Serra Toraldo, Lydia

Lydia Serra Toraldo [Cosenza, 1 agosto 1906 – Tropea (Vibo Valentia), 13 luglio (1980)]

Nasce a Cosenza da Nicola Serra – avvocato, deputato del Regno d’Italia nella XXIV e XXVI legislatura e sottosegretario alla marina mercantile nei due governi di Luigi Facta – e da Maria La Costa dei baroni di Malvito.
A soli 23 anni, si laurea in giurisprudenza a Roma con Vittorio Emanuele Orlando, discutendo una tesi sulla questione del voto femminile. È la prima laureata in Calabria in giurisprudenza, ed esercita l’avvocatura nello studio legale del padre assieme a Gennaro Cassiani, futuro parlamentare della Democrazia Cristina, sottosegretario e ministro.
Nel 1933 sposa l’ingegnere Pasquale Toraldo dei marchesi di Tropea, conosciuto a Cosenza quando lui vi si reca per partecipare a un incontro della Gioventù Cattolica, e si trasferisce a Tropea. Dal matrimonio nascono 4 figli: Nicola Maria, Carlo Felice, Pier Raffaele e Raffaella Maria.
È in questa cittadina dell’allora provincia di Catanzaro che inizia la sua carriera politica, che dura poco più di un ventennio: amministra la città dall’aprile del 1946 all’autunno del 1960 e siede per ben due volte consecutive fra i banchi dell’opposizione consiliare a partire del novembre del 1960. 
Nella prima tornata elettorale del secondo dopoguerra, la Dc tropeana ottiene la vittoria alle amministrative con il 70% delle preferenze e conquista la maggioranza consiliare (16 seggi su 20). Candidata in questa lista, Lidia guadagna il secondo posto (1.358 consensi), distanziandosi di poco dal primo arrivato, il cognato Giuseppe Toraldo (1.365 voti). 
La sua nomina all’unanimità arriva l’8 aprile, due settimane dopo l’apertura delle urne, a causa di dissidi nel partito locale riguardo la scelta del sindaco e della giunta, che verranno risolti grazie all’intervento del vescovo Felice Cribellati in favore della Serra, che vanta conoscenze presso la Santa Sede – il fratello del marito, monsignor Carlo Emanuele è Cameriere Segreto Partecipante di Pio XI e Pio XII –, all’interno della dirigenza democristiana calabrese e nel mondo imprenditoriale romano. È una delle tre donne sindaco elette in Calabria.
Le sue scelte amministrative del primo quinquennio sono in buona parte tese a risollevare le sorti delle fasce più povere della sua comunità, che le si rivolgono pubblicamente con l’appellativo di «a mammicea nostra». Al contempo, queste scelte scatenano nei suoi confronti l’ostilità della locale classe agiata di nobili, intellettuali e professionisti, e della piccola borghesia cittadina emergente. Dai suoi colleghi le viene inoltre rimproverato di aver creato una sorta di «regime feudale», tramite una gestione accentrata del potere, dato che ella prende in prima persona tutte le decisioni, senza sottoporle al vaglio del consiglio comunale, raramente convocato. 
Questo clima influenza lo svolgimento delle amministrative del 1952, che vedono la partecipazione di tre diversi competitor: la Dc; la lista civica dal nome «Madonna di Romania-Patrona di Tropea», che accoglie democristiani, socialisti e rappresentanti di destra; la lista «Stella e Corona», di matrice monarchica, capeggiata dal cognato Giuseppe Toraldo. La Dc registra un calo nei consensi (-12,5 punti percentuali), ma riesce a mantenere il primo posto e i 16 seggi in consiglio comunale. La sindaca uscente rafforza invece la sua posizione, passando da 1.358 preferenze ottenute nella tornata elettorale precedente a 1.929, con un incremento pari a 571 voti. Se ciò le garantisce un rinnovo del mandato, non la preserva però da ulteriori conflitti, sempre più accesi e più ampi.
All’origine della nuova crisi sta il disaccordo fra la sindaca e i consiglieri per la nomina di assessore delegato al controllo della polizia urbana e dell’annona. La attività amministrativa si svolge in una condizione di evidente debolezza, soprattutto dopo la seduta consiliare del 19 novembre 1952 durante la quale 11 consiglieri su 19 chiedono le dimissioni della sindaca. 
Con l’imminente svolgimento delle elezioni politiche del 1953 – a cui presenta la sua candidatura, bocciata dalla commissione circoscrizionale democristiana di Vibo Valentia – si crea a Tropea un apparente equilibrio che salta definitivamente nel maggio del 1954 con la nomina di un commissario prefettizio in attesa delle elezioni.   
Estromessa dalla lista della Dc, la sindaca uscente presenta una lista autonoma, «Giustizia», con l’appoggio «delle superiori Autorità ecclesiastiche e governative» e ottiene 1.484 preferenze, con uno scarto di 431 voti rispetto al primo degli eletti della Dc, Antonio Barone Adesi; la lista «Giustizia» è sostenuta dal 44,7% dell’elettorato, mentre la lista della Dc si ferma al 32,4%. L’appoggio alla sindaca arriva anche dai missini e dai monarchici. Come si legge nel quotidiano «Il Popolo», a Tropea si assiste dunque alla vittoria dei democristiani «in maggioranza e in minoranza».  
Comincia così il suo terzo mandato tra le congratulazioni di Luigi Einaudi, allora Presidente della Repubblica, e di diversi esponenti della dirigenza democristiana romana. Viene però denunciata al collegio provinciale dei probiviri locale e nazionale per la presentazione di una lista autonoma.  Come conseguenza, lei e il suo gruppo di fedelissimi vengono espulsi dalla Dc.
L’istituzione della locale scuola pubblica determina per la sindaca la perdita del sostegno di una parte del notabilato locale, che ha interessi diretti nel mantenimento di una scuola privata che fino ad allora ha costituito l’unica possibilità di accesso all’istruzione superiore per le classi più elevate. La successiva costruzione di un lido attrezzato compromette inoltre i suoi rapporti con il clero di Tropea, che vede in questo progetto una spinta all’edonismo e all’ostentazione del corpo. Riesce tuttavia a mantenere le sue amicizie romane, in particolare con Gennaro Cassiani e Domenico Larussa, che le consentono di drenare risorse economico-finanziarie dal centro verso la sua «diletta città», sebbene le cifre si riducano gradualmente. Questi fattori determinano la conclusione anticipata della sua amministrazione, formalmente causata da un’ispezione di Palazzo Sant’Anna, che rileva delle irregolarità nella riscossione di alcune entrate e la mancanza del registro delle delibere del consiglio comunale.
Si torna al voto nel novembre del 1960. Tre le liste presentate: «Giustizia», la lista Dc capeggiata dal deputato Fausto Bisantis e quella del Psi, guidato da Francesco D’Agostino. «Giustizia» arriva con il 41,1% al secondo posto, e la Dc registra il 48,2%. La perdita del suo consenso personale è limitata (-115 voti), ma sufficiente a far nominare primo cittadino Riccardo Toraldo di Francia, dopo la rinuncia da parte di Fausto Bisantis. La sindaca uscente e gli altri consiglieri di minoranza si rifiutano di avallare la decisione, evitando di partecipare alla prima seduta del nuovo consiglio comunale.
In seguito, si candida alle elezioni politiche del 1963 nel Partito Liberale Italiano per il collegio di Vibo, con il beneplacito di Giovanni Malagodi, e poi alle amministrative del 1964, che si risolvono in una pesante sconfitta. Ottiene 391 voti e la lista «Giustizia» il 34,3%, mentre la Dc di Riccardo Toraldo di Francia riconferma il suo predominio cittadino. Si tratta degli ultimi appuntamenti politici a cui partecipa. Si ritira a vita privata, dedicandosi alla sua famiglia e alla gestione delle diverse proprietà terriere e immobiliari, situate a Malito, Pianecrati e Cosenza. Si ritaglia inoltre del tempo per dipingere dei quadri, ancora oggi conservati nel palazzo Toraldo a Tropea. Il suo interesse per la politica e il suo desiderio di giustizia sociale rimangono comunque intatti, tanto che per alcuni anni fa la corrispondente per il quotidiano «Roma» di Napoli, diretto all’epoca da Alberto Giovannini, e il giudice popolare presso il tribunale di Crotone.  
Per il suo impegno politico-amministrativo, le viene conferita, nel 1972, l’onorificenza dell’Ordine al merito della Repubblica Italiana.
Muore all’età di 74 anni. (Lucia Montesanti). © ICSAIC 2020

