Strati, Saverio

Saverio Strati [Sant’Agata del Bianco (Reggio Calabria), 16 agosto 1924 – Scandicci (Firenze), 9 aprile 2014]

Proviene da una famiglia molto umile: i genitori sono «mastri-massari», come egli li definisce, il padre muratore e la madre sarta. Dopo vent’anni passati a lavorare a fianco del padre, nel 1945 intraprese gli studi tanto amati tramite un maestro elementare del paese. 
Nel 1946 comunicò ai genitori di volersi preparare per conseguire la maturità classica; ebbe un primo insuccesso come privatista, ma grazie all’aiuto economico di uno «zio d’America» riuscì a continuare i suoi studi presso il Liceo Galluppi di Catanzaro. 
Nel 1949 si iscrisse all’università di Messina; prima in Medicina, ma dopo due mesi ottenne il passaggio a Lettere. Sono anni fondamentali: ha modo di conoscere il critico letterario Giacomo Debenedetti e di seguire le lezioni su Verga, Pascoli e Svevo.
Nel giugno del 1953 a Caraffa del Bianco avvenne il primo incontro con Corrado Alvaro, fortemente voluto da Strati e che portò a un rapporto di stima e curiosità reciproca; in occasione di una visita a Roma, nel 1955, lo scrittore lo incoraggiò a inviargli alcuni articoli per una rivista sulla Calabria, e solo per calabresi, che aveva intenzione di fondare. Il progetto non vide mai la luce poiché Alvaro morì nel giugno 1956.
Nel settembre del 1953 si fermò a Roma ospite di Debenedetti. Partì subito dopo per Firenze per preparare la sua tesi di laurea sulle riviste fiorentine del primo Novecento. Una tesi che non verrà mai completata perché preferì dedicarsi, soprattutto, a correggere il suo primo romanzo, La teda, e ad affermarsi come scrittore. Nel febbraio del 1954 entrò in contatto con i principali esponenti della cultura fiorentina, tra cui Corrado Tumiati, redattore de «Il Ponte», su cui apparve il suo primo racconto, La quercia. Continuò a collaborare per questa e altre riviste come «Il Nuovo corriere» e «Paragone». Nel 1956 la Mondadori pubblicò La Marchesina, la sua prima raccolta di racconti, proposta da Debenedetti allo stesso Alberto Mondadori. Nel 1957 fu data alle stampe La teda
Nel 1958 sposò Hildegard Fleig, studentessa svizzera: insieme decisero di lasciare e Firenze e di vivere in Svizzera per sei anni, prima a Suhr e poi a Zofinger. Nel frattempo le sue opere iniziarono a essere tradotte e conosciute in Inghilterra, Germania, Francia, Russia, Romania, persino Giappone e Stati Uniti. Continuò anche dalla Svizzera a scrivere e pubblicare sulle riviste italiane: nel 1963 iniziò una collaborazione con il quotidiano barese «La Gazzetta del Mezzogiorno» che terminerà nel 1981. Nel 1959 stampò il romanzo Tibi e Tascia per cui ricevette il premio internazionale Veuillon nel 1960.
Tornò in Italia nel 1964 e si trasferì a Scandicci, alle porte di Firenze, ritirandosi a vita privata: non visse mai più in Calabria. Scrisse: «Vivere lontano dalla mia regione mi consente di vedere con più chiarezza i problemi del Mezzogiorno». 
All’uscita de Il nodo e della raccolta Gente in viaggio – che gli valsero la vittoria del premio Sila – seguì una fase in cui lo scrittore sembrò riflettere sulla sua idea di narrativa e su come rinnovarla, dandole una forte impronta antropologica: a questo scopo lesse Freud, Lévi Strauss, Malinowski, Lévi Bruhl e De Martino che gli fu molto utile per descrivere il suo ruolo di «scrittore meridionale». In questo arco di tempo fece uscire qualche racconto: importante è la sua presenza nell’antologia di narratori calabresi, curata da Antonio Altomonte e Leonida Rèpaci. Nel 1970 il silenzio editoriale fu rotto dalla pubblicazione del romanzo Il codardo e di tre piccoli racconti ispirati al repertorio di favole popolari meridionali. Continuò a scrivere su quotidiani e riviste della regione tra cui «Calabria oggi», «Il Giornale di Calabria» e «Quaderni calabresi». 
