Romano Carratelli, Domenico

Domenico Romano Carratelli (Reggio Calabria, 2 febbraio 1941 – Vibo Valentia, 12 marzo 2020)

Domenico Paolo, così è registrato allo Stato Civile, nasce da Alessandro Romano e da Gemma Carratelli, la quale, per una gravidanza a rischio, era stata ricoverata nell’ospedale di Reggio Calabria per partorire. Poiché la madre era erede unica e sola e non si perdesse memoria e tradizione di quella antica famiglia patrizia stabilitasi a Tropea, aggiunse il suo cognome a quello del padre. I Carratelli erano in realtà originari di Briatico, trasferitisi poi, dopo la distruzione della cittadina causata dal terremoto devastante del 1783, in una piccola frazione chiamata Conidoni, un grumo di case tra Zungri, Vena Inferiore e Zambrone.
Primo di due figli (la sorella più piccola, Rita, sarà microbiologa e docente all’Università di Napoli), trascorre l’infanzia tra Tropea e Confidino. A Tropea trascorre gli anni della Scuola Media e del primo anno di liceo. Poi il padre, che muore quando egli è ancora adolescente, decide di fargli proseguire gli studi in un collegio cattolico che lo prepari alla facoltà di giurisprudenza come nella tradizione dei ceti abbienti calabresi, e lo manda a studiare a Messina “dai preti”.
Una volta concluso il Liceo, si iscrive alla facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Palermo dove si laurea con il massimo dei voti.
Incomincia negli anni universitari a partecipare alla vita associativa del mondo cattolico. Aderisce alla Fuci, la Federazione universitaria italiana cattolici con Aldo Moro all’epoca presidente, e poi entra a pieno titolo nel Movimento giovanile della Dc, partito a cui aderisce fin dal 1963. Durante il periodo universitario ricopre anche l’incarico di presidente della Casa dello Studente a Palermo. Dopo la laurea torna in Calabria dove, tra Tropea e Vibo, incomincia ad esercitare la professione di avvocato. È ancora giovanissimo quando inizia a fare politica. Consigliere comunale e sindaco di Tropea dal 1972 al 1975, si batte per la valorizzazione della cipolla rossa di Tropea e a tal fine nel 1972 organizza una riunione dei sindaci dei maggiori comuni produttori: Parghelia, Ricadi, Briatico, Zambrone e Pizzo. Subito dopo è consigliere comunale di Vibo Valentia e poi consigliere regionale della Calabria dal 1980 al 1995, periodo in cui fu assessore al Turismo e dal 4 maggio 1993 al 23 agosto 1994 Presidente del Consiglio Regionale. 
Il 1972 è l’anno del matrimonio con Maria Luisa Bonafede, una giovane palermitana incontrata all’Università (per lunghi anni sarebbe stata preside della Scuola media Pasquale Enrico Murmura a Vibo Valentia). Da quell’unione nascono, Alessandro, oggi avvocato a Roma, e Simona, manager e consulente legale. Maria Luisa morirà poi improvvisamente a Vibo il 27 maggio del 2000, una tragedia a ciel sereno a cui seguì la donazione degli organi come ultimo gesto di straordinario altruismo verso gli altri. Si risposerà dopo 15 anni con Teresa Saeli, una professionista vibonese, capo della Delegazione del FAI a Vibo Valentia.
Ambientalista della prima ora, nei primi anni Ottanta propone la mozione per bloccare la costruzione della centrale a carbone di Gioia Tauro. È suo anche il disegno di legge regionale con cui esprime parere favorevole alla istituzione di nuova Provincia di Vibo Valentia. Portano anche la sua firma diverse leggi regionali, come la istituzione del Parco Regionale delle Serre, la istituzione dei Musei degli Enti locali e di interesse locale, la istituzione dell’Accademia Hipponiana di Musica, istituto di Formazione Superiore di Musica, con sede a Vibo Valentia, la legge di riforma delle Proloco calabresi, e infine la istituzione del Difensore Civico in Calabria. Si deve a lui anche l’adozione del toponimo “Costa degli Dei”, per indicare il tratto di costa che va da Pizzo Calabro fino a Nicotera, “cristallizzato” in una Delibera della Regione. Come assessore al Turismo porta a casa un altro obiettivo importante per la sua Tropea, la realizzazione del porto e del lungomare.
Negli anni Novanta assume un ruolo da protagonista di livello nazionale, nell’ambito della Dc, poi nel Partito Popolare e infine nella Margherita. Nel 1992 è Grande elettore della Regione Calabria per l’elezione del Presidente della Repubblica. L’anno dopo, da Presidente del Consiglio Regionale, organizza a Vibo una convention a economica per parlare al resto del Paese dei problemi del Sud e della Calabria in particolare, e per farlo usa come titolo della sua il libro di Robert D. Putnam, La tradizione civica delle regioni italiane. A presiedere quell’incontro è chiamato Mario Draghi. 
Nel giugno 1993 il segretario della Dc, Mino Martinazzoli, lo nomina fra i 40 componenti dell’Assemblea programmatica costituente del Partito Popolare. Entra quindi a far parte della direzione nazionale del Partito Popolare con segretario Franco Marini. Viene ancora eletto nella Direzione Nazionale con il successivo segretario Pierluigi Castagnetti ricoprendo l’incarico di responsabile del Settore Difesa, e partecipa all’Assemblea Costituente della Margherita, nella quale confluisce il Partito Popolare. Come delegato all’Assemblea viene eletto (4° su 125) fra i componenti del Comitato Costituente della stessa Margherita e poi nell’Assemblea federale della Margherita, e viene quindi riconfermato nell’incarico di responsabile del settore “Difesa” del Partito. 
Diventa deputato nella XIII legislatura dal 1996 al 2001. Fa parte del direttivo del gruppo parlamentare dei Popolari per l’Ulivo, è vicepresidente vicario della Commissione difesa, membro della delegazione parlamentare italiana all’Assemblea dell’Atlantico del Nord, componente della commissione parlamentare d’inchiesta per il Cermis, e infine sottosegretario di Stato ai Lavori Pubblici nel secondo governo Amato dal 28 dicembre 2000 al 10 giugno 2001. Da parlamentare è stato primo firmatario di numerose proposte di legge tra cui l’introduzione dell’insegnamento della storia regionale e locale nella scuola, le norme per la tutela e la valorizzazione dei dialetti e della cultura locale, l’istituzione del servizio civile volontario, l’abolizione del servizio militare di leva e istituzione del Servizio militare professionale. Al suo impegno si deve anche la istituzione della sezione staccata del Tribunale di Vibo Valentia a Tropea. 
Dopo alterne vicende politiche ed elettorali, non più rieletto nella tornata del 13 maggio 2001 per appena una manciata di preferenze rispetto al parlamentare Michele Ranieli contro il quale presenta però per due volte consecutive formale ricorso alla Camera dei Deputati, si ritira a vita privata dedicandosi questa volta esclusivamente a quella che era una sua antica passione intellettuale. Va allora per musei e pinacoteche alla ricerca di capolavori d’arte da guardare e, quando può farlo, anche da comprare tramite mercanti d’arte. Nella sua collezione privata vanta dipinti di Mattia Preti, Francesco Cozza, Gregorio Preti e Luca Giordano, nonché stampe, libri e manoscritti di grande valore. Diventa un bibliofilo tra i più qualificati in Italia e come tale presidente dell’Accademia dei Bibliofili calabresi “Gabriele Barrio”. Alla ricerca continua di libri rari legati alla storia della regione, viene, anche per questo, nominato socio onorario della Deputazione di Storia Patria per la Calabria.
Trova così e acquista un manoscritto acquerellato cinquecentesco che oggi è conosciuto in tutto il mondo come Codice Romano Carratelli, un esempio mirabile di pianificazione territoriale dell’epoca, un affresco di città fortificate, torri e castelli nella Calabria Ulteriore, un documento prezioso tanto sotto il profilo storico e documentale, quanto sotto quello meramente artistico, «poiché i 99 acquerelli che compongono il codice – raccontava – sono di una bellezza davvero rara e sorprendentemente, ancora perfettamente ben conservati».
Collezionista di libri antichissimi e delle più belle ceramiche di Gerace, prima di morire, ha il privilegio di portare il “suo” Codice al Quirinale, per farlo vedere al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, suo vecchio amico.
Vuole che il suo Codice giri per il mondo, e sogna di poter organizzare delle mostre itineranti nelle più grandi capitali estere. Un’attività che deve prima rallentare e poi sospendere per una malattia che lo coglie di sorpresa, e che lo porta alla morte all’età di 79 anni nell’ospedale di Vibo Valentia. Oggi riposa nella cappella di famiglia del cimitero di Briatico. (Pino Nano) © ICSAIC 2021 – 03 

