Spinelli, Raffaele

Raffaele Spinelli [S. Agata d’Esaro (Cosenza), 15 gennaio 1898 – Latina, 22 gennaio 1988]

Fratello minore di Vincenzo, giornalista e scrittore con il quale ebbe una vita per lunghi anni parallela, nacque da Filiberto, possidente, e Maria Sirimarco, e fu registrato allo stato civile con i nomi di Raffaele, Antonio, Garibaldi, Aurelio, Mazzini, a testimonianza della fede risorgimentale del padre. Dopo gli studi di base nel paese natale, nel 1911-1913 si trasferì a Catanzaro dove conseguì la Licenza e l’Abilitazione magistrale. Da studente, a Catanzaro conobbe tra gli altri il futuro scrittore Corrado Alvaro, al quale rimase legato da profonda amicizia. Da Catanzaro si spostò a Roma per frequentare il Corso Superiore di Perfezionamento per i licenziati delle scuole normali che intendevano intraprendere la carriera di Direttori didattici e Ispettori ministeriali. 
Fu costretto a interrompere momentaneamente gli studi per partecipare alla Grande Guerra come tenente degli Alpini, dopo avere frequentato con il fratello il corso all’Accademia di Modena nel 1917. Combatté sulla Terza Tofana e poi sul fronte del Monte Grappa, ove fu ferito a un ginocchio da una mitragliatrice tedesca nella notte tra il 26 e il 27 novembre 1917 mentre attaccava le posizioni tenute dai Bavaresi della Infanterie LeibsRegiment. Si ristabilì in tempo per rientrare in linea in occasione della battaglia vittoriosa di Vittorio Veneto.
Riprese, quindi, gli studi nel 1919 e conseguì la licenza al Liceo Classico «Bernardino Telesio» di Cosenza. Si iscrisse, allora, alla facoltà di Lettere e Filosofia presso l’Università di Roma, dove era stato preceduto dal fratello, seguendo anche lui le lezioni di Giovanni Gentile e Adolfo Venturi che ne influenzarono le idee. Ancora al terzo anno di Lettere, fu attratto dalla politica e aderì al neo-costituito Fascio di Combattimento di S. Agata (1921), sempre sulla scia del fratello Vincenzo che ne era segretario e che lo indicò al Partito nazionale come addetto alla propaganda della sezione. In seguito divenne comandante della milizia, e ad appena un mese dalla marcia su Roma, con un articolo sulla «Cronaca di Calabria» (forse il suo debutto giornalistico) denunciò un tentativo dei notabili locali, già avversari tenaci del fascismo, che avevano costituito un gruppo nazionalista con l’intento di transitare nel Pnf. 
Si laureò in Lettere antiche e nel 1924 emigrò in America Latina, dove era stato preceduto dal fratello.  A Buenos Aires nel 1928  I due fratelli Vincenzo e Raffaele portarono all’altare le loro spose nello stesso giorno. Raffaele si sposò con Virginia Vercellesi, chiamata Gina, che aveva conosciuto a Roma dove anche lei si era laureata in Lettere antiche. La giovane lo raggiunse in Argentina accompagnata dal padre di lui, Filiberto, il quale rimase nella capitale porteña fino al 1929, quando nacque il nipote Italo. La coppia non ebbe altri figli.
Si dedicò all’insegnamento nelle scuole italiane e si occupò anche di giornalismo, collaborando dal 1930 al 1934 anche con il «Corriere della Sera», spesso con articoli di prima pagina che condannavano la presenza degli antifascisti in America Latina e la «diffamazione» e l’«ingiuria», che la loro attività arrecava nei confronti del regime anche mediante «le cospirazioni interrotte» e i «gravi attentati». Scrisse, ovviamente, anche articoli di diverso argomento, sebbene legati all’enfasi del regime, come uno sulle spedizioni di alpinisti italiani sulle Ande. Fu, inoltre, segretario della Delegazione generale del Partito nascita per la Repubblica Argentina, nonché gerente della locale sezione della Lega Navale e tenne diverse conferenze e conversazioni.
Nella capitale argentina apparve il suo libro Compendio de Gramatica Italiana con esercizi.
