Scoleri, Domenico

Domenico Scoleri [Gerace (Reggio Calabria) 11 febbraio 1905 – Padova 3 ottobre 1962]

Intellettuale poliedrico, filosofo, poeta e pubblicista, nacque in una famiglia numerosa: il padre, Bruno, era un fabbro ferraio dall’estro creativo, e la madre Rosa Manfrè una tessitrice. La modesta situazione economica familiare non gli poteva consentire di proseguire negli studi. Per cui, lasciata la «città mistica» come egli definì Gerace, dovette trovarsi un’occupazione come istitutore nell’Orfanotrofio provinciale di Reggio Calabria. Conseguì così il diploma magistrale e insegnò nelle scuole elementari di Rodì Siculo, in provincia di Messina. E una volta occupato, con un reddito proprio, continuò gli studi laureandosi in Storia e filosofia all’Università di Messina. Dall’insegnamento nelle scuole elementari passò allora a quello nelle superiori. Fu dapprima docente di filosofia e pedagogia nell’Istituto magistrale “T. Gullì” e, quindi, di storia e filosofia al Liceo scientifico di Reggio Calabria. Studiando ancora con grande impegno e determinazione ottenne poi la libera docenza di Storia della filosofia all’Università di Messina. 
Nel 1926, insieme a Giuseppe Tympani e Alfredo Pedullà Audino, fondò la Federazione Italiana Liberi Intellettuali (FILI). Questa operò assieme ad Antonino Anile, ex deputato del Partito Popolare e ministro della pubblica istruzione nei due ministeri di Luigi Facta che aveva firmato il Manifesto degli intellettuali antifascisti, nel tentativo di effettuare una revisione dello storicismo crociano rivalutando il concetto di individuo in filosofia morale, della cosmicità e moralità dell’arte in estetica, e del ruolo della pedagogia, in particolare della scuola attiva, in ambito educativo. Il successo della Federazione, aperta a tante anime con l’obiettivo di «difendere la libertà di pensiero e combattere qualunque manifestazione di pseudo arte», fu determinato dalla sua laicità condivisa da grandi artisti e scrittori del tempo, tra cui Eugenio Montale, Massimo Bontempelli, Curzio Malaparte, Leonida Repaci, Francesco Perri, Libero Bovio, Mario La Cava e Francesco Cilea, oltre alle case editrici Mondadori e Vallecchi. 
Autore di componimenti poetici, pubblicati nell’antologia di giovani autori Giovinezza. Fu invitato a far parte della rinomata Accademia Peloritana dei Pericolanti, in qualità di socio corrispondente. Massone, aderì anche al Grande Oriente d’Italia.
Il risveglio culturale della città alla fine della seconda guerra mondiale lo vide protagonista attivo. Non fu estraneo alla politica. Con lo sbarco degli alleati in Calabria nel 1943, assieme a Enrico Putortì, Gaetano Cingari, Lello Sardiello, Franco Zannino Domenico De Giorgio e altri professionisti militò attivamente nel Partito d’Azione – «un partito di minoranza e di intellettuali» come lo definì il prefetto di Reggio Antonio Priolo – fino al suo scioglimento, e collaborò al suo organo di stampa provinciale, «L’Azione». Dopo il fallimentare Congresso di Cosenza e la dissoluzione di tale partito aderì al gruppo Sinistra Liberale dal quale, dopo una fugace esperienza, transitò al Partito Socialista di Unità Proletaria. Con Domenico De Giorgio, fu redattore capo e condirettore di «Historica». E successivamente, dal 1948 con Salvatore Carella e Giuseppe Tympani curò la pubblicazione della rivista di varia cultura «L’Italia intellettuale», organo della Federazione italiana Liberi intellettuali.
Presidente della sezione reggina della Società filosofica Italiana di cui facevano parte anche De Giorgio, Domenico Antonio Cardone, Antonino Lovecchio e Rodolfo De Stefano, fu collaboratore di periodici e di diverse riviste tra le quali, «Ricerche filosofiche» fondata da Antonio Cardone e pubblicata annualmente a Palmi.
Dal 1955 fu titolare della Cattedra di Filosofia morale all’università di Messina a fianco del filosofo e pedagogista Adelchi Attisani.
Morì prematuramente a Padova a soli 57 anni.
L’epitaffio sulla sua tomba è molto eloquente per quel che riguarda la prospettiva di senso all’interno della quale si è mossa tutta la sua vita. Come spesso accade, anche in questo caso si tratta di parole composte dallo stesso autore: «Non la morte importa e preoccupa bensì l’inquietante cruccio e amarezza di non poter dare abbastanza alla terra per renderla meno disumana».
La Scuola Media di Gerace è intestata a suo nome. (Vincenzo Cataldo) © ICSAIC

Opere

  • Libertà e moralità nella filosofia di Benedetto Croce, Tip. Fata Morgana, Reggio Calabria 1944;
  • Moralisti italiani del nostro tempo, Leo, Reggio Calabria 1950 (Pancallo, Locri 2012);
  • Solitudine metafisica e solidarietà umana, Historica, Reggio Calabria 1953 (Pancallo, Locri 2009)
  • Gerace, città mistica, «Italia intellettuale», Leo, Reggio Calabria 1955
  • La filosofia del diritto di B. Spinoza. Negli appunti per il corso universitario 1958-1959Stab. tip. La voce di Calabria, Reggio Calabria 1965

Nota bibliografica

  • Giuseppe Martano, Ricordo di Domenico Scoleri, «Historica», 5-6, 1963, p. 148;
  • Antonino Bruno, Solitudine metafisica e solidarietà umana in Domenico Scoleri, «Historica», 5-6, 1963, p. 153;
  • Piero Riggio, Il mito di Ercole nella filosofia di Domenico Scoleri, «Historica», 5-6, 1963, p. 159;
  • Saverio Aldo Siciliano, La personalità di Domenico Scoleri, «Historica», 5-6, 1963, p. 209;
  • Trento Malatino, La concezione etico-politica di Spinoza nella ricerca di Domenico Scoleri, «Historica», 1-2, 1966, p. 41;
  • Enzo Canale, O l’uomo o Dio: tertium non datur. Domenico Scoleri e la ridefinizione dell’umanesimo nel secondo dopoguerra, s.l., s.n. 1987;
  • Aldo Siciliano, Domenico Scoleri un volto umano della filosofia, «Historica», 4, 1995;
  • Angelo Vecchio Ruggeri, L’umanesimo liberale nell’opera di Domenico Scoleri, «Calabria Sconosciuta», 95, 2002, pp. 11-12
  • Angela Cimato, Elogio di Domenico Scoleri, in «Agon», n. 13, aprile-giugno 2017, pp. 192-219;
  • Giuseppe Marcianò, L’avvocato Enrico Putortì e il Partito d’Azione a Reggio Calabria, in «Rivista Calabrese di Storia del ‘900», 2, 2011, pp. 53-68.
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