Schettini, Attilio

Attilio Schettini [Castrovillari (Cosenza), 27 agosto 1874 – Vedano Olona (Varese), 2 luglio 1960]

Attilio Schettini, allo Stato civile Alfredo Attilio, nacque da Vincenzo, funzionario dello Stato, e da Carmela Turco. Conseguita la maturità, si trasferì all’università di Camerino, dove frequentò i corsi di giurisprudenza. Nella città marchigiana fu segnalato dal prefetto di Macerata. 
Socialista fin dal 1895, favorì la nascita di leghe operaie a Castrovillari e nei comuni limitrofi e fu presidente del circolo socialista, senza sede fissa, di Castrovillari. Collaborò con «Cronaca di Calabria» e con l’«Avanti!», fin dai tempi della direzione di Leonida Bissolati.
Il 9 aprile 1896, partecipò al banchetto celebrato in onore del giurista socialista Enrico Ferri, uno dei suoi maestri, giunto nel Pollino per difendere Nicola De Cadorna dall’accusa «d’istigazione a delinquere e di sovversione dell’ordinamento sociale».
Nel luglio 1898, raggiunto il privilegium della laurea dottorale, si trasferì al Cairo (Egitto), dove esercitò l’attività forense in ambito penalista e difendendo vittoriosamente un principe egiziano imputato di omicidio. Nel dicembre di quell’anno sposò Maria Moscarelli, figlia di un farmacista di Altomonte emigrato in Egitto. Dal matrimonio nacquero Vincenzo e Nella. Nel febbraio 1899 tornò a Castrovillari con la moglie, la quale tempo dopo tornò in Egitto. Ben presto assunse una posizione di rilievo nel foro castrovillarese, all’epoca dominato da Francesco Pace e altri illustri avvocati. 
Con il repubblicano Luigi Saraceni, il socialista Vincenzo Varcasia Stigliani e altri intellettuali del circondario, animò il dibattito politico e culturale fino alla Grande Guerra sulle pagine de «La Vedetta» (1899), «Il Moto» (1906), «La Luce» (1909), «Vita Nuova» (1913).
Nel 1904 fu eletto consigliere comunale, il primo socialista nella storia politica di Castrovillari, ed entrò a far parte dell’amministrazione di Enrico Turco. Assessore alla Pubblica Istruzione, si focalizzò sul problema dell’istruzione delle classi popolari e contribuì all’acquisizione definitiva del monastero della Clarisse per trasformarlo in edificio scolastico. Inoltre, fu anche Assessore al Patrimonio. In tale veste, nel 1907, condusse un’indagine per dimostrare l’usurpazione delle terre demaniali operata dai marchesi Gallo nella Piana di Camerata. Nelle elezioni politiche del 6 novembre 1904 sostenne la candidatura di bandiera di Enrico Ferri nel collegio di Castrovillari.
Con Antonio Santantonio e Biagio Grisolia, partecipò al I congresso socialista provinciale di Cosenza, (9 dicembre 1906) dove si scontrarono la corrente sindacalista e quella riformista. Maggiore esponente della linea politica riformista di Filippo Turati, invitò i compagni a prendere atto della situazione esistente, ad applicare i principi fondamentali del programma per il miglioramento delle condizioni della classe operaia e contadina e, infine, ad adottare per la tattica elettorale delle decisioni caso per caso. La sua posizione fu minoritaria, poiché prevalse l’estrema sinistra capeggiata da Pietro Mancini, Fausto Gullo, Fausto Leporace e altri. Al termine dei lavori, entrò nel comitato federale provinciale e collaborò con il periodico locale «La Parola Socialista», organo provinciale del partito fondato nel 1905. 
Con l’obiettivo di sollevare le condizioni materiali e sociali delle classi lavoratrici ed educarle all’esercizio dei propri diritti istituì un Segretariato del lavoro a Castrovillari, il quale festeggiò solennemente il 1° maggio 1907.
Nel 1908 fu invitato a titolo personale e non come delegato a Firenze al X congresso nazionale del partito, (19-22 settembre) dove constatò la preparazione intellettuale e politica degli operai del Centro-nord e l’assenteismo calabrese. 
Nelle elezioni politiche del 7 marzo 1909 fu l’unico candidato socialista in Calabria, poiché negli altri collegi non emerse nemmeno la tattica delle candidature di bandiera, e con 775 preferenze, pari al 40,3%, fu sconfitto dal possidente Francesco Saverio Toscano. Il buon risultato ottenuto non fu frutto del sostegno ricevuto da un robusto movimento operaio e socialista, ma la conseguenza del suo prestigio intellettuale e professionale – riconosciuto anche da Luigi Fera – unito al sostegno di una parte del notabilato locale. Nel mese di maggio, promosse la nascita della sezione socialista di Castrovillari, con segretario Nicola De Cadorna e cassiere Antonio Santantonio; l’organizzazione, tuttavia, durò meno di un anno. Il 1° giugno 1909, a Castrovillari, diede inizio alle pubblicazioni del periodico socialista «La Luce». Il giornale durò solo pochi numeri e avanzò anche dure critiche a Giovanni Giolitti, in stile “salveminiano”. 
