Taverniti, Roberto

Roberto Taverniti [Pazzano (Reggio Calabria), 18 febbraio 1888 – Monfalcone (Gorizia), 16 settembre 1916]

Nato in una famiglia della piccola borghesia, iniziò a studiare nel Seminario Arcivescovile di Reggio Calabria e poi si formò al Liceo ginnasio “Camoanella” di Reggio Calabria e “Galluppi” di Catanzaro. In seguito frequentò la facoltà di Giurisprudenza a Roma. Ancora giovanissimo, aderì al III Congresso Provinciale Socialista di Roccella Jonica (4 ottobre 1903) e, l’anno dopo, a soli 16 anni, scrisse il primo articolo sul settimanale socialista «La Luce»di Reggio. Partecipò alle attività dei circoli letterari catanzaresi. A Roma fu collaboratore e poi direttore de «Il Divenire Sociale», giornale di ispirazione soreliana a cui facevano riferimento personaggi del sindacalismo rivoluzionario, come i calabresi Francesco Arcà e Michele Bianchi. Diventò presto redattore capo per i servizi interni dell’Agenzia Stefani. Nel 1911 fondò a Roma il giornale «Terra Nostra», a cui impresse un carattere politico e civile capace di animare profondamente il dibattito sulla questione meridionale e su quella calabrese in particolare.
La firma di Taverniti compare nel periodico di orientamento socialista e meridionalista «Risurrezione»,  diretto dal socialista Vincenzo de Angelis e stampato dal 1909 al 1910: le pagine del giornale suggeriscono riflessioni intense sulle condizioni del territorio calabrese dopo i terremoti del 1905 e del 1908, su questioni relative allo sfruttamento dei lavoratori, alla scuola e alla sanità. Dall’aprile del 1910 Taverniti fu direttore responsabile de «Il Divenire sociale»: organo della frazione sindacalista del Partito socialista italiano, la rivista accolse i dimissionari dell’«Avanti!» – in polemica con il precetto né a destra, né a sinistra – tutti appartenenti alla corrente sindacalista, rilanciando, a partire dalla pubblicazione del manifesto del gruppo dei socialisti rivoluzionari, la centralità della lotta di classe e la forza del proletariato. Ma è attraverso i 40 numeri di «Terra Nostra», pubblicato a Roma tra il 1913 e il 1915 e diffuso un po’ in tutta la Calabria, che il giornalista poté intraprendere un’azione di sensibilizzazione su alcune questioni cruciali per la regione. Tanti i temi trattati, dalla grande opera di bonifica e di sistemazione idraulica all’incremento dell’agricoltura, passando per le ferrovie e l’abolizione delle misure protezionistiche in favore del libero scambio e lo sfruttamento dei bacini silani per la produzione di energia elettrica. In occasione delle elezioni del 1913 Taverniti sollecitò la formazione di un Gruppo parlamentare calabrese che raccogliesse le risorse migliori della regione e che ponesse all’attenzione del governo – con l’attuazione della Legge speciale –  le problematiche più urgenti della questione calabrese. In questo contesto, la sua riflessione sul Problema integrale della Calabria è un’analisi che indaga a fondo le ragioni storiche di un ritardo alla luce delle contraddizioni della politica nazionale.  Con il progetto dei Laghi Silani, in particolare, si entra nel vivo del dibattito sull’avvenire industriale della Calabria: Taverniti dedica una lunga intervista al progettista, l’ingegnere Angelo Omodeo, che sottolinea la necessità della costruzione di laghi artificiali utili a immagazzinare acqua e a regolare i deflussi. Nella visione del progettista, accolta con entusiasmo da Taverniti, l’iniziativa presentava anche dei risvolti importanti sul piano agricolo e industriale, con la possibile realizzazione di industrie locali e un’apertura ai traffici mediterranei. In  questa prospettiva,  Crotone sarebbe dovuta diventare la