Valente, Gustavo

Gustavo Valente [Celico (Cosenza), 23 luglio 1910- 30 marzo 2007]

Nacque da Giuseppe e Raffaella Prato a Celico e ivi morì alla veneranda età di 97 anni. Sposato con Alfonsina Lupinacci, di nobile famiglia di Casole Bruzio (Cosenza), ebbe da lei un figlio, Giuseppe, farmacista, che ha ereditato la sua ricca biblioteca e tiene vivo, con varie iniziative, il ricordo del padre. Fece i suoi studi a Crotone e a Roma. Storico, conferenziere, giornalista pubblicista, ha dedicato tutta la sua lunga esistenza allo studio appassionato e rigoroso della storia della Calabria, producendo una notevole mole di saggi, monografie, ricerche, studi sulla nostra regione, che spaziano in tutti i secoli dell’età moderna, con particolare attenzione al periodo delle incursioni turchesche sulle coste calabresi (XV-XVIII) e all’età risorgimentale, e ne fanno un antesignano della ricerca storiografica regionale, tutta rigorosamente  basata su documenti d’archivio, dei quali egli fu un instancabile “scopritore” e attento studioso. Tra le sue frequentazioni culturali, si ricordano l’amicizia con Falcone Lucifero, ministro della Real Casa, e con Giovanni Spadolini, grande storico del Risorgimento italiano, periodo molto caro a Valente, che ad esso dedicò studi e ricerche inerenti alla Calabria. Da giovane, ancora studente, conobbe a Roma il fondatore del Futurismo, Filippo Tommaso Marinetti e fu vicino ai circoli culturali di quel movimento. Fu presidente dell’Ente Provinciale per il Turismo di Cosenza, Commissario dell’Istituto di Storia del Risorgimento per la Provincia di Cosenza, vice-presidente della Deputazione di Storia Patria per la Calabria.  Vecchio monarchico,, ebbe contatti di amicizia e culturali col re d’Italia Umberto II di Savoia., che incontrò nel suo esilio portoghese di Cascais.
La sua attività storiografica sulla Calabria iniziò negli anni Trenta, a Crotone, dove il padre, amministratore di una grande azienda latifondistica, quella dei Marchesi Lucifero, aveva i suoi interessi, e trascorreva, tra Capo Colonna ed Isola Capo Rizzuto, lunghi periodi dell’anno insieme alla famiglia. Fu a Crotone, sua città di adozione, che il giovane Valente, incontrò una personalità di grande caratura culturale, che lo iniziò agli studi storici: Armando Lucifero (1855-1933), archeologo, storico, poeta, naturalista, amico di Francesco LenormantNel 1939 Valente pubblicò sulla rivista Archivio storico per la Calabria e la Lucania, il suo primo saggio storiografico, nato da un incarico affidatogli dal marchese Armando Lucifero: «Il periodo feudale dei Ricca in Isola Capo Rizzuto». Iniziò da lì la sua lunga e intensa attività di ricercatore di antichi documenti, che gli consentirono di ricostruire fatti e figure della storia della Calabria; iniziò nel 1939 il suo incessante girovagare negli archivi di Stato di Cosenza, Catanzaro e Reggio, ma anche in tanti archivi diocesani, comunali, parrocchiali, di centri grandi e piccoli della regione, dai quali attinse una gran quantità di notizie e informazioni di prima mano, che egli fece confluire nelle sue frequenti pubblicazioni di storia calabrese. Quando dovette occuparsi del fenomeno della pirateria nel Mediterraneo e dei suoi riflessi sulla storia della Calabria, Valente si spinse con le sue indagini archivistiche finanche in Spagna e in Turchia, dove frequentò le biblioteche di Simancas e di Istanbul, stabilendo contatti culturali con gli storici di quei paesi, che si occupavano dello stesso argomento.
Nella sua vasta produzione scientifica, seguendo un ordine di tipo cronologico, merita per prima una segnalazione il volumetto Diocesi e Vescovi di Crotone (Tipografia Pirozzi, Crotone 1949), ricostruzione puntuale della cronotassi dei vescovi della città pitagorica.Al 1960 risale la pubblicazione più originale del Valente: la Vita di Occhialì , edita, la prima volta, dalla casa editrice Ceschina di Milano e ristampata nel 1994 dal Centro Bibliografico Calabrese. Si tratta di una documentata biografia di una singolare figura della storia della pirateria nel Mediterraneo: Giovanni Dionigi Galeni, giovane popolano calabrese del borgo Le Castella (Isola Capo Rizzuto) che, fatto prigioniero dai Turchi nel 1536, rinnegò la fede cristiana e, assunto il nome di “Uccialì” (o “Occhialì”), diventò potente e temuto ammiraglio della flotta del sultano, e poi ancora re di Tripoli, Tunisi e Algeri. 
Al 1960 risale un’altra delle pubblicazioni più note e consultate del Valente: Le torri costiere della Calabria, il primo studio documentato con preziose notizie d’archivio, sulla difesa costiera anticorsara in Calabria contro le rovinose incursioni sui nostri paesi rivieraschi dei pirati turco-barbareschi. A questo periodo della nostra storia regionale è dedicata l’opera storiografica più nota di Gustavo Valente: Calabria, Calabresi e Turcheschi nei secoli della pirateria (Frama Sud, Chiaravalle Centrale 1973), un’opera di circa seicento pagine, frutto di annose e appassionate ricerche d’archivio, che impegnarono l’autore per moltissimi anni. Interessante per la conoscenza della storia calabrese di quell’epoca, il racconto, su basi documentali, delle numerose incursioni perpetrate dai pirati barbareschi a danno delle popolazioni dei paesi costieri calabresi, che vissero, tra il XVI e il XVII secolo, nella paura e nel terrore dei Turchi.
Un altro tema che ha sempre affascinato lo storico di Celico è quello dei viaggiatori stranieri in Calabria e della letteratura di viaggio più in generale, riferita alla nostra regione. Il suo contributo più significativo su questo argomento è offerto dal volume La Calabria dell’abate Saint-Non (Effe Emme, Chiaravalle Centrale 1978), una presentazione in versione italiana dei capitoli che trattano della Calabria, del celebre Voyage pittoresque nel Regno di Napoli, compiuto nel 1778 dal famoso abate francese e dalla sua équipe di disegnatori e scrittori. Allo stesso tema della letteratura di viaggio fanno riferimento i libri La Calabria dell’Abate Pacichelli (1977) e Leandro Alberti in Calabria (1968).Opera di maggiore impegno perché riassuntiva delle sue annose indagini sulla storia calabrese, è la Storia della Calabria nell’età moderna, edita in due volumi rilegati, di seicento pagine complessive, nel 1980, dall’editrice Frama Sud. Il libro indaga sulle vicende grandi e piccole della nostra regione, dalla fine del XV secolo (rivolta di Antonio Centelles, marchese di Crotone) alla fine del 1700 (terremoto del 1783), ed è ricca di notizie inedite, attinte per lo più dagli archivi di stato dei capoluoghi calabresi, ma anche da archivi esteri, tra cui quelli di Simancas, Barcellona, Vienna. 
Tra le numerose altre pubblicazioni del Valente, meritano di essere segnalate: Marina e Porto di Crotone nei secoli XVI-XIX (Frama Sud, 1989), una raccolta di rari documenti d’archivio sull’attività mercantile dell’antico porto di Crotone; La Sila dalla transazione alla riforma (1687-1950), pubblicazione edita nel 1990 da “Studio Zeta” di Rossano, che racconta 263 anni di storia dell’altopiano silano, ricostruita attraverso l’esame di oltre tremila documenti dell’Archivio di Stato di Cosenza; Il Sovrano Militare Ordine di Malta e la Calabria (1996); La Calabria nella legislazione borbonica (1977). Un cenno particolare merita, infine, il Dizionario bibliografico, biografico, geografico, storico della Calabria, frutto dell’impegno di ricerca di una vita, un’opera di consultazione di grandissima utilità,edito parzialmente presso Frama Sud nel 1980, e riedito nella sua completezza, in 7 eleganti volumi rilegati, in edizione fuori commercio, a cura del «Centro Studi Geo-Metra» di Cosenza, sotto la direzione di Giulio Palange e con la presentazione di Giuseppe Caterini. Valente ha lasciato anche numerosi articoli e saggi, pubblicati sulla Rassegna storica del Risorgimento e sull’Archivio storico per la Calabria e la Lucania
L’attaccamento alla Calabria trovò sfogo non solo nelle tante pubblicazioni sopra ricordate, ma si estrinsecò anche in un’intensa attività promozionale della nostra storia regionale. Da vice-presidente della Deputazione di Storia Patria per la Calabria, si fece promotore di numerosi convegni e incontri di studio, tra cui due Congressi Internazionali sulla pirateria nel Mediterraneo: il primo a Catanzaro nell’ottobre del 1988 e il secondo a Crotone e Cariati, nel dicembre 1995. Del secondo convegno sono stati editi gli Atti nel 1999, col titolo di Guerra di corsa e pirateria nel Mediterraneo, a cura di Antonello Savaglio, presso le Edizioni Orizzonti Meridionali. Non è azzardato affermare che Gustavo Valente sia stato una figura di primo piano della cultura calabrese del Novecento, alla quale ha dato un contributo decisamente rilevante, non solo per i suoi studi, ma anche perché alla sua “scuola” si sono formati decine e decine di studiosi locali. (Franco Liguori) © ICSAIC

