Salinas, Jone (Martello, Ione)

Jone Salinas (Ione Martello) [Reggio Calabria, 8 marzo 1918 – Roma, 27 maggio 1992]

Nata Ione Martello, dopo gli anni dell’adolescenza nella città dello Stretto, da giovanissima visse per breve tempo a Napoli, e poi si trasferì a Roma, dove si iscrisse al corso di recitazione del Centro Sperimentale di Cinematografia. Da questo momento adottò il cognome della madre, che era di origine spagnola, in luogo di quello anagrafico ereditato della famiglia del padre Giuseppe. Nei titoli di alcuni suoi film è talvolta accreditata anche come Vittoria Martello. Mentre era ancora allieva del Centro, ottenne la sua prima piccola parte in Un’avventura di Salvator Rosa (1939), diretto da Alessandro Blasetti e con protagonista Gino Cervi, nel ruolo di una dama di corte della duchessa di Torniano, interpretata da Rina Morelli.
Nel 1940 si diplomò al Centro, partecipando come saggio d’esame al cortometraggio Caccia al lupo, da un racconto di Giuseppe Verga. Firmò un contratto con la casa di produzione Stella Film, che le affidò il ruolo della ballerina spagnola Carmencita in Fortuna (1940, di Max Neufeld). Il regista Amleto Palermi, che nei teatri di posa della nuova sede del Centro, in via Tuscolana, stava effettuando le riprese de La peccatrice (1940), la notò e la volle per il suo film successivo, L’elisir d’amore (1941); secondo alcune filmografie la Salinas prese parte anche a un altro film di Palermi uscito nel 1941, L’allegro fantasma, con protagonista Totò, ma nelle copie oggi esistenti del film non c’è traccia della sua partecipazione. 
Sempre nel 1941 partecipò a due film diretti da Fernando Maria Poggioli e interpretati da una delle dive dell’epoca, Maria Denis: L’amore canta, scritto da Pietro Germi, e Sissignora, sceneggiato tra gli altri da Anna Banti, Emilio Cecchi e Alberto Lattuada. In quell’anno la Salinas vide moltiplicarsi le proposte di lavoro, qualcuna probabilmente declinata proprio a causa dell’accavallarsi degli impegni: la rivista «Film», pubblicando una fotografia in primo piano che metteva in risalto il fascino ombroso del suo volto, la accreditava come protagonista femminile di un film in preproduzione per la Andros Cinematografica, L’angelo del crepuscolo, del regista milanese Gianni Pons, melodramma incentrato su una ragazza madre che trova lavora in un ospizio; nel film, uscito poi l’anno successivo, nel 1942, nella parte principale compare invece l’attrice tedesca Camilla Horn.
Bruna, bella, attraente, fotogenica, richiestissima specialmente per le parti da seconda donna, nella prima metà degli anni Quaranta Jone Salinas sembrava avviata verso un brillante futuro d’attrice cinematografica, grazie anche alle sue doti di applicazione al lavoro, di aderenza fisica ai personaggi, di spigliatezza e disinvoltura di recitazione. Nel 1941, nella rubrica “Strettamente Confidenziale”, che appariva settimanalmente sulla rivista «Film», lo scrittore napoletano Giuseppe Marotta, rispondendo a un lettore, affermava con la sua proverbiale ironia: «D’accordo su Jone Salinas. Voglio bene quanto voi a questa solerte, mite, deliziosa operaia del dolore cinematografico. La fanno tanto soffrire: se in un film qualcuna deve soffrire per amore, tocca a lei… ». Due anni più tardi, nel 1943, il periodico «Cinema», ribaltando la divertita opinione di Marotta e lamentando l’utilizzo dell’attrice in ruoli melodrammatici che poco le si addicevano, scriveva: «Ella possiede, invece, insieme ad Anna Magnani ed alla Parvo, un suo piglio naturale e feroce, nelle sopracciglia dure e decise, nella bocca sensuale e malinconica».
Tra il 1942 e il 1943, la Salinas apparve in ben sei film, recitando a fianco di nomi di primo piano quali Valentina Cortese, Elsa Merlini, Fosco Giachetti, Paola Barbara, Umberto Melnati. Nel 1943 sposò il regista e direttore di produzione Antonio Musu, quindi la sua carriera si interruppe, probabilmente a causa dei tumulti bellici e del trasferimento di parte di Cinecittà a Venezia durante la Repubblica di Salò.
