Stocco, Vincenzo

Vincenzo Stocco [Feroleto Antico (Catanzaro), 3 ottobre 1822 – Portici (Napoli), 1 luglio 1893]

Nasce da Giovanni e Letterina Favaro di Feroleto, in una importante famiglia di proprietari terrieri e ferventi patrioti, quinto genito di otto figli: Giulia, sposata in casa Procida; Giuseppa, moglie del barone Nicotera; Maria; Giuseppe; Paolo, garibaldino che partecipò ai moti del 1848 e morì nel 1908 a Napoli; Edoardo, anch’egli garibaldino (fu capitano dei Cacciatori della Sila, poi promosso maggiore, morì nel 1863); Antonio, garibaldino, nominato nel 1860 comandante col grado di colonnello del 2° Reggimento Cacciatori della Sila, fu erede universale del generale Francesco, acquisendone anche il titolo nobiliare.
Sin da giovane Vincenzo Stocco prese parte all’organizzazione dell’attività cospirativa e ai moti risorgimentali insieme allo zio Francesco e ai fratelli, al punto che, alla solenne apertura della Camera Legislativa, il 15 maggio 1848, il suo nome è compreso tra quelli che risposero all’appello del reggino Gian Andrea Romeo che aveva esortato le guardie calabresi ad armarsi e a correre verso Napoli in difesa della costituzione: «fra i più acerrimi sostenitori della nuova libertà che partirono per la capitale ricordiamo i nomi dei deputati Mauro ed Ortale, Giovanni Mosciari, Pietro Salfi, Francesco Valentini, Francesco Renzelli, Giuseppe Mazzei, Gaetano e Pietro De Roberti, Vincenzo Stocco, Agesilao Mosciari ed altri: a far divampare sempre più questo furore, concorse non poco un invito di Giovanni Andrea Romeo alle milizie cittadine di Calabria, con cui si pregavano perché prontamente per Napoli marciassero a porgere aiuto alla nazionale rappresentanza, oramai troppo ingiuriata, e quel che più monta, fra dolosamente tradita».
La fuga dello zio in esilio dopo il fallimento dei moti calabresi e la violenta repressione borbonica, costringono Vincenzo a curare la rete del movimento liberale in Calabria sin dal giugno 1849, assumendo un ruolo comprimario all’interno dell’organizzazione cospirativa. Il 26 agosto 1860, all’arrivo di Giuseppe Garibaldi nel catanzarese, Vincenzo Stocco è nominato prodittatore – governatore della provincia di Catanzaro in sostituzione dello zio che, nominato Generale, deve seguire Garibaldi in Campania, non prima di aver lasciato le consegne con tutte le indicazioni al nipote. «Il barone Francesco Stocco era la personalità preminente a Nicastro ed il capo indiscusso del partito liberale, avendo assunto la direzione del moto rivoluzionario, aveva legato il proprio nome ad alcuni episodi destinati a rimanere fissati nella luce dell’epopea».
Vincenzo, tendenzialmente conservatore come lo zio, aveva sempre vissuto di luce riflessa e, nella fase di gestione dell’incarico, essendo poco avvezzo alla dialettica politica, è sospettato di collusione con i funzionari borbonici dell’Intendenza di Catanzaro, avendo voluto come segretario Stefano Berni, funzionario con notevoli capacità nella direzione generale delle strutture, ma anche persona di assoluta fede borbonica. Non è un caso se Vincenzo Stocco fu inizialmente, tra i governatori di nomina garibaldina, il più debole dal punto di vista politico. Lo zio Francesco resta la figura di spicco della famiglia Stocco ed è il mentore di Vincenzo che predilige fra i nipoti per il forte attaccamento e l’innato senso del dovere. Nel periodo del Governatorato, Francesco Stocco si mosse poco dalle sue proprietà e dalla sua Nicastro, forte della rete relazionale che era maturata negli anni della vita cospirativa. 
A Catanzaro, grazie all’intervento preventivo dello zio Francesco, ottenne l’appoggio della classe dirigente moderata composta dai professionisti e proprietari terrieri, saldando un’alleanza politico sociale che gli avrebbe consentito di concentrare in suo favore una notevole forza elettorale. Nel periodo in cui fu governatore, ebbe il merito di essere «intervenuto presso i dicasteri napoletani per promuovere piccoli lavori al fine di occupare la grande massa di braccianti agricoli presenti sul territorio».   
In questa fase storica si consolida la forza politica ed elettorale della famiglia Stocco, favorita dall’assenza di Giovanni Nicotera, noto patriota di Sambiase, unico che avrebbe potuto tenere testa politicamente al gruppo guidato da Francesco Stocco. Ma, come gli altri esponenti democratici calabresi per lo più garibaldini, Nicotera non aveva una solida base elettorale nella provincia, solo alle elezioni del 1866 riuscirà a battere Francesco Stocco dopo un’accanita lotta e per un pugno di voti al ballottaggio. Ma in quella occasione Nicotera opterà per il collegio di Salerno dove fu candidato ed eletto nella stessa tornata, città a cui resterà legato. 
Vincenzo Stocco prese il posto dello zio Francesco, dimessosi l’8 aprile 1866, vincendo un’elezione suppletiva, nel collegio di Nicastro, nel corso della IX legislatura del Regno d’Italia (dal 18 novembre 1865 al 13 febbraio 1867); riuscì ad avere la meglio sull’avversario Giuseppe Mazzini, che era stato candidato da Giovanni Nicotera più per protesta che per ragioni elettorali. In precedenza, nel 1861, il governatore era stato sconfitto nel collegio di Serrastretta. Venne poi riconfermato deputato alla Camera ininterrottamente per ben quattro legislature, dalla IX alla XII, nel periodo compreso dall’8 novembre 1866 al 3 ottobre 1876, quando fu sconfitto dal rappresentante della Sinistra, il marchese Cesare D’Ippolito. Con la caduta elettorale degli Stocco vengono meno le figure legate al Risorgimento, ed emergono quelle provenienti dalle amministrazioni locali della nuova borghesia delle professioni e del ceto impiegatizio, che realizzarono insieme ai proprietari terrieri un connubio che sarebbe durato per molto tempo. In questa realtà, la liquidazione dell’asse ecclesiastico fu l’occasione mancata per la modernizzazione capitalistica dell’agricoltura, favorendo la crescita di una borghesia agraria a carattere parassitario, capace di rafforzare il proprio potere facendo leva sulla grande proprietà, sull’affermazione nei ruoli direttivi e rappresentativi nelle amministrazioni locali e la staticità dei rapporti di produzione agrari.  
Il 4 giugno 1867, da parlamentare, si impegnò per far equiparare la condizione delle strade della province meridionali a quelle delle altre province del Regno, sollecitando i lavori di costruzione delle strade provinciali e sottoscrivendo un ordine del giorno con i colleghi Nicotera, Plutino Agostino, Plutino Antonino, Vollaro, Lovito, Corapi, D’Ayala ed altri: «La Camera invita il Ministero a studiare e presentare nel più breve tempo possibile un disegno di legge ad oggetto di equiparare le condizioni stradali delle provincie meridionali continentali a quelle delle altre provincie del regno, e passa all’ordine del giorno». In ambito parlamentare, il problema della costruzione delle strade costituì la principale questione affrontata dai deputati calabresi, che lavorarono insieme superando le divisioni e le differenze politiche. Il 4 dicembre 1890 Vincenzo Stocco fu nominato senatore del Regno d’Italia per la XVII legislatura (10 dicembre 1890 – 27 settembre 1892). Gravemente malato, giurò fedeltà al Re e alla nazione soltanto il 28 marzo 1892.
Si ritirò a vita privata nella villa di famiglia a Portici e poco dopo morì all’età di 71 anni. (Fabio Arichetta) © ICSAIC

