Trieste, Lepoldo

Leopoldo Trieste [Reggio Calabria, 3 maggio 1917 – Roma, 25 gennaio 2003]

Figlio di un ferroviere ebreo originario dell’Istria, stabilitosi in Calabria nel corso dei lavori di ricostruzione dopo il terremoto del 1908. La madre era originaria di Scilla. Trieste visse a Reggio Calabria un’infanzia serena nel modesto rione Ferrovieri, al di là del torrente Calopinace, ma in seguito segnata dalla prematura scomparsa del padre, ponendosi – tuttavia – all’attenzione per essere tra i migliori allievi del Liceo-Ginnasio «Tommaso Campanella», manifestando una personalità e un estro fuori dal comune e manifestando un grande interesse per il mondo del cinema e del teatro che lo portava spesso a recarsi a Messina per assistere agli spettacoli.
Trieste non abbandonò mai gli studi universitari, conseguendo la laurea in Lettere Classiche alla “Sapienza”, ma a Roma, dove era andato a vivere dopo le difficoltà economiche della famiglia a seguito della scomparsa del padre, ebbe l’opportunità di allargare i suoi orizzonti e gli si aprì, quasi inaspettatamente, la via del cinema, dopo aver conseguito il diploma di regista cinematografico al Centro Sperimentale di Cinematografia, che gli permise di evitare la chiamata alle armi nel Montenegro e di essere un operatore cinematografico di guerra nel corso del secondo conflitto mondiale. 
È stato un attore e sceneggiatore che, dopo un’intensa e significativa esperienza in teatro, nel cinema ebbe ruoli di caratterista e di protagonista in numerosi film (170), lavorando con i più grandi registi del Novecento e dirigendone anche due («Città di notte», nel 1958, e la commedia romantica «Il peccato degli anni verdi» nel 1960.
Intellettuale raffinato dalla duttilità straordinaria, Trieste è stato anche un apprezzato drammaturgo. Il suo lavoro più famoso e riconosciuto anche fuori dall’Italia è una trilogia di opere teatrali che trattano il tema della brutalità e della violenza della guerra all’epoca appena finita: «La frontiera» (1945), «Cronaca» (1946), opera che ha avuto il merito di aver rappresentato per la prima volta il tema dell’Olocausto sul palcoscenico, arrivando persino a Berlino, e poi «N.N.» (1947).
Dopo aver recitato insieme a Vittorio Gassman nella pellicola di Giovanni Paolucci «Preludio d’amore» (1946), negli anni successivi decise di dedicarsi soprattutto alle sceneggiature per il cinema, cogliendo l’importanza che la “comunicazione” cinematografica avrebbe avuto da lì in avanti. Collaborò alla stesura di «Gioventù perduta» di Pietro Germi (1948), de «I fuorilegge» di Aldo Vergano (1950) e di «Febbre di vivere» di Claudio Gora (1953), ispirato al suo dramma teatrale «Cronaca».
In quell’ambiente conobbe il grande regista Federico Fellini, con il quale instaurò un lungo e proficuo sodalizio. Fellini considerava Trieste il suo «stralunato e coltissimo mentore mediterraneo» e gli affidò parti importanti nei suoi film «Lo sceicco bianco» del 1952 e «I vitelloni» del 1953. Da quel momento le porte del cinema per l’attore calabrese si schiusero e iniziò la collaborazione con i più grandi registi e attori, tra i quali Totò, con il quale aveva un ottimo rapporto. Lavorò con Roberto Rossellini («Dov’è la libertà» del 1954) e poi in due capolavori di Pietro Germi («Divorzio all’italiana» del 1961 e «Sedotta e abbandonata» del 1964), con Nanni Loy («Un giorno da leoni» del 1961) e, anche dopo un periodo in cui comparve in alcuni film “commerciali”, venne prescelto da registi del calibro di Mario Monicelli, Luigi Zampa, Dino Risi, Elio Petri, Marco Bellocchio, e particolarmente significativi, tra gli altri, i ruoli recitati in «Il padrino – Parte II» di Francis Ford Coppola (1974), al fianco di Robert De Niro, «l nome della rosa» di Jean-Jacques Annaud (1986), assieme a Sean Connery, «Nuovo Cinema Paradiso» di Giuseppe Tornatore (1988). Tanti sono stati i registi stranieri che lo hanno scelto per importanti produzioni internazionali: è presente nel cast di «Addio alle armi» di Charles Vidor nel 1957 e in «Che gioia vivere» (1961), diretto dal francese René Clément. Un copioso elenco di film, di personaggi diversi, quelli da lui impersonati, che hanno contribuito, tutti, a creare la maschera tragicomica di Leopoldo Trieste, che in fondo interpretava sempre lo stesso personaggio: l’uomo qualunque scisso tra pulsioni liberatorie e desideri repressi, perennemente schiacciato dal peso e dal cinismo della realtà quotidiana.
Oltre all’aver recitato in teatro e al cinema, non trascurando di considerare l’attività di doppiatore, Trieste partecipò ad alcuni lavori televisivi, tra i quali «Le inchieste del commissario Maigret» (episodio «Maigret e i diamanti») di Mario Landi, del 1968, «Il circolo Pickwick» di Ugo Gregoretti, sempre del 1968, 1La famiglia Benvenuti» di Alfredo Giannetti (dal 1968 al 1970), «I promessi sposi» di Salvatore Nocita, del 1989, e nell’episodio «Il cane di terracotta» della serie «Il commissario Montalbano»” di Alberto Sironi, del 2000, una delle sue ultime, magistrali, interpretazioni.
Morì nella notte del 25 gennaio 2003, all’età di 85 anni, presso il Policlinico Umberto I di Roma, a seguito di un infarto, in silenzio e con discrezione, con quel garbo e con quella signorilità che hanno sempre caratterizzato la sua vita. La famiglia, seguendo le ritualità ebraiche (Trieste venne anche perseguitato nel periodo bellico per queste sue origini) diffuse la notizia soltanto due giorni dopo, a esequie avvenute. (Letterio Licordari) © ICSAIC