Lasciò la repubblica platense, seguendo il fratello che nel 1934 si trasferì in Brasile e lì continuò a insegnare. Del periodo brasiliano sono alcune sue pubblicazioni, tra cui un’antologia dei poeti brasiliani dal titolo Croce del Sud, primo volume della Biblioteca mondiale Bocca. Dal Brasile si spostò in Perù ove diresse l’Istituto italo-peruviano di cultura e in “camicia nera” tenne diversi discorsi “patriottici”. A Lima insegnò Storia Generale dell’Arte nell’Università Cattolica del Perù, e pubblicò il volume Historia Romana, un testo autorizzato dal Ministero dell’Educazione Pubblica per le scuole del Paese. Si occupò anche di poesia spagnola e nel 1938 sul «Meridiano di Roma» pubblicò quattro traduzioni dalla raccolta Poema del cante jondo: Il grido, Il silenzio, Quartiere di Cordoba, Dopo che è passato di Garcia Lorca. Tradusse anche poesie di Fernando Pessoa.
Nel 1942, tornò co la famiglia in Italia e partecipò alla seconda guerra mondiale. Arruolatosi come volontario, fu inviato a Caltanissetta, dove prestò servizio fra gli ufficiali della Censura Militare, e poi a Ragusa. Comattè a Gela. Du catturato dagli anglo-americani, trasportato in Algeria e rinchiuso nel Campo di Prigionia di Chanzy a sud di Orano «dove i Nordamericani avevano installato il campo 127, che ospitava più di 2000 ufficiali italiani rastrellati in Sicilia», come si legge nel suo diario di prigionia, scritto a matita su carta igienica. Fedele alla monarchia, dopo l’8 settembre e la cobelligeranza si arruolò volontario con il Regio esercito prestando servizio in Toscana con un reparto di manutenzione dell’autoparco.
Finita la guerra si stabilì a Roma, dedicandosi esclusivamente all’insegnamento (fu professore all’Istituto Magistrale Margherita di Savoia fino alla pensione negli anni Settanta), alla letteratura e alla poesia.
In questi anni ha pubblicato diversi saggi tra cui Letteratura e folklore in Colombia e César Vallejo e la poesia indigenista del Perù. Tradusse diverse opere da poeti spagnoli, portoghesi e latinoamericani. Tra di esse O amanuense Balmiro di Ciro Dos Anjos che, con il titolo “arbitrario” di Carnevale a Belo Horizonte, fu pubblicato nel 1954 dall’editore Bocca. 
Non tralasciò l’attività giornalistica e dal 1950 al 1962 per i programmi della Rai curò una rubrica radiofonica in lingua spagnola, con note e commenti di attualità letteraria destinati destinati agli emigrati italiani dell’America latina.
Poeta e traduttore di valore, collaborò a diverse riviste letterarie, tra cui «La Fiera Letteraria» e «America Latina». Saggista, scrittore, di notevole preparazione umanistica, poeta, fra le due opere di vario argomento vanno ricordate Santa Maria sopra Minerva e Per la coscienza della Vittoria, scritto in occasione della ricorrenza del dodicesimo anniversario della Vittoria nella Prima guerra mondiale.
Nel volume S. Agata una pieve sull’Esaro, il sacerdote Antonio Montalto, si sofferma sulla «sua arte poetica e il suo estro letterario» che a suo giudizio «si dispiegano in tutta la loro bellezza nella produzione delle liriche Momento di amore a una corolla e Luce sulle acque, pubblicate rispettivamente a Milano nel 1949 e a Roma nel 1957». E aggiunge: «La poesia dello Spinelli, sostenuta da una salda consapevolezza ideologica, sembra abbia colto la crisi dell’uomo contemporaneo, non privo di angosce e di tentennamenti nel cammino verso un approdo positivo, come sembrerebbe rilevare Duarte de Montalegre, quando parla di “itinerarium cordis in Deum”, nel suo saggio premesso alla traduzione in portoghese delle liriche dell’autore. Apprezzabile la sua poesia anche per questo messaggio di speranza. che ci consegna, e per la sua espressione letteraria, ampiamente sottolineata dai suoi numerosi critici».
Rimase molto legato alla Calabria e ogni estate tornava volentieri nella sua S. Agata, «per ritemprarsi nel corpo e nello spirito al contatto con i luoghi natii».
Visse sempre a Roma, nell’appartamento di Via Nomentana 322. Come ricordano in famiglia amò sempre la sua indipendenza e non volle mai trasferirsi a Latina con il figlio e i nipoti. Morì però a Latina all’età di 90 anni, nella clinica San Marco dove fu ricoverato in seguito a un ictus. Per suo espresso desiderio è sepolto a Sant’Agata, dove riposa anche la moglie che volle seguirlo anni dopo. La biblioteca comunale di S. Agata è stata intitolata a lui e al fratello Vincenzo. (Pantaleone Sergi) © ICSAIC 2021

