Tallarigo, Armando

Armando Tallarigo [Catanzaro, 14 agosto 1864 – Roma, 22 aprile 1952]

Figlio primogenito del Francesco, barone di Zagarise e Sersale e sindaco di quest’ultimo paese, e di Barbara Greco, avrebbe seguito gli studi primari con religiosi dell’Ordine benedettino per poi entrare Collegio militare di Napoli della Nunziatella (1 ottobre 1878) dove strinse fraterna amicizia con il futuro generale Alfredo Taranto. Primo del suo corso si diplomò in «astronomia sferica» e dal 1° febbraio 1882 entrò nell’accademia militare dell’esercito, diventando, così, un militare di carriera. Nel 1884 fu nominato sottotenente dello stato maggiore di artiglieria. La sua lunga e avventurosa vita di soldato cominciò così. Dopo l’accademia frequentò la Scuola di guerra (1897), della quale, anni dopo (dal 1° marzo 1925 al 7 febbraio 1926) sarebbe stato nominato Comandante. Nel 1894 è capitamo nel 29° Reggimento Fanteria a Torino e qui fece parte dello Stato maggiore del X Corpo d’Armata.
A Torino, il 24 febbraio 1900 sposò Margherita Eustachio-Savarese e dal matrimonio nacquero 4 figli: Carlo (1901), che intraprese la carriera militare in marina, dove fu capitano di vascello, Marcello (1902), che diventerà uno squadrista, diventerà prefetto per meriti fascisti e aderirà alla Repubblica sociale italiana, Francesco (1904), futuro ufficiale dell’esercito, e Paolo (1906) entrato, in seguito a concorso, nella carriera diplomatico-consolare, il quale fu internato in un campo di concentramento francese per non aver voluto aderire al fascismo.
Col grado di tenente colonnello, nel 1911-1912, Armando Tallarigo partecipò alla guerra di Libia conquistandosi una medaglia di bronzo al valor militare nel combattimento di Zanzur dell’8 giugno 1912 («Diede prova, come capo di stato maggiore del comando della 3ª divisione speciale, di spiccata attività e capacità, dimostrando calma e fermezza sotto il fuoco). Prese parte anche alla Grande Guerra guerra 1915-18 fin dall’inizio.
Nominato comandante (dall’8 marzo 1916 al 24 marzo 1917) del 152° Reggimento fanteria della Brigata Sassari, che operava all’interno della 25ª Divisione, si distinse nell’avanzata da Castel Gomberto a Casara Zembi rimanendo ferito e guadagnandosi la medaglia d’argento al valor militare «per il valoroso contegno tenuto nel condurre il reggimento durante l’avanzata da Monte Fior a Casera Zebio, e durante i combattimenti sostenuti dal 25 giugno al 23 luglio in quella regione; e per l’ardimentoso esempio dato nella giornata del 15 agosto, in cui rimase ferito al capo». 
Promosso genarle di Brigata, assunse poi il comando della Sassari (dal 25 marzo al 30 ottobre 1917), che in agosto guidò sull’altopiano della Bainsizza, alla conquista delle quote 865 e 862 con un’azione vincente che gli valse la promozione a maggior generale per merito di guerra. Prigioniero di guerra nella battaglia di Santa Lucia del Tagliamento, fu liberato il 24 dicembre 1918.
Dopo la guerra, col grado di generale di Divisione, ottenne il comando della 22ª Divisione di fanteria di Bari e quello della scuola di guerra. Promosso generale di Corpo d’Armata nel 1926 gli fu affidato il comando del IV Corpo di armata di Bologna.
Con Regio decreto del 15 marzo 1928 gli fu concesso il titolo di barone.
Cessò dal servizio per limiti di età il 14 agosto 1930, fissando la sua dimora a Firenze. Iscrittosi nella stessa data al Fascio di Firenze. quattro anni dopo, con Regio Decreto del 26 aprile fu nominato senatore per la 14ª categoria. La Calabria accolse con soddisfazione la notizia. «Al senatore Armando Tallarigo – scrisse la “Cronaca di Calabria” – la “Cronaca” porge le più vive felicitazioni, che sono poi quelle di tutta la sua gente che ha seguito sempre con soddisfazione l’ascesa di questo suo illustre figlio nelle eroiche imprese di guerra ed in quelle di pace servendo silenziosamente e fedelmente la patria»
Egli, rispondendo «con profonda gratitudine» alle congratulazioni del podestà di Catanzaro Domenico Larussa per la sua nomina rispose telegraficamente che «l’ambito plauso della mia città natale accresce la mia grande gioia e mi incita a dare ancora tutte le mie forze per meritare tanta benevolenza».
In Senato fece parte della Commissione delle forze armate (17 aprile 1939-5 agosto 1943) e intervenne per presentare alcuni progetti di legge che egli stesso definì “minori”. Nella sua funzione, tuttavia, Ebbe modo di essere ricevuto da Mussolini al quale fece «omaggio gradito» del suo volume I Capi.
La sua attività parlamentare e politica, una volta caduto il fascismo e avviata l’epurazione gli costò il Laticlavio. L’Alta Corte di Giustizia per le Sanzioni contro il Fascismo lo dichiarò decaduto dalla carica con sentenza del 5 dicembre 1944. Aveva allora 80 anni e nonostante la sua appassionata e articolata difesa nella quale cercò di dimostrare che di fatto non aveva mai aderito al fascismo perché «era tradizione dell’esercito mantenersi estranei alla politica», per cui non fu squadrista, non partecipò alla marcia su Roma, non ebbe incarichi di partito e nella milizia, non fu insignito di sciarpa littoria e non aderi alla Rsi. Anzi – sottolineò – tentò di tutto per far arrivare alle alte sfere del regime – politiche e militari – la sua ferma opposizione alla guerra.
Ritiratosi a vita privati di lui non si hanno notizie, fino alla sua morte avvenuta nel 1952 all’età di 88 anni. Lasciò diverse pubblicazioni.
Nel corso della sua cinquantennale carriera militare, oltre alle medaglie ai riconoscimenti per la sua attività, ebbe anche molte onorificenze: Croce d’oro per anzianità di servizio fu nominato Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia (1904) Cavaliere dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro (1912), Commendatore dell’Ordine della Corona d’Italia (1922), Ufficiale dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro (1924), Grande ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia (1925), Gran cordone dell’Ordine della Corona d’Italia (1930), Commendatore dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro (1930) e, infine, Grande ufficiale dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro (1938). (Pantaleone Andria) © ICSAIC 2020

Opere

  • I capi e la loro preparazione morale alla funzione del comando,Rinascimento del libro, Firenze 1931;
  • Il generale Alfredo Taranto, Il rinascimento del libro, Firenze 1934.

Nota bibliografica

  • Il generale di corpo d’armata Armando Tallarico (sic!) nominato senatore, «Cronaca di Calabria», 10 maggio 1934;
  • Ferdinando Scala, Il generale Armando Tallarigo, dalla leggenda della Brigata Sassari al dopoguerra, Gaspari Editore, Udine 2018.
RSS
Twitter
Visit Us
Follow Me
YouTube
Instagram