Nota bibliografica

  • Francesco Kostner, Una vita dedicata alla storia, «Calabria 2000», XIX, 1990, pp. 10-16;
  • Rocco Turi, Gustavo Valente da Celico, «Calabria letteraria», XLI, 7-8-9, 1993, pp. 80-82;
  • Franco Liguori, I liceali di Cariati incontrano lo storico Gustavo Valente, «La Voce» (Rossano), 10 gennaio 1994;
  • Giacinto Pisani, Giuseppe Talamo, Emilia Zinzi, Pietro Borzomati, Manifestazione in onore di Gustavo Valente, «Rivista storica calabrese», XXI, 1-2, 2000, p. 251-364;
  • Giacinto Pisani, Omaggio a Gustavo Valente, «Rivista storica calabrese», XXVII, 1-2, 2006, pp. 219-220;
  • Rocco Liberti, Gustavo Valente, maestro nella ricerca storiografica calabrese, «Calabria sconosciuta», XXX, 114, 2007, pp. 11-15;
  • Franco Liguori, Gustavo Valente, una vita per la storia della Calabria, «Il Serratore», XX, 87, 2007, pp. 16-18;
  • Coriolano Martirano, Gustavo Valente, intellettuale onesto e divulgatore della cultura calabrese, «Il Quotidiano della Calabria», 27 settembre 2008;
  • Mario Spizzirri, Pier Emilio Acri, Serafino Lefosse, Settimio Ferrari, Omaggio a Gustavo Valente nel centenario della nascita (1910-2010), Ferrari, Rossano 2010.
  • Franco Liguori, Gustavo Valente (1910-2007), «Rivista calabrese di storia del ’900», 1, 2014, pp. 83-86
  • Franco Liguori, Gustavo Valente a dieci anni dalla scomparsa (2007-2017), «Rivista storica calabrese», XXXVII, 1-2, 2016, pp.307-312.
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