Terranova, Raffaele

Raffaele Terranova [Cittanova (Reggio Calabria), 8 dicembre 1898 – 24 marzo 1974]

Proviene da una famiglia molta agiata di proprietari terrieri, Carlo e Mariannina Morano. Il padre, che era di Radicena, all’epoca era sindaco di quel comune e svolgeva il suo mandato con grande impegno, per questo era rispettato e amato, tanto da meritare per la sua opera illuminata, l’appellativo di «padre del popolo»; purtroppo questo amministratore accorto e lungimirante morì prematuramente nel 1902, lasciando la famiglia allo sbando e la moglie, che era di origini cittanovesi, pensò bene di ritornare nel suo paese natale. Dato che la differenza di età tra Raffaele e il fratello più piccolo – Giuseppe – era di appena due anni, i due fratelli seguirono, fino all’Università, lo stesso percorso di studi, ma fuori dalla Calabria. A Badia di Cava dei Tirreni frequentarono il Liceo classico per poi iscriversi all’Università di Roma: Raffaele in Giurisprudenza e Giuseppe in Ingegneria. Ricevettero entrambi un’educazione religiosa ma non bigotta e, sulla scia della tradizione paterna, furono educati al più scrupoloso rispetto del bene pubblico e dell’amore verso il prossimo.
Raffaele doveva compiere ancora vent’anni quando venne chiamato alle armi e nominato, dopo un corso accelerato, sottotenente di Fanteria. Inviato al fronte, riportò una grave ferita in combattimento  e venne, dapprima ricoverato in un ospedale a ridosso della linea del fronte.  La gravità della ferita convinse i medici a trasportarlo a Napoli per ricoverarlo nel Reparto Militare dell’ospedale Santa Maria del Popolo degli Incurabili, diretto dal dr. Giuseppe Moscati. La ferita gli causò una certa inabilità, eppure rinunciò all’indennità e alla pensione di guerra a favore dei soldati più bisognosi della sua compagnia
Finita la guerra, riprese gli studi interrotti e si laureò in giurisprudenza a Roma nel 1921. Aderisce al Partito Popolare fin dalla sua fondazione e nel 1925 figura già come membro del Consiglio nazionale del partito e risulta essere in ottimi rapporti di amicizia e di corrispondenza con don Sturzo, come attestano i documenti della Polizia fascista. All’avvento del fascismo diventa uno dei più accaniti oppositori, si rifiuta di scappare all’estero e continua a svolgere azioni di proselitismo e di contrasto. Fino agli inizi degli anni ’30 riesce a passare inosservato, senza destare l’attenzione della polizia politica, l’OVRA. 
Nel maggio del 1931 la Polizia Politica apre un fascicolo a lui intestato e inizia a sorvegliarlo assiduamente. I rapporti di polizia lo definiscono “sovversivo”– “pericoloso” – “irriducibile” – “antifascista” – “insuscettibile di ravvedimento”. Subisce numerose perquisizioni nel corso delle quali gli sequestrano libri, volantini, giornali, lettere a don Sturzo, a De Gasperi, a Gronchi, a Miglioli, a Donati oltre ad un pacchetto di tessere del Partito Popolare, alcune firmate da don Sturzo, molte in bianco, nonché libri e appunti dell’anarchico Malatesta. Lo arrestano a più riprese e quando riesce a sfuggire ai pedinamenti si rifugia in Vaticano, dove gode di buoni appoggi. La sua attività clandestina, denunciata da una lettera anonima, consiste nell’aiutare gli antifascisti a espatriare. Inoltre tiene le fila di una lunga catena di oppositori di diverso colore politico (anarchici, repubblicani, socialisti, giellisti) che hanno bisogno di sostegno materiale, economico, logistico per sfuggire alle grinfie dell’OVRA. Nel gennaio del 1934 a seguito dell’ennesima perquisizione, nel corso della quale sequestrano soprattutto documenti giudiziari, la polizia scopre il suo legame con Alberto Cavaliere, suo conterraneo e coetaneo, sospettato di essere «un corriere» del Soccorso Rosso, il quale, in quel periodo, lavora al Ministero dell’Aereonautica ed è in possesso di un regolare passaporto per sé e per la moglie Fanny Kauffman, ma l’OVRA non si riesce ad andare oltre la constatazione di un solido rapporto di amicizia poiché non vi sono prove di una comune attività tra i due cittanovesi.
Alla fine del 1940 viene richiamato alle armi e inviato in Sardegna. Rientra a Cittanova nel novembre del 1943 e il 10 gennaio del 1944 il Comando Alleato gli conferisce la nomina a sindaco di Cittanova e contemporaneamente a Commissario Straordinario del Consorzio Agrario Provinciale con delega agli approvvigionamenti. Il 15 marzo 1944 si costituisce la sezione della Democrazia Cristiana, sono presenti in 29 nell’abitazione di Terranova, che non entra a far parte degli organismi dirigenti. 