Nota bibliografica

  • Alessandra Anselmi, Collezionismo e politica culturale nella Calabria vicereale, borbonica e postunitaria, Gangemi Editore, Roma 2013, p. 29;
  • Pino Vita, La treccia rossa, Pellegrini, Cosenza 2014;
  • Ferdinando Perri, I Presidenti del Consiglio Regionale della Calabria e il Meridionalismo, Editoriale Progetto 2000, Cosenza 2014, pp. 105-116;
  • È morto Domenico Romano Carratelli esponente storico della Dc, «Il Quotidiano del Sud», 13 marzo 2020;s
  • Gianluca Prestia, Il Vibonese piange Mimmo Carratelli, «Il Quotidiano del Sud», 13 marzo 2020;
  • T. F., È morto l’ex deputato Domenico Carratelli, «Gazzetta del Sud», 13 marzo 2020;
  • Tommaso Marvasi, La scomparsa di Domenico Romano Carratelli, «La Discussione», 13 marzo 2020 (https://ladiscussione.com/29147/societa/la-scomparsa-di-domenico-romano-carratelli/);
  • Monica La Torre, Mimmo Carratelli: passioni, ricerche, elitarismo d’un collezionista,«LaCnews», 12 marzo 2020 (www.lacnews24.it/cultura/scompare-domenico-carratelli-ultimo-dei-collezionisti-calabresi_112791/);
  • Vittoria Saccà, Cordoglio per la morte di Carratelli, «Il Quotidiano del Sud», 14 marzo 2020;
  • Maurizio Bonanno, Fine intellettuale e politico di razza, «Il Quotidiano del Sud», 14 marzo 2020.
RSS
Twitter
Visit Us
Follow Me
YouTube
Instagram