Russo, Domenico

Domenico Russo [Nicotera (Vibo Valentia), 2 luglio 1832 – 13 gennaio 1907]

Illustre pittore e impareggiabile ritrattista dell’800, poeta e drammaturgo, nacque da Raffaele e Caterina Iannello. Rimasto orfano di padre da ragazzo, fu affidato alle cure dagli zii can. Giuseppe Russo e decano Iannello.
Ancora in tenera età attirò l’attenzione dei parenti e conoscenti per la sua innata versatilità al disegno, senza che avesse avuto una pur minima istruzione tecnica. Gli zii, che ne intuirono il talento artistico, lo mandarono a Napoli a studiare presso l’Accademia di Belle Arti (1848). Colà frequentò prima la scuola di disegno tenuta da Raffaele D’Auria e poi l’Accademia. In quel tempo tenevano cattedra il Mancinelli e il Guerra, i quali ne apprezzarono l’ingegno e lo tennero in considerazione come l’allievo migliore dell’Ateneo accanto a Bernardo Celentano.
Russo divenne, quindi, allievo di Domenico Morelli che fu il capo scuola indiscusso della nuova corrente pittorica napoletana, la quale si propose un ritorno allo studio della natura. La statura pittorica e figurativa del Russo si impose da subito all’attenzione dei critici in una gara di pittura, alla quale partecipò con un’opera raffigurante «una bella testa di vecchio», non firmata per timore di insuccesso. Quell’opera fu la prima classificata e rimase esposta per molti anni in una sala dell’Accademia. Un altro episodio simile si verificò a Bologna alla «Scuola dei Carracci».
Il Morelli, avendo il Russo ultimato gli studi accademici, lo esortò a rimanere a Napoli, ove certamente avrebbe riscosso meritata notorietà e vasta fama, ma egli non seppe dire di no al richiamo della madre, e fece ritorno al suo paese natale.
Convolò a nozze con Francesca Gargano (1858) e nacquero da quell’unione degni figli che onorarono il nome, il paese e la nazione: Raffaele (Accademico d’Italia), Vincenzo (letterato e critico dantesco), Raffaele (poeta, commediografo, regista), Cosma (pittore e musico), con i nipoti Domenico (autore di trattati di elettrotecnica) , Raffaele (docente universitario, presidente di sezione del Consiglio di Stato, capo di Gabinetto alla Sanità del Ministro Giacomo Mancini), Eugenio (scultore e docente all’Accademia di Belle arti a Catania), Teresa, detta Titti (docente di musica).
Alla Promotrice del 1862 Russo espose un ritratto inconsueto di Garibaldi, romantico e pensoso.
A Nicotera, il Russo aprì una scuola di disegno e pittura, molto frequentata, nei locali dell’ex Convento dei Padri minori, poi adibito a Palazzo Comunale, ed esercitò una notevole influenza sulla formazione dei giovani. Fu amministratore, poeta, architetto, commediografo, partecipò con passione alle lotte risorgimentali a fianco di Bruno Vinci (eletto deputato al l° Parlamento Italiano) e divenne assessore comunale nella prima amministrazione del Regno (1862) guidata dall’avv. Stefano Mileto.
Di lui così scrive, il prof. Antonio Pagano: «Nella sua forma più varia, direi universale, la nostra cultura in quello scorcio di secolo passato ebbe la sua espressione migliore in Domenico Russo: lui infatti pittore, lui commediografo, lui architetto, lui poeta, a lui si ricorreva per avere consigli e suggerimenti o si dovesse restaurare una chiesa o si dovesse rappresentare un lavoro in teatro o si dovesse eseguire musica in pubblico».
Il Russo espresse nelle sue tele i colori e la luce della sua terra natale di cui amò il paesaggio incantevole, i silenzi, le chiese sparse, alle quali diede lustro con i suoi affreschi.
Sotto l’episcopato di mons. Domenico Taccone-Gallucci, essendo vicario mons. Brancia, il Russo adornò la Cattedrale, particolarmente l’abside e la cupola, di affreschi di straordinaria bellezza, purtroppo distrutti dalla ditta Paolo Panacea che effettuò i lavori di restauro della volta dichiarata pericolante (1935). Nessuno dei religiosi e dei laici fece qualcosa per salvare quei capolavori, di cui oggi si possiede solo la fotografia di uno squarcio di cupola scattata da Salvatore Calogero, anch’egli amante del bello. 
