Stamati, Giovanni

Giovanni Stamati [Plataci (Cosenza), 9 giugno 1912 – 7 giugno 1987]

Nacque da Angelo e Antonietta Stamati. All’età di 10 anni si trasferì nel Monastero Esarchico di Grottaferrata per intraprendere la via del sacerdozio. Fu avviato agli studi da papàs Alessandro Ortaggi, parroco di Plataci, originario di Piana degli Albanesi. Nel Seminario Pontificio «Benedetto XV» a Roma si distinse per diligenza e abnegazione. Terminò il ciclo di studi nella Pontificia Università San Tommaso d’Aquino «Angelicum». In virtù del suo carattere serio e responsabile, fu nominato «Prefetto di camerata». Il 2 maggio 1935, infine, ricevette l’ordinazione sacerdotale nella chiesa di S. Atanasio a Roma. 
Dopo alcuni mesi trascorsi in seminario per assistere i giovani allievi, nel mese di dicembre di quell’anno fu nominato parroco di Firmo, carica che resse fino al 1942. In questi primi anni di sacerdozio, papàs Stamati manifestò particolare attenzione verso i parrocchiani meno abbienti. Dotato di vasta cultura, fu riconosciuto, all’interno del clero, come uno dei presbiteri maggiormente propensi all’evangelizzazione della società del tempo. Sulla base di queste qualità morali e intellettuali, il vescovo di Lungro, Giovanni Mele, lo nominò assistente diocesano della Gioventù maschile di Azione Cattolica.
Nel 1943 divenne arciprete della Cattedrale di Lungro, uno degli incarichi più prestigiosi della vita ecclesiale diocesana. In quei decenni, adempì a diversi compiti, fino alla nomina di vicario apostolico dell’Eparchia, avvenuta nel marzo del 1965.
Il 25 marzo 1967 Paolo VI lo nominò vescovo di Stefaniaco e amministratore apostolico sede plena dell’Eparchia di Lungro. Era ancora vivente, infatti, il vescovo Mele, che all’epoca aveva 82 anni. Il 29 giugno dello stesso anno mons. Stamati fu consacrato vescovo dell’Eparchia ma ne ricevette il titolo soltanto il 20 febbraio 1979, dopo la morte di mons. Mele. La cerimonia di consacrazione episcopale di mons. Stamati del 29 giugno 1967 fu concelebrata da mons. Mele, mons. Giuseppe Perniciaro, vescovo ausiliare di Piana degli Albanesi e mons. Andrea Katkoff, vescovo ordinante per i bizantini a Roma. Il 31 luglio, dopo una liturgia solenne, comunque, Stamati prese ufficialmente possesso canonico della Eparchia di Lungro. 
Durante la visita ufficiale in Vaticano del patriarca ortodosso Atenagora I, avvenuta il 26 ottobre 1967, mons. Stamati ebbe un incontro ufficiale con l’illustre prelato per rendergli omaggio a nome della comunità arbëreshe dell’Italia continentale. I rapporti con le massime autorità della Chiesa orientale sono testimoniati dagli incontri intercorsi, nello stesso anno, tra mons. Stamati e il metropolita ortodosso di Corinto Panteleimon Karanikolas, nonché con l’archimandrita Ghennadios Zervos, metropolita dell’arcidiocesi ortodossa d’Italia ed esarca per l’Europa meridionale.
Fu molto attento ai cicli decorativi e alla programmazione iconografica delle parrocchie incardinate nell’Eparchia di Lungro. Incoraggiò in Diocesi il lavoro di maestri iconografi provenienti dalla Grecia, dall’Albania e dall’Oriente cristiano che, con le loro opere, dimostrarono bravura e sapienza nell’arricchire le chiese.
