Stinchi, Fida Maria

Fida Maria Stinchi (Cosenza, 14 luglio 1879 – Bari, 15 febbraio 1938)

Nasce da una famiglia della media borghesia cittadina: il padre Nicola è un onesto e solerte funzionario dello Stato e la madre Felicia Lanzillo è una donna di grandi virtù domestiche e di una solida fede religiosa. Per dolorose vicende familiari trascorre un’infanzia difficile che la tempra nel carattere e ne rafforza il senso di responsabilità e lo spirito di autonomia e di libertà.
Dopo gli anni delle elementari viene iscritta nel 1892 al corso preparatorio triennale annesso alla Scuola Normale e nel luglio del 1898 consegue la licenza di abilitazione all’insegnamento nelle scuole primarie per il grado superiore. Il suo percorso scolastico, come si desume dai Registri scolastici conservati nell’Archivio storico dell’attuale Liceo «Lucrezia della Valle» di Cosenza, è contrassegnato da lusinghieri risultati, tant’è che tutti gli anni viene dispensata dagli esami nelle materie che compongono il curricolo.
L’anno successivo (1899) consegue il titolo di maestra d’infanzia e per diversi anni insegna nel Giardino d’infanzia “Regina Margherita”, annesso alla Scuola Normale, distinguendosi per professionalità e spirito umanitario, mai «risparmiando le cure più affettuose e diligenti perché quei teneri bimbi imparino e bene».
Dotata di una solida formazione di base, conseguita grazie a valenti guide scolastiche e alle suggestioni provenienti da una vivace intellettualità cittadina dominata dalle figure di Nicola Misasi e di Pasquale Rossi, la “Signorina”, come veniva chiamata, partecipa attivamente alla vita culturale della città, collaborando a giornali e riviste locali, specialmente a «Cronaca di Calabria», e tenendo conferenze in diversi circoli cittadini su argomenti vari di cultura e di attualità. Per la sua intensa operosità culturale ed educativa nel 1911 ottiene il prestigioso riconoscimento di socia corrispondente dell’Accademia cosentina.
Nel 1909 in una delle tante occasioni convegnistiche sui temi della scuola e la questione degli insegnanti incontra Renato Moro, da poco nominato Ispettore scolastico per le scuole elementari e assegnato nel circondario di Castrovillari, dove rimane fino al 1911, quando viene trasferito ad Altamura.
«Uomo modesto, giusto, affettuoso, mite nell’animo e gentile nella forma» e dal fortissimo senso del dovere e del servizio, Renato, di tre anni più grande, esercita un grande fascino intellettuale sulla giovane maestra, ma è anche vero il contrario. Fida è una donna energica e intellettualmente preparata, come si evince dalla corrispondenza epistolare tra i due, particolarmente studiata dal nipote Renato.
Dopo il matrimonio, celebrato il 7 febbraio 1914 a Cosenza, si trasferisce con il marito a Maglie, dove insegna nell’anno scolastico 1914-1915 Lavori donneschi nella locale Scuola normale promiscua, per poi abbandonare l’insegnamento e dedicarsi completamente alla cura dei suoi cinque figli: Alberto, Aldo, Alfredo Carlo, Salvatore e Maria Rosaria.
Segue il marito in varie sedi in cui viene destinato come ispettore scolastico, a Potenza, nel 1923 a Taranto e in seguito a Bari.
Come operatrice scolastica e donna del Sud, Fida Stinchi matura un complesso di idee che esprime nei suoi scritti e che coerentemente informano i suoi comportamenti, soprattutto in campo lavorativo e sociale. L’occasione che in qualche modo rappresenta il suo “battesimo” pubblico è la celebrazione a Cosenza nel novembre 1908 del II Congresso Magistrale Calabrese. Alla maestra Fida Stinchi, attiva rappresentante della sezione cosentina della Lega Magistrale Nazionale presieduta dall’avv. Adolfo Berardelli, viene affidata una relazione su un argomento, quello della donna in Calabria, interessante ma anche “scomodo” per la mentalità non certo avanzata del tempo. È infatti un tema che comincia a imporsi nella società italiana di inizio secolo, grazie ai cambiamenti economici e sociali che si vanno registrando e grazie anche a una letteratura femminile di cui Sibilla Aleramo, per fare un solo esempio, è un’autentica punta di diamante.
Dopo un’analisi, ricca di riferimenti ricavati dalla storia e dall’attualità, della condizione psicologica e sociale della donna calabrese e delle cause socio-economiche e culturali che ne hanno determinato il ruolo subalterno cui essa è condannata nella vita pubblica e privata, sostiene convintamente l’essenzialità del contributo femminile al miglioramento della società. 
Sul rapporto stretto tra istruzione e lavoro la Stinchi fonda le quattro finalità che ogni proposito di miglioramento della donna deve perseguire: «1. Sviluppare le attività pensanti perché diventino forza ragionante. 2. Avviarla a moralità cosciente e pratica. 3. Farla entrare nella famiglia con coscienza illuminata sulla responsabilità morale che accetta e sui propri doveri. 4. Prepararla a vivere nel lavoro e, quando ne abbia bisogno, avviarla coscientemente a un mestiere».
