Rubbettino, Rosario

Rosario Rubbettino [Soveria Mannelli (Catanzaro), 13 febbraio 1941-7 ottobre 2000]

Figlio di un cantoniere dell’Anas (Azienda nazionale autonoma delle strade) e di una casalinga. Frequentò le scuole medie a Cirò Marina, in provincia di Crotone, e le superiori all’Istituto tecnico commerciale “Bernardino Grimaldi” di Catanzaro, diplomandosi da Ragioniere nel 1959.
Ha ricordato in più occasioni che, durante gli studi, rimediò all’assenza di biblioteche ordinando volumi mediante cataloghi editoriali e iniziò a frequentare tipografie, quali la Abramo di Catanzaro, per pubblicare giornalini scolastici.
Nel 1961 fu assunto, in seguito a concorso, come segretario amministrativo nella Scuola media di Soveria Mannelli (lavoro che lasciò all’inizio degli anni Ottanta). Negli stessi anni si dedicò a ricerche su folklore, proverbi e tradizioni calabresi, e si avvicinò al teatro dialettale, promuovendo una compagnia filodrammatica di cui diventò il regista.
Nel 1972 aprì una cartolibreria a Soveria Mannelli, dove si rifornivano soprattutto studenti e insegnanti. Inoltre, per circa un decennio fu rappresentante di case editrici scolastiche quali Juvenilia, Paravia e Zanichelli. 
Nel novembre 1972 fu registrata dal notaio la società tipografica Rubbettino S.r.l., prima azienda del genere a Soveria Mannelli. Utilizzando macchinari usati nel retro della libreria-cartoleria, cominciò a realizzare i primi prodotti assieme a un giovane apprendista di una tipografia di Catanzaro, specializzandosi soprattutto in forniture di stampati per le scuole (registri e modulistica varia), che rappresenterà una delle linee di produzione aziendale più affermata nei primi anni di attività. 
Nel marzo 1975 pubblicò il primo libro, avvalendosi della composizione in piombo di una linotipìa di Cosenza: un saggio intitolato Umanesimo e filosofia politica, di Domenico Vircillo, giovane ricercatore dell’Università di Messina. A breve seguito acquistò la prima macchina linotype per la composizione in proprio.
Nel giro di pochi anni fu aperto il primo stabilimento, investendo circa 400 milioni di lire della società di cui deteneva circa il 90% del capitale sociale. Assunse 15 collaboratori, con la stragrande maggioranza dei quali creò un rapporto destinato a essere decennale. Tutto ciò nonostante le peculiari difficoltà del territorio montuoso della Presila catanzarese in cui l’azienda operava: assenza di personale formato, servizi postali e reti di trasporto inadeguate, scarsa efficienza degli uffici pubblici e modesta funzionalità della struttura bancaria. 
All’inizio degli anni Ottanta accolse senza alcuna remora i cambiamenti tecnologici, introducendo da subito i primi sistemi di composizione elettronica e la stampa offset (la prima macchina fu un’Aurelia 44×64). 
Nel 1981 scelse il marchio della casa editrice, un logo che richiamasse le radici magno-greche: il dio Mercurio, protettore delle attività imprenditoriali, raffigurato – in base a una personale reinterpretazione – su una biga tirata da due aquile, invece che con le ali ai piedi, come di solito.
Nel 1984 contribuì a fondare il Premio Cariglio d’oro, dal nome dato nella zona al tipo di quercia detto cerro, conferito annualmente «a persone che con la vita e le opere hanno onorato la Calabria». Il primo a riceverlo fu lo scrittore e intellettuale calabrese Leonida Rèpaci (in seguito furono premiate altre personalità calabresi della cultura e della società, quali Saverio Strati e Rosario Villari), che sancì così il suo sodalizio umano e intellettuale con l’editore, a cui decise di affidare la pubblicazione di tutte le sue opere. 
Nonostante la passione per la narrativa, negli anni Ottanta e Novanta continuò a sviluppare in particolar modo il settore editoriale nel ramo della saggistica: dalla filosofia alla politica, dalla storia all’attualità, dall’economia alla letteratura. Instaurò rapporti con università, importanti istituzioni e enti culturali (ad esempio, la Presidenza del Consiglio dei Ministri, il Senato della Repubblica, la Fondazione Di Vittorio, Fondazione Luigi Einaudi, ecc.), conquistò l’attenzione della stampa nazionale e internazionale (ad esempio, il volume di un giovane storico inglese, Christoper Duggan, La mafia durante il fascismo ispirò un noto articolo polemico a Leonardo Sciascia), affidò la direzione delle proprie collane a intellettuali di rilievo (Dario Antiseri, Orazio Barrese, Alessandro Bianchi, Pietro Borzomati, Girolamo Cotroneo, Paolo Jedlowski, Giulio Sapelli, Fulvio Tessitore). 
Tra le scelte editoriali più significative per tracciare il suo profilo intellettuale si possono segnalare il sostegno a periodici, quali «Cittàcalabria», rivolti alla promozione della crescita culturale e civile della Calabria, e la collaborazione con il Centro di metodologia delle scienze sociali dell’Università Luiss, che fece nascere due collane mirate a colmare un vuoto di conoscenza sul liberalismo politico ed economico, “Biblioteca austriaca” e “I grandi liberali”. 
Socio dell’Associazione editori italiani, partecipò sin da subito alle più importanti fiere del settore (Salone del Libro di Torino, Galassia Gutenberg a Napoli, Buchmesse di Francoforte), riuscendo così a far tradurre i propri volumi in varie lingue.
Costanti nel tempo gli investimenti nel ciclo di lavorazione, sempre al passo con le tecnologie di ultima generazione, e nella formazione continua dei collaboratori, coinvolti nelle decisioni strategiche per mezzo di un ampio sistema di deleghe. 
La struttura societaria permarrà negli anni sostanzialmente immutata, salvo l’inserimento nella compagine societaria dei figli Florindo e Marco, laureati rispettivamente in Scienze politiche e in Economia e commercio alla Luiss di Roma.
Il 27 dicembre 1990 fu insignito, con decreto del presidente della Repubblica Francesco Cossiga, dell’onorificenza di Cavaliere e nel 1992, dal presidente Oscar Luigi Scalfaro, venne nominato Commendatore.
Il 25 settembre 1991 venne aperta la sede di Messina.
L’1 gennaio 1994 alla Rubbettino S.r.l. si affiancarono altre due società: la Rubbettino editore e la Rubbettino Fotoincisa. Nel 1996 partì il progetto della Fondazione Rubbettino, costituita insieme all’Amministrazione provinciale di Cosenza, con le finalità di valorizzare il patrimonio culturale, diffondere il libro ed educare alla lettura.
Nel 1999 il governo ungherese gli riconobbe il contributo alla diffusione della cultura magiara, attraverso le pubblicazioni della Collana dell’Accademia d’Ungheria di Roma, insignendolo di uno dei più alti riconoscimenti della Repubblica d’Ungheria, il premio Pro Cultura Hungarica.
Riuscì prima di morire, nel 2000, a realizzare e inaugurare un nuovo cruciale ampliamento e rinnovamento tecnologico dei diversi rami aziendali. Il nuovo stabilimento si estendeva su un’area di 9 mila mq, i dipendenti erano diventati quasi un centinaio, il catalogo editoriale contava ormai 2 mila titoli e cento nuove uscite all’anno, il fatturato superava i 5 miliardi di lire. Notevole la dotazione tecnologica, con l’ingresso anche nella stampa di grande formato (100×140) e l’acquisizione di nuovi e importanti clienti. 
Nel corso dell’inaugurazione, avvenuta il 7 luglio 2000, alla presenza di autori e clienti, di giornalisti e rappresentanti delle istituzioni, parlò di «un sogno avverato», lasciando idealmente il testimone nelle mani della famiglia, la moglie Rosa Rita – già docente di Lettere alle scuole medie – e i figli, e dei collaboratori. (Luigi Ambrosi) © ICSAIC

