Tarsitano, Vincenzo

Vincenzo Tarsitano [Fagnano Castello (Cosenza), 2 marzo 1907- 10 ottobre 1982]

Figlio di Marco Aurelio e di Maria Giuseppa Quintieri, nacque in una modesta famiglia di contadini. Dopo le scuole elementari e medie, sospinto fin da ragazzo, oltre che da viva intelligenza, da un grande spirito d’avventura, Enzo (come veniva chiamato dai parenti e dagli intimi) ebbe una vita avventurosa: era entrato giovanissimo (a 16 anni) nell’Accademia Navale di Livorno, ove aveva compiuto gli studi. Rivelatosi versato anche negli sport, egli frequentò contemporaneamente i corsi di scherma e, alla scuola del maestro d’armi Beppe Nadi (padre del grande Nedo, vincitore di tre medaglie d’oro alle Olimpiadi del 1912 e 1928), e nello storico Circolo Scherma Fides di Livorno conseguì il diploma di insegnante nelle tre armi (fioretto, sciabola e spada). Con questa mansione, entrò nei ruoli della Marina e, per alcuni anni, navigò in crociere d’istruzione nel Mediterraneo e oltre, fino alle Americhe. Prima a bordo della nave-scuola Vespucci, poi su altre unità, dando lezioni di scherma a ufficiali e marinai. Dotato anche di buone qualità di tiratore, Tarsitano non trascurò l’attività agonistica e partecipò, per la categoria maestri, a numerosi tornei schermistici in Italia e all’estero, ottenendo lusinghieri successi e vincendo anche il titolo nazionale.
Desideroso di fare nuove esperienze, alla fine del 1938, su sua richiesta, fu inviato in Cina, ove andò a insegnare nella Concessione italiana di Tientsin, fra i componenti della nostra guarnigione, posta a difesa del territorio assegnatoci nel 1902 da un trattato, dopo la rivolta dei Boxers.
Tornò in Italia l’anno dopo e il 23 settembre 1939 nel comune di Santa Croce in Arno sposò Lori Montanari dalla quale ebbe due figlie.
Rientrato in Cina, a causa della seconda guerra mondiale, quella che doveva essere per Tarsitano una piacevole parentesi si trasformò in un esilio di otto anni, nel corso del quale egli ebbe modo di conoscere quell’immenso Paese, passando da Pechino a Nanchino a Shanghai, per risalire fino a Shanhai-kuan e ai confini del Manciukuò. Con l’autoaffondamento delle nostre navi (avvenuto dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 per evitare che cadessero in mano giapponese) e la chiusura della Concessione, Tarsitano si vide privato degli unici mezzi che lo legavano all’Italia e di una “casa” ove abitare. Vagò così per degli anni in Cina ospite delle lussuose dimore dei Mandarini ai cui rampolli egli insegnò la scherma. Frequentando quegli ambienti così raffinati il maestro calabrese poté conoscere anche l’antica aristocrazia cinese ormai prossima a scomparire per il non lontano arrivo dell’Armata Rossa di Mao Tse Tung.
Dotato di doti di scrittore, in lunghissime lettere inviate ai familiari e agli amici, Tarsitano raccontò la sua straordinaria avventura, descrivendo con ricchezza di particolari gli usi e costumi di quel popolo ancora misterioso. Lettere che, se fossero state raccolte e pubblicate, avrebbero costituito un interessante reportage.
Nell’autunno del 1946, dopo una lunga odissea iniziata nel Mar Cinese, con soste a Hong-Kong e Singapore, e proseguita nell’Oceano Indiano, nell’isola di Ceylon e nel Mar Rosso, faceva rientro in Italia, andando a trascorrere un periodo di riposo nella sua Fagnano, assieme alla moglie e alle figlie che in quegli anni lo avevano aspettato in Toscana. Intanto stava maturando l’idea di lasciare la Marina, e un paio d’anni dopo andava in congedo per proseguire da civile l’attività schermistica. 
Assai apprezzato per la sua professionalità, egli fu ingaggiato in quel periodo dai circoli della scherma di Cremona, Venezia e altre città italiane tra cui Pesaro, dove ha lasciato un’impronta indelebile nella storia schermistica locale e un’ottima scuola. Ancora desideroso di nuove esperienze, il maestro calabrese insegnò quindi per alcuni anni in Svizzera, per essere poi assunto dalla federazione turca come CT di quella Nazionale. Ebbe anche un’interessante offerta dall’Inghilterra; ma, recatosi a Londra, vi rinunciò per il clima. Nel frattempo non aveva abbandonato l’attività agonistica, e nel 1964 egli toccò il massimo della carriera vincendo a Stoccarda il titolo mondiale.
