Sculco, Nicola

Nicola Sculco (Crotone, 28 gennaio 1846 – 3 dicembre 1913)

Primogenito di Domenico Sculco, duca di Santa Severina, e di Aurora dei baroni de Rosis, Nicola nacque il 28 gennaio 1846 a Cotrone (oggi Crotone), nella casa paterna. Primo di tre maschi ebbe anche quattro sorelle.
Alla sua nascita, gli Sculco avevano da tempo preso residenza nella città pitagorica. Nicola frequentò le lezioni, nel Convitto Nazionale di Catanzaro, fino al giugno del 1863, conseguendo l’accesso alla terza liceale. Quindi fu costretto a rientrare a Crotone, per amministrare l’azienda di famiglia, prima affiancato dal genitore infermo e poi assumendone il comando, coadiuvato dalla madre e dallo zio don Gaetano.
Nel 1878, trentaduenne, sposò la crotonese Chiara de Mayda, dalla quale ebbe un figlio maschio, Domenico, e due femmine, Aurora e Maria.
Nonostante le sue oggettive lacune in tema di istruzione, la molteplicità delle passioni e la varietà degli incarichi pubblici assunti, negli anni dimostrano il suo acuto senso civico, la versatilità della sua mente, la lucidità rispetto alle urgenze del proprio tempo. 
Quanto alle idee politiche, come quasi tutta la nobiltà crotonese del XIX secolo, e seguendo una radicata tradizione di famiglia, Nicola fu un liberale, simpatizzante degli ambienti della massoneria, antiborbonico e fautore all’unificazione del Paese sotto la monarchia sabauda che si compì ai tempi della sua adolescenza, anticlericale.
La storia di Crotone, in primis proprio quella risorgimentale appena trascorsa, fu sempre al centro degli interessi di Nicola, insieme al collezionismo di antichità locali, come attesta l’elenco dei suoi scritti compilato dal precettore del figlio Domenico, il vice Ispettore Scolastico Salvatore Petrolillo, autore del pregevole elogio post mortem destinato al ragazzo.
Prolifico artefice, in età matura, di opuscoli ispirati a quei temi, Sculco seppe intrecciarli spesso in un dialogo sapiente, proficuo e inedito. Accade nei Ricordi sugli avanzi di Cotrone (1905), prima carta archeologica della città, come già inCapocolonna attuale (1903) e più tardi in Su Capocolonna e sull’istituzione d’un Museo archeologico in Cotrone (7 aprile 1910), nonché nei testi dell’orazione Per l’inaugurazione di due lapidi commemorative in Cotrone il 27 gennaio 1907 e delle conferenze I fratelli Bandiera (20 gennaio1907), Il cardinale Ruffo in Cotrone nel 1799 (1907),  Cotrone qual fu e qual è (6 aprile1910), Date memorabili cronaca cotronese, I grandi problemi nel Cotronese (21 gennaio 1912). Possiamo supporre altrettanto, in fine, a proposito dei due manoscritti inediti Le antichità del Circondario di Cotrone e Papanice e le sue illustri famiglie. L’elenco appena proposto trascura il testo che Andrea Pesavento cita con il titolo di Appunti di topografia crotoniate, – che sia parte di Cotrone qual fu e qual è? –, trascrivendone qualche passo. Manca anche I terremoti in Calabria segnalato esclusivamente nel sito web che Giovanna Piccaluga, nipote del fratello medico di Nicola, Riccardo, ha dedicato alla storia della famiglia.
Ricordi sono senz’altro il culmine della produzione sculchiana. A fronte di una preparazione teorica discreta ma non approfondita, lacuna che finì per giovargli, poiché lo rese umile nell’approccio alla materia, scrupolosissimo nella raccolta dei dati e insieme più libero di agire rispetto a esponenti degli ambienti accademici, Nicola Sculco ebbe lungimiranza e profondità di giudizio tali da imporsi il compito di tentare di salvare non solo le testimonianze oggettive del passato di Crotone, sia esso l’Antichità classica o il Medioevo, ma la memoria della loro provenienza e del circostanze del rinvenimento.