Nota bibliografica 

  • Gennaro Marulli, Documenti storici riguardanti l’insurrezione calabra, Stab. tip. dell’Araldo, Napoli 1849, passim;
  • Vittorio Visalli, I calabresi nel Risorgimento italiano. Storia documentaria delle rivoluzioni calabresi dal 1799 al 1862, Tipografia Editrice G. Tarizzo e Figlio, Torino 1893, ad indicem;
  • Fulvio Mazza (a cura di), Catanzaro: storia, cultura, economia, Rubbettino, Soveria Mannelli 1994, p. 174;
  • Luigi Musella, Individui, amici, clienti: relazioni personali e circuiti politici in Italia meridionale tra Otto e Novecento, il Mulino, Bologna 1994;
  • Francesco Volpe, La Calabria nell’età liberale: politica e cultura, in Storia della Calabria moderna e contemporanea: il lungo periodo dalla scoperta dell’America alla caduta del fascismo, a cura di Augusto Placanica, Gangemi, Roma 1992;
  • Giuseppe Masi, La Calabria nell’età liberale: economia e società in Storia della Calabria moderna e contemporanea: il lungo periodo cit.;
  • Luigi Musella, Clientelismo e relazioni politiche nel Mezzogiorno fra Otto e Novecento in «Circuiti politici»2, 1988, pp.71-84;
  • Giuseppe Galasso, Il potere e i rapporti tra le classi, in L’Italia unita nella storiografia del secondo dopoguerra, a cura di N. Tranfaglia, Feltrinelli Milano 1980;
  • Gaetano Cingari, Borbonici, moderati e democratici in Calabria nel 1860 in Problemi del risorgimento meridionale, D’Anna, Messina-Firenze 1965, p.195-196; 

Nota archivistica 

  • Archivio di Stato di Catanzaro, Governatorato di Catanzaro.
  • Archivio Stocco, Adami di Decollatura (Catanzaro).
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