Riconoscimenti

  • Nastro d’argento quale “migliore attore non protagonista” nel 1965, 1985 e 1996
  • David di Donatello quale “miglior attore non protagonista” nel 1996 per “L’uomo delle stelle”
  • Il 3 maggio 2017 la città di Reggio Calabria ha intitolato a Leopoldo Trieste una piazza

Filmografia principale

  • Preludio d’amore, regia di Antonio Paolucci (1946)
  • Lo sceicco bianco, regia di Federico Fellini (1952)
  • I vitelloni, regia di Federico Fellini (1953)
  • Un giorno in pretura, regia di Steno (1954)
  • Dov’è la libertà…?, regia di Roberto Rossellini (1954)
  • Un americano a Roma, regia di Steno (1954)
  • Il coraggio, regia di Domenico Paolella (1955)
  • Un eroe dei nostri tempi, regia di Mario Monicelli (1955)
  • Destinazione Piovarolo, regia di Domenico Paolella (1955)
  • Il segno di Venere, regia di Dino Risi (1955)
  • Città di notte, regia di Leopoldo Trieste (1956)
  • Ritorno alla vita, regia di José Antonio Nieves Conde (1956)
  • Addio alle armi, regia di Charles Vidor (1957)
  • Il moralista, regia di Giorgio Bianchi (1959)
  • I ragazzi dei Parioli, regia di Sergio Corbucci (1959)
  • Che gioia vivere, regia di René Clément (1961)
  • Un giorno da leoni, regia di Nanni Loy (1961)
  • Divorzio all’italiana, regia di Pietro Germi (1961)
  • Sedotta e abbandonata, regia di Pietro Germi (1964)
  • Sedotti e bidonati, regia di Giorgio Bianchi (1964)
  • Via Veneto, regia di Giuseppe Lipartiti (1964)
  • Le voci bianche, regia di Pasquale Festa Campanile e Massimo Franciosa (1964)
  • Una questione d’onore, regia di Luigi Zampa (1965)
  • L’ombrellone, regia di Dino Risi (1965)
  • Racconti a due piazze (Le lit à deux places), (1965)
  • Gente d’onore, regia di Folco Lulli (1967)
  • A ciascuno il suo, regia di Elio Petri (1967)
  • Il medico della mutua, regia di Luigi Zampa (1968)
  • Il clan dei siciliani, regia di Henri Verneuil (1969)
  • Le avventure di Gerard, regia di Jerzy Skolimowski (1970)
  • Una macchia rosa, regia di Enzo Muzii (1970)
  • L’asino d’oro: processo per fatti strani contro Lucius Apuleius cittadino romano, regia di Sergio Spina (1970)
  • La vacanza, regia di Tinto Brass (1971)
  • A Venezia… un dicembre rosso shocking, regia di Nicholas Roeg (1973)
  • Il padrino – Parte II, regia di Francis Ford Coppola (1974)
  • Son tornate a fiorire le rose, regia di Vittorio Sindoni (1975)
  • Caligola, regia di Tinto Brass (1979)
  • Il marchese del Grillo, regia di Mario Monicelli (1981)
  • Enrico IV, regia di Marco Bellocchio (1984)
  • Il nome della rosa, regia di Jean-Jacques Annaud (1986)
  • Don Bosco, regia di Leandro Castellani (1988)
  • I giorni randagi, regia di Fabio Ottoni (1988)
  • Nuovo Cinema Paradiso, regia di Giuseppe Tornatore (1988)
  • Stradivari, regia di Giacomo Battiato (1988)
  • Il sole buio, regia di Damiano Damiani (1990)
  • Viaggio d’amore, regia di Ottavio Fabbri (1990)
  • Il giudice ragazzino, regia di Alessandro Di Robilant (1994)
  • L’uomo delle stelle, regia di Giuseppe Tornatore (1995)
  • Marianna Ucrìa, regia di Roberto Faenza (1997)
  • Il consiglio d’Egitto, regia di Emidio Greco (2003)

Riferimenti bibliografici

  • Leopoldo Trieste un intruso a Cinecittà, ERI, Roma 1985;
  • Vincenzo Bonaventura, Leopoldo Trieste, Il teatro nel cassetto, Maimone Editore, Catania 1991;
  • Carmelo Zinnato, Leopoldo Trieste. Inseguendo sirene. Biografia e opere teatrali, Abramo Editore, Catanzaro 1999.
  • Giorgio Taffon, Il teatro di Leopoldo Trieste: 1944-1947, in Anna Bonacci e la drammaturgia sommersa degli anni ’30-’50, Metauro Edizioni, Pesaro 2003
  • Gaetano Pizzonia, Il mito di Leopoldo Trieste, Laruffa Editore, Reggio Calabria 2013;
  • Bruno Gemelli, Il grande otto, Città del Sole, Reggio Calabria 2013.
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