Il passo successivo, niente affatto scontato, era appunto divulgazione dei dati raccolti, attuata dal Nostro mediante Ricordi e gli altri opuscoli di analogo argomento, purtroppo non tutti dati alle stampe. Non c’era strumento più idonee all’epoca, per informare la popolazione alfabetizzata su una materia che gli specialisti avrebbero padroneggiato da par loro ma che Nicola intuiva costituire anche un patrimonio e un vanto collettivi. Gli scrupoli di ordine linguistico formale che, teste il Petrolillo, lo affliggevano rispetto a tutti i suoi libelli, pur se motivati, fanno onore alla sua onestà intellettuale; altrettanto lodevole è la scelta di proporsi più come scrupoloso raccoglitore di dati che come interprete degli stessi, conscio di mancare di adeguati strumenti critici.
A ragione, poi, si sottolinea l’assenza di ambizioni letterarie e di avidità che spinse lo Sculco a devolvere in beneficenza o a destinare a fini patriottici i proventi dei propri scritti. L’elenco dei suoi incarichi in fatto di opere filantropiche è, del resto, tutt’altro che breve: presidente del Brefotrofio Provinciale, membro dell’ Amministrazione dell’Asilo Infantile e delegato della Croce Rossa Italiana. Il 21 aprile 1910, la C.R.I. gli conferì la «medaglia d’argento commemorativa del terremoto calabro-siculo del 1908». Per l’opera svolta in tale occasione, ottenne anche una Menzione Onorevole dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, accordatagli il 15 giugno 1910, e una medaglia dal Ministero della Guerra. Per conto di CRI, aveva raccolto denaro, viveri e vestiario che con un carro ferroviario portò di persona a Melito Porto Salvo, da dove rientrò dopo avere offerto ospitalità a Crotone ad alcuni terremotati. Durante la guerra italo-turca (1911-1912), invece, mise insieme denaro e si incaricò di selezionare e arruolare Dame di Carità tra le concittadine, allo scopo di giovare alla causa della Croce Rossa.
Nell’estate del 1910, incombendo il colera, Nicola Sculco istituì e presiedette la commissione civica per la vigilanza sanitaria della Stazione Ferroviaria. Fu membro, inoltre, della Congregazione di Carità, che tra l’altro si occupava dell’Ospedale Civile, e direttore del Monte di Pegni per i poveri istituito per testamento dall’avo Francesco Antonio, Vicepresidente del Comizio agrario e membro delle commissioni per il collaudo dell’acquedotto crotonese, per le Cucine economiche e circondariale per il Tiro a Segno, oltre che presidente della locale Società di Tiro a Segno, fece parte, ancora, di Commissione teatrale, di varie società sportive e di giurie disparate. Fu anche presidente della Banda cittadina, una delle sue “creature” più amate.
Dopo la riforma legislativa del 1907, ebbe posto tra i componenti della Commissione Provinciale Conservatrice dei Monumenti, dei musei, degli scavi e degli oggetti di antichità e d’arte, nonché tra quelli della Commissione Comunale per il Museo d’Antichità crotoniate, istituito nel 1910, con il titolo «della Magna Grecia» quasi subito mutato in «Museo Civico in Cotrone».
Paradossalmente, la molteplicità degli interessi culturali e sociali ne ha forse oscurato il ruolo decisivo nella nascita del Museo Civico di Crotone e nell’avvio degli interventi statali a Capo Colonna. Non esitò a scrivere decine di lettere accorate ai deputati locali, in particolare all’on. Lucifero (fratello di Armando, Ispettore Onorario del competente Ministero per oltre trent’anni), che fu pure sottosegretario alla Pubblica Istruzione del secondo governo Sonnino (1909-1910), ai Ministri competenti e allo stesso Sovrano. Li sollecitava perché intervenissero in materia di viabilità di collegamento tra la città e Capo Colonna, di restauro e conservazione della colonna superstite del tempio di Hera Lacinia, di riconoscimento di quest’ultimo come Monumento Nazionale, traguardo finalmente raggiunto nel 1906, di scavi archeologici nel sito stesso (avviati da Paolo Orsi nel 1910) – Sculco promosse e animò appositamente un Comitato «pro Capocolonna» – ma anche a Capo Cimiti, aspirazione frustrata, quest’ultima, nonostante le rassicurazioni dell’allora Ministro dell’Istruzione Vittorio Emanuele Orlando. 
