Un volume ricco di testimonianze per ricordare l’arcivescovo Antonio Ciliberti

Una serata romana per ricordare il vescovo calabrese mons. Antonio Ciliberti, morto il 1° aprile 2017, dopo aver guidato la Chiesa diocesana di Locri (1989-1993), quella di Matera (1993-2003), e concluso la sua missione episcopale quale arcivescovo metropolita di Catanzaro-Squillace (2003-2011). Il volume curato da don Gaetano Federico – responsabile dell’Archivio diocesano di Rossano-Cariati e socio del nostro istituto – come scrive mons. Giuseppe Satriano è «una risonanza del cuore e della mente», di chi ha conosciuto e stimato il vescovo Ciliberti. Dopo alcuni saggi introduttivi il testo, edito da Progetto 2000, si compone di una decina di testimonianza di vescovi e di una trentina di sacerdoti e laici amici di “don Antonio”. Alcune schede, foto e articoli di giornali completano il testo. Dopo le presentazioni di Corigliano e Catanzaro, in attesa di presentare il volume sia a Locri che a Matera, sabato 13 ottobre 2018 sarà la Basilica di Sant’Andrea delle Fratte a Roma, retta dai frati Minimi di San Francesco di Paola, a ospitare la manifestazione. Dopo il saluto del parroco padre Francesco Trebisonda, interverranno l’editore cosentino Demetrio Guzzardi, il curatore del volume don Gaetano Federico e il presidente emerito della Corte costituzionale Cesare Mirabelli; coordina i lavori la giornalista Rai, Camilla Nata. QUI IL RICORDO DI CESARE MIRABELLI

Ricordando mons. Antonio Ciliberti

di Cesare Mirabelli – presidente emerito della Corte Costituzionale

 

La figura di un vescovo è essenzialmente legata alla Chiesa particolare della quale ha avuto la responsabilità pastorale. Chi ha vissuto in quella comunità ne ha potuto cogliere appieno gli aspetti più significativi della personalità, ha potuto apprezzarne l’azione e ne può offrire diretta testimonianza. Questo vale anche per Mons. Antonio Ciliberti, le cui tracce sono presenti ed il cui ricordo è assai vivo a Locri, a Matera, a Catanzaro, nelle cui diocesi è stato in successione vescovo. Ha operato da buon Pastore, ha guidato con sapienza e animato con dedizione e generosità le comunità che gli sono state affidate, ha svolto un magistero efficace, che ha colto la concretezza dei problemi presenti  nel contesto sociale, inquadrandoli in una dimensione di fede, con coraggio e senza timore personale anche in contesti difficili.  Il suo impegno è stato riconosciuto anche da chi era ai margini, o remoto, da un percorso di fede. Il rilievo e la incisività della sua azione precede l’impegno episcopale. Le tracce significative si trovano nella diocesi di Rossano. Dalla formazione nel locale Seminario, all’impegno nelle parrocchie, nella curia vescovile, nell’insegnamento, nell’animazione di gruppi e associazioni.

Di tutto questo posso solamente ascoltare l’eco e raccogliere racconti occasionalmente ricevuti da chi ne è stato diretto testimone e che trovano anche traccia in questo volume. Tuttavia le occasioni di incontro personale, mi hanno consentito di conoscere alcuni aspetti della sua personalità e della sua dimensione culturale. La devozione mariana mi si è manifestata nel contesto del Santuario dedicato alla Madonna di Porto, in Gimigliano, il mio paese natale. Un punto di riferimento spirituale per la diocesi di Catanzaro e per l’intera Calabria, al quale mons. Ciliberti ha dedicato particolare cura.

Ho inoltre potuto cogliere il suo solido spessore culturale, e trarne frutto, dalla partecipazione a tavole rotonde e convegni dedicati alla Dottrina sociale della Chiesa. Il solido impianto teologico e filosofico, le discipline che avevano caratterizzato la sua formazione sin dagli anni giovanili, gli consentivano di trattare dei problemi sociali con straordinaria chiarezza, facendo percepire i fondamenti della Dottrina sociale della Chiesa ed il concreto sviluppo di quei principi nella realtà, sollecitando approfondimenti e riflessioni e stimolando ad un impegno concreto dei laici per la loro attuazione. Contenuti impegnativi erano resi con semplicità ed un tratto genuinamente affabile, che apriva al colloquio. Quei semi, generosamente e sapientemente sparsi, daranno frutto, non rimanendo

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