Serra, Nicola

Nicola Serra [Cosenza 24 maggio 1867- Cosenza 22 aprile 1950]

Nacque da Gaetano e da Vincenza Carbone, una famiglia benestante della città bruzia. A Cosenza svolse gli studi liceali al Bernardino Telesio, trampolino di lancio per l’Università e le libere professioni. Conseguita la maturità, si trasferì a Napoli, dove frequentò i corsi di giurisprudenza. Raggiunto il privilegium, la laurea dottorale, una conquista che gli avrebbe consentito l’ingresso immediato nella cerchia del notabilato cosentino, iniziò a esercitare l’attività forense nella sua città. Ben presto assunse una posizione di rilievo nel foro cosentino sino a essere un apprezzato professionista a livello nazionale. 
Con la formazione del partito dei lavoratori italiani nell’agosto 1892, alla fine dell’anno anche a Cosenza si costituì, con il contributo di Serra, il primo gruppo socialista. Nell’aprile del 1893 entrò a fare parte, con Pasquale Rossi, Luigi Caputo e Domenico Le Pera, del consiglio direttivo del settimanale socialista il «Domani». Il foglio e il gruppo, non riuscendo a soddisfare le esigenze dei socialisti e a definire una precisa azione politica, ebbero solo alcuni mesi di vita. 
Nelle elezioni amministrative del 1893 si candidò, con Pasquale Rossi e Francesco Cerrito, per il rinnovo del consiglio comunale di Cosenza e con 423 voti preferenze risultò il quarto eletto. Negli ultimi mesi dell’anno ricostituì con altri socialisti l’Associazione socialista cosentina e collaborò al tentativo di dare alla luce un nuovo periodico, del quale sarebbe dovuto diventare direttore. Il progetto del giornale non vide mai la luce, a causa dell’assenza di un movimento operaio coscienze e per il ritorno nel dicembre del 1893 di Francesco Crispi a presidente del Consiglio dei ministri, il quale attuò una politica repressiva nei confronti delle organizzazioni socialiste. 
Nell’aprile del 1894, con Domenico Milelli, Luigi Caputo, Pasquale Rossi e altri, iniziò a collaborare con il giornale socialista «Humanitas», fondato da Giovanni Domanico. Il 1° maggio dello stesso anno sottoscrisse, con Caputo, Domanico e Rossi, un manifesto, pubblicato su «Humanitas», nel quale confermò l’attivismo dei socialisti nella regione e si proclamò membro del comitato regionale del partito socialista calabrese. Tutti i firmatari furono processati e condannati per contravvenzione alla legge di pubblica sicurezza.
Nelle elezioni amministrative del maggio 1895 si candidò, con Rossi e altri, nella lista elettorale liberale-massonica di Roberto Mirabelli e con 945 consensi fu il nono eletto e riconfermò la sua presenza nell’organo rappresentativo municipale. La vicenda suscitò diverse critiche e in una lettera anonima, pubblicata su «La Vigilia», fu accusato, con Rossi, di essere spinto da «morbose ambizioncelle» e di provocare la «dissoluzione del nucleo cosentino» socialista; accuse smentite da un ordine del giorno approvato dalla maggioranza gruppo socialista cosentino. L’evento fu sintomo delle difficoltà dei socialisti cosentini di radicarsi nelle classi popolari, di comprenderne la loro arretratezza e miseria secolare e delle forti confusioni teoriche del primo socialismo calabrese. Aspetti confermati dall’avvocato cosentino in occasione della festa del 1° maggio, dove ammise pubblicamente le debolezze presenti nel socialismo calabrese.
Nel dicembre 1895 fu nominato socio corrispondente dell’Accademia cosentina, nell’aprile del 1896 fu elevato a socio ordinario e nel novembre fu fra i firmatari che approvarono il progetto di regolamento interno della biblioteca civica di Cosenza. 
Nelle elezioni politiche del 21 marzo 1897 sostenne la candidatura di Giovanni Domanico nel collegio di Rogliano Calabro e fu membro del giurì d’onore, istituito dal partito socialista italiano, il quale espulse dall’organizzazione l’agitatore calabrese con l’accusa di essere un informatore delle autorità di pubblica sicurezza. Nel dicembre 1898 con Luigi Fera e Oreste Dito contribuì alla pubblicazione del periodico «Cosenza laica», strumento di lotta contro il clericalismo locale.
Nel 1889 fu fra i promotori, con Rossi, Luigi Aloe e altri, della ricostruzione del gruppo socialista cosentino, scomparso dalla scena locale nel 1897 a causa della reazione crispina. Nelle elezioni amministrative del novembre del 1900 fu eletto, con Pasquale Rossi, Aurelio Tocci, Antonio Chiappetta, Luigi Aloe e Agostino Deni, nel consiglio comunale di Cosenza. La nuova giunta ebbe breve durata e nel febbraio 1901 la cittadinanza fu richiamata alle urne. Candidato nella lista socialista non riuscì a essere rieletto, causando grande scalpore nell’ambiente politico cittadino, poiché dal 1893 egli era stato interottamnete consigliere comunale. Dopo la sconfitta elettorale, modificò il suo orientamento politico passando al partito radicale.
