Tomaini, Guglielmo

Guglielmo Tomaini [San Pietro Apostolo (Catanzaro), 6 aprile 1854 – Girifalco (Catanzaro), 17 dicembre 1909]

Ultimo di cinque figli nacque a San Pietro a Tiriolo (oggi San Pietro Apostolo). Il padre Anselmo, avvocato, partecipò attivamente ai moti rivoluzionari del 1848. La madre, Giuseppa Gaetana Vittoria Cefaly, oltre a provenire da una colta famiglia cortalese, dalla quale aveva ricevuto una formazione eclettica capace di guardare alla pittura e alla musica, era anche sorella di Andrea Cefaly Sr., pittore, scultore, poeta, patriota e uomo politico. Cefaly fu partecipe della lotta combattuta nell’Accademia di Belle Arti di Napoli al fine di rinnovarne gli insegnamenti, capeggiata da Filippo Palizzi e Domenico Morelli. Il dibattito antiaccademico coinvolse numerose personalità artistiche accolte da Andrea Cefaly nel suo studio di vicolo San Mattia nella città partenopea. L’esperienza napoletana si trasferì in Calabria quando nel 1862 Cefaly fondò l’Istituto Artistico Letterario a Cortale. Qui Tomaini iniziò ufficialmente i suoi studi artistici dopo aver conseguito il 14 agosto 1868, presso il Reale Liceo Galluppi di Catanzaro, il titolo ginnasiale. Già tra il 1864 e il 1868 aveva realizzato il Ritratto di Giuseppina Cefaly (1864-1868, olio su tela, 59×44 cm, San Pietro Apostolo, Palazzo Tomaini) e il Ritratto di Anselmo (1864-1868, olio su tela, 55×39,8 cm, San Pietro Apostolo, Palazzo Tomaini)oggi conservati nel Palazzo di famiglia.
Nel clima di fermento che dominò la Scuola di Cortale, centro di formazione professionale e di costruzione di una coscienza civile, che vide coinvolti molti giovani calabresi, Tomaini eseguì, tra il 1868 e il 1871, opere come Donne al piano (1868-1871, olio su tela, 92,5×77 cm, San Pietro Apostolo, Palazzo Tomaini) e Mesto abbandono (1868-1871, olio su tela, Verona, Fam. Gasparini). La ripresa del vero palizziana rintracciabile nell’analisi minuta dei dettagli e l’intonazione intimistica di carattere morelliano si fondono per dar vita a un interesse per la pittura di genere. Nello stesso arco cronologico vanno inserite Costume di S. Pietro Apostolo (1868-1871, olio su tela, 136×96,4 cm, San Pietro Apostolo, Palazzo Tomaini), esposta alla Prima Mostra d’Arte Calabrese organizzata da Alfonso Frangipane nel 1912, e Giovinetta in costume di Tiriolo (1868-1871, olio su tela, 98×74 cm, Catanzaro, MARCA (in deposito esterno a Catanzaro, Banca d’Italia).
L’esperienza pedagogica di Cortale fu l’incipit che permise ai giovani talenti di avvicinarsi a quella rete di novità che Cefaly portò da Napoli, dove nel 1871 Tomaini iniziò la sua carriera di allievo nell’Istituto di Belle Arti. Memore dell’impegno militare svolto dal padre e dallo zio, nel 1872 decise di arruolarsi come volontario nell’esercito italiano prestando servizio come soldato al 27° Distretto di Napoli. L’anno successivo tornò in Calabria per adempiere agli obblighi di leva.
Nonostante la sua presenza discontinua nell’ambiente accademico, nel 1874 partecipò alla XI Esposizione della Società Promotrice di Belle Arti con l’opera Amor pacifico (1874, olio su tavola, 34×28 cm, Verona, Fam. Gasparini)soggetto tratto dai versi satirici di Giuseppe Giusti, che compose l’omonima poesia nel 1844. Nel 1875 Tomaini espose alla Promotrice di Napoli Il Piccolo fumatore (1875, olio su tela, misure non rilevate, San Pietro Apostolo, Fam. Tomaini Domenico). L’artista concluse le sue presenze alle Promotrici napoletane nel 1876 esponendo due dipinti di soggetto militare ispirati dall’esperienza appena vissuta nell’esercito italiano: Agli avamposti (1876, olio su tavola, 45,8×37,8 cm, Lamezia Terme, Circolo di Riunione) Paga la bottiglia! (1876, olio su tela, 46×37,5 cm, San Pietro Apostolo, Palazzo Tomaini)Dalle tele emerge l’influenza delle sperimentazioni che i pittori-patrioti applicarono alla tematica militare nel duplice risvolto celebrativo (Agli avamposti, donata dall’artista al Circolo di Riunione di Nicastro), e privato (Paga la Bottiglia!).