Sul versante delle questioni teologiche, nel 1968 (6 agosto, Decreto di adozione della lingua parlata nella liturgia) introdusse la lingua arbëreshe all’interno della Divina Liturgia di S. Giovanni Crisostomo, poiché riteneva che il mantenimento di questa lingua, dopo così tanti secoli, fosse segno dell’opera di Dio. L’anno precedente, invece, codificò lo stemma ufficiale dell’Eparchia: due cerchi concentrici, uno scudo con croce greca, altri attributi della dignità episcopale, l’immagine del Buon Pastore e una nave, quest’ultima simbolo della migrazione albanese e della spiritualità orientale. La scritta in greco e in albanese «che siano una cosa sola», posta nei due festoni sottostanti la nave, testimonia il profondo legame tra il rito bizantino degli albanesi e il mondo latino che li ha accolti.
Più volte ebbe l’occasione di dialogare personalmente con i pontefici. Il 25 aprile 1968 incontrò Paolo VI in occasione del cinquecentenario della morte di Skanderbeg, e il 5 ottobre 1984 salutò Giovanni Paolo II a Lamezia Terme, in occasione della visita del Santo Padre in Calabria.
Fu molto sensibile riguardo le esigenze della comunità ecclesiale sparsa fuori dai confini dell’Eparchia. Dal 7 al 25 ottobre 1971 fece visita agli emigrati diocesani in provincia di Varese, in Svizzera e in Francia. Il 4 maggio 1978 eresse la parrocchia del SS. Salvatore di Cosenza, previo consenso dell’allora arcivescovo di Cosenza, mons. Enea Selis. La chiesa divenne sede dell’omonima parrocchia per gli italo-albanesi residenti in Cosenza e dintorni.
Il 18 luglio 1979 fu ricevuto dal Presidente della Repubblica Sandro Pertini nella Sala della Pendola del Quirinale per il «giuramento di rito».
Il 6 agosto 1981, nella cattedrale di San Demetrio Megalomartire a Piana degli Albanesi, concelebrò assieme agli arcivescovi Saba Youakim e Miroslav Marusyn, in occasione della consacrazione episcopale di mons. Ercole Lupinacci. Quest’ultimo, il 30 novembre 1987 fu nominato vescovo di Lungro, succedendo proprio a mons. Stamati.
Morì all’età di 75 anni, la domenica di Pentecoste.
Durante il suo ventennio di episcopato, mons. Stamati si contraddistinse per zelo, dedizione e virtù cristiane. Ancora oggi, il ricordo del presule è vivo nel popolo diocesano: di lui sono elogiate la mitezza d’animo, l’interessamento alle questioni ecclesiali e politiche del suo tempo e la vicinanza ai fedeli. Fu anche cofondatore del Movimento Popolare dei Cristiani in Calabria, la cui prima sezione fu aperta a Plataci, suo paese natale.
Papàs Pietro Minisci, parroco di San Cosmo Albanese ed ex Cancelliere di Curia, il 23 maggio 1998 nella sede del Centro Culturale «Santa Maria delle Fonti» a Lungro, ricordò la sua figura indicandone i seguenti tratti fondamentali: pastoralità conciliare; vita di comunione; stile di dialogo; fedeltà alla tradizione; custodia del matrimonio etnico religioso; servizio per la promozione umana. 
Una via di Lungro porta il suo nome. (Gianfranco Castiglia) © ICSAIC 2021 – 6 