Opere

  • Santa Maria sopra Minerva (Le chiese di Roma illustrate), Libreria Fratelli Treves, Roma 1928;
  • Compendio de Gramatica Italiana, Mele-Dante Alighieri, Buenos Aires 1935;
  • Historia Romana, Editorial Minerva, Lima 1942;
  • Momento di amore a una corolla, Gastaldi, Milano 1949;
  • Letteratura e folklore in Colombia, «America Latina», I, 2, 1952;
  • César Vallejo e la poesia indigenista del Perù, «America Latina», 1, 3, 1952;
  • Croce del Sud [precede: Disegno storico della Poesia brasiliana. Traduzione dal portoghese], Roma, Ed. F.lli Bocca, Milano-Roma 1954 (poi Nuova Accademia, Milano 1957);
  • Luce sulle acque, Quaderni Veltri, Roma 1957;
  • Stralci dal Diario di Guerra, in Vittoria Giorgi e Anna Maria Stecconi (a cura di), Non perdiamo la memoria, Associazione Culturale Eur-Ferratella, Roma 2009 pp. 27-31.

Nota bibliografica essenziale

  • Raffaele Spinelli, Nazionalisti e fascisti a S. Agata, «Cronaca di Calabria», 10 dicembre 1922;
  • Duarte de Montalegre, Alta mensagem de poesia. Estudo crítico e versâo portuguesa da poesia de Raffaele Spinelli , in «Revista de Portugalidade Gil Vicente», Guimarães 1955;
  • Ugo Mariani, Risonanze poetiche, «L’Osservatore Romano», 29 febbraio 1956;
  • Steno Vazzana, Poeti del nostro tempo: Raffeele Spinelli, «Sicilia del Popolo», 31 maggio 1957;
  • Vincenzo L. Fraticelli, Poesia si raffaele Spoinelli, «Rivista Latina», Xi, 5, 1958;
  • Ferdinando Cordova, Il fascismo nel Mezzogiorno: le Calabrie, Rubbettino, Soveria Mannelli 2003, p. 142;
  • Antonio Montalto, S. Agata una pieve sull’Esaro, Amministrazione Comunale, S. Agata d’Esaro 2013, pp. 443-444.

Nota archivistica

  • Comune di Sant’Agata d’Esaro, Registro degli atti di nascita, atto n. 4 del 10 gennaio 1898;
  • Comune di Latina, Registro degli atti di morte, atto n.17, parte I, 1988.
  • Archivio Centrale dello Stato, Mostra della Rivoluzione Fascista, b. 39, f. 113, sf. 475: “Carteggio del C.C. dei Fasci. S. Agata d’Esaro (Cosenza)”.

Nota

  • Si ringraziano il dott. Luca Branda, già sindaco di S. Agata per i materiali messi a disposizione e il dottor Raffaele Spinelli, nipote omonimo del biografato che, con il suo contributo, ha consentito il completamento e il perfezionamento di questa voce.
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