Il Russo lavorò per sei anni consecutivi, dopo avere fatto accurati studi biblici a Napoli per aprirsi al metafisico, alla trascendenza e trasmettere i contenuti essenziali al culto e al senso della fede. Dipinse, nell’abside, Mosè che ebbe le tavole della legge per mezzo di un angelo (1885-86), poi affrescò la cupola con 12 quadri: il peccato originale, l’Angelo che scaccia Adamo dal paradiso terrestre, le conseguenze del peccato con Geremia che piange sulle rovine di Gerusalemme, Isaia che predice la Vergine, Ezechiele che profetizza il regno pastorale di Cristo, l’Angelo Gabriele che annunzia a Davide le 72 settimane dopo le quali sarà immolato Cristo, il Redentore che consegna le chiavi a Pietro, il protomartire Santo Stefano,
Cristo che regge la nave sul mare come trionfo della Chiesa; ai quattro archi invece furono rappresentati i quattro evangelisti (1902-1904). Alcuni personaggi nicoteresi servirono da modello per le varie istoriazioni, come il maestro di recitazione Domenico Vardè, farmacista, in Gesù con le acque, l’avv. Stefano Mileto, il teologo Carlo Raimondo, nelle sembianze degli evangelisti Marco e Matteo.
Lo stesso Taccone-Gallucci, alla fine del lavoro, rimase colpito da tanta meravigliosa e straordinaria opera d’arte.
Delle altre trentadue raffìgurazioni, eseguite negli anni 1893-1996-1998, nella locale Chiesa del SS. Rosario, per fortuna alcune di esse si trovano ancora: nel quadro della Madonna di Pompei (Francesco Pagano rappresenta San Domenico, Maria Rosa La Tessa invece Santa Caterina); nell’abside, il Coro delle Vergini (sono riconoscibili Gina Pagano, Giuseppina Scardamaglia Longo, Pierina De Masi e lo stesso pittore), nell’ultimo dei sei misteri del Rosario vi è la figura di Papa Leone XIII, il transito di San Giuseppe per uno degli altari; nella Chiesa del Purgatorio «Le anime del Purgatorio»; a Marina di Nicotera, nella Chiesa dell’Immacolata 15 quadri, che si conservano ancora; a Limbadi, nella chiesa dell’Addolorata, «La Madonna della Provvidenza» (1886); nel Santuario di Monte Poro (1884-85), 1Fra Carmelo» e «Il sogno avverato» (opere andate al macero); nella chiesa di Castellace «Sant’Antonio»; nella  cattedrale di Oppido Mamertina «S. Emidio» (1864 ), nella Chiesa del Carmine «La visione di Sant’Elia» e nella cappella del Seminario «L’Immacolata»: per l’altare della Chiesa di Rombiolo «S. Michele» (1905). In molti di questi lavori fu collaborato degnamente dal figlio Cosma, che espresse il suo talento artistico in quadri sacri, ritratti di personaggi locali e bozzetti, proseguendo nella scia luminosa della tradizione paterna che seppe rendere visiva tanta parte della storia sacra esaltandone i valori dello spirito e della fede.
Come ritrattista Domenico Russo raggiunse tale consenso di critica da essere considerato da Ugo Ojetti, in una conferenza fiorentina sulla storia del ritratto, uno dei più autorevoli ritrattisti italiani.
I suoi ritratti sono di una somiglianza sbalorditiva, tant’è che un certo Antonio Chindamo da Laureana di Borrello rimase colpito dal ritratto della figura paterna, eseguito a grandezza naturale, che lo credeva ancora in vita.