Nell’agosto del 1972 fu pubblicato Noi lazzaroni, il libro tratto dalla sua esperienza in Svizzera e che meglio rappresenta l’esperienza individuale e sociale dell’emigrante meridionale all’estero: grazie ad esso fu nominato vincitore del premio Napoli nello stesso anno. Ricominciò così un momento di grande prolificità; nel 1975 È il nostro turno (Mondadori) e nello stesso anno per l’editore Lerici raccontò la Calabria con due storie popolari nell’antologia Favole su favole. Qualche anno più tardi collaborò a una raccolta di Fiabe calabresi e lucane, curata da Luigi Lombardi Satriani e pubblicata nel 1982, traducendole dall’italiano al dialetto. Nel 1977 vinse il Premio Campiello-Supercampiello, grazie al romanzo Il selvaggio di Santa Venere, sul quale aveva lavorato nei due anni precedenti. Questo prestigioso riconoscimento, tuttavia, mise in luce la posizione in cui si trovava Strati nella scena letteraria italiana: incerta, per non dire inesistente. Il premio fu ottenuto solo grazie al voto dei giurati del pubblico e l’autore, all’epoca, era ben consapevole dello stupore e del malcontento che questa vittoria aveva suscitato presso gli addetti ai lavori.
Tra il 1977 e il 1978 scrisse brevi racconti per giornali nazionali, «Il Mattino» e «Il Corriere della sera». Da ricordare, nell’arco degli anni Ottanta, le opere conclusive di quella che costituisce «la saga dell’uomo del Sud», I cari parenti – vincitore del premio Savarese – Ascolta Stefano, La conca degli aranci e L’uomo in fondo al pozzo, usciti rispettivamente nel 1982, 1984, 1986, 1989.
Negli anni Novanta inizia un periodo buio che porterà Strati nell’oblio, nonostante i numerosi titoli, i riconoscimenti e i temi trattati. Nel 1991, in concomitanza con il cambio di gestione aziendale, la Mondadori si rifiutò di pubblicare la sua raccolta di racconti Melina,già in bozza, e persino di accettare di leggere Tutta una vita, romanzo tuttora inedito. 
Strati non fece mai nessuna dichiarazione a riguardo, ma continuò a vivere del frutto del suo lavoro. Pubblicò nel 1995 la “rifiutata” Melina, e Il ritorno del soldato del 1994, testo teatrale composto con Vincenzo Ziccarelli, scrittore, drammaturgo e regista cosentino, che andò in tournée nazionale.
Riservato fino alla fine, spese tutti i suoi risparmi per consentire a lui e a sua moglie la sopravvivenza: le ristrettezze economiche lo indussero a dichiarare i suoi problemi finanziari in una lettera a «Il Quotidiano della Calabria» del 15 marzo 2009, in cui richiedeva di poter usufruire della legge Bacchelli. Il sussidio gli fu assegnato a dicembre e venne seguito da un vitalizio della Regione Calabria.  
La rivista letteraria «Il Portolano» nel 2010 ospitò un suo inedito intitolato Le notti di Marisae gli dedicò un fascicolo monografico. Il 13 dicembre di quell’anno ricevette la laurea honoris causa, concessa dalla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università della Calabria. 
Morì quattro anni dopo, a 89 anni. (Maria Chiara Paone) © ICSAIC 2020