A Milano nel 1910 prese parte all’XI congresso nazionale del partito (21-25 ottobre), abbandonando le posizioni turatiane e sostenendo un ordine del giorno di Gaetano Salvemini. Incontrò Benito Mussolini, direttore dell’«Avanti!» e Genuzio Bentini, penalista e deputato socialista dal 1904 al 1924. 
Nel 1913, terminato il IV congresso regionale di Catanzaro (10-12 ottobre), entrò nel comitato della costituita federazione regionale. Nelle elezioni politiche del 26 ottobre 1913, rifiutò la candidatura propostagli dal Psi.
Nel 1913-1914 collaborò con il periodico di Morano Calabro «Vita Nuova», diretto da Nicola De Cadorna e Diego Ferrari. 
Alla vigilia della Grande guerra, su «Vita Nuova», si dichiarò interventista e solidale con le posizioni di Benito Mussolini, causando il malcontento dei compagni moranesi. Il medesimo foglio, inoltre, riportò le sue successive esternazioni in conferenze e comizi per la partecipazione dell’Italia al conflitto mondiale.
Nella Settimana Rossa (7-14 giungo 1914) manifestò simpatie per gli operai in rivolta ad Ancona, sdegno per la reazione del I governo di Antonio Salandra (21 marzo 1914- 5 novembre 1915) e si proclamò sindacalista rivoluzionario, fautore della violenza proletaria e dello sciopero generale. 
Nel primo dopoguerra ritornò sulle proprie posizioni riformiste e nelle elezioni politiche del 16 novembre 1919 sostenne, senza successo, la candidatura di Antonio Gioia, leader locale dell’associazione dei Combattenti e fondatore del giornale «La Rivolta», al quale fornì la sua collaborazione. Nel 1919 entrò a far parte dell’Accademia Cosentina. 
Nel febbraio 1923, per via del suo prestigio personale e intellettuale, fu vittima di un’aggressione di un gruppo di giovani fascisti. L’assalto, condannato unanimemente dall’ambiente borghese e forense, fu subito dimenticato. Poco dopo, esponenti di spicco della borghesia e del ceto proprietario entrarono nella sezione fascista, guidata dal marchese Nino Gallo.
Nel novembre 1943, fu nominato dal prefetto di Cosenza, Pietro Mancini, commissario prefettizio di Castrovillari. Subito dopo nominò sub-commissario l’avvocato Mario Cappelli (1910-1980), il suo allievo prediletto. Nella gestione della cosa pubblica, i due funzionari incontrarono numerose difficoltà e nel marzo 1944, con la motivazione ufficiale di “ragioni di salute”, rassegnarono le dimissioni; entrambe respinte dal prefetto Pietro Mancini. Solo nel mese di maggio, con la nomina di Goffredo Volpes a nuovo prefetto della città bruzia, Schettini fu sostituito da Silvio Saraceni.
Nel 1946 celebrò la vittoria della Repubblica. Nel 1947, con la scissione di palazzo Barberini di Giuseppe Saragat (11 gennaio), mostrò preoccupazioni per le sorti del partito e del socialismo.
Nelle elezioni politiche del 18 aprile 1948 fu il candidato socialista del Fronte democratico popolare per il Senato nel collegio di Castrovillari-Paola e con 22.105 preferenze (24,14%) fu il primo non eletto.
Dal 1952 sino al 1956 è stato consigliere nell’amministrazione provinciale di Cosenza per il Partito Socialista.
Nelle elezioni politiche del 7 giugno 1953 si candidò al Senato con il Psi nel collegio di Castrovillari-Paola e con 8.910 consensi (9,64%) fu il quinto non eletto.
In seguito a quest’ultima sconfitta elettorale, abbandonò la vita politica e si trasferì in Lombardia. 
Nel 1955 tornò per l’ultima volta a Castrovillari per partecipare, nel salone del Palazzo di Città, all’inaugurazione del busto dell’ex sindaco Enrico Turco. Nello stesso anno gli fu conferito il titolo di Ufficiale dell’Ordine al merito della Repubblica Italiana.
Morì all’età di 84 anni.
Nel corso della sua vita politica, strinse rapporti di amicizia con Pietro Nenni, Sandro Pertini e Leonida Bissolati. Fu uomo di grande cultura, conoscitore della letteratura italiana e francese, cultore dei Vangeli e delle dottrine esoteriche e mistiche. Numerosi furono i suoi scritti su quotidiani e riviste come «La Luce», «Vita Nuova», «La Vedetta», «Il Moto», l’«Avanti!», «Cosenza laica», «La Rivolta», «Rivista di filosofia e scienze affini» e «La Coopération des idées». (Prospero Francesco Mazza) © ICSAIC 2020

