Scerbo, Giuseppe

Giuseppe Scerbo [Polistena (Reggio Calabria), 11 giugno 1844 – Reggio Calabria, 1908]

Nacque a Polistena da Domenico Antonio e Maria Antonia Francone. 
Un suo significativo profilo biografico è stato tracciato da Cesare Minicucci nel 1926 sulla rivista d’arte «Brutium» e ricorda come il giovane, che assieme al fratello Rosalìo (1838-1904) fu allievo di Francesco Morani, originario della vicina Caridà, trasferitosi a Polistena da Monteleone (l’odierna Vibo Valentia), dopo aver compiuto i primi studi a Reggio Calabria, completò la propria formazione presso il Regio Istituto di Belle Arti di Napoli, dove si iscrisse nell’anno accademico 1868 e nel 1870 conseguì «l’unico premio di nudo modellato». La sua permanenza nella città partenopea durò dodici anni e, dopo una parentesi romana, si stabilìstabiliva a Reggio dove con Regio Decreto del 5 novembre 1881 veniva istituita la Scuola d’Arte Applicata all’Industria. Lo scultore, in una nota indirizzata all’allora sindaco della città di Reggio, on. Fabrizio Plutino, nel dirsi «emancipato dal Regio Istituto di Belle Arti di Napoli, ove ha studiato a spese della Provincia» chiedeva di poter essere utilizzato per l’insegnamento di figura e di ornato nella nascente istituzione. Affermava, inoltre, che, a causa di un diminuire delle committenze, le condizioni economiche della sua famiglia erano mutate al punto da risolverlo a lasciare la città, ma, prima di decidersi a un tale passo, riteneva opportuno cogliere l’occasione dell’apertura della Scuola d’Arte nella speranza di poter essere ivi utilizzato. Veniva, infatti, nominato insegnante di plastica «con lo stipendio annuo di L. 500».
Il Minicucci, suo estimatore, nel ricordarne il carattere mite e generoso e la fede antiborbonica, ne lodò le qualità professionali («dalla sua scuola uscirono artisti di valore, quali il Pellegrino, il Gatto e molti altri») e menzionò le «moltissime opere sparse in tutta la Calabria ed anche fuori». 
Tra le sue opere, oltre al monumento a Pietro Selvatico nel Cimitero di Napoli, in particolare, va segnalato il monumento in marmo di carrara al Generale garibaldino Francesco Stocco, inaugurato il 20 settembre 1898, alto più di tre metri e sul cui basamento è il motto «A Marsala», sintesi dell’episodio raffigurato: il generale è ritratto a figura intera «colla giacca alla calabrese e col cappello a cenci ad alta cupola e larghe tese» mentre strappa con piglio deciso il telegramma che  annuncia il fallimento della rivolta in Sicilia, nel timore che Garibaldi, venutone a conoscenza, potesse rinviare la partenza dei suoi uomini, già pronti ad unirsi alla spedizione.
Se l’opera catanzarese è stimata essere il suo capolavoro, e si pone cronologicamente negli anni che videro consolidato il prestigio dello scultore che fu molto apprezzato dalla committenza calabrese, molti altri busti celebrativi di illustri personaggi della storia politica e delle vicende risorgimentali della Calabria, scolpiti dallo Scerbo per la maggior parte negli anni Ottanta, ne testimoniano le evidenti capacità di ritrattista, aggiornato sui coevi indirizzi della scultura napoletana, e il possesso sicuro della tecnica: dal monumento al martire patriota (prese parte alla Spedizione di Sapri di Carlo Pisacane) Giovanbattista Falcone (1888) in Acri a quelli dell’illustre giurista Gaetano Argento a Rose, del letterato e filosofo Gian Vincenzo Gravina(1885) e del sacerdote Ferdinando Balsano (1889), entrambi in Roggiano Gravina, e di Luigi Raffaele Ameduri nell’omonimo palazzo in Gioiosa Jonica.  
Nel 1888 il Municipio reggino deliberava di affidare allo Scerbo l’esecuzione del busto ritratto di Agostino Plutino (1811-1872), un tempo nei giardini della Villa Comunale, per la somma di lire 750. Dalla corrispondenza sull’argomento, conservata nei fondi archivistici comunali, si apprende che l’anno precedente era stato contattato per tale lavoro lo scultore Rocco Larussa (1825-1894) che aveva già realizzato, come si evince dal carteggio, il busto ritratto “dell’altro defunto germano Sig. Antonino“ Plutino (1810-1885) ma, avendo questi richiesto un compenso (lire 1.500) che non era nelle disponibilità dell’Amministrazione, ci si era decisi di rivolgersi allo Scerbo che accettava l’incarico solo «per un sincero sentimento di deferenza», salvo a lamentare più tardi l’esiguità della somma.  I busti in gesso di entrambi sarebbero stati donati più tardi (1916) da Fabrizio Plutino (1837-1925) al museo civico reggino. 
Una ricevuta di pagamento datata 24 agosto 1887 ci informa che lo scultore aveva avuto commissionato dal «Signor Aurelio Romeo e dalla Società Operaia»… il busto in marmo del defunto Pietro Aristeo Romeo.
Numerose opere di soggetto religioso realizzate dallo Scerbo sono ubicate nelle chiese reggine e del territorio. Tra queste la statua lignea della Madonna della Misericordia conservata nella Chiesa Parrocchiale di Saline Joniche. Di lui si conserva, a Polistena, in una collezione privata, anche un’opera pittorica, una Madonna con bambino.
Lo Scerbo ideò anche un monumento al poeta Ibico reggino: esiste l’immagine del bozzetto, pubblicato su «Brutium» in margine all’articolo del Minicucci, ma non fu mai tradotto in marmo.
Si spense a Reggio all’età di 64 anni. La data del 1908, riferita dubitativamente dai biografi, sembra avvalorata dal fatto che, secondo quansto riferisce Minicucci, nel maggio del 1908 veniva inaugurato il busto del filosofo Tommaso Campanella negli ambienti del liceo a lui intitolato in Reggio Calabria; ciò lascia ipotizzare che a quella data lo scultore fosse ancora in vita.  (Maria Teresa Sorrenti) © ICSAIC

Nota bibliografica

  • Cesare Minicucci, Uno scultore reggino dell’Ottocento. Giuseppe Scerbo, «Brutium”, V, 4, 1926, pp. 2-3; 
  • Antonietta Maria Bessone Aurelj, Dizionario degli scultori ed architetti italiani, Società anonima editrice Dante Alighieri, Genova 1947, ad vocem;
  • Alfonso Panzetta, Dizionario degli scultori italiani dell’Ottocento e del primo Novecento, Allemandi, Torino 1994, ad vocem;
  • Enzo Le Pera, Arte di Calabria tra Ottocento e Novecento: dizionario degli artisti calabresi, Rubbettino, Soveria Mannelli 2001, ad vocem;
  • Maria Teresa Sorrenti, Paolo Pastorello, Francesco Stocco un generale calabrese dei Mille, «I Beni Culturali», XIX, 6, 2011, pp. 33- 42;
  • Maria Teresa Sorrenti, Paolo Pastorello, Il monumento a Francesco Stocco: un generale tra due rivoluzioni, «I luoghi della Memoria – Quaderni del MiBAC»Ferrara 2011, pp. 28-32.

Nota archivistica

  • Archivio Storico Comune di Reggio Calabria, Governo, b. 4, f. 15, Erezione di un busto in marmo del benemerito cittadino Plutino Commendatore Agostino.
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