Opere

  • La Marchesina, Mondadori, Milano 1956; La teda, Mondadori, Milano 1957; 
  • Tibi e Tàscia, Mondadori, Milano 1959; Mani vuote, Mondadori, Milano 1960; 
  • Avventure in città, Mondadori, Milano 1962 (confluito in Gente in viaggio);
  • Il nodo, Mondadori, Milano 1965;
  • Gente in viaggio, Mondadori, Milano 1966;
  • Il codardo, Bietti, Milano 1970; Noi lazzaroni, Mondadori, Milano 1972;
  • È il nostro turno, Mondadori, Milano 1975;
  • Il selvaggio di Santa Venere, Mondadori, Milano 1977;
  • I cento bambini, Lerici, Cosenza 1977;
  • Un incontro con AlvaroLa “politica” di Alvaro, Lerici, Cosenza 1977;
  • Il visionario e il ciabattino, Mondadori, Milano 1978;
  • Il diavolaro, Mondadori, Milano 1979;
  • Terra di emigranti, Salani, Firenze 1979;
  • Piccolo grande Sud, Salani, Firenze 1981;
  • I cari parenti, Mondadori, Milano 1982;
  • Fiabe calabresi e lucane, Mondadori, Milano 1982;
  • Ascolta, Stefano, Mursia, Milano 1984;
  • Miti, racconti e leggende, Gangemi, Reggio Calabria 1985;
  • Viaggio in macchina, Rubbettino, Soveria Mannelli 1986;
  • La conca degli aranci, Mondadori, Milano 1987;
  • L’uomo in fondo al pozzo, Mondadori, Milano 1989;
  • La casa vicino al mare, Alfredo Guida Editore, Napoli 1990;
  • Il vecchio e l’orologio, Pananti, Firenze 1992;
  • L’arpia, Costantino Marco, Lungro 1993;
  • Il ritorno del soldato, (opera teatrale) Periferia, Cosenza 1994;
  • Il vecchio e l’orologio, P. Manni, Lecce 1994;
  • Melina, P. Manni, Lecce 1995;
  • Novelle di Calabria, Laruffa, Reggio Calabria 1996;
  • Il Natale in Calabria, Qualecultura, Vibo Valentia 1997;
  • Il pensionato, Mario De Filippis per i Tipi della Tipografia Basagni, Arezzo 2000;
  • La figlia del mago della pietra bianca, Falzea, Reggio Calabria 2000;
  • I nonni di Napoli, Ignazio Faso editore, Milano 2001;
  • Linda, Mario De Filippis per i tipi della Tipografia Basagni, Arezzo 2005;
  • Non si torna indietro, Pananti, Firenze 2007;
  • La quercia. La selvaggina, Franco Pancallo Editore, Locri 2009;
  • Le notti di Marisa, in «Il Portolano» n. 58-59, luglio-dicembre 2009.

Nota bibliografica 

  • Pasquino Crupi, Saverio Strati e la letteratura d’invenzione sociale, Qualecultura, Vibo Valentia 1971; 
  • Pasquino Crupi, Saverio Strati, in Letteratura italiana. I contemporanei, VI, Marzorati, Milano 1974;
  • Giuliano Manacorda, in Storia della letteratura italiana contemporanea (1940-1975), Newton Compton, Roma 1977, ad indicem;
  • Stefano Lanuzza, Nel mio romanzo c’è l’evoluzione del Sud, in «Giorni – Vie nuove», 28 settembre 1977;
  • Rossana Esposito, Saverio Strati, La Nuova Italia, Firenze 1982; 
  • Giuseppe Grisolia (a cura di), Saverio Strati: la vita, le opere, la critica, Cultura Calabrese Editrice, Marina di Belvedere Marittima 1985;
  • Pasquale Falco (a cura di) Intervista a Saverio Strati, Periferia, Cosenza 1985;
  • Anthony Costantini, Intervista a Saverio Strati, in «Italian Quarterly», 1986, pp. 73-81;
  • Felice Piemontese (a cura di), Autodizionario degli Scrittori Italiani, Leonardo, Milano 1989;
  • Leonardo Alario (a cura di), Narrativa di Saverio Strati: letture demologiche, Il Coscile, Castrovillari 1992; Gianni Carteri, Le radici contadine di Saverio Strati, «Calabria», luglio 1994, p. 171; 
  • Giuseppe Neri, Saverio Strati: dal realismo poetico al realismo politico, Rubbettino, Soveria Mannelli 1994; 
  • Pasquino Crupi, Storia della letteratura calabrese, Periferia, Cosenza 1997;
  • Carmelo Filocamo, Saverio Strati, l’amico, l’aspirante scrittore, «Il Ponte», 10, 2000, pp. 143-149;
  • «Il Portolano», n. 58-59, luglio-dicembre 2009;
  • Ilario Balì, Senza Strati la Calabria ora è più povera, «L’ora della Calabria», 12 aprile 2014;
  • Nuccio Ordine, La Calabria difficile di Strati, «Il Corriere della sera», 12 aprile 2014.
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