Tufarelli Palumbo, Caterina

Caterina Tufarelli Palumbo [Nocara (Cosenza), 25 febbraio 1922 – Roma, 7 dicembre 1979]

Nativa di Nocara (Cosenza), un paese all’epoca quasi isolato e raggiungibile con difficoltà, situato a quasi mille metri sul livello del mare al confine con la Basilicata, Caterina Tufarelli Palumbo, detta Ketty era figlia dell’avvocato Giuseppe e dalla gentildonna Maria Miceli. Allo stato civile venne registrata con i nomi di Caterina, Ipatia, Antonia e Costanza (tanti nomi dovevano essere un vezzo di famiglia, anche la madre ne aveva quattro: Maria, Domenica, Maddalena, e Ines). Rimase orfana a pochi mesi – non è noto in quali circostanze – e venne inviata a studiare in collegio a Roma sino al conseguimento della maturità classica, presso le suore del Sacro Cuore, a Trinità dei Monti, ottenendo il massimo dei voti e numerosi premi per il merito. Nel 1941 conobbe Baldo Pisani, di professione avvocato, originario di San Sosti, che sposerà poi nel 1943, in piena guerra, diventando madre di tre figli: Oscar nato nel 1944, Giuseppe nel 1948 e Giorgio nel 1955. Nel frattempo, si iscrisse alla facoltà di giurisprudenza a Roma, trasferendosi poi a Napoli, dove poi conseguì il titolo accademico.
Democristiana, è stata la prima donna sindaco eletta in Italia, a soli 24 anni, il 24 marzo del 1946, nel comune di San Sosti (Cosenza), un vero e proprio simbolo di una Italia che si affrancava dagli anni bui della guerra e guardava al futuro con ottimismo. E il fatto che sia stata una calabrese conferisce un particolare messaggio di voglia di riscatto per tutto il meridione e per la Calabria in particolare. Nello stesso periodo divennero prime cittadine elette dal popolo anche altre due calabresi, Ines Nervi in Caratelli, a San Pietro in Amantea, nella tornata del 31 marzo, all’età di 42 anni, e Lydia Toraldo Serra, quarantenne, eletta nel mese di aprile a Tropea, anche loro democristiane. 
Caterina Tufarelli Palumbo in Pisani è stata una delle cosiddette «donne del ‘46», quelle che avevano ottenuto il diritto di esprimere il voto, fino allora precluso al genere femminile. Le elezioni amministrative del 24 marzo di quell’anno in alcuni comuni, tra i quali San Sosti, precedettero di poco più di due mesi il voto referendario del 2 giugno per scegliere tra la Monarchia e la Repubblica, al quale le donne risposero con una percentuale molto alta (89%).
Venne eletta all’unanimità sindaco di San Sosti, comunità per la quale si impegnò freneticamente per migliorarne le sorti, una realtà caratterizzata da povertà e da disagi di vario genere.  Si pensi che all’epoca la razione del pane è di 250 grammi e che nel 1947 gli italiani sono i cittadini peggio alimentati di tutta la parte occidentale del continente europeo, e che le regioni meridionali erano territori disastrati nei quali non c’era lavoro, sanità e istruzione. In questo  contesto storico così delicato e drammatico si inserì la figura di questa donna, straordinaria soprattutto per la determinazione che le era propria.
A San Sosti, avvalendosi anche dell’amicizia nata ai tempi del collegio romano e consolidatasi nel tempo con le figlie di De Gasperi, divenuto nel frattempo Presidente del Consiglio dei Ministri, ottenne i fondi per edificare il palazzo comunale con annesso cinema, costruire scuole, strade, l’acquedotto, il mercato coperto, istituendo una struttura specifica per sostenere le famiglie meno abbienti. A fine legislatura, nel 1952, lasciò un bilancio consuntivo con tutte le opere realizzate, scusandosi per quello che non era riuscita a fare. Il bilancio consuntivo è un obbligo degli amministratori soltanto da qualche anno, ma per Caterina Tufarelli Palumbo era un obbligo morale nei confronti della comunità alla quale apparteneva.
In seguito, divenne consigliere privilegiata e autorevole per la carriera politica del marito, il quale venne prima eletto consigliere provinciale e poi Presidente della Provincia di Cosenza per ben tre legislature. Ma in tutti questi anni non dimenticò mai di essere una madre, seguendo i figli nel loro percorso di crescita, e pubblicando articoli e saggi per diverse testate giornalistiche. La sua missione era rivolta ai più sfortunati, che ha seguito e sostenuto per oltre trenta anni nella qualità di Presidente delle Dame di Carità, organismo legato alla Chiesa Cattolica.
La sua vita fu intensa ma breve. Si spense, infatti, a Roma il 7 dicembre 1979, a soli 57 anni. 
Una via le è stata intestata nel paese natale, mentre San Sosti le ha dedicato l’aula consiliare. (Letterio Licordari) © ICSAIC

Nota bibliografica

  • Claudio Cavaliere, Bruno Gemelli, Romano Pitaro, L’Ape furibonda. Undici donne di carattere in Calabria,  Rubbettino, Soveria Mannelli 2018;
  • Rosalba Topini, È calabrese la prima donna sindaco in Italia, «La Riviera», 24 marzo 2019.

Nota archivistica

  • Comune di Nocara, Stato Civile, Registro degli atti di nascita, atto. N. 9 del 26 gennaio 1922.
RSS
Facebook
Facebook
Twitter
Visit Us
YouTube
Instagram