Si ricordano i ritratti del musicista Poniatowski (Collegio San Pietro a Maiella-Napoli 1886); del musicista Domenico Scarlati (Napoli-1892); del Sen. Candido Zerbi e signora, allora presidente del Consiglio provinciale di Reggio Calabria (Oppido M. 1876); dell’on. Bruno Vinci (esposto ancora nel salone del Palazzo Municipale di Nicotera); dell’avv. Stefano Mileto, dipinto a memoria, in dono all’amico di tante lotte risorgimentali, con l’affettuosa dedica «omaggio di antica stima e di incrollabile amicizia, per un animo di tempra adamantina, sostenitore di libertà e di giustizia, nobile esempio di virtù domestiche e civili»; di Gargano (Marina di Nicotera, 1904); della signora Marzano (Laureana di Borrello,1876); dell’avv. Carlizzi e signora (Laureana, 1875 e 1877); della giovinetta Montalto (Nicotera, 1980); della signorina Perricone (Catania, 1894); della signorina Ferrari e padre (Galatro,1886 e 1887); dell’avv. Orazio Cipriani (Nicotera, 1899); del prof. Francesco Brancia (Nicotera, completato dal figlio Cosma); di mons. Vincenzo Brancia, vescovo di Ugento (Nicotera, 1892); dell’arciprete Famà (Nicotera,1864); di D. De Bella (Nicotera,1865); dell’avv. Filoreto D’Agostino (1874); di mons. Vaccari (Nicotera,1880); di mons. De Simone (Nicotera,1880); del decano Coppola (Nicotera, 1883); di mons. Girolamo Lacquaniti (Nicotera,1889); di R. Polito (Nicotera, 1879); della signorina Corsi (Nicotera,1875); di A. Albino (Nicotera,1870); dell’arciprete Prenestini (Nicotera,1875); di D. Scardamaglia (Nicotera, 1882); di C. Braghò (Limbadi-1883); del vescovo Taccone-Gallucci (Nicotera,1889);  di mons. Antonio Loiacono (Nicotera, 1905); dell’arc. Pullia da Caroniti di Joppolo (1863); del teologo Germano (1869); del can. Muratori (1859); del prof. M. Vitale (Catanzaro,1880); della sig.ra N.O. Bisogni (Briatico,1877); del sig. P. Gargano (Napoli, 1869).
Morì a Nicotera, a settantacinque anni, ed è sepolto nel cimitero della sua Città natale. Rimane vivo il ricordo nell’immaginario collettivo della sua raffinata pittura e dei valori artistici e spirituali che seppe esprimere.
Così lo ricorda la lapide affissa alla casa natale: «Qui nacque Domenico Russo, pittore-poeta-scrittore, che espresse egregiamente nella pittura il suo multiforme ingegno. Visse operando ed incitando al culto del dovere e della patria, al gusto del bello e all’amore della sua Nicotera. 18.8.1977». (Pasquale Barbalace) @ ICSAIC

Nota bibliografica

  • Diego Corso, Cronistoria Civile e Religiosa della Città di Nicotera, Porcelli, Napoli 1880;
  • Diego Corso, La Basilica Cattedrale di Nicotera. Ricordi storici, «Arte e Storia», 13, 30 giugno 1894;
  • Diego Corso, Il Santuario di Maria SS. Del Carmelo su Ponte Poro, «Arte e Storia», 21-22, 30 novembre 1901;
  • Isotta Malatesta, L’arte figurativa di D. Russo, «Cronaca di Calabria», 24 settembre 1967.
  • Antonio Preta, Russo un artista che illustrò Nicotera, «Il Tempo» (ed. Calabria), 8 dicembre 1970;
  • Natale Pagano, Un grande figlio di Calabria sconosciuto: Domenico Russo, «Cronaca di Calabria», 24 gennaio 1971;
  • Antonio Pagano, La Vita di Nicotera verso la fine del secolo scorso, Biblioteca, Nicotera 1994;
  • Pasquale Barbalace, Scuola Cultira e Società in un comune calabrese. Nicotera (Sec. XIX-XX), Laruffa Editore, Reggio Calabria 2003, pp. 175-178;
  • Natale Pagano, Una vita per l’arte: Domenico Russo, a cura di Raffaella Pagano, s.n., s.l. 2007;
  • Natale Pagano, Domenico Russo e la sua produzione artistica a Nicotera, «Esperide», 3, 5-6, 2010, pp. 60-87;
  • Michele Rascaglia e Pino Leone (a cura di), Domenico Russo 1831-1907 pittore poeta scrittore, s.n., Nicotera 2016.
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