Nel 1906, dal matrimonio con Maria La Costa dei baroni di Malvito, nacque Lydia la prima donna calabrese a conseguire la laurea in legge e che nel 1946, tra le prime donne in Italia, fu eletta sindaco di Tropea. Nel medesimo anno fu nominato vicepresidente dell’Accademia cosentina, carica che lasciò nel 1910 per motivi politici. Nelle elezioni politiche del 7 marzo 1909 si candidò con i radicali nel collegio di Cosenza, e ottenendo 964 preferenze al primo turno e 1.883 consensi al secondo turno non riuscì a essere eletto.
Nella successiva competizione elettorale del 26 ottobre 1913, candidatosi con i radicali nel collegio di Cosenza, fu eletto deputato del Regno d’Italia con 5.497 preferenze. Nel 1914 sottoscrisse con altre figure politiche, culturali ed enti un comitato per la raccolta di fonti per la biblioteca civica. Nelle elezioni del 16 novembre 1919 si candidò nella lista radicale, contrassegnata da un aratro, nel collegio di Cosenza e con 5.686 consensi (3.793 voti di preferenza e 1.893 voti aggiunti riportati in altre liste), pur collocandosi quarto, non riconfermò il suo seggio. 
Nelle successive elezioni del 15 maggio 1921, le ultime cui partecipò, si candidò nel collegio di Catanzaro con la lista dell’unione nazionale democratica, contrassegnata dall’aratro, e con 19.660 consensi (12.922 voti di preferenza e 7.738 voti aggiunti riportati in altre liste) fu il nono eletto e ritornò a essere deputato. Nel corso della legislatura fu dal 1921 al 1923 membro della giunta per le elezioni, nel primo e nel secondo governo di Luigi De Facta (26 febbraio 1922 – 1° agosto 1922 e 1° agosto 1922 – 31 ottobre 1922) assunse la carica di sottosegretario al dicastero della Marina mercantile. Al termine della legislatura si ritirò dalla vita politica nazionale e non si ricandidò alle elezioni del 6 aprile 1924, quando fornì sostegno al partito democratico sociale. Ritornato a Cosenza, si dedicò all’attività forense e agli studi umanistici di cui era cultore.
Nel 1925 si costituì parte civile nel giudizio contro i responsabili dei fatti di Firmo, avvenuti due anni prima, qaundo il sindaco, Celeste Frascino, uccise Domenico Gramazio, ferì Angelo Feraco – membri di famiglie dell’ancien régime locale, contro le quali il primo cittadino nutriva antichi rancori – e un contadino che passava di lì per caso.
Nel 1927 fu nominato presidente dell’Accademia cosentina, carica della quale fu privato dal fascismo. Nei confronti del regime mussoliniano assunse, all’indomani della Marcia su Roma, un atteggiamento ostile, ma con il suo consolidamento mutò le proprie posizioni e non mancò di esprimere pubblicamente, in conferenze e arringhe giudiziarie, la sua devozione al regime; tuttavia, non s’iscrisse mai al partito. 
All’indomani della caduta di Mussolini riassunse la presidenza della locale Accademia, fu nominato commissario per la ricostruzione della città bruzia e dal 1943 al 1950 fu presidente della provincia cosentina. Nel luglio del 1944, presso la sala dell’amministrazione provinciale di Cosenza, commemorò i martiri dei moti insurrezionali del 1844-1849 e nello stesso anno iniziò a collaborare con il Bollettino della società di storia patria per le Calabrie, fondato e diretto da Francesco Vaccaro. 
Nel 1945 riunì in sé la carica di presidente della deputazione provinciale e dell’ordine forense. Il 25 febbraio dello stesso anno tenne un discorso nell’aula magna del consiglio dell’ordine degli avvocati, l’attuale palazzo Arnone di Cosenza, promuovendo l’inizio dei corsi liberi – giurisprudenza e commercio – dell’Università Calabro-Lucana. Entrò a fare parte, con Francesco Vaccaro e altri nel comitato organizzativo per l’attuazione dei corsi accademici e nell’aprile fu nominato presidente del consiglio di amministrazione del nuovo organismo. Nel 1948 aderì a Fronte democratico popolare cosentino. Nel febbraio del 1950 mostrò preoccupazione per le condizioni dell’Accademia e della biblioteca civica e sostenne la necessità di rilanciarne le attività. 
Nella sua esperienza parlamentare e governativa intervenne alla Camera 68 volte, con particolare interesse per le problematiche riguardanti la città di Cosenza. Nella veste di presidente dell’Accademia fu promotore di attività culturali di ogni genere, pubblicò diverse annate degli Atti accademici e organizzò numerose conferenze.
Morì all’età di 83 anni. 
Nella seduta del 26 aprile, Adolfo Quintieri, Gennaro Cassiani e Fausto Gullo intervennero alla Camera commemorandolo come un pioniere del socialismo in Calabria, una figura dai solidi principi democratici, un uomo dalla vasta cultura e dedito alle manifestazioni letterarie, giuridiche e storiche. Lo stesso giorno fu commemorato anche al Senato. (Prospero Francesco Mazza) © ICSAIC 2020