Genova del Sud, e il rilancio dell’agricoltura calabrese avrebbe trovato nuova linfa nelle politiche economiche improntate al libero scambio. Poco prima dello scoppio della guerra, Taverniti aveva portato avanti il suo impegno editoriale e politico, prefigurando, nel gennaio del 1915, la fisionomia di ciò che sarebbe potuto essere un Fascio popolare calabrese  capace di rappresentare le masse proletarie e la questione agraria e contadina del Sud, con una linea politica tutta incentrata all’applicazione delle Leggi speciali. Propositi che rimangono però sospesi e vengono rinviati con lo scoppio della guerra.
Taverniti fu soldato volontario, animato come tanti della sua generazione da sentimenti capaci di mescolare socialismo e futurismo, testimone di quell’eredità risorgimentale che prefigurava il rilancio di una regione depressa nell’ambito di un più ampio circuito nazionale. Si arruolò come soldato semplice e divenne Capitano del 21° reggimento fanteria della Brigata Cremona. Ottenendo, nel 1915, due medaglie d’argento come ufficiale (la seconda alla memoria) e due promozioni per merito di guerra, divenendo sottotenente prima e poi tenente. 
Cadde da eroe, tra le alture di Monfalcone, nel corso della settima battaglia dell’Isonzo, all’età di ventotto anni: il suo progetto di  un risorgimento regionale e proletario rimane un dibattito ancora aperto.
Il «Giornale d’Italia», con un articolo di Achille Benedetti, che era stato suo compagno di università, così scrisse nella prima pagina del 21 settembre 1916, a pochi giorni dalla morte: «Alle ore 7 del mattino la fanteria comincia il primo assalto. La compagnia che  esce fuori all’attacco  è comandata da un nostro caro collega, un giovane calabrese che ha raggiunto il grado di capitano per meriti di guerra: Roberto Taverniti. Egli comanda un reparto di valorosi, ai quali, prima dell’attacco, rivolge un incitamento con le sue parole calde, vibranti di quella fede che lo ha spinto ad arruolarsi come volontario di guerra, da semplice soldato. Egli guida i suoi uomini all’assalto verso il trinceramento della cresta. Ha quasi raggiunto l’orlo della trincea, ma ad un tratto i suoi uomini lo vedono cadere riverso con le braccia aperte. Cinque palle di mitragliatrice lo colpiscono alla testa ed uccidono i primi arditi che egli guida all’attacco. Povero e caro Roberto, degno figlio e onore di quella magnifica Calabria che versa il suo più generoso sangue per la più grande Italia! I suoi soldati non indietreggiano. Lo vogliono vendicare. Irrompono con impeto nella trincea, prendendo i primi prigionieri e li consegnano ai compagni provenienti». 
Il suo nome figura sulla lapide che ricorda gli 83 giornalisti caduti sul fronte della Grande Guerra, rinvenuta in uno scantinato dall’Inpgi (Istituto nazionale di previdenza dei giornalisti italiani) a Roma. (Teresa Grano) © ICSAIC

Nota bibliografica e sitografica

  • Oreste Camillo Mandalari, Roberto Taverniti, giornalista e combattente, Archivio Storiografico dei Reduci di Guerra, Roma 1936;
  • Franco Taverniti, Attualità del meridionalismo di Roberto Taverniti, Edizioni Terra Nostra, Catanzaro 1985;
  • Teresa Grano, La passione politica e civile di Roberto Taverniti, un giornalista calabrese caduto sul Carso, in Giuseppe Ferraro (a cura di), Dalle trincee alle retrovie. I molti fronti della Grande Guerra, Icsaic, Rende 2015.
  • Pierluigi Roesler Franz, Enrico Serventi Longhi, Martiri di carta. I giornalisti caduti nella Prima Guerra Mondiale, Gaspari Editore, Udine 2018
  • Tarcisio Taverniti, Roberto Taverniti: la storia. https://digilander.libero.it/crgppazzano/roberto_taverniti.htm
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