Attrice di genere, legata a un modo di fare cinema già messo in crisi dall’imminente rivoluzione neorealista, la Salinas trovò difficoltà a tornare alla ribalta dopo la fine della guerra. La si vide nuovamente sul grande schermo in ruoli minori o non accreditati in qualcuna delle prime coproduzioni europee: A Man About the House (Vendetta nel sole, 1947, di Leslie Arliss), nel quale si nota, non accreditata, un’allora semiconosciuta Gina Lollobrigida, Ruy Blas (1948, di Pierre Billon) e La Chartreuse de Parme (La Certosa di Parma, 1948, di Christian-Jaque). Poi, nel 1949, grazie a Pietro Germi, ottenne il ruolo più importante della sua carriera, interpretando con senso della misura e perfetta introspezione psicologica il personaggio della baronessa Lo Vasto, apparentemente gelida e scostante, ne In nome della legge (1949).
Nonostante l’apprezzamento ottenuto col film di Germi, la sua carriera non riprese, e l’attrice venne relegata in parti secondarie e in film di limitata distribuzione, quali Due sorelle amano (1950, di Jacopo Comin) o La taverna della libertà (1950, di Maurice Cam). Il periodico «Hollywood», nel numero datato 14 ottobre 1950, annunciava che un soggetto a firma di Jone Salinas «di genere drammatico-sociale e d’argomento internazionale (sic) … presto sarà realizzato con lei come protagonista».
Negli anni successivi, in realtà, l’attrice calabrese si fece notare soltanto in una comparsata non accreditata in Persiane chiuse (1951, di Luigi Comencini) e in partecipazioni cinematografiche sempre più sporadiche, in film minori come Gli uomini, che mascalzoni! (1953, di Glauco Pellegrini), con Walter Chiari, l’antologico Carosello del varietà (1955, di Aldo Bonaldi e Aldo Quinti) e Sinfonia d’amore (1956), ancora per la regia di Pellegrini, in cui divide la scena, interpretando un personaggio dall’improbabile nome di Colomba Calafatti, con Marina Vlady e Lucia Bosè. Nel 1958 è nel cast di Totò e Marcellino, diretto dal marito; in questo film, come già era avvenuto in Soltanto un bacio (1942, di Giorgio Simonelli) e Senza una donna (1943, di Alfredo Guarini), fu doppiata dalla voce di Rosetta Calavetta.
Insoddisfatta delle parti secondarie e poco significative che le venivano proposte, decise di smettere di recitare e di dedicarsi a tempo pieno all’impegno di madre dei suoi due figli, nella sua casa di Roma, al n. 28 di via Amba Aradam. Tornò al grande schermo nel 1964, apparendo nel segmento intitolato Il principe azzurro del film a episodi Le belle famiglie, per la regia di Ugo Gregoretti, e l’anno successivo ne La fuga (1965, di Paolo Spinola), con Giovanna Ralli, Anouk Aimée ed Enrico Maria Salerno, film singolare sia per la tematica omosessuale che per l’insolita ambientazione di alcune scene nella centrale nucleare, oggi dismessa, di Montalto di Castro.
Il film di Spinola fu l’ultimo titolo della filmografia di Jone Salinas. Di lei si persero le tracce fino al novembre del 1989, data della sua ultima apparizione pubblica, quando l’attrice presenziò alla rassegna del cinema italiano di Assisi, dedicata quell’anno a Pietro Germi, il regista che più d’ogni altro aveva valorizzato il suo talento.
Morì a Roma all’età di 74 anni, per un infarto. (Ernesto Fagiani) © ICSAIC 2020

Riferimenti bibliografici

  • B. L. Randone, Le debuttanti: Jone Salinas, «Film», n. 9, 2 marzo 1940, p. 9;
  • Irene Brin, Jone Salinas preferisce gli aereosiluranti, «Fronte-La rivista del soldato», n. 24/1941, p. 19;
  • Un volto mal usato, «Cinema», n. 165, 10 maggio 1943, p. 272;
  • Jone Salinas, Bonjour Bruxelles, «Ciné Revue», n. 27, 8 luglio 1949, p. 8;
  • Enrico Lancia, Jone Salinas, in Dizionario del cinema italiano – Le attrici, Gremese, Roma 1999, p. 309.
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