Morì all’età di sessantasette anni e le sue spoglie riposano nella cappella che aveva fatto edificare nel 1891, insieme ai fratelli, all’interno del settore storico del cimitero di Crotone.  (Margherita Corrado) © ICSAIC

Nota bibliografica

  • Paolo Orsi, Croton. Prima campagna di scavi al santuario di Hera Lacinia, «Notizie degli Scavi di Antichità», 1911, pp. 77-122;
  • Salvatore Petrolillo, In morte del Cav. Nicola Sculco Duca di Santa Severina, Stab. Tipografici U. Fedeli – Successore De Meo, Castellammare di Stabia 1914;
  • Angelo Vaccaro, Kroton, MIT, Cosenza 1966;
  • Elena Lattanzi, Problemi archeologici. Dalla ricerca alla tutela, in Crotone, Atti del XXIII Convegno di Studi sulla Magna Grecia (Taranto, 7-10 ottobre 1983), Arte Tipografica Editrice, Napoli 1984, pp. 95-117;
  • Carmelo G. Severino, Crotone. Da polis a città di Calabria, Laterza, Roma-Bari 1988;
  • Andrea Pesavento, Vicende degli Sculco e del loro palazzo di Crotone, «La Provincia KR», nn. 16-17,1999;
  • Christian Palmieri, Carlo Turano (1864-1926). Democratico socialista. Un protagonista delle vicende politiche calabresi e delle questioni meridionali tra Otto Novecento, Pellegrini Cosenza 2006;
  • Francesco Campennì, «Molto curioso et vestigatore dell’antiquità»: la figura del collezionista antiquario fra identità civica e tradizione fa miliare (secoli XVI-XIX), in Alessandra Anselmi (a cura di), Collezionismo e politica culturale nella Calabria vicereale borbonica e postunitaria, Gangemi, Roma 2012, pp. 447-471;
  • Margherita Corrado, Capo Colonna. Luci e ombre dal Medioevo al XX secolo, Città del Sole, Reggio Calabria 2012;
  • Alfredo Ruga, Crotone romana: dal Promontorio Lacinio al sito “acheo”, in Roberto Spadea (a cura di), KrotonStudi e ricerche sulla polis achea e il suo territorio, Atti e Memorie della Società Magna Grecia, Quarta Serie, V, 2011-2013, Roma 2014, pp. 181-272;
  • Margherita Corrado, La città senza memoria. Ristampa commentata dei Ricordi sugli Avanzi di Cotrone raccolti da Nicola Sculco a cento anni dalla pubblicazione, Città del Sole, Reggio Calabria 2014;
  • Marcello Barbanera, Elisabetta Celia, L’archeologia come strumento di coscienza civica, Paolo Orsi e Armando Lucifero pionieri della ricerca archeologica in Calabria, Rubbettino Soveria Mannelli 2015;
  • Margherita Corrado, Nicola Sculco, dimenticato protagonista del panorama culturale crotonese a cavallo del Novecento, in 9 personaggi di paesi e città di Calabria, Quaderni Upmed n. 1, Casa Editrice Publigrafic, Cotronei 2017, pp. 187-209;
  • Margherita Corrado, Paolo Orsi in Magna Grecia. I primi «scavi governativi» a Capo Colonna di Crotone, Atti e Memorie della Società Magna Grecia, Quinta Serie, II, 2017, Roma 2018, pp.143-170. 
  • Margherita Corrado, Il Museo prima del Museo. Dal Museo Civico in Crotone (1910-1966) al Museo Nazionale Archeologico di Crotone (1968), Città del Sole, Reggio Calabria 2018.
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