È probabile che Tomaini abbia seguito Cefaly a Napoli dopo il periodo di arruolamento, che potrebbe coincidere con la fine dell’esperienza cortalese nel 1875. Nel 1876 firmò il Ritratto di Tommaso Traetta (1876, olio su tela, 61×50 cm, Napoli, Conservatorio di San Pietro a Majella) per la collezione dei dipinti del Conservatorio di San Pietro a Majella richiesti da Francesco Florimo. Le fonti non consentono di ricostruire con certezza gli anni dal 1876 al 1880, anno in cui Tomaini tornò definitivamente in Calabria. Ciò che è emerso è un discreto successo che l’artista ottenne negli ambienti culturali romani, non solo come pittore, ma anche come commediografo. Il soggiorno romano iniziò, con ogni probabilità, nel 1876, anno in cui Andrea Cefaly assunse la carica di Deputato del Parlamento d’Italia. È all’interno di questa parentesi che si può collocare l’opera più complessa del repertorio dell’artista, il Baccanale (1877-1880, olio su tela, 92,5×65 cm, San Pietro Apostolo, Palazzo Tomaini). L’enigmatico soggetto recupera le istanze della pittura morelliana, che diede un nuovo volto alla pittura di storia, nascondendo sotto le spoglie di un episodio tratto dal passato, le vicende e gli avvenimenti contemporanei. L’intento era quello di camuffare e diffondere messaggi patriottici. L’opera fu esposta alla Prima Mostra d’Arte Calabrese del 1912.
La permanenza a Roma, tuttavia, fu piuttosto breve, considerando che nel 1878 pubblicò a Napoli un volume di versi intitolato Diciassette Novembre, in riferimento all’attentato avvenuto ai danni di re Umberto I per mano dell’anarchico Giovanni Passannante, accaduto il 17 novembre 1878 proprio nella città partenopea. Ed è ancora a Napoli che si fece debitore nei confronti dei nuovi linguaggi espressi in pittura da Antonio Mancini e in scultura da Vincenzo Gemito con i diversi saggi dello Scugnizzo, il ragazzo del popolo, quando realizzò, tra la fine degli anni Settanta e gli inizi degli anni Ottanta, Studio di ragazzo calabrese (1879-1880, olio su tela, Catanzaro, MARCA). Non è un caso che Mancini tornò a Napoli nel 1879 e che Tomaini fosse presente in città, almeno per poco.
Nel 1880 l’artista ritornò definitivamente in Calabria a causa dell’aggravarsi di alcuni disturbi psichici che già avevano iniziato a manifestarsi. In questo periodo trascorso tra le mura domestiche realizzò il Ritratto della sorella Mariannina (post 1880, olio su tela, 53×42,6 cm, San Pietro Apostolo, Palazzo Tomaini), un Autoritratto (post 1880, olio su tela, 45,5×38,6 cm, San Pietro Apostolo, Palazzo Tomaini) e il Ritratto del fratello Domenico (post 1880, olio su tela, 50×38 cm, Verona, Fam. Gasparini). Chiude il cerchio delle sue opere Il ritorno dell’onorevole (post 1880, olio su tela, 47×37 cm, San Pietro Apostolo, Palazzo Tomaini), dipinto che diventa specchio di uno spaccato di vita quotidiana, anche se non è ancora chiaro chi sia l’onorevole raffigurato.
Durante la permanenza nella casa paterna, strinse un morboso rapporto con la sorella Marianna, conseguenza delle cure che la donna rivolse al fratello. Gli episodi deliranti venivano tenuti a bada grazie all’arte, tanto che un quaderno inedito custodisce il testo della tragedia a cui l’artista stava lavorando prima di interromperne la stesura, lasciandola incompiuta. Nel decorso della malattia seguì un grave peggioramento delle condizioni mentali dell’artista, soggetto ad allucinazioni visive, uditive e manie persecutorie. L’epilogo della sua storia racconta dell’omicidio della sorella Marianna, avvenuto l’8 novembre 1895 nel Palazzo di famiglia.
Condotto nell’Ospedale Psichiatrico di Girifalco, perché affetto da “demenza” (in realtà possiamo oggi parlare di schizofrenia), resterà tra le mura del manicomio fino alla morte avvenuta la notte del 17 dicembre 1909. (Virginia Silvano) © ICSAIC 2020

