E proprio tornando da una di queste riunioni, tenutasi nel retro della farmacia Sculli, amareggiato per il perdurare di quello stato di oppressione e per il successo che il fascismo sembrava avere presso la popolazione in seguito alle vicende della guerra di conquista dell’Etiopia, morì improvvisamente nel giugno 1936, all’età di 61 anni.
Il figlio Roberto, in sua memoria, costituì l’Associazione culturale «Prof. Domenico Rechichi» che per anni assegnò una borsa di studio a studenti meritevoli. (Liliana Venneri) © ICSAIC 2021 – 05

Opere

  • I protagonisti dei Promessi SposiCon un’appendice bibliografica degli studi sul romanzo,Vincenzo Muglia, Messina 1905;
  • Il laboratorio e la strada nell’immoralità e nella delinquenza dei minorenni, Alberto Reber, Palermo 1909;
  • La statistica della delinquenza precoce in Italia, «Rivista di psicologia», 1910.

Nota bibliografica

  • Roberto Richichi, Biografia del prof. Domenico Richichi (opuscolo), s.n., s.l. 200.?
  • Calabria antifascista, «Rivista calabrese di storia del ’900», I, 1, 2005, pp. 161-162.
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