Rito, Giuseppe

Giuseppe Rito [Dinami (Vibo Valentia), 20 aprile 1907 – 26 aprile 1963]

Nacque da Rocco, muratore, e Maria Filomena Cavallaro, appartenente a una famiglia di artigiani e intagliatori del legno. Avviato sin da ragazzo alla professione del padre, si vide costretto ad abbandonare inizialmente gli studi ma, grazie a questa professione, scoprirà la predilezione per la materia e la creazione. Racconta Enzo Bruzzi, nella biografia romanzata dedicata allo scultore, che il piccolo Giuseppe impastando la malta creò le prime figure, e che già all’età di 8 anni si recava in contrada Critari a Dinami per raccogliere l’argilla e modellare piccole figure per il presepe.
Nel 1922 all’età di circa 15 anni si trasferì a Monteleone (oggi Vibo Valentia) e iniziò a frequentare la Scuola industriale d’Arte; vi rimase per circa tre anni per poi trasferirsi a Napoli e continuare gli studi fino al diploma all’Istituto Industriale d’Arte partenopeo (oggi istituto statale d’arte Filippo Palizzi), grazie all’incontro con il fonditore Chiurazzi e con Francesco Jerace, presso i quali aveva fatto apprendistato di bottega, e avendo come professore Lionello Balestrieri, direttore del Museo dell’istituto. Per assolvere agli obblighi militari si trasferì a Milano.
Poche e incerte le notizie in questi anni riguardo all’attività dello scultore che sappiamo sicuramente essere, nel 1937, tra gli espositori della VIII Mostra Sindacale di Milano con un’opera acquistata dal Comune di Milano). Sempre a Milano, nel 1938 tiene una personale alla Galleria Pesaro nella stessa Città di cui resta un prezioso articolo di Spartaco Balestrieri dello stesso anno apparso sul mensile d’arte «ABC» in cui le opere di Rito sono giudicate: «prima ancora che per i loro valori plastici, per il temperamento serio che esse rivelano nell’autore. Serietà pensosa e fattiva, dinamica e timida, così rara tra i giovani e rarissima tra gli anziani».
Dopo i primi successi meneghini – tra cui i biografi ricordano l’apprezzato busto Ritratto della Signora Pesaro (ubicazione ignota) – l’artista è premiato nel 1938 con il Premio del Duce alla V Mostra Sindacale d’Arte calabrese a Cosenza con l’opera Ragazzo di Calabria (ubicazione ignota) e nel 1942 alla VII Mostra Sindacale d’Arte della Calabria con l’opera Vecchio ubriaco (ubicazione ignota)riprodotta su «Il Messaggero» del 2 ottobre 1942. Nell’immediato dopoguerra, Giuseppe Rito si trasferì a Catanzaro, avendo avuto in concessione un piccolo studio nel Tribunale per il quale nel 1945 realizzò il gruppo scultoreo Giustizia e Libertà (Catanzaro, Palazzo di Giustizia) sistemato sullo scalone d’ingresso. Sempre per il palazzo di Giustizia lo scultore realizzerà, successivamente, anche due gruppi in cemento con i Dioscuri posti sopra la facciata.
Negli anni Cinquanta si concentra sull’attività espositiva più importante, cominciata con una personale alla galleria “Spelonca” di Roma nel 1951, anno in cui partecipò anche alla X Biennale d’Arte Mattia Preti di Reggio Calabria con le opere: FigurinaAmici al caffè e Visione (ubicazioni ignote). Nel 1952 partecipa alla I Mostra del Sindacato Artisti della Calabria, tenutasi a Reggio Calabria. Tra il 1951 e il 1954 lavorò all’opera Il Cavatore (Catanzaro, Piazza Matteotti), collocata nel 1956 nella nicchia centrale delle mura ottocentesche del Castello di S. Giovanni e divenuta simbolo della Città. Nel 1953 lo scultore partecipò alla Mostra dell’Arte nella Vita del Mezzogiorno d’Italia, allestita presso il Palazzo delle Esposizioni in Roma con l’opera Ritratto (citata nel catalogo e di ubicazione ignota) e Donna con Bambino (Collezione eredi Rito, riprodotta in cartolina ma non indicata in catalogo). Nel 1954 iniziò la sperimentazione della scultura rigata che caratterizzerà, accanto alla precedente e tradizionale maniera, la produzione degli ultimi dieci anni di attività artistica. 
Nel 1956 allestì una personale presso la Galleria delle Carrozze, a Roma, presentato in catalogo da Corrado Alvaro: «Egli modella con la creta con cui nei suoi paesi si fabbricano orci, boccali, anfore, giare. […] Ma il Rito deve avere subito un influsso anche più importante, ed è quello dell’arte fittile locale più remora, della Magna Grecia, di cui tutta l’Italia meridionale è piena, accanto alle cuccume che le donne portano alla fonte». Ad Alvaro, scomparso nello stesso anno, Rito dedicherà un Ritratto(collezione eredi Rito). È probabilmente nello stesso 1956 che Pericle Fazzini, su intercessione di Leonida Rèpaci, profondo estimatore dell’opera dello scultore calabrese, segnalerà Rito tra gli artisti presenti alla XXVI Biennale di Venezia. Tra il 1955 e il 1956 l’artista è impegnato in una terza importante commessa pubblica catanzarese:  L’Assunta in bronzo, per il campanile del Duomo, per il quale lo scultore realizzerà anche un Ecce Homo, sempre in bronzo, per la cripta dei vescovi nel 1961, opera ideata già nel 1958 e presentata in bozzetto nella personale catanzarese organizzata dall’Usaiba (Unione sindacale artisti italiani Belle Arti) nel salone della Provincia in quell’anno. Nel 1957 Rito partecipò alla II Mostra Sindacale di Pittura e Scultura dell’Usaiba a Catanzaro ed Emilia Zinzi ne tracciò un breve profilo: «La scultura ha un ben valido rappresentante in Giuseppe Rito già tanto noto. Quest’uomo solitario e schivo, si è imposto per il suo valore d’artista sin da quando negli anni ante guerra, dalla natia Dinami giunto a Milano sconosciuto, fece parlare di sé i critici più avveduti e la Galleria d’Arte moderna gli acquistò una delle sue tenerissime teste di bimbo. Da allora ha avuto sempre maggiori successi sino all’ultima Biennale Veneziana». 
L’intensa attività espositiva di cui si ricorda, inoltre, la Mostra permanente d’arte figurativa dell’Usaiba tenutasi a Reggio Calabria nel 1957, si accompagnò all’esecuzione di numerose commesse pubbliche: Il monumento al Poeta Michele De Marco (Cosenza Piazza XXV Luglio), Donna alla fontana (Guardia Piemontese Terme), il busto di Giovanni Pascoli (Scuola Media Statale G. Pascoli Catanzaro), due bassorilievi in bronzo: La scuolai Giochi (Soriano Calabro scuola elementare), busto di Antonio Lombardi (Biblioteca Arcivescovile Catanzaro), Via Crucis (Chiesa di Maria Immacolata, Pontegrande, Catanzaro) 
Negli anni successivi, accanto alle partecipazioni nazionali si susseguirono le due personali in Francia, a Vichy, Galerie Torre nel 1959, e a Parigi, Galerie du Foyer des Artistes nel 1960. 
Due opere, Donna con bambino e Ritratto di donna, figurano nelle collezioni della Provincia di Catanzaro e altre due, Figura femminile e Figure femminili, nelle collezioni della Casa della Cultura di Pami.
Nel novembre del 1961 si inaugurò la sua ultima personale a Roma alla Galleria Le Jardin des Arts, presentato in catalogo da Leonida Rèpaci. 
Morì nel suo paese che aveva appena 56 anni per un male incurabile. L’anno successivo l’amico Leonida Rèpaci in Calabria Grande e Amara, ne eternò il ricordo: «tra gli scultori dei nostri giorni G. Rito mi pare il più originale e commovente nel suo trepidante tentativo di rendere l’assoluto poetico nella favola creativa, di portare la scultura a un rigore stilistico, a una purezza di espressione veramente eccezionali».
Dinami e Catanzaro gli hanno intitolato una via (Alessandro Russo) © ICSAIC 2020

