Siciliani, Domenico

Domenico Siciliani [Cirò (Crotone) 1 maggio 1879 – Roma, 6 maggio 1938]

Nacque a Cirò, all’epoca in provincia di Catanzaro, da antica e benestante famiglia, dalla quale uscirono anche notevoli figure di intellettuali e uomini di cultura, come Benedetto e Ferdinando, entrambi magistrati e giureconsulti. Il padre Mario, noto possidente e produttore di vini, fu anche sindaco di orientamento politico monarchico-liberale della sua città e realizzò importanti opere pubbliche, come le strade di collegamento con i vicini comuni di Crucoli e Melissa; la madre si chiamava Antonietta Catanzaro. Suo fratello Luigi fu un noto letterato, poeta e politico. Sposò Matilde Serena Monghini.
Manifestò fin da giovanissimo spiccate attitudini per la vita militare e politica. Entrò nel 1891 nel Collegio militare, quindi frequentò la Scuola militare di Modena nel 1896-1898, completando l’iter formativo a Torino, presso la Scuola superiore di Guerra. Nel 1911, all’indomani dello scoppio della guerra italo-turca, partì per la Libia, partecipando attivamente a quel conflitto, dove si distinse nella presa di Derna, guadagnandosi una medaglia d’argento al valor militare. Tornato in Italia, alla vigilia dello scoppio della Grande Guerra 1915/18, partiva per il fronte e il 24 maggio; partecipò all’attacco di monte Porè, ottenendo la seconda medaglia d’argento al valore militare. Nel novembre del 1915 fu inviato come Capo di Stato Maggiore in Albania, dove disimpegnò incarichi delicatissimi e predispose le difficilissime condizioni di sgombero dell’esercito serbo, riuscendo a porre in salvo la vita stessa del re Pietro di Serbia. Rimpatriato nel 1917 e promosso colonnello ad appena 37 anni, venne destinato al Comando Supremo del Regio Esercito.
Nel 1918 fu nominato Capo dell’Ufficio Stampa e Propaganda del Comando Supremo e incaricato di redigere i bollettini di guerra. Il suo nome è legato al famoso storico Bollettino della Vittoria, da lui compilato il 4 novembre 1918, alle 5 del mattino. Secondo testimonianze familiari avrebbe collaborato alla stesura il fratello poeta Luigi che, per telefono, gli avrebbe dettato parte del testo. Ma questa tesi della collaborazione del fratello non è storicamente dimostrata e rimane un’ipotesi, che ancora oggi fa discutere. Secondo lo storico locale Egidio Mezzi, il testo del Bollettino della Vittoria non fu scritto a quattro mani ma è opera soltanto del Generale, del quale riflette lo stile lineare e fluido, riscontrabile in altri suoi scritti.
Domenico Siciliani, del resto, è stato non solo un uomo d’arme ma anche uno scrittore, autore di numerosi articoli non solo di argomenti militari, ma anche di carattere letterario. Di lui ci rimane anche un articolo apparso sulla «Rivista di storia», dal titolo: Come scrissi il Bollettino della Vittoriadel 4 novembre 1918, in cui «il Comando Supremo volle dare a tutti pari riconoscimento e gratitudine, esaltando sullo stesso piano meriti, azioni e intenzioni». Il Generale Diaz, che lo firmò, «volle che tutte le Forze Armate – scrive ancora – che avevano contribuito alla vittoria finale, figurassero nel documento ufficiale che la consacrava».
Luigi Aliquò Lenzi e Filippo Aliquò Taverriti, nel loro dizionario bio-bibliografico Gli scrittori calabresi scrivono che «lo storico Bollettino della Vittoria fu scritto da lui ed è un monumento di patriottismo e di prosa italiana». I biografi sopracitati riferiscono, inoltre, che nel 1919 Domenico Siciliani fu chiamato a dirigere l’Ufficio Storico dello Stato Maggiore, e alla fine dello stesso anno passò quale Capo di Stato Maggiore al Commissariato militare straordinario per la Venezia Giulia.
Nel dicembre del 1919 venne scelto dal Maresciallo Badoglio quale suo segretario, e nel luglio del 1921 lo seguì negli Stati Uniti d’America «per fare presso gli Americani ed i connazionali l’esaltazione della vittoria e contribuire a dare con la sua parola e con la sua presenza un senso di sicurezza e tranquillità che significasse agli occhi dei connazionali e degli americani quali realmente fossero le condizioni dell’Italia dopo la guerra» (Mezzi).Le impressioni sul viaggio nell’America del Nord, svoltosi  da luglio a settembre del 1921; furono riportate nel libro Fra gli Italiani negli Stati Uniti d’America, pubblicato nel 1922, in cui l’autore, oltre a descrivere il paesaggio delle sconfinate praterie e lo sfavillio di luci delle metropoli americane, ci parla  delle numerose colonie di italiani residenti in tutti i centri americani, da lui visitate, sottolineando di aver trovato nei nostri connazionali emigrati un popolo forte, lavoratore, legato con profonda nostalgia alla terra d’origine, ma che è riuscito in pochi decenni di duro lavoro a raggiungere alti gradi di benessere.
Rientrato in patria, fu nominato aiutante in campo del Re Vittorio Emanuele III e nel 1926 assunse il comando dei cacciatori delle Alpi. «Badoglio, governatore dell’unificata colonia di Tripolitania e Cirenaica (21 gennaio 1929), lo richiese per il vice governatorato della Cirenaica dal gennaio del 1929 al marzo del 1930, con l’intento di attuare una strategia politico-militare di negoziazione finalizzata alla spartizione del potere in colonia» (M. Ulturale). 
Siciliani si adoperò per avviare la Cirenaica verso un’era di pace e i suoi sforzi furono coronati inizialmente dal successo. Dopo il mancato rinnovo dell’accordo con Omar el Muktar, il vecchio guerriero nemico costante dichiarato degli Italiani, come fa notare lo storico Del Boca, ci fu una ripresa della politica fascista di guerra e la richiesta da parte del Ministro delle colonie (Emilio De Bono), di sostituire Siciliani, che nel marzo 1930 lasciava il vice governatorato della Cirenaica, per assumere il comando delle truppe della Tripolitania, comando che tenne fino al 24 aprile 1935. Il 1° maggio dello stesso anno venne chiamato al comando della Divisione “Fossalta” (Bologna).
Per queste sue benemerenze ricevette il titolo di Conte. Nell’aprile del 1936 assunse in Etiopia il Comando della I Divisione «Camicie Nere 23 marzo», soltanto un mese prima della conclusione della campagna che decise la costituzione dell’Impero Italiano in Africa Orientale. Rientrato in Italia, nel gennaio del 1937, fu promosso al comando del Corpo d’Armata di Roma. Vi rimase fino alla morte, avvenuta il 6 maggio del 1938, giorno della visita di Adolfo Hitler in Italia, in occasione della quale Siciliani avrebbe avuto il comando della rassegna delle truppe.
Il 6 novembre del 2018, in occasione del I Centenario della Grande Guerra, il Comune di Cirò, dopo averlo commemorato in un apposito convegno, ha collocato in una piazzetta del centro storico un busto bronzeo raffigurante il Generale, donato dalla famiglia. (Franco Liguori) © 2020