Opere

  • Il diciassette novembre. Versi, s.n., Napoli 1878;

Nota archivistica

  • Archivio Storico dell’Amministrazione Provinciale di Catanzaro (ASPCZ), Fondo Girifalco, Registro generale dei dementi, anno 1904;
  • ASPCZ, Fondo Girifalco, Dementi, Lettera T, fasc. 188, 1895;
  • Archivio di Stato Catanzaro (ASCZ), S. Pietro a Tiriolo, Nati 1852-1854, busta 2639, numero di ordine 34;
  • ASCZ, Ruoli Matricolari, anno 1854, numero di ordine 294;
  • ASCZ, sezione di Lamezia Terme, Fondo Miscellanee, Processi Penali, busta 2245, fasc. 12, 1895;
  • Archivio Manicomio Provinciale di Catanzaro in Girifalco, busta 608, fasc. 15, 1895;
  • Archivio Storico dell’Accademia di Belle Arti di Napoli, fasc. 2587, anno 1871. 

Nota bibliografica

  • Catalogo degli oggetti d’arte ammessi alla XI Esposizione, Napoli, 1874, p. 14;
  • Catalogo degli oggetti d’arte ammessi alla XII Esposizione, Napoli, 1875, p. 10;
  • Catalogo degli oggetti d’arte ammessi alla XIII Esposizione, Napoli, 1876, p. 11;
  • Alfonso Frangipane, La Prima Mostra d’Arte Calabrese dell’Ottocento, Istituto italiano d’arti grafiche, Bergamo 1913, p. 74;
  • Agostino Mario Comanducci, Dizionario illustrato dei pittori, disegnatori e incisori italiani moderni e contemporanei, vol. II, Leonide M. Patuzzi editore, Milano 1962;
  • Antonio Pelaggi, Catalogo delle opere in pittura, Museo Provinciale di Catanzaro, Frama Sud, Chiaravalle Centrale 1976, p. 35; 
  • Tonino Sicoli e Isabella Valente (a cura di), Andrea Cefaly e la Scuola di Cortale, AR&S, Catanzaro 1998, pp. 13, 97;
  • Mario Pino, Pittura ed esperienze artistiche nella provincia di Catanzaro nell’Ottocento. Andrea Cefaly, la Scuola di Cortale, la Società Promotrice di Belle Arti di Catanzaro, l’opificio di ceramica di Nicastro, Fratelli Gigliotti Editore, Lamezia Terme 1999, p. 72;
  • Enzo Le Pera, Arte in Calabria tra Otto e Novecento, Rubbettino, Soveria Mannelli 2001, p. 200;
  • Gemma Cautela, Luigi Sisto, Lorella Starita (a cura di), Dal segno al suono, il conservatorio di musica San Pietro a Majella, repertorio del patrimonio storico artistico e degli strumenti musicali, Arte’m, Napoli 2009, pp. 19, 64;
  • Virginia Silvano, Guglielmo Tomaini (1854-1909). Dall’equilibrio alla sregolatezza della follia, tesi di laurea magistrale in Storia dell’arte, Università della Calabria (Cosenza), a.a. 2018-2019. 
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