Nota bibliografica

  • Discorso rivolto dal Vescovo in Cattedrale all’Ecc.mo Mons. Giuseppe Slipyi l’11 maggio, «Bollettino ecclesiastico trimestrale della Diocesi di Lungro» (BETDL), 158 (1964), pp. 2154-2155:
  • La mostra della Chiesa del silenzio a Lungro, (dal 26 al 30 agosto 1964), «BETDL» 159 (1964), pp. 2173-2174;
  • Gazzetta ufficiale della Repubblica Italiana. Parte prima, 161 (2 luglio 1966), p. 3359;
  • Consacrazione Episcopale di S. E. Mons. Giovanni Stamati, «Bollettino ecclesiastico della Eparchia di Lungro» (BEEL), n.s., 1, 1967, pp. 8-16;
  • Decreto di adozione dello stemma dell’Eparchia, «BEEL», n.s., 1, 1967, p. 17;
  • Decreto di nomina di Mons. Giovanni Stamati ad Amministratore Apostolico, «BEEL», n.s., 1, 1967, p. 4;
  • Discorso di insediamento, Lungro 29 giugno 1967;
  • La visita del Papa a Costantinopoli. Il viaggio a Roma del Patriarca Atenagora, «BEEL», n.s., 1, 1967, pp. 44-45;
  • Lettera di ringraziamento a Sua Santità Papa Paolo VI, Lungro 7 maggio 1967;
  • Lettera di risposta, Segreteria di Stato di Sua Santità, prot. n. 95622, Città del Vaticano 15 maggio 1967;
  • Visita di S. E. Panteleimon Metropolita di Corinto, «BEEL» n.s. 1 (1967), p. 67;
  • Cronaca dei festeggiamenti di Scanderbeg, «BEEL» n.s. 2 (1968), pp. 49-51;
  • Decreto di adozione della lingua parlata nella Liturgia, «BEEL», n.s. 3 (1968), pp. 14-16;
  • Eparchia. Nomina del nuovo vescovo di Lungro, «BEEL» n.s. 12-17 (1979), pp. 8-9;
  • Attilio Vaccaro, Italo-Albanensia. Repertorio bibliografico sulla storia religiosa, sociale, economica e culturale degli Arbëreshë dal sec. XVI ai nostri giorni, Editoriale Bios, Cosenza 1994;
  • Eleuterio Francesco Fortino, La Chiesa bizantina albanese in Calabria. Tensione e comunione, Editoriale Bios, Cosenza 1994;
  • Daniela Moccia, Iconografia neo-bizantina nell’Eparchia di Lungro, Il Coscile, Castrovillari 2002;
  • Attilio Vaccaro, Sulle tracce delle comunità albanesi nel Mediterraneo. Istruzione religiosa e tradizione artistica (secoli XIII-XVII), Lecce 2006, pp. 102-134;
  • Il sinodo intereparchiale. Eparchie di Lungro e di Piana degli Albanesi e monastero esarchico di S. M. di Grottaferrata. Comunione e annuncio dell’evangelo, Grafica Pollino, Castrovillari 2010;
  • Attilio Vaccaro, Studio introduttivo, in Storia, religione e società tra Oriente e Occidente (secoli IX-XIX), 1, Lecce 2014, pp. 13-27;
  • Attilio Vaccaro, Symbols and Figurative Sacred Art as a Representative Overview of the Christian East, in Symbols and Models in the Mediterranean, Perceiving through Cultures, a cura di Aneilya Barnes e Mariarosaria Salerno, Cambridge 2017, pp. 136-159;
  • Pietro Lanza e Demetrio Guzzardi (a cura di), Eparchia di Lungro. Una piccola Diocesi Cattolica Bizantina per i fedeli italo-albanesi “precursori del moderno ecumenismo”, Editoriale Progetto 2000, Cosenza 2019;
  • Attilio Vaccaro, Nel Centenario di istituzione dell’Eparchia di Lungro (1919-2019). Aspetti storici di una presenza neo-bizantina nell’Occidente cattolico (Secc. XV-XX), «Palaver» 8/2 (2019), pp. 225-279;
  • Antonio Bellusci, Riccardo Burigana, Storia dell’Eparchia di Lungro, voll. 1-2, AGC Edizioni, Venezia 2020;
  • Attilio Vaccaro, Studio introduttivo: Giuseppe Valentini S. J. (1900-1979) e il Medioevo albanese, in Giuseppe Valentini (S. J.) (1900-1979), storico bizantinista e albanologo, a cura di Attilio Vaccaro e Gioacchino Strano, Argo, Lecce 2020, pp. 25-162;
  • Gianfranco Castiglia, Lupinacci, Ercole, in Dizionario Biografico della Calabria Contemporanea, http://www.icsaicstoria.it/lupinacci-ercole/.

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