Scornajenghi, Michele

Michele Scornajenghi (Cosenza, 3 gennaio 1877 – 21 aprile 1957)

Figlio di Filippo Pietro e Maria Gaetana Orlandi, fu letterato e storico. A Cosenza sposò, il 9 dicembre 1905, la nobildonna Maria Antonietta Cavalcanti ed ebbe da questa sette figli: Carlo, Francesco, Gaetanina, Rita, Anna, Irene ed Elisa. Coronò di lì a poco anche la sua formazione culturale, e il 2 luglio 1907 conseguì a Roma la laurea in Lettere che gli consentì di intraprendere l’insegnamento, che lo vide dapprima docente in Sardegna, poi in Sicilia, Puglia e Basilicata, per raggiungere poi la carica di Preside della Regia Scuola Tecnica Commerciale d’avviamento professionale «M. A. Severini» in Cosenza.
Iscritto già da giovanissimo alla sezione cosentina della Federazione Internazionale del Libero Pensiero, pubblicò assai precocemente opere di critica letteraria nonché alcuni saggi oggi rari. Quella cosentina, del resto, era allora terra fertile per giovani, massoni o giù di lì, seguaci pure di filosofie esotiche – oltre che esoteriche – se nel 1906 le Edizioni «Cronaca di Calabria» davano la luce a quell’ostico scritto con il quale Scornajenghi esordiva appena trentenne e al quale imponeva l’oscuro titolo de Il panpsichismo.
Il breve e prezioso volume – che la biblioteca della Pontificia Università Gregoriana ancora oggi pone tra le opere di occultismo e di parapsicologia – testimonia da subito l’indole del giovane Scornajenghi e la profondità della sua dottrina, con radici nell’antropologia oltre che nelle scienze più prettamente filosofiche: «col minutissimo esame dei moderni scienziati – scriveva – cresce la convinzione che in natura tutto procede per gradi e non per salti e che la legge dell’Evoluzione venne raggiunta non con un salto deciso, ma per il progressivo sviluppo di ciascuna idea subordinata a quella connessa, prima che fosse riconosciuta come un tutto unico da Lamarck e da Darwin». In quest’opera, dunque, che è già manifesto dell’eclettismo e della brillantezza del pensiero di Scornajenghi, egli illustra la dottrina secondo la quale tutti gli esseri, anche non viventi, possiederebbero coscienza e capacità psichiche, come ad esempio la capacità di pensare in modo cosciente. E ne traccia anzitutto una storia, muovendo dal feticismo alla necrolatria al totemismo, per passare poi dal monadismo leibniziano alla psico-fisiologia dei protisti di Verworn, passando per le monere di Haeckel, ovvero «più semplici organismi che ci sono noti ed in pari tempo i più semplici che immaginar si possono. Infatti tutto il loro corpo, in istato perfettamente sviluppato, non consiste in altro che in un piccolo frammento di amorfo plasma, «succo primitivo» o plasson, quell’importantissima combinazione di carbonio, la quale è ora tenuta generalmente come l’indispensabile substrato materiale di tutti i fenomeni atti di vita». Il tutto compendiando un’ampia messe di riferimenti bibliografici (soprattutto in lingua straniera) abbastanza inconsueti per il panorama culturale cosentino dell’epoca.
Nel 1914 Scornajenghi fu, assieme ai più illustri esponenti della cultura, della politica e della buona società cosentina, tra i sottoscrittori del Comitato per la raccolta di fondi da destinare alla Biblioteca Civica di Cosenza.
E, ancora, il 2 marzo 1935 ricevette la medaglia d’argento di benemerenza dalla «Società Dante Alighieri per la diffusione della lingua e della coltura italiana».
Nello stesso periodo, poco dopo aver pubblicato un suo ennesimo intervento in ambito storico letterario (I manoscritti de’ Tarsia, in «Cronaca di Calabria», a. XL, n. 59, 13 maggio 1934), egli inizia pure a coltivare il suo interesse per la storia antica di Cosenza e della Calabria (si veda il suo articolo La presunta tomba di Alarico, in «Cronaca di Calabria», 16 maggio 1937), che lo aveva visto supervisore degli scavi alla necropoli Brettia posta nei pressi dell’Ospedale civico cosentino, scavi di cui egli stesso avrebbe poi dato ampia illustrazione in un saggio scritto assieme al celebre archeologo Edoardo Galli (Cosenza. Necropoli ellenistica in contrada “Moio”, «Notizie degli Scavi di Antichità dell’Accademia Nazionale dei Lincei», Roma 1935).
Nel 1948, quando venne finalmente ricostituito il Comitato cosentino dell’Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano, la riorganizzazione e la presidenza furono affidate proprio allo Scornajenghi. In tale veste, egli fece organizzare la Mostra del Risorgimento che venne poi allestita da Mario Borretti, nel dicembre dello stesso anno, nei locali dell’Accademia Cosentina. E, ancora così, venne inaugurato a Celico il monumento per i Caduti del 1948, alla presenza dello storico e geografo Gustavo Valente e del senatore Roberto Lucifero d’Aprigliano (monarchico-liberale, già deputato all’Assemblea Costituente), oltre che delle autorità religiose.
Scornajenghi fu anche, infine, vicepresidente della Commissione provinciale conservatrice dei monumenti di Cosenza nonché Consigliere comunale nella stessa città, dal 1952 al 1956.
Morì all’età di 80 anni.
Era fratello di Giuseppe (fondatore della storica cartolibreria omonima in Cosenza, poi passata al figlio Mario) nonché zio del notaio Italo Scornajenghi. (Luca Irwin Fragale) © ICSAIC 2020

Opere

  • Il panpsichismo, Edizioni Cronaca di Calabria, Cosenza 1906;
  • Dal Filostrato al Decamerone, Edizioni Cronaca di Calabria, Cosenza 1906;
  • La Calandria e la Mandragola, Tipografia editrice Riccio, Cosenza 1908;
  • Un autografo del poeta Ludovico Ariosto, Cosenza, Edizioni Cronaca di Calabria, 1940 (poi ripubblicato nel Quaderno n. 1 di «Calabria Nobilissima», a cura dell’Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano – Comitato di Cosenza, 1947)
  • Il 1848 in Calabria Citra: con una appendice inedita sui fatti del 1844 [con Mario Borretti], Tipografia Francesco Chiappetta, Cosenza 1947.

Nota bibliografica

  • «Rassegna storica del risorgimento», 1948, p. 338;
  • Oreste Dito, La massoneria cosentina, Brenner, Cosenza 1978, p. 45;
  • Michele Chiodo, L’Accademia cosentina e la sua biblioteca: società e cultura in Calabria, 1870-1998, Pellegrini, Cosenza 2002;
  • Luca Irwin Fragale, Le vie di Cosenza. Saggio di storia toponomastica e topografica, Periferia, Cosenza 2012;
  • Luca Irwin Fragale, Microstoria e araldica di Calabria Citeriore e di Cosenza. Da fonti documentarie inedite, Banca Ca.Ri.Me, Milano 2016, p. 87.
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