Siniscalchi, Raffaele

Raffaele Siniscalchi [Cetraro (Cosenza), 2 aprile 1889 – Roma, 12 gennaio 1971]

Nacque, primo di tre fratelli, in una famiglia modestissima, da Giuseppe, pastore, e da Filomena Mollo, contadina. Frequentò a Cetraro le scuole elementari con profitto e la famiglia, malgrado le ristrettezze economiche, aveva intenzione di avviarlo al sacerdozio facendogli frequentare le prime classi del Ginnasio da don Saverio Jannelli, rettore dell’Arcipretura di San Benedetto, nella stessa Cetraro.
L’inattesa prematura scomparsa del padre, che costituiva l’unico sostegno economico della famiglia, lo portò dapprima a curare il bestiame, interrompendo il corso degli studi, per aiutare la madre e i due fratelli. In seguito, venne ammesso a un corso di allievo semaforista presso l’Arsenale Militare Marittimo di La Spezia, destinando la retribuzione quasi esclusivamente ai bisogni dei suoi familiari. 
Terminato il corso, venne imbarcato sulle navi della Regia Marina e successivamente inviato prima all’Arsenale di Taranto e poi a Crotone, presso il semaforo di Capo Colonna. Riuscì, però, in quegli anni, non senza sacrifici e tra i disagi del lavoro, a conseguire la licenza ginnasiale da privatista a Catanzaro. La guerra italo-turca, che iniziò nel 1911, gli impedì però di conseguire l’agognata licenza liceale. Frattanto, i bisogni della sua famiglia aumentavano, essendo anche cresciuti i due fratelli minori. Partì volontario per la Libia, abbandonando ancora una volta gli studi, con destinazione Bengasi, quale responsabile di una stazione per le segnalazioni militari.
Nel 1913, però, con la campagna di Libia in corso, tornò in Italia e venne inviato dapprima al semaforo di Sant’Elia, nei pressi di Cagliari, e poi sull’isola dell’Asinara. Non si può certo dire che per Siniscalchi gli anni della gioventù, a prescindere dagli eventi bellici, siano stati facili. Riuscì, però, in virtù dello zelo dimostrato nelle attività che gli vennero assegnate, a ottenere il trasferimento a Roma, presso il Ministero della Marina. Era il 1914 e quell’anno, in pratica, gli cambiò la vita e gli permise di realizzare le sue ambizioni: conseguì la maturità presso il Liceo Ginnasio “Ennio Quirino Visconti” e si iscrisse poi alla Facoltà di Medicina. 
Frequentò, ancora una volta non senza grandi sacrifici, i corsi all’Università, essendogli stato concesso di lavorare nei turni di notte al Ministero e riuscì a laurearsi senza alcuna sessione di ritardo nel luglio del 1920, con il massimo dei voti e una particolare lode del prof. Giovanni Mingazzini, neuroanatomista e psichiatra sui cui testi si sono formate intere generazioni di psichiatri, discutendo una tesi sulla demenza senile che ottenne il «Premio Giuseppe Girolami».
L’allora  Ministro della Marina, ammiraglio Giovanni Sechi, fu orgoglioso del Siniscalchi e della sua sofferta laurea in Medicina e Chirurgia e nel bollettino del Ministero scrisse: «Il Caposemaforista Siniscalchi Raffaele ha testé conseguito con votazione massima la laurea in Medicina e Chirurgia presso l’Università degli Studi di Roma vincendo anche il concorso della Istituzione Girolami. Egli è tanto più degno di lode in quanto che, durante i lunghi anni di studio, non ha mai sollecitato concessioni o facilitazioni, ma ha sempre adempiuto scrupolosamente ai suoi obblighi di servizio presso le varie destinazioni assegnategli. Per l’alto titolo accademico ottenuto, premio degno e meritato alle dure sue rinunzie di ogni momento di libertà ed all’ammirevole tenacia dei suoi propositi, mi è veramente gradito segnalarlo come esempio a quanti, con pari serietà d’intenti, aspirano ad elevare la propria condizione sociale. E’ in corso la nomina del Signor Siniscalchi a Cavaliere della Corona d’Italia».
Si aprì, quindi, un nuovo capitolo della vita di Raffaele Siniscalchi. Il prof. Mingazzini lo volle come assistente nella sua Clinica Neuropsichiatrica a Roma, ma già nel 1922, vincitore di concorso, venne assunto negli ospedali psichiatrici della provincia della Capitale e nel 1925 venne inviato a Rieti per organizzare e dirigere una struttura periferica del Manicomio romano. Cinque anni dopo divenne primario del reparto di radiologia dell’Ospedale Santa Maria della Pietà a Roma e nel 1933 ottenne la libera docenza in Psichiatria presso l’Università di Roma. In quell’anno, il 28 dicembre, sposò Maria Maddalena (detta Marilena) de’ Marchesi Leoni, romana, dalla quale ebbe due figli, Massimo e Patrizia.
Ebbe anche numerosi incarichi, tra i quali la direzione dei corsi di assistenza per infermieri e vigilatrici scolastiche e assistenti sanitarie, la direzione dei corsi di specializzazione sull’assistenza psichiatrica e radiologica, la consulenza specialistica dell’Ospedale oftalmico della provincia di Roma.
