Santoro, Rosalbino

Rosalbino Santoro [Fuscaldo (Cosenza), 15 maggio 1857 – 7 settembre 1942]

Nato da Salvatore e da Maria Teresa Lanzillotta, è un esponente di un ramo collaterale di una estesa famiglia di artisti e professionisti, originari di Fuscaldo, molti dei quali si recarono in Brasile. Già da adolescente manifestò la sua vocazione artistica e a vent’anni si recò a studiare a Napoli, presso l’Accademia di Belle Arti, dove nel 1883 ottenne il diploma di professore di disegno. Nel frattempo, aveva già partecipato, come paesaggista e ritrattista, ad alcune mostre a Cosenza, a Napoli, a Roma e a Milano. In quest’ultima città, aveva preso parte, nel 1881, all’Esposizione Nazionale di Brera con quattro dipinti. Subito dopo il diploma, decise di partire per il Brasile, dove erano già emigrati alcuni parenti. La prima destinazione fu Rio de Janeiro, dove iniziò subito a dipingere, tant’è che a poche settimane dal suo arrivo espose due quadri in un salone della centralissima Rua do Ouvidor: si trattava di luminosi paesaggi di Rio, disegnati e dipinti con impeccabile perizia tecnica, acquistati immediatamente da un appassionato collezionista, il Barão do Quartim; che riapparvero in pubblico nel 2013, in occasione dell’inaugurazione del MAR, un nuovo museo di arte contemporanea di Rio de Janeiro.
Dopo questa mostra d’esordio, Rosalbino ne tenne un’altra a Petrópolis, residenza estiva della famiglia imperiale. Seguì una nuova esposizione a Rio, nel 1885, presso il salone A la Glace Élégante. Nel 1887 – o per ragioni di salute, o per sopraggiunte difficoltà nel procedere della carriera artistica – decise di spostarsi a San Paolo, che aveva avviato il suo prodigioso sviluppo demografico e urbanistico, come capitale economica della più grande e ricca regione produttrice di caffè. A San Paolo esisteva un Liceu de Artes e Oficios,una scuola d’arte e mestieri, dove Rosalbino insegnò, fondandovi subito una scuola di pittura. Allestì il suo studio nell’edificio della Companhia Mechanica di Alessandro Siciliano, un industriale di successo originario di San Nicola Arcella, e diede inizio all’attività espositiva con una mostra nella centralissima Rua São Bento. Per diversi anni si dedicò all’insegnamento, ma iniziò anche a viaggiare frequentemente, per visitare e dipingere le fazendasdel caffè su commissione dei fazendeiros. Al tema della fazenda dedicò due mostre personali, nel 1895 e nel 1898, dando corpo a una pittura paesaggistica che al valore artistico univa anche un grande valore documentario, in una fase economica e sociale di straordinaria importanza nella storia di San Paolo e del Brasile. Al tempo stesso si occupò con passione anche della vita associativa e dei problemi della grande comunità italiana di San Paolo: dal 1892 al 1897 fu presidente della Società Italiana di Beneficienza, la più importante associazione italiana della città, che promosse tra l’altro la costruzione dell’Ospedale Umberto I, destinato ad assistere gli italiani indigenti.
Nel 1900, decise di spostarsi a Taubaté, una cittadina situata a nord di San Paolo, dove si concentrava la produzione di caffè della Valle del Paraíba. Lì visse per qualche tempo presso un fazendeiro, che gli affidò la formazione artistica di una giovane figliola, la futura pittrice Georgina de Albuquerque. Poi si radicò stabilmente a Taubaté, rimanendovi per quasi vent’anni, ma tornando più volte a San Paolo, per tenervi delle mostre: nel 1903, tenne una personale nei saloni del Banco Francês; nel 1904 espose le sue opere nei locali del Banco Constructor, assieme ad Antonio Ferrigno, un paesaggista salernitano, che come lui andava peregrinando nelle fazendas; nel 1906 tenne un’altra personale nel salone d’onore del Banco de Crédito Real, nella centralissima Rua Direita. L’anno successivo, nel 1907, realizzò un grande dipinto, di tre metri e mezzo per due, che rappresenta la manifestazione popolare della Coroação de Nossa Senhora Aparecida, l’incoronazione della Vergine, patrona del Brasile, avvenuta tre anni prima a Taubaté, alla presenza del Nunzio apostolico e del Presidente della Repubblica. Negli stessi anni, come aveva già fatto a San Paolo, si occupò anche della foltissima comunità italiana del luogo attraverso le attività della Società Italiana di Mutuo Soccorso Principe di Napoli.
Nel 1919, dopo 36 anni di esperienza brasiliana, decise di tornare in Italia. Scelse di dar seguito al suo lavoro d’artista aprendo uno studio a Roma, prima in via dei Greci e poi in via Margutta. Nel 1923, allestì nel suo studio di via dei Greci una personale di oltre 40 tele, in gran parte paesaggi eseguiti nelle fazendas del caffè, che ebbe eco e riconoscimenti sia in Italia che in Brasile. Nel 1924, inviò due paesaggi marinareschi di Fuscaldo alla terza edizione della Biennale d’Arte Moderna di Reggio Calabria, organizzata dal critico Alfonso Frangipane. Infine, nel 1926, organizzò un’ultima personale in via Margutta, che attirò un grande parterreistituzionale, che osservò e celebrò le belle vedute romane dipinte dopo il suo rientro dal Brasile. È questa la sua ultima apparizione pubblica, poiché in seguito decise di ritirarsi nella casa paterna della natia Fuscaldo, dove morì, ottantacinquenne, nel 1942. (Vittorio Cappelli) © ICSAIC 2019

Riferimenti bibliografici

  • Mostra personale di Rosalbino Santoro, catalogo, presentazione di Francesco Miceli-Picardi, Roma, via dei Greci, 45 [senza data, ma 1923].
  • Ruth Sprung Tarasantchi, Pintores paisagistas: São Paulo, 1890 a 1920, Edusp, São Paulo 2002.
  • Tarcisio Pingitore, Rosalbino Santoro, in Rubens Santoro e i pittori della provincia di Cosenza fra Otto e Novecento, a cura di T. Sicoli e I. Valente, Edizioni Ar&s, Catanzaro 2003.
  • Vittorio Cappelli, Da Fuscaldo a Fuscaldo. L’emigrazione circolare di Rosalbino Santoro, pittore itinerante in Brasile, in Id., Piccole patrie, la Patria, altre patrie, Pellegrini, Cosenza 2019.
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