Stocco, Francesco

Francesco Stocco [Decollatura (Catanzaro), 1 marzo 1806 – Nicastro (Catanzaro), 7 novembre 1880]

Nacque da Antonio Tommaso e Maria Giuseppa Caputo dei duchi di Torano, durante il regno di Giuseppe Bonaparte, ed ebbe sei sorelle (Saveria, Faustina, Diana, Maria Teresa, Anna Maria e Angela) e due fratelli che aderirono al movimento patriottico: Giuseppe che rimase celibe come Francesco, mentre Giovanni sposò Letterina Tavano di Feroleto. Il padre, di fede borbonica, svolse un ruolo importante nella sollevazione dei paesi del Reventino contro l’occupazione dei francesi nel marzo 1806 e successivamente fu organizzatore della resistenza antifrancese. Il suo padrino di battesimo fu Francesco I re delle Due Sicilie, al tempo principe erede che, di passaggio dalla Calabria, ospite della famiglia Stocco, manifestò l’intenzione di voler tenere a battesimo il neonato nella cattedrale di Nicastro. In onore del padrino, al bambino fu dato il nome Francesco. Il battesimo avvenne a Messina poiché la famiglia reale fu costretta a partire e la famiglia Stocco si trasferì in Sicilia, a seguito dell’avanzata francese. Francesco Stocco conseguì i primi studi a Cosenza, nel prestigioso Real Collegio, fondato dai Gesuiti nel Cinquecento per dare un’educazione ai rampolli della nobiltà locale. 
Nel 1825 si trasferì a Napoli per volere del padre. Francesco I, divenuto Re, lo nominò cavaliere di corte; in questa occasione Francesco Stocco prese coscienza della diffusione della corruzione nella corte borbonica e degli abusi a cui i ceti meno abbienti erano esposti: tale esperienza radicò in lui un sentimento repubblicano e, conseguentemente, anti monarchico al punto che, alla fine degli anni trenta, aderì alla Giovine Italia, guidata in Calabria da Benedetto Musolino.
Tale sentimento divenne un quadro di valori irrinunciabili, ulteriormente consolidato dopo i massacri avvenuti nella provincia di Cosenza nei mesi di marzo e luglio 1844, e le successive violente repressioni di Messina, Reggio Calabria e Gerace del 1847; si impegnò, quindi, in un’intensa attività cospirativa, al punto che la repressione poliziesca lo travolse e nel 1847 fu tratto in arresto a Napoli insieme ad altri compatrioti. Solamente all’atto dell’entrata in vigore della costituzione nel 1848, Stocco fu liberato, ma solo per ultimo lasciò il carcere. Ritornato in Calabria, dopo lo scontro tra quindicini e legittimisti per le strade di Napoli, egli ricoprì un ruolo di primo piano nella rivoluzione del 1848: posto a guida dell’insurrezione, il 27 giugno fu sconfitto dalle truppe del generale Ferdinando Nunziante nello scontro presso il fiume Angitola, malgrado il vantaggio iniziale che aveva falcidiato le fila dei borbonici. Il definitivo fallimento dei moti calabresi e la violentissima repressione lo costrinsero a fuggire e a nascondersi sino a trovare la strada per l’esilio a Malta, dove arrivò nel giugno 1849. Nel 1850 si spostò nel regno di Sardegna, sbarcò a Genova e poi a Nizza, dove conobbe Giuseppe Garibaldi, prima che questi partisse per le Americhe. Nel 1854 Stocco tornò a Genova, dopo esser stato a Marsiglia. In questo periodo incontrò Giuseppe Mazzini e cominciò a tessere contatti con numerose personalità di rilievo del mondo patriottico.
La fatidica notte tra il 5 e il 6 maggio 1860 partì da Quarto insieme ai Mille. Nell’ordine del giorno di Garibaldi, emesso il 7 maggio, scritto a bordo del piroscafo Piemonte, nell’organizzazione del corpo dei volontari la terza compagnia, una delle sette, fu affidata a Stocco. Nella battaglia di Calatafimi si distinse per capacità di coordinamento e coraggio nel comando, esponendosi al tal punto da essere ferito gravemente da un colpo d’arma da fuoco al braccio destro. Fu decorato con la medaglia d’argento al valor militare. Lo stesso Garibaldi il 21 giugno lo nominò colonnello e lo inviò a Barcellona Pozzo di Gotto con un salvacondotto, con il compito di raccogliere informazioni: «La loro missione fu dapprima tenuta segreta; ma più tardi si seppe che essi erano venuti per tener corrispondenze colle province napoletane e per agevolare l’entrata di Garibaldi […]. Qui disposero le cose in modo, che poi a ragione fu detto che la marcia di Garibaldi verso quelle province fu un vero e continuo trionfo». Tra il 7 e l’8 agosto, insieme ad altri volontari, Stocco sbarcò segretamente in Calabria con il compito di svolgere attività di informazione e organizzare il sostegno locale al passaggio delle truppe garibaldine, sia da un punto di vista logistico che puramente militare. Per questo ruolo così importante fu promosso da Garibaldi a Generale, e il 28 agosto 1860 gli venne ordinato di formare una divisione di volontari calabresi e di dirigersi a Napoli. La divisione era composta da due reggimenti «il primo, di 974 volontari della provincia di Cosenza, era comandato dal colonnello Giuseppe Pace e il secondo, con una forza di 1186 volontari, dal colonnello Antonio Stocco». Imbarcatosi a Sant’Eufemia, partì alla volta di Napoli ove la divisione si distinse sul Volturno nello scontro con l’esercito borbonico: «e per lo scontro a Caserta Vecchia contro la colonna comandata dal colonnello Andrea Perrone – a Stocco fu confermato il grado di maggior generale dell’esercito dell’Italia meridionalecon decreto del 16 ottobre 1860 firmato a Napoli da Garibaldi».
Francesco Stocco fu parte attiva della commissione istituita a Palermo nel dicembre 1861 che compilò, il 19 aprile 1862, un primo ruolo di nominativi che sbarcarono a Marsala con Garibaldi. Successivamente, il 5 gennaio 1862, fu integrato con il grado di generale nel corpo volontari italiani e il 27 marzo dello stesso anno entrò nell’esercito regolare italiano. Posto a disposizione del ministero della Guerra, il 13 luglio ebbe il comando della brigata Aosta che in seguito lasciò per motivi di salute. 
Collocato a riposo il 14 maggio 1863, si ritirò a Nicastro, dov’era residente. Nelle elezioni politiche del 27 gennaio 1861, Stocco fu eletto per il collegio di Nicastro nel primo Parlamento italiano (VIII legislatura), mentre nel 1865 (IX legislatura) successe a Giovanni Nicotera che aveva optato per il collegio di Salerno. Si dimise per motivi di salute consentendo l’elezione del nipote Vincenzo. Stocco lasciò, quindi, la vita politica attiva, mentre Vincenzo fu eletto anche nelle successive tre legislature, e il 4 dicembre 1890 fu nominato senatore del Regno d’Italia.
Francesco Stocco morì a Nicastro all’età di settantaquattro anni. Tumulato nel cimitero cittadino, ancora oggi resiste la sua tomba a piramide, piccolo monumento alla memoria di questo patriota, rivestito di lastre di marmo, voluto dal nipote Giovanni, suo erede universale, figlio di Antonio Stocco. La città di Catanzaro gli ha intitolato una piazza. Il Consiglio provinciale di Catanzaro fece erigere un monumento in marmo di Carrara realizzato dallo scultore Giuseppe Scerbo, inaugurato il 20 settembre 1898, e successivamente restaurato per i 150 anni dell’Unità d’Italia. La Regia Marina italiana nel 1926 gli rese omaggio battezzando una delle nuove unità da guerra con il suo nome. (Fabio Arichetta) © ICSAIC

