Trunzio, Emilia Carolina

Emilia Carolina Trunzio (Cosenza, 9 luglio 1858 – Londra, 17 marzo 1919)

Dal web

Figlia di Giuseppe e Anna Maria Lista. Ha un’infanzia infelice: all’età di cinque anni, rimane orfana di padre e madre, deceduti nel 1863 all’inizio della quarta pandemia di colera dell’Ottocento, e viene allevata dalla famiglia dell’internazionalista Tito Zanardelli, giornalista e anarchico, che diventa suo fratello adottivo. Non si hanno notizie sulla sua formazione scolastica.
Dal 1870 diventa la compagna di Errico Malatesta che l’avrebbe conosciuta tramite il fratello adottivo. Casalinga, nel 1879 – da Genova, dove si trova con la madre adottiva –  espatria per raggiungere a Londra il fratello Tito, in esilio dal 1874 prima in Svizzera e poi in Francia. Si stabilisce nella capitale del Regno Unito, dove lavora come sarta. Incontra e si lega al militante anarchico Eugenio (detto Giovanni o Giuseppe) Defendi, droghiere e pasticcere lì rifugiato. In un grande banchetto popolare, infatti, i due annunciano la loro unione libera con la seguente nota: «I sottoscritti si premurano di annunciarvi che, il 1° maggio 1880, contrarranno una libera unione, alla presenza di alcuni amici socialisti invitati e riuniti semplicemente per ricevere comunicazione. Le ragioni che li hanno portati a rinunciare al matrimonio legale oltre che religioso è che li considerano istituzioni borghesi create al solo scopo di risolvere questioni di proprietà ed eredità, che non offrono alcuna seria garanzia ai proletari di entrambi i sessi, consacrando la sottomissione delle donne, impegnano per il futuro le volontà e le coscienze, indipendentemente dal carattere, e si oppongono alla possibilità di scioglierlo, che è la base di ogni contratto. La questione dei bambini sarà risolta più tardi nel modo più conforme alla giustizia e secondo la situazione che sarà loro imposta dalla società borghese. Saluti fraterni. Giovanni Defendi, Emilia Trunzio-Zanardelli».
Il fratello Tito, direttore del periodico «L’Égalité», tiene per l’occasione un lungo discorso. A Carolina ed Eugenio arrivano molte lettere di congratulazioni tra cui quelle anarchici francesi, come Benoît Malon, e di molti socialisti italiani. 
La loro vita si intreccia con quella di Errico Malatesta, che a Londra anima il «Club internazionale anarchico», sia nelle scelte politiche sia in quelle affettive. Malatesta li aiuta a comprare un negozio di generi alimentari che vende prodotti italiani (olio, formaggi e vino) al 112 di High Street a Islington, dove i tre vivono insieme.
La famiglia Defendi-Trunzio-Malatesta cresce sei figli tutti nati in Inghilterra: Luigia detta Virginia (sposerà l’anarchico Giulio Rossi); Enrico nato il 3 settembre 1883 (militante anarchico attivo alla fine dell’Ottocento, indicato come figlio di Malatesta che se lo portò ad Ancona nel 1897 quando andò a dirgere «l’Agitazione»); Cocò (nato intorno al 1887-88); Giulia, detta Giulietta, nata intorno al 1890, conosciuta anche con il nome di Giugiù (diventerà la compagna dell’anarchico Antonio Fabrizi e sarà schedata anche lei, come il fratello Enrico, nel Casellario Politico Centrale); Adele – forse figlia di Malatesta come Giulia – nata nel 1892, e un’ultima figlia Giannetta nata nel 1890.
Malatesta, rimane molto discreto sul suo rapporto con i Defendi e con Carolina in particolare, accennando in una lettera a Luigi Fabbri che tutti i bambini sono «i figli e i nipoti dei Defendi», e che il suo rapporto con Carolina è solo «cameratismo» («la Defendi, a cui mi legano più di cinquant’anni di affetto fraterno»), negando così quel ménage à trois che sarebbe durato più o meno un trentennio, secondo tipiche maldicenze poliziesche.
Un informatore della polizia che si firma «Virgilio», sostiene, tuttavia, che Malatesta intende lasciare tutti i suoi beni ai figli dei Defendi.
La polizia nota che frequenti riunione di militanti anarchici italiani – Malatesta, Francesco Ferdinando Cini, Guido Polidori e altri – si tengono proprio in casa Defendi. Carolina e i figli condividono l’impegno politico e partecipano alle iniziative degli anarchici italiani a Londra.
Dagli inizi del Novecento, così, «Virgilio» s’incarica di monitorare attentamente l’attività di Carolina, trasmettendo quasi quotidianamente i suoi rapporti alle allarmate autorità italiane. Il confidente segnala tutti gli spostamenti della donna che alla fine di ottobre del 1907 parte per Parigi assieme alla figlia Giulia. A quanto pare, nella capitale francese, non si sa per quale motivo, deve incontrare alcuni anarchici. Si tratta di un lungo viaggio, con destinazione finale Bologna. Almeno in un’occasione viene raggiunta da Malatesta. In casa Zanardelli, sembrano ignari del fatto che madre e figlia siano in città per organizzare un complotto con l’aiuto di alcuni compagni di fede, come invece segnala il confidente della polizia. Il 4 novembre 1907 il prefetto di Bologna nota che il viaggio, compiuto senza una ragione plausibile, «desta sospetto ed apprensione. Perciò è necessario seguire le mosse di detta donna e scoprirne gli intendimenti». Solo dopo qualche giorno, lo stesso prefetto informa che non era ancora arrivata in casa Zanardelli. Il 14 novembre, tuttavia, l’informatore scrive: «La Defendi è venuta a Bologna e poi verrà a Roma. Andrà dal Fabbri. Così ha scritto ai suoi. Pare che il viaggio a Roma sia stato giudicato necessario, anche perché Malatesta avrebbe avuto replicati inviti a farsi vedere costà… pare che si sia messa con impegno alla bisogna e che Malatesta stia risolvendo se o no debba venire. Da quanto so, la sua venuta dipenderà da quello che dirà la Defendi».
Il 18 novembre il Ministero conferma che le due donne si trovano Bologna: da lì sono state spedite due sue lettere per Londra. Ma dove abiti non è chiaro. Non è noto se è ospitata in casa Zanardelli o se, invece, utilizzi l’indirizzo dell’abitazione del padre adottivo per farsi recapitare solamente la corrispondenza. Da Bologna, comunque, a dicembre si sposta a Roma, da dove riparte ai primi del gennaio 1908 per rientrare in Inghilterra. Il suo comportamento politico da allora in poi non desta più preoccupazioni, anche perché negli anni successivi sembra assorbita dalle vicende familiari.Affetta da una straziante malattia, nel 1915 viene ricoverata nell’ospedale italiano a Londra e nell’estate dello stesso anno in una casa di salute per malati mentali perché manifestava manie suicide. Dopo il figlio Enrico, morto per tubercolosi l’8 novembre 1916 nella capitale inglese, a distanza di tre anni si spegne anche lei: aveva 61 anni. (Aldo Lamberti) © ICSAIC 2021 – 3