Sulla base di questi grandi obiettivi la giovane maestra avanza una serie di proposte concrete, che in gran parte riprende dai programmi delle Associazioni magistrali ma che ha il merito di avanzare con forza e con argomentazioni adeguate. In Calabria, al pari di altre aree arretrate del Paese, c’è bisogno di istituire scuole elementari femminili, scuole serali e festive per donne adulte nei comuni rurali e scuole professionali femminili capaci di rendere la donna intellettualmente abile. E poi, ancora, Giardini d’infanzia, Circoli festivi, Case di assistenza scolastica, Ricreatori festivi, Biblioteche popolari circolanti, Circoli femminili di cultura e un Comitato permanente di studio fra le donne intellettuali di ogni classe sociale. Per evitare che queste proposte restino pure e velleitarie petizioni di principio la Stinchi ritiene essenziali la «cooperazione della famiglia e dell’ambiente» la creazione di un «sano ambiente extrascolastico». 
I punti sviluppati in quel discorso diventano i capisaldi su cui la Stinchi definisce il suo pensiero e offrono lo spunto per alcune riflessioni che propone all’attenzione dei lettori della Rivista «Cronaca di Calabria», con la quale inizia un’importante collaborazione e dalla quale ottiene giudizi sempre lusinghieri.
La grande attenzione che ella dedica ai temi dell’educazione e della scuola del Mezzogiorno esprime un afflato meridionalistico, a volte umanitario e sentimentale, che si fonda sul miglioramento delle condizioni delle plebi meridionali attraverso la diffusione della cultura e la guida illuminata delle classi dirigenti. La responsabilità dell’arretratezza del Sud non è del popolo, afferma la Stinchi, ma di chi l’ha tenuto (e lo tiene) in condizioni disumane e di sottosviluppo. 
In chiave meridionalistica sono pure da leggere i suoi ripetuti richiami alla necessità che nel Mezzogiorno si realizzi un solido sistema di formazione con la diffusione di scuole e biblioteche in ogni realtà abitata, ma anche di «Circoli festivi di propaganda civile e di Circoli di coltura per le maestre e le aspiranti a questo ufficio» al fine di creare «un sano ambiente extrascolastico». In tale contesto particolare attenzione la Stinchi dedica alla scuola professionale, la sola che può assicurare «una cosciente preparazione della classe lavoratrice» per il semplice fatto che è l’unico indirizzo scolastico atto a «collegare il lavoro della mano ad una sana cultura della mente». Quanto detto vale soprattutto per la scuola professionale femminile, la sola che può migliorare la condizione sociale e culturale della donna e assicurare vantaggio economico e “morale” alla società: «anche morale – chiarisce la Stinchi – perché le scuole professionali femminili raccolgono le ragazze tutta la giornata, come in famiglia, togliendole dal filtro deleterio della strada dove restano buona parte del tempo».
Il forte afflato meridionalistico la spinge addirittura a vedere nell’avventura coloniale in Libia un’occasione perché i nostri governanti prendano coscienza della difficile realtà della Calabria. 
Anche la grande Guerra, sulla quale esprime durissime critiche in chiave religiosa e mai politica, le offre lo spunto per evidenziare lo spirito unitario che essa ha generato nel popolo e nei governanti d’Italia. 
Dopo la rinuncia al lavoro e la dedizione completa alla famiglia, allietata dalla nascita dei figli, la signora Moro smette anche di pubblicare. Non viene però meno, e lo studio delle carte di famiglia da parte del nipote Renato lo conferma, il suo interesse per la cultura che continua ad alimentarne l’intelletto e lo spirito. Per tutti questi motivi Fida Stinchi merita un posto nel Pantheon delle educatrici che hanno fatto la storia della scuola e dell’educazione in Calabria. Muore all’età di 59 anni. Il figlio Aldo si laureò dopo la sua morte, il 13 novembre 1938, con una tesi dedicata alla madre che, ripresa e approfondita, sarà la sua prima pubblicazione scientifica.
Molto opportunamente la città di Cosenza che le ha dato i natali e le autorità scolastiche, in considerazione della dedizione e dell’impegno educativo da lei profuso nel Giardino d’infanzia cittadino, nel 1990 le hanno intitolato l’Istituto Magistrale n. 2. (Nicola Trebisacce) © ICSAIC 2020

Scritti

  • La scuola popolare, Pansini, Napoli 1907.
  • Noi … e gli altri, in «Cronaca di Calabria», 24 dicembre 1908, p. 2;
  • La donna in Calabria nei suoi rapporti con l’educazione, in Lega Magistrale di Cosenza, Secondo Congresso magistrale calabrese, Tip. «La lotta», Cosenza 1909, pp. 115-145:
  • Melanconie d’autunno, «Cronaca di Calabria», 21 ottobre 1909, p. 2
  • Una benefica istituzione, «Cronaca di Calabria», 12 giugno 1910, p. 3.

Nota bibliografica essenziale

  • I diritti della scuola, Tip. G. Martinelli, 1908, p. 86
  • La conferenza di Fida Stinchi, «Cronaca di Calabria», 18 gennaio 1911, pp. 1-2.
  • Duilio Presutti, Ricordi di Renato Moro, Roma, Tip. Rinascimento, 1964;
  • Renato Moro, La formazione giovanile di Aldo Moro, «Storia contemporanea», XIV, 6, 1983, pp. 803-968;
  • Nicola Trebisacce, Fida Stinchi, maestra giardiniera e donna intellettuale, «Rivista di storia dell’educazione», 2, 2015, pp. 185-194.
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