Saraceni, Luigi

Luigi Saraceni [Castrovillari (Cosenza), 10 dicembre 1862 – 27 novembre 1929]

Nacque da Gerolamo e Maria Loreta Orlando. Conseguita la maturità s’iscrisse all’università, dove frequentò i corsi di giurisprudenza. Raggiunto il privilegium della laurea dottorale, si dedicò all’esercizio dell’attività forense sino a raggiungere una posizione di rilievo nel foro di Castrovillari. Repubblicano, con Attilio Schettini, Enrico Turco, Vincenzo Varcasia Stigliani ed altri animò la scena intellettuale e politica nel centro del Pollino fra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo. 
Da consigliere comunale, nel 1889, insieme ad Antonio Campolongo, denunciò delle irregolarità nell’esecuzione e nella liquidazione di alcuni lavori pubblici, nonché l’inefficienza nella gestione del convitto Giuseppe Garibaldi. 
All’epoca delle agitazioni d’inizio Novecento per la costruzione delle ferrovie complementari, come la Castrovillari-Lagonegro, nel 1901 fu promotore e organizzatore ideologico nella provincia di Cosenza di un movimento meridionalistico dai caratteri separatisti. L’organizzazione da lui presieduta, ebbe un Comitato esecutivo permanente con sede a Castrovillari, dove il 1° settembre 1901 in un comizio rivendicò, con Roberto Mirabelli, l’imprescindibile necessità di realizzare le ferrovie complementari, la risoluzione della questione meridionale e la profonda trasformazione dei rapporti di produzione. Sostenne che la mancata risposta delle istituzioni nazionali alle richieste avrebbe spinto le popolazioni calabresi alla rivoluzione. 
Nel 1901 collaborò al periodico di Pasquale Rossi «Il Domani», dove però il socialista cosentino contrappose alla strada della rivolta e della rivoluzione dell’avvocato repubblicano il metodo dell’educazione del popolo.
Nel 1902 nella sede romana dell’«Avanti!» espresse a Leonida Bissolati la sua concezione politica, considerando l’unità nazionale come la causa primaria dei mali della Calabria e del Mezzogiorno. Atteggiamento testimoniato anche da Nicola De Cardona sullo stesso giornale socialista. Terminata l’esperienza delle agitazioni d’inizio secolo, si schierò sulle posizioni regionaliste del «Pro Calabria» e condannò la politica governativa di Giovanni Giolitti nel Mezzogiorno.
Nel 1906, con la collaborazione del fratello minore Silvio, fondò a palazzo Carelli sul corso Garibaldi di Castrovillari il periodico settimanale «Il Moto», con un orientamento regionalista e antigiolittiano, sul quale polemizzò violentemente con il socialista Vincenzo Varcasia Stigliani.
In seguito all’eccidio di Firmo del 1907 criticò sulle pagine de «Il Moto» la politica dello stato unitario e rivalutò le presunte potenzialità socioeconomiche del Regno di Napoli, guadagnandosi la simpatia della piccola borghesia locale antigiolittiana.
Dopo la rivolta e l’eccidio di Plataci del 1909 si recò sul posto scrisse articoli di vibrata protesta. Nel processo di primo grado a Castrovillari e in quello alla Corte d’Appello di Catanzaro sostenne, con il fratello Silvio e altri, le ragioni dei manifestanti, l’uso indimostrato delle armi dalla folla e il carattere di premeditazione della strage.
Nel 1911-1912 fu interventista convinto per la guerra italo-turca e la conquista della Tripolitania e della Cirenaica. 
Nelle elezioni politiche del 26 ottobre 1913 si candidò come repubblicano indipendente nel collegio di Castrovillari e con 3.454 preferenze riuscì a essere eletto. La candidatura, annunciata fin dal 1911 e basata su un programma regionalista e di critica alla politica nazionale, fu sostenuta dal suo giornale  e supportata dalla locale borghesia e dai quadri intellettuali emergenti. Il successo elettorale fu possibile grazie alla capacità di coagulare attorno alla propria figura la protesta e il disagio dei ceti medi e delle campagne, unificando difformi interessi socioeconomici. Durante la campagna elettorale fu criticato dal sarto Leonardo Di Mare e dal giornale socialista «Vita Nuova» di Nicola De Cardona per la sua demagogia populista e per la sua estraneità verso le reali problematiche delle classi subalterne.
A Montecitorio accolse l’iniziativa di Francesco Arcà di costituire un gruppo parlamentare di tutti i deputati calabresi, ma si trattò di un progetto che restò solamente sulla carta. Nella legislatura presentò, insieme a Giuseppe Soglia, un progetto di legge, «Provvedimenti per gli edifici scolastici», per il miglioramento della qualità delle strutture scolastiche che all’epoca si trovavano in condizioni strutturali e igienico-sanitarie precarie; la proposta non fu approvata.
Con lo scoppio della Grande Guerra, insieme ad Arcà e Nicola Serra, fu tra i promotori del Comitato interventista. Durante le “radiose” giornate di maggio in una manifestazione a Castrovillari, insieme ad Attilio Schettini, inneggiò alla guerra e a al Re. La prefettura di Cosenza lo indicò come un avventato interventista, che arrivò a profetizzare l’imminente caduta della Monarchia in assenza della guerra contro l’Austria. 
Continuò a collocarsi su posizioni regionalistiche, considerate fonte di giustizia, di perequazione e di rigenerazione politica.  Nella discussione sul disegno di legge, «Spese determinate dall’occupazione della Tripolitania e Cirenaica», riconobbe le ragioni storiche e politiche della conquista libica e giudicò Giovanni Giolitti diplomaticamente e militarmente impreparato sulla questione e condannò i metodi politici e amministrativi impiegati nella colonia. 
Con le prime manifestazioni contro il caroviveri nel 1916, sollevò la questione della bonifica delle terre con il concorso di coloni emiliano-romagnoli e perfino con l’impegno dei condannati penali. Sul problema del recupero, della ripartizione delle terre demaniali e del frazionamento del latifondo avanzò una linea intesa a stabilire una coazione sui proprietari terrieri spingendoli a mettere in valore le loro terre e in caso d’inadempienza di assoggettarli a una fittanza collettiva.
Alle elezioni politiche del 16 novembre 1919 si ricandidò nella lista dei radicali, capeggiata da Luigi Fera. Con 3.051 consensi fu il quarto non eletto. Nel suo programma elettorale si era dichiarato promotore e sostenitore di una legge sul pane, che assicurasse a ogni individuo il pane gratuito per soddisfare i bisogni essenziali dell’esistenza. La sua sconfitta fu legata alla crescita del movimento combattentistico nel castrovillarese guidato da Antonio Gioia e dal suo giornale «La Rivolta». A ciò si aggiungeva la critica degli elettori per le sue posizioni di sinistra moderata dai connotati conservatori e dall’identificazione con l’amministrazione comunale di Luigi Salerni, che nel periodo bellico aveva mostrato scarsa efficienza. 
Nel 1921 fu protagonista di una manifestazione di protesta a Castrovillari contro la decisione del governo e della Società Mediterranea di escludere dal progetto di costruzione ferroviaria le tratte Lagonegro-Castrovillari e Spezzano Albanese-Saline di Lungro. Fu promotore dello slogan «insorgere per risorgere», riuscendo a coinvolgere nella protesta diversi comuni della Calabria settentrionale e della Lucania e il sottosegretario ai lavori pubblici, il social riformista Nicola Lombardi.
Con l’affermazione e il consolidamento del regime mussoliniano ebbe una forte amicizia personale con il quadrunviro Michele Bianchi, che dal 1922 al 1928 si recò più volte a fargli visita durante la sua malattia. Tale rapporto è confermato dalla testimonianza del fratello Silvio e dalla corrispondenza intercorsa fra i due politici conservata nelle carte di Michele Bianchi nell’Archivio Centrale dello Stato a Roma.
Gravemente malato e ridotto all’immobilità, morì nella sua città natale nel 1929 all’età di 67 anni.
La sua attività politica all’interno e all’esterno del Parlamento si focalizzò sulla richiesta di realizzare le ferrovie complementari e altre opere di interesse pubblico. Alla Camera intervenne principalmente con interpellanze, interrogazioni e ordini del giorno, per incrementare gli stanziamenti a favore del Mezzogiorno, per l’istituzione di uffici distaccati dello stato civile nelle frazioni dei comuni calabresi e per l’avocazione allo Stato degli archivi provinciali. E ancora, s’interessò di colonizzazione interna, della conquista militare della Libia, del decentramento delle forze militari e della lotta contro la grave piaga della malaria in Calabria. Numerosi furono i suoi scritti su «Cronaca di Calabria», «Il Domani», «Il Moto» «La Vedetta» e l’«Avanti!». La sua opera più significativa è Terra mia, stampata nel 1926 dalla tipografia «La Vedetta» e ristampata nel 2006 dall’amministrazione comunale di Castrovillari. Nel corso degli anni settanta del Novecento, il corso Umberto I di Castrovillari è stato rinominato corso Luigi Saraceni. (Prospero Francesco Mazza) © ICSAIC 2021 – 12 