Ritornò a indossare la divisa agli inizi del 1936, quando venne richiamato in servizio con la mansione di Maggiore Medico e prese parte alla guerra italo-etiopica imbarcato sulla nave-ospedale “Gradisca” e poi all’Ospedale Militare “Sant’Anna” di Venezia.
Tornato a Roma, nel 1939 venne nominato relatore della Commissione Medica Superiore alla Direzione Generale delle Pensioni di Guerra, ma venne congedato quando, nel 1943, si rifiutò di prestare giuramento alla Repubblica di Salò, e il solo congedo fu un atto di riguardo e di clemenza verso la sua professionalità e la sua carriera. Di lui, che volle sempre privilegiare la scienza ponendola al di sopra dei regimi politici, si legge in un rapporto informativo del Generale Medico presidente della Commissione, tra i tanti elogi: «di carattere veramente adamantino, scrupolosissimo, con sagace spirito di analisi e con somma diligenza disimpegna le sue delicate mansioni medico-legali, mettendo a profitto la sua superiore competenza tecnica, l’intemerata sua coscienza e un innato senso di assoluta equità e di serena giustizia».
Gli fu conferita nel 1951 la promozione al grado di Tenente Colonnello «per meriti eccezionali» e nel 1953 venne poi nominato vice-direttore dell’Ospedale Santa Maria della Pietà. Nell’anno successivo assunse la direzione dell’Ospedale Santa Maria Immacolata di Guidonia (Roma).
Durante le sue esperienze lavorative è stato anche collaboratore di autorevoli riviste mediche (in particolare della «Rivista sperimentale di freniatria e medicina legale delle alienazioni mentali», organo della Società Freniatrica Italiana) e consulente dei più importanti enti assistenziali e di previdenza, nonché segretario della Società Italiana di Psichiatria, esponente della Società Radio-Neuro-Chirurgica e della storica Accademia Lancisiana presso l’Ospedale Santo Spirito di Roma.
Presente tra i relatori e gli organizzatori di numerosi eventi scientifici della Società Italiana di Psichiatria, diresse nel maggio del 1970 un Congresso Nazionale di Profilassi e Igiene Mentale in Calabria, nella città di Cosenza e presso le Terme Luigiane di Acquappesa (Cosenza), a due passi dalla sua Cetraro, con la collaborazione del prof. Domenico Antonio Pisani dell’Università di Messina, uno dei cultori più eminenti della Scienza neurologica e psichiatrica italiana, che con il Siniscalchi era stato partecipe e protagonista dei profondi mutamenti che vivificarono queste discipline lungo l’arco di un cinquantennio. Entrambi, peraltro, avevano compiuto studi specifici sulla riabilitazione dei pazienti psichiatrici e sulla fase evolutiva del passaggio alla gestione della salute mentale, fornendo importanti attività propedeutiche, a livello scientifico e didattico presso gli atenei e gli istituti di cura per l’introduzione della Legge 180/1978 che porta il nome di Franco Basaglia.
Fu al ritorno a Roma dopo questo Congresso che cominciò ad accusare il peso degli anni e di sicuro anche i grandi sacrifici della gioventù, e dovette essere ricoverato d’urgenza per un intervento chirurgico al quale seguirono delle complicazioni che nei mesi successivi gli furono fatali.
Morì all’età di 81 anni e l’annuncio della sua scomparsa venne dato, per suo espresso desiderio, dopo tre giorni, a tumulazione avvenuta dopo un funerale semplice  alla presenza di pochi intimi. Ciò non impedì al Rettore dell’Università della Sapienza dell’epoca, prof. Pietro Agostino D’Avack, e ai suoi colleghi specialisti e ai tanti estimatori, di ricordarlo ufficialmente nelle loro rispettive sedi.
Quella di Raffaele Siniscalchi è stata una figura importante nel panorama della medicina e, in particolare, della psichiatria italiana, ma lo scorrere dei suoi giorni ha costituito, soprattutto, un esempio di modestia e tenacia per raggiungere, attraverso rinunce e sacrifici, obiettivi di rilievo per il divenire della conoscenza scientifica. (Letterio Licordari) © ICSAIC 2020

Opere

  • Atti del 24. congresso nazionale della Società italiana di psichiatria (Venezia 23-26 settembre 1948), (a cura di) con la collaborazione di Giovanni Fattovich, Tip. dell’Ospedale Santa Maria della Pietà, Roma 1949;
  • Atti del 25. congresso nazionale della società italiana di psichiatria (Taormina 29 settembre-3 ottobre 1951),  Vol. I,  (a cura  di), Tip. Dell’ospedale Santa Maria della Pietà, Roma 1951;
  • Casa della divina provvidenza di Guidonia, Roma, L’ospedale neuropsichiatrico S. Maria Immacolata. Notizie storiche e relazione tecnico-sanitaria nel primo decennio 1 agosto 1955-31 dicembre 1964, Tip. Scuola Casa della divina provvidenza, Bisceglie 1965.

Nota bibliografica

  • I.C., La morte del prof. Raffaele Siniscalchi a Roma, «Cronaca di Calabria», 17 gennaio 1971.
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