Vallone, Raf

Raf Vallone [Tropea (Vibo Valentia), 17 febbraio 1916 – Roma, 31 ottobre 2002]

Raffaele, Antonio, Mario, Andrea, Redento Vallone: così risulta nel registro degli atti di nascita del comune di Tropea dell’anno 1916. Il padre, Giovanni, era un avvocato di origini tropeane che si era trasferito a Torino, il quale durante il periodo in cui si teneva un lungo processo a Reggio Calabria aveva conosciuto la futura moglie, Caterina Mottola, discendente del casato nobiliare dei Mottola di Tropea.Quando nacque Raffaele la famiglia risiedeva a Tropea: si trasferì a Torino quando ancora Raffaele era un bambino. Conseguita la maturità classica si iscrisse all’Università, conseguendo prima la laurea in Filosofia, poi in Giurisprudenza. Il padre avrebbe voluto che esercitasse anche lui la professione di avvocato, ma  dopo un’udienza in Pretura a Ciriè si rese conto che il figlio non era tagliato per questa attività. 
Gli interessi del giovane erano molteplici, era un soggetto poliedrico che sapeva ben coniugare gli studi e gli aggiornamenti culturali con la disciplina sportiva. Appassionato di calcio, iniziò a giocare nei «Bullons Boys» e poi venne reclutato dal Torino, giocando in prima squadra qualche partita e facendo parte della formazione che nel 1935 vinse la Coppa Italia. Frattanto, coltivava le altre passioni: il teatro, la filosofia e il giornalismo. 
Al Liceo e all’Università aveva avuto docenti di primissimo ordine, tra i quali Luigi Einaudi e Leone Ginzburg, che ne influenzarono, come avvenuto per via di altre persone (il latinista Vincenzo Ciaffi e lo scrittore e giornalista Davide Lajolo), le scelte ideologiche e di vita. Fu redattore capo delle pagine culturali dell’edizione torinese de «L’Unità» (componeva la terza pagina assieme agli operai della Fiat, un’esperienza da lui stesso descritta «umana e politica indimenticabile»), e critico cinematografico per «La Stampa». Peraltro, a far uscire l’edizione straordinaria de «L’Unità» di Torino per dare la notizia della definitiva liberazione dal nazifascismo, il 25 aprile 1945, c’era lui, assieme a Lajolo, che della testata era il redattore capo. 
E nel “romanzo” della vita di Vallone c’è anche un importante capitolo legato alla lotta partigiana. Faceva il servizio militare a Tortona quando ci fu l’armistizio, nel settembre 1943, e poco dopo divenne