Nota bibliografica

  • Fausto Cozzetto, Fulvio Mazza, Il vantaggio della stabilità, in F. Mazza (a cura di), Tropea. Storia. Cultura. Economia, Rubbettino, Soveria Mannelli 2000;
  • Bruna Bertolo, Prime…. Sebben che siamo donne. Storie di italiane all’avanguardia, AnanKe, Torino 2013;
  • Camera dei Deputati, Le Prime Italiane nelle Istituzioni, Roma 2016;
  • Francesco Barritta, Lydia Toraldo Serra, la “Sindachessa” di Tropea, «Gazzettinotropea.it», 14 maggio 2016;(https://www.gazzettinotropea.it/2016/05/14/lydia-toraldo-serra-la-sindachessa-di-tropea/);
  • Lucia Montesanti, Francesca Veltri, Il governo di Lydia Toraldo Serra: elezioni e ceto politico, in Tiziana Noce (a cura di), Lydia Toraldo Serra e le altre sindache democristiane nell’Italia della Ricostruzione, Rubbettino, Soveria Mannelli 2017;
  • Lucia Montesanti, Francesca Veltri, La comunicazione politica di Lydia Toraldo Serra. Uno studio dell’archivio di una delle prime “sindachesse” di Calabria, AIDAinformazioni, 2017.
  • Tiziana Noce (a cura di), Lydia Toraldo Serra e le altre sindache democristiane nell’Italia della Ricostruzione, Rubbettino, Soveria Mannelli 2017.

Nota archivistica

  • Archivio Storico del Comune di Tropea, Registri dei consigli comunali 1946-1960.
  • Archivio Toraldo Serra, Tropea, Carteggio Lydia Serra Toraldo.
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