Nota bibliografica

  • Spartaco Balestrieri, Giuseppe Rito, «ABC», VII, 8, agosto 1938, p. 9;
  • Dino Bonardi, «La Sera», 23 gennaio 1938; 
  • Pittori e scultori alla Mostra della Calabria, «Il Messaggero», 7 ottobre 1942; 
  • Nicola Sansalone, «Il Messaggero», 23 febbraio 1948; 
  • Cesare Mulè, Incontri estivi, in «Momento Sera», 13 giugno 1950; 
  • Giacomo Etna, «Il Giornale del Mezzogiorno», 25 giugno 1951; 
  • Raou Maria De Angelis, Giuseppe Rito, «Lavoro Illustrato», 8 luglio 1951; 
  • Corrado Alvaro, in «Fiera Letteraria», 12 febbraio 1956; 
  • Emilia Zinzi, Bilancio positivo di una Mostra d’Arte, «Calabria Letteraria», marzo-aprile, 1957, p. 30;
  • Paolo Apostoliti, Giuseppe Rito, in «Il Mattino », Napoli, 30 aprile 1963;
  • Giuseppe Selvaggi, Cento pittori e una modella, Edizioni dell’Albero, Torino 1964 (riedizione di un articolo apparso su «Fatti e Opinioni», 20 agosto 1956); 
  • Leonida Rèpaci, Calabria Grande e Amara, Nuova Accademia, Milano 1964; 
  • Luigi Marsico, Ricordo di Giuseppe Rito, Fatti e Uomini di Catanzaro, tip. L’Ardita, Catanzaro 1965, p. 117-120; 
  • Enzo Bruzzi, Rito Scultore di Dinami Maestro della Terracotta, Magalini, Brescia 1982;
  • Giuseppe Rito. Le origini del contemporaneo in Calabria, catalogo della mostra (Catanzaro, Complesso Monumentale del San Giovanni), a cura di Giancarlo Chielli, Abramo, Catanzaro 2008;
  • Tonino Sicoli, Quelle forme graffiate, «il Quotidiano della Caòabria», 10 gennaio 2010.
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