Opere

  • Per la ferrovia Lagonegro-Castrovillari, Patitucci, Castrovillari 1905;
  • Politica e malaria in Calabria: lettera aperta al presidente del Consiglio-Ministro dell’Interno, Tipografia Patitucci, Castrovillari 1914;
  • Terra mia, La Vedetta, Castrovillari 1926.

Nota bibliografica

  • Jole Lattari Giugni, I parlamentari della Calabria: dal 1861 al 1967, Morara, Roma 1967, pp. 389-391;
  • Francesco Spezzano, La lotta politica in Calabria: (1861-1925), Lacaita, Manduria 1968;
  • Luigi Aliquò Lenzi e Filippo AliquòTaverriti, Gli scrittori calabresi, vol. III, Tip. Ed. “Corriere di Reggio”, Reggio Calabria 1977, pp. 193-195;
  • Vittorio Cappelli, Politica e politici, in Piero Bevilacqua e Augusto Placanica, La Calabria, Einaudi, Torino 1985; ora: Politica e politici in CalabriaDall’Unità d’Italia al XXI secoloRubbettino, Soveria Mannelli 2018;
  • Gaetano Cingari, Storia della Calabria dall’unità a oggi, Laterza, Roma-Bari, 1982, ad indicem
  • Vittorio Cappelli, Emigranti, moschetti e podestà: pagine di storia sociale e politica nell’area del Pollino (1880-1943), Il Coscile, Castrovillari 1995, ad indicem
  • Fulvio Mazza (a cura di), Castrovillari. Storia cultura economia, Rubbettino, Soveria Mannelli 2003, ad indicem
  • Antonio Orlando, Un deputato in trincea. Francesco Arcà, dal Sindacalismo rivoluzionario all’interventismo combattente (1913-1916), in Pantaleone Sergi (a cura di), La Calabria dall’Unità al secondo dopoguerra, Deputazione di Storia Patria per la Calabria, Reggio Calabria 2015, pp. 81-108.

Nota archivistica 

  • Archivio storico della Camera dei deputati, Luigi Saraceni, (1913-1919) (https://storia.camera.it/)
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