Al suo ritorno dalla Cina, tuttavia, la scherma italiana stava scrivendo le ultime pagine della sua storia luminosa, con i successi di campioni come Rendo Nostini e i fratelli Mangiarotti, protagonisti di Olimpiadi e Mondiali. Ma il maestro calabrese fu il primo a intuire il declino di questo sport che ha dato all’Italia il maggior numero di medaglie, ad analizzarlo e a denunciarlo, segnalando l’avvento di nuove realtà come i Paesi dell’Est e gli USA. Attento osservatore dell’evoluzione della scherma nel mondo, grazie anche all’esperienza maturata all’estero, Tarsitano affermò che la nostra scherma (che aveva dominato per decenni) era ormai superata e andava rinnovata. Troppo statica. Andava velocizzata con una migliore preparazione atletica. Tecnicamente, poi, tutta da riformare. A cominciare dal come impugnare un’arma, per passare a un nuovo modo di attaccare e difendersi con rapidità. Concetti che egli sviluppò dopo attento studio e teorizzò illustrandoli in articoli e conferenze tecniche, fino a fissarli nel manuale La scherma italiana, aspetti tecnici della sua decadenza e della sua possibile rinascita, pubblicato nel 1967 e tradotto anche in francese e in inglese.
Per i concetti d’avanguardia e per le innovazioni tecniche, le lezioni di Tarsitano divennero oggetto di studio da parte di osservatori italiani e stranieri. Già a Venezia venivano a vederle maestri tedeschi e ungheresi. A Istanbul i suoi esercizi con gli allievi furono filmati da tecnici sovietici. A Roma venne intervistato da un inviato dell’«Equipe», mentre i suoi scritti furono spesso ripubblicati su riviste estere. Purtroppo tanto interesse non fu condiviso dall’ing. Renzo Nostini (l’ex campione, divenuto nel frattempo presidente federale), rimasto legato alla scherma che gli aveva assicurato tanti successi. Riconoscere la nuova linea di Tarsitano avrebbe significato per Nostini negare tutta la sua politica e rivoluzionare i quadri tecnici della scherma, licenziando i vecchi maestri e affidando al nostro l’incarico di CT della NazionaIe o altro ruolo di prestigio. Da qui la lunga polemica che divise per anni il maestro calabrese e il presidente della FIS, caratterizzata da vivaci scambi epistolari e anche verbali; mentre i nostri schermitori combattendo alla vecchia maniera, continuavano a collezionare sconfitte.
Le teorie di Tarsitano avevano intanto conquistato molti giovani maestri. Anche qualcuno degli anziani avrebbe voluto schierarsi con lui ma lo frenava il timore di inimicarsi il presidente e perdere l’opportunità di incarichi o ingaggi.
Relegato in periferia, il maestro Tarsitano negli anni Settanta ebbe la direzione tecnica del Centro Coni di Cosenza, presentato dalla «Gazzetta del Sud» come istruttore «di particolare bravura», «conosciuto e apprezzato in campo nazionale e internazionale anche per le sue nuove teorie di rinnovamento, autore per altro di un interessante trattato sulla scherma moderna». Allo stadio di San Vito egli si applicò con entusiasmo ad addestrare i giovani schermitori calabresi fra i quali aveva individuato alcuni elementi di sicuro avvenire che vinsero subito il titolo regionale. Ma non ebbe il tempo di farli maturare a superiori livelli.
Ritiratosi a Fagnano Castello per ragioni di salute, «il cinese», come lo chiamavano, abitò con la famiglia in una villetta, allora situata all’estrema periferia del paese. E lì, in una spaziosa e alta soffitta, ricavò una sua scuola dove insegnò la scherma a tante ragazze e ragazzi del paese, facendo crescere anche dei “campioncini”. In un angolo dell’ampio salotto di casa sua troneggiava una bacheca carica di coppe e di trofei conquistati.
Si spense a 75 anni, senza aver potuto vedere applicate anche in Italia le sue teorie, grazie alle quali, i nostri schermitori sono ora tornati a trionfare in Europa e nel mondo.
A lui, ricordato come un uomo dal portamento elegante, è intitolata la Palestra Comunale di Fagnano. (Biografia redatta sulla base di un articolo di Ermanno Capani) © ICSAIC 2020

Opere

  • La scherma italiana. Aspetti tecnici della sua decadenza e della sua possibile rinascita, Siniscalchi, Fagnano Castello 1967.

Nota bibliografica

  • Ermanno Capani, Vincenzo Tarsitano, il rinnovatore della scherma italiana, «Calabria Sconosciuta», 94, 2002, p. 21-22.

Nota archivistica

  • Comune di Fagnano Castello. Registro delle nascite, atto n. 20, p. I, 4 marzo 1907;
  • Comune di S. Croce sull’Arno, Registro dei matrimoni, atto n. 36, p. II, s. A;
  • Comune di Fagnano Castello. Registro delle morti, atto. n. 33, p. I.

Nota

  • Si ringrazia il sindaco di Fagnano Castello Giulio Tarsitano e la dirigente dei Servizi demografici del comune, Maria Gisella Formoso, per la preziosa collaborazione.

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