Nota bibliografica 

  • Gennaro Marulli, Documenti storici riguardanti l’insurrezione calabra,  Stab. tip. dell’Araldo, Napoli 1849, passim
  • Giacomo Oddo Bonafede, I Mille di Marsala, Giuseppe Scorza di Nicola,  Milano 1863, p. 819; 
  • Francesco Fiorentino, Elogio funebre del generale Francesco Stocco, Stab. Tip. di Vinc. Morano, Napoli 1881; 
  • Vittorio Visalli, I calabresi nel Risorgimento italiano. Storia documentaria delle rivoluzioni calabresi dal 1799 al 1862, Tipografia Editrice G. Tarizzo e Figlio, Torino 1893, ad indicem
  • Giuseppe Rossi, Discorso per l’inaugurazione del monumento al generale Francesco Stocco, 20 settembre 1898,Stab. Tip. del Calabro, Catanzaro 1898; 
  • Pietro Camardella, I calabresi della spedizione dei Mille, Officine grafiche, Ortona a Mare 1910, pp. 59-72; 
  • Filippo Rossitto, La città di Barcellona Pozzo di Gotto, Atesa, Messina 1911, pp. 463-466; 
  • Roberto Mirabelli, Calatafimi e Francesco Stocco, «Camicia Rossa»,VI, 6, 1930, pp. 123-126; 
  • Carlo Agrati, I Mille nella storia e nella leggenda, Mondadori, Milano 1933, pp. 233-236; 
  • Jole Lattari Giugni, I parlamentari della Calabria. Dal 1861 al 1967, Morara, Roma 1967, p. 409;
  • Gaetano Boca, Contributo della Calabria al Risorgimento Italiano. Periodo 1848-1860, Grafica Reventino. Decollatura 1982, passim
  • Enrico Borrello, Sambiase. Storia della città e del suo territorio, Temesa, Lamezia Terme 1988, passim
  • Vincenzo Vilella,  Giuseppe Masi,  Antonio Bagnato, Dal decennio francese al primo conflitto mondiale: rivoluzione, politica, cultura, a cura di Fulvio Mazza, Rubbettino, Soveria Mannelli 2001, pp. 151-176; 
  • Carmela Galasso, Biografie di personaggi noti e meno noti della Calabria, Pellegrini, Cosenza 2009, p. 437.
  • Carmelo Calci, Un generale tra due rivoluzioni: Francesco Stocco, «Quaderni storiografici», 30, 2009, pp. 14-33;
  • Carmelo Calci, Decollatura ricorda i suoi patrioti. Francesco Stocco, Grafica Reventino, Decollatura 2011;
  • Carmelo Calci, La morte del generale Francesco Stocco avvenuta a Nicastro l’8 novembre 1880, «Storicittà», XX. 196, 2011, pp. 20-22;

Nota archivistica

  • Archivio di Stato di Torino, Esercito Italia meridionale, sez. IV, bb. 137, 183; 
  • Archivio Stocco, Adami di Decollatura (Catanzaro).
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