Smurra, Tiberio

Tiberio Smurra [Longobucco (Cosenza), 26 gennaio 1882 – Rossano Calabro (Cosenza), 12 maggio 1963]

Figlio di Diomede e Anna Russo, una famiglia di artigiani del ferro. Dopo gli studi primari a Longobucco, insieme al fratello maggiore Gerardo nel 1897 emigrò in Argentina. Arruolatosi nell’Armada, la Marina da guerra argentina, con il grado di tenente macchinista, si imbarcò sull’incrociatore pesante «Almirante Brown» come addetto allo studio idrografico dello stretto di Magellano della costa patagonica, e fu impegnato anche nell’esplorazione interna dei monti della Terra del Fuego fino all’estremo Capo Horn. Ritornato a Buenos Aires restò a bordo dell’«Almirante Brown», sempre addetto agli studi idrografici dei mari argentini. 
Per assolvere agli obblighi di leva rientrò in Italia. Durante il periodo militare a Torino, nei ritagli di tempo, frequentò con profitto la prima Scuola di automobilismo ed elettrotecnica. Terminato il servizio di leva e vista l’esperienza in campo automobilistico accumulata, venne assunto come collaudatore dalla fabbrica di automobili «Orian» di Zurigo. La stessa fabbrica in seguito decise di inviarlo in Valtellina per impiantare un servizio automobilistico fra Tirano e Bormio: si trattava del primo impianto del genere in Italia.
Nel 1908 ritornò in Calabria richiamato dai fratelli per la trasformazione dello stabilimento del barone Paolo Labonia in un moderno oleificio. Nello stesso periodo venne chiamato ad allestire e dirigere un servizio automobilistico tra Cosenza e Catanzaro. Questo periodo fu certamente molto proficuo per Smurra e i suoi fratelli: aprì il cinematografo «Radium» e prese piede la sua attività di imprenditore e industriale in Calabria con la nascita della «Fratelli Smurra», poi diventata Sais («Società per azioni idroelettrica Smurra») per la pubblica e privata illuminazione, di cui divenne amministratore. Dopo aver rilevato una società già in crisi, e utilizzando l’impianto termico di questa, riuscì ad avviare lo sfruttamento delle acque ai fini industriali e per la produzione di energia elettrica. Il 10 marzo 1910, con atto del notaio Galbiati di Milano, Tiberio, insieme ai suoi fratelli Stanislao e Gerardo, entrò in possesso dell’impianto termico delle «Officine elettriche calabresi», si accollò i contratti per la pubblica e privata illuminazione. Cominciò anche un intervento di riordino delle macchine a vapore per eliminare svariati inconvenienti. Tale scelta permise di affrancarsi dalla costosa importazione di carbone estero e di diminuire i costi di produzione per l’energia elettrica, sfruttando le acque del fiume Trionto. Sorse così la centrale idroelettrica di Castellaccio, località a metà strada tra i comuni di Longobucco e Cropalati, i cui lavori vennero condotti a termine nel 1915.
Nella centrale di Castellaccio venne inizialmente installato un primo gruppo di 500HP che risultò insufficiente a causa della crescente richiesta di energia degli utenti e ne rese indispensabile un altro di 330HP. In questo periodo venne promossa anche una campagna funzionale a incentivare l’utilizzo dell’energia elettrica per esigenze anche private. L’azione promozionale consisteva nell’erogare gratis per tre mesi l’energia elettrica a quei cittadini che avevano la possibilità di farne richiesta. Tale scelta permise alla Sais di far conoscere l’utilità dell’energia elettrica nelle abitazioni, ma anche di allargare la platea dell’utenza. Il processo di elettrificazione, dopo Rossano, interessò Corigliano ed i paesi albanesi della provincia di Cosenza. L’attività imprenditoriale di Smurra andava oltre quella che era la semplice gestione degli impianti per la produzione elettrica, si allargava infatti anche ad altri settori. Nel 1911, ad esempio, aveva inaugurato a Rossano anche un cinematografo. 
Richiamato durante la Prima guerra mondiale, venne assegnato ai reparti automobilistici e successivamente destinato a una fabbrica per la costruzione di congegni militari. Nel dicembre del 1919 sposò la nobile Rosa De Stefano, nipote di Nicola Giannettasio, originario di Oriolo e illustre medico chirurgo, professore universitario e primario in importanti ospedali italiani, tra cui quello di Rossano oggi a lui intestato. Dalla loro unione nasceranno Renato, Mario, Mercedes, Ugo e Tiberio Stanislao. Il 13 novembre 1919 ricevette l’onorificenza di Cavaliere della Corona d’Italia.