Nel settembre del 1945, su designazione della direzione nazionale della Democrazia Cristiana, viene nominato componente della Consulta Nazionale  (D. Luogotenenziale,  22 settembre 1945), che è una assemblea legislativa provvisoria. 
Nelle elezioni comunali del marzo 1946 ottiene, come capolista della DC  un  risultato strepitoso: 4387 voti alla D.C., l’81,21%, appena 341 voti a “La campana” (lista civica di destra) e 674 voti alla lista social-comunista; 24 consiglieri alla D.C., cinque ai comunisti e uno solo ai socialisti. 
Si candida all’Assemblea Costituente ma, nonostante un indubbio successo personale, 5.163 voti a Cittanova, non viene eletto, risultando con 10.657 voti di preferenza, il quinto dei non eletti.
Candidato per le elezioni del 1° Parlamento repubblicano (18 aprile del 1948), al termine di una campagna elettorale aspra e combattuta, viene eletto deputato con 36.707 preferenze, si colloca al 6° posto tra i tredici deputati eletti della Dc e risulta il primo della provincia di Reggio Calabria.   Solo in provincia ha ottenuto 32.005 voti pari all’87,19% del totale ed a Cittanova ottiene un secondo plebiscito: 5.178 voti di preferenza su 5.611 voti di lista. Una percentuale mai più raggiunta da alcun candidato: il 92,28% . 
Coerente con i suoi ideali “popolari” e cristiani e intransigente nel suo antifascismo, combatte la corruzione, il malaffare, i traffici illeciti, le speculazioni di ogni genere, che vede emergere nel suo partito e se è vero che tutto ciò gli vale il plauso, l’ammirazione e la stima di molti deputati della Sinistra, è altresì vero che pongono le basi per un suo allontanamento dal gruppo della DC. 
Alla fine del 1952, il rapporto con la DC risulta già sfilacciato da polemiche e discussioni non solo su questioni ideologiche e di principio, non solo su una diversa concezione della gestione del potere e sul modo di amministrare la cosa pubblica, non solo sulle scelte istituzionali e sulla famosa Legge elettorale (la “Legge-Truffa”) ma soprattutto su precisi addebiti, su scandali e magagne sulle quali Terranova solleva il velo dell’ipocrisia e del patriottismo di partito e punta il dito contro alcuni notabili della DC. Lo scandalo della streptomicina e quello del ridicolo annuncio pubblicato su un quotidiano della capitale nel quale si chiedeva come referenza da inserire nel curriculum, la raccomandazione di un politico, rappresentano i due punti di non ritorno e costituiscono, alla fine, il casus belli per dichiarare la rottura definitiva con il suo partito. 
Nel maggio del 1952 s’iscrive al Gruppo Misto della Camera e alle elezioni comunali presenta una propria lista civica – “Stella” – che si allea con i partiti di Sinistra. Nel 1953 forma con Corbino e Nitti l’«Alleanza Democratica Nazionale» presentandosi candidato in quelle elezioni in Calabria e a Pistoia. La nuova formazione non raggiunge il quorum, ma si vanterà sempre di aver contribuito a non far scattare il premio di maggioranza perseguito con accanimento dalla DC. Negli anni Cinquanta Terranova continua la sua marcia di avvicinamento alla Sinistra che lo porta a partecipare alle Conferenze Internazionali per la pace, volute dal «Congresso dei popoli» che riunisce tutti quegli Stati c.d. «non allineati», cioè non schierati né con gli Usa né con l’Urss, e poi al consolidamento della sua lista “Stella” che arriva a fiancheggiare, nelle elezioni amministrative, il Pci. Nel 1958 viene candidato, come indipendente, al Senato nel collegio di Palmi, ma non viene eletto. Nel 1963 viene candidato, sempre come indipendente, nelle liste del PCI ed è eletto deputato con quasi 30 mila voti di preferenza. Terzo degli eletti dopo Fausto Gullo a Cosenza e Gennaro Miceli a Catanzaro. Svolge un’intesa attività parlamentare, prima come componente della Commissione Finanze e poi, da gennaio del 1966, della Commissione Difesa. Al termine del mandato, giugno 1968, decide di ritirarsi dalla vita politica attiva, ma la “sua” creatura «la Stella» –  gli sopravvivrà per oltre dieci anni. (Antonio Orlando) © ICSAIC 2019

Nota bibliografica

  • Antonio Orlando, Il democristiano ribelle. Primi appunti per una biografia dell’on. Raffaele Terranova, in FORA-Eleaml, rivista elettronica, settembre 2016. 

Nota archivistica

  • Archivio Centrale dello Stato, Casellario Politico Centrale, DGPS, fasc. 9027, b. 5073;
  • Archivio Storico Camera dei Deputati, Repubblica Italiana, Deputati,  I e III Legislatura.
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