Nota bibliografica

  • Dizionario biografico degli anarchici italiani, Bfs Edizioni, Pisa 2003-2004, ad vocem;
  • Katia Massara, L’emigrazione “sovversiva”. Storie di anarchici calabresi all’estero, Cosenza 2003, p. 73; 
  • Giampietro Berti, Errico Malatesta e il movimento anarchico italiano e internazionale 1872-1932), Franco Angeli, Milano 200, p. 353, passim;
  • Luigi Fabbri, Epistolario. Ai corrispondenti italiani ed esteri (1900-1935), a cura di Roberto Giulianelli, Bfs Edizioni, Pisa 2005, pp. 59-60n;
  • Katia Massara, Donne contro il duce. Le calabresi e la lotta antifascista, «Rivista storica calabrese», 1-2, 2007, pp. 277-312; 
  • Katia Massara, Oscar Greco, Rivoluzionari e migranti. Dizionario biografico degli anarchici calabresi, Bfs Edizioni, Pisa 2010, pp. 209-210;
  • Eric Coulaud, Rolf Dupuy, Defendi, Eugenio dit Giovanni ou Giuseppe, in Dictionnaire des anarchistes, versione online 26 febbraio 2018, ultima modifica il 23 gennaio 2019 (https://maitron.fr/spip.php?article200420).

Nota archivistica

  • Archivio Centrale dello Stato, Casellario politico centrale, b. 5234, f. 109476, Trunzio Emilia Carolina.
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