Scritti

  • Le crime du Prince Ahmed Bey Seif-el-Dine au point de vue medico-legal, Impr. Hindié, Le Caire 1898.
  • Socialismo e adattamento, «La Vedetta», 26.02.1899.
  • Genio e degenerazione in Mazzini, «La Vedetta», 26.03.1899.
  • Il concetto fisiologico della coscienza, «Rivista di filosofia e scienze affini», Vol. 1, 1899.
  • Democrazia nova, «Cosenza laica», 14 luglio 1899.
  • L’analfabetismo da noi – i contadini e la scuola – cifre dolorose, «Il Moto», 8 dicembre 1906.
  • Il congresso socialista e l’assenteismo calabrese, «Il Moto», 27 settembre 1908.
  • Il carattere dell’organizzazione operaia in Calabria, «Avanti!». 30 maggio 1909.
  • Lo spiritualismo moderno e il divenire proletario, «Vita Nuova», 1 maggio 1913.
  • Per la Repubblica Italiana – Classi e Partiti – L’azione socialista rivoluzionaria, «Vita Nuova», 8 agosto 1913.
  • Per l’ideale socialista, «Vita Nuova», 25 luglio 1914.
  • Il PSI di fronte alla guerra, «Vita Nuova», 4 novembre 1914.

Nota bibliografica

  • Pietro Mancini, Il partito socialista italiano nella provincia di Cosenza (1904-1924), Pellegrini, Cosenza 1974;
  • Vittorio Cappelli, Attilio Schettini e il giornale socialista «La Luce» (1909), in «Calabria Oggi», 1 maggio 1980, pp. 8-10;
  • Giuseppe Grisolia, Attilio Schettini, Cultura calabrese, Lamezia Terme, 1980; 
  • Giuseppe Masi, Socialismo e socialisti in Calabria: 1861-1914, Società Editrice Meridionale, Salerno-Catanzaro 1981, ad indicem;
  • Cingari Gaetano, Storia della Calabria dall’unità a oggi, Laterza, Roma-Bari, 1982, ad indicem
  • Giuseppe Grisolia, Attilio Schettini, in «Cultura Calabrese», 3-4, 1985; 
  • Enzo Misefari, Il socialismo in Calabria nel periodo giolittiano, Rubbettino, Soveria Mannelli 1985;
  • Vittorio Cappelli, Emigranti, moschetti e podestà: pagine di storia sociale e politica nell’area del Pollino (1880-1943), Il Coscile, Castrovillari 1995, ad indicem;
  • Michele Chiodo, L’Accademia cosentina e la sua biblioteca: società e cultura, Pellegrini, Cosenza 2002;
  • Fulvio Mazza (a cura di), Castrovillari: storia, cultura, economia, Rubbettino, Soveria Mannelli 2003, ad indicem;
  • Vittorio Cappelli, Politica e politici in Calabriadall’unità d’Italia al XXI secoloRubbettino, Soveria Mannelli 2018.

Nota archivistica

  • Archivio Centrale dello Stato, Casellario politico centrale, busta 4683, fasc. 026654;
  • Archivio di Stato di Cosenza, Prefettura gabinetto podestarile, busta 33, fasc. 349.
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