Nota bibliografica

  • Danilo Dolci (a cura di), Sorgente e progetto. Per una ricerca autoanalitica dall’intima Calabria all’industria del Nord, Rubbettino, Soveria Mannelli, 1991, pp. 82-87.
  • Antonio Minasi (a cura di), Impronte. 30 anni di presenza grafica ed editoriale, volume fuori commercio, Soveria Mannelli, 2000.
  • Dario Antiseri, Ricordando Rosario Rubbettino imprenditore ed editore, 2003, pp. III-XXV.
  • Maurizio Serio (a cura di), La prospettiva del meridionalismo liberale. Politica, istituzioni, economia, storia, Rubbettino, Soveria Mannelli, 2012.
  • Essepi, Italia, eccoci, «Il Messaggero», 25 marzo 1987.
  • Il coraggio di fare l’editore a livello nazionale, «il Giornale», 9 maggio 1987.
  • Fulvio Mazza, Editore di montagna il libro ci guadagna, «Espansione», febbraio 1993.
  • Alessandro Zaccuri, Anche la Sila ha la sua Segrate, «Avvenire», 7 luglio 2000.
  • Antonio Delfino, Addio a Rubbettino. Trent’anni fa fece decollare l’editoria del Sud, «Libero», 8 ottobre 2000.
  • Domenico Nunnari, Rubbettino, il valore pedagogico di un impegno, «Gazzetta del Sud», 8 ottobre 2000.
  • È morto Rosario Rubbettino, «L’Osservatore Romano», 8 ottobre 2000.
  • Enzo Arcuri, Il “miracolo” tra i carigli, «il Quotidiano della Calabria», 8 ottobre 2000.
  • Gaetano Quagliariello, Addio a Rubbettino, l’editore calabrese che riscoprì Hayek, Popper e Mises, «il Giornale», 8 ottobre 2000. 
  • Giuliano Vigini, Rubbettino, la voce del Sud che conquistò le grandi librerie, «Corriere della Sera», 8 ottobre 2000.
  • L’editore calabrese aveva 59 anni, «il Mattino», 8 ottobre 2000.
  • L’editoria del Mezzogiorno perde un protagonista, «Il Messaggero», 8 ottobre 2000.
  • L’uomo che credeva in una nuova Calabria, «il Quotidiano della Calabria», 8 ottobre 2000.
  • Un pioniere dell’editoria, «il Domani della Calabria», 8 ottobre 2000.
  • Dario Antiseri, Rubbettino, l’editore dei pensatori liberali, «Avvenire», 11 ottobre 2000.
  • Mirella Appiotti, Ricordando Rubbettino: quindici saggi tra storia e poitica, «La Stampa», 14 ottobre 2000.

Riferimenti archivistici

  • Archivio aziendale Rubbettino, Soveria Mannelli
RSS
Facebook
Facebook
Twitter
Visit Us
YouTube
Instagram