Opere

  • Fra gli Italiani degli Stati Uniti d’America, Stabilimento Tipografico per amministrazione della guerra, Roma 1922;
  • Paesaggi LibiciTripolitania, F. Cacopardo, Tripoli 1934:
  • L’esercito coloniale italiano, Succ. frat. Fusi, Pavia 1935;
  • Come scrissi il Bollettino della Vittoria, «Rivista di Storia», 1, 1938.

Nota bibliografica

  • In memoria di S.E. Domenico Siciliani, Tip. V. Ferri, Roma 1939
  • Luigi Aliquò Lenzi e Filippo Aliquò Taverriti, Siciliani Domenico, in Gli scrittori calabresi – Dizionario bio-bibliografico, Ed. del “Corriere di Reggio”, Reggio Calabria 1955;
  • Giuseppe Romeo Toscano, L’altra Calabria. Contributo dei Calabresi alla civiltà, Ed. Campanile, Roma 1979;
  • Augusto Del Boca, Gli Italiani in Libia, II, Dal fascismo a Gheddafi, Roma-Bari 1988
  • Egidio Mezzi, Cirò dotta. Figli illustri di Cirò e Cirò Marina, Studio Immagine Futura, Belvedere Spinello (Crotone) 1992, pp. 352-355
  • Antonella Cosentino e Anselmo Terminelli, La cultura nel Novecento, in Fulvio Mazza (a cura di) Cirò-Cirò Marina, Rubbettino, Soveria Mannelli 1997, p. 269;
  • Franco Liguori, A cent’anni dalla fine della Grande Guerra, un busto bronzeo dedicato a Cirò al Generale Domenico Siciliani, autore del Bollettino della Vittoria, «Il Nuovo Corriere della Sibaritide», III, 6, 2018, pp. 4-5.
  • Maurizio Ulturale, Siciliani Domenico, in Dizionario biografico egli Italiani, vol. 92, 2018;
  • Bruno Gemelli, Inchiostro calabrese nel Bollettino della Vittoria, i«Il Quotidiano del Sud», 4 novembre 2018, pp. 36-37.

Nota archivistica

  • Archivio Storico Diplomatico Ministero degli Esteri, Fondo Ministero dell’Africa Italiana, Libia, b. 150/21, f. 90.
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