Negli anni successivi, per far fronte alle crescenti richieste, si rese necessario aumentare la potenza della centrale idroelettrica di Castellaccio con la costruzione della centralina di Puntadura nel comune di Longobucco, che venne completata e messa in esercizio nel 1922. A completamento del lavoro vennero costruite le linee di alta tensione che, partendo dalla centrale di Castellaccio, collegarono elettricamente i paesi di Cropalati, Paludi, Corigliano e scalo ferroviario, il Villaggio bonifiche del Mezzogiorno del Frasso, di Thurio e di Torre Cerchiara nel comune di Trebisacce, la stazione ferroviaria di Sibari, San Demetrio Corone, Vaccarizzo, San Giorgio Albanese, San Cosmo Albanese, Macchia Albanese, Santa Sofia d’Epiro e le reti interne di detti comuni.
Per collegare questi comuni infatti vennero costruiti gradualmente 70 km di linea ad alta tensione da 20mila volts con venti cabine. Il 10 novembre 1922 vi fu l’inaugurazione delle due centrali con l’intervento dei maggiori esponenti della società civile rossanese e longobucchese. Venne anche istituita una centrale termica nel comune di Rossano dalla potenza di 240HP, quale servizio sussidiario alle prime due. Con le derivazioni elettriche secondarie vennero alimentati gli stabilimenti della Società anonima Gaslini per la lavorazione dell’olio e della sanza, un molino a cilindri ad alta macinazione, 9 molini rurali, 21 stabilimenti oleari, 7 falegnamerie, 1 segheria con teleferica silana, 4 officine meccaniche, 6 elettropompe, 1 latteria, 1 fabbrica di ghiaccio, 2 panetterie e diverse strutture per lavorazioni artigianali.
A seguito di alcuni investimenti in località Cava di Melis, nel comune di Longobucco, si adoperò per valorizzare le bellezze della Sila e promosse una serie di iniziative socio-culturali per il periodo estivo. Nel 1927 invitò un noto operatore cinematografico a girare un filmato intitolato Estate Silana che fu proiettato in diverse sale cinematografiche. In seguito si fece anche promotore, nella sua casa di Cava di Melis (località dove gli è stato dedicato un monumento), di una mostra dell’artigianato tessile longobucchese. Per pubblicizzare ulteriormente l’attività delle artigiane tessili longobucchesi, assunse l’iniziativa di allestire su alcuni autocarri una mostra itinerante nel centro di Camigliatello Silano.
Negli anni Trenta venne nominato presidente del Circolo operaio del Dopolavoro fascista di Rossano dove creò anche un centro sportivo di giovani dopolavoristi che, nel 1938, in una gara di atletica leggera svoltasi a Roma, ottenne il primo premio.
Nel 1936 la sua impresa subentrò alla Società Ing. Paolopoli e C. e fu autorizzata con decreto ministeriale a impiantare ed esercitare una linea elettrica di alta tensione dalle centrali idroelettriche di Campitelli, Sullaca e Manche Canine a vari comuni della provincia.
Nel febbraio dello stesso anno venne nominato Commendatore e poi Grande Ufficiale. Nello stesso anno assunse l’incarico di presidente dell’ospedale civile di Rossano «Nicola Giannettasio». Sotto la sua presidenza (1936-1946) si diede impulso all’attività sanitaria, vennero migliorate alcune strutture ospedaliere fornendole di camerette singole per degenti gravi e si ampliò il reparto radiologico, amministrativo e medico. Fu nominato anche presidente della locale Croce rossa italiana, incarico che mantenne fino alla sua morte. Fra i compiti che assunse la Croce rossa durante la sua presidenza vi fu quello della raccolta della carta straccia dai vari enti comunali e statali. La carta veniva posta in sacchi di iuta e prelevata ogni settimana per essere poi riciclata.
Nel dopoguerra partecipò alla vita politica di Rossano come consigliere comunale monarchico e amministratore della città.
Morì all’età di 81 anni. Rossano lo ricorda con una via intestata a suo nome in contrada Petra, allo Scalo. (Giuseppe Ferraro) © ICSAIC 2021 – 03 

Nota bibliografica

  • Alfredo Gradilone, Una bella festa del lavoro a Rossano, «Il Mattino», 9-10 novembre 1922;
  • Giuseppe De Capua, Longobucco. Dalle origini al tempo presente, Studio Zeta, Rossano 1997;
  • Mario Massoni, Selezione dai diari di Ignazio Pisani (1893-1936), s.e., Rossano 2017;
  • Mico Morabito, Tiberio Smurra. Un industriale calabreseProfilo biografico, Ardenza, Napoli 1937;
  • Salvatore Muraca, Emigrazione calabrese: longobucchesi in Argentina, «Altreitalie», 35, 2007, pp. 90-99;
  • Figure che scompaiono, «Nuova Rossano», 12 maggio 1963. 

Nota archivistica

  • Archivio privato Famiglia Smurra. 

Nota

  • L’A. ringrazia il signor Giuseppe Scibetta, della Fondazione Pomara-Scibetta, per le notizie fornite e i documenti messi a disposizione. 
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