Nota bibliografica

  • Camera dei deputati, Atti parlamentari, Discussioni, 26 aprile 1950;
  • Senato del Regno, Atti parlamentari, Discussioni, 26 aprile 1950;
  • Pietro Mancini, Il partito socialista italiano nella provincia di Cosenza (1904-1924), Pellegrini, Cosenza 1974;
  • Giuseppe Masi, Serra Nicola, in Franco Andreucci, Tommaso Detti, Il movimento operaio italiano. Dizionario biografico 1853-1943, vol. IV, Editori Riuniti, Roma 1978, pp. 612-613;
  • Giuseppe Masi, Socialismo e socialisti in Calabria: 1861-1914, Società Editrice Meridionale, Salerno-Catanzaro 1981;
  • Vittorio Cappelli, Politica e politici, in La Calabria, a cura di Piero Bevilacqua e Augusto Placanica, Einaudi Editore, Torino 1985, ad indicem;
  • Vittorio Cappelli, Politica e politici in Calabria dall’Unità d’Italia al XXI secolo, Rubbettino, Soveria Mannelli 2018, ad indicem;
  • Enzo Stancati, Cosenza e la sua provincia dall’unità al fascismo, Pellegrini, Cosenza 1988;
  • Michele Chiodo, L’Accademia cosentina e la sua biblioteca: società e cultura in Calabria, 1870-1998, Pellegrini, Cosenza 2002.

Nota archivistica

  • Archivio Centrale dello Stato, Casellario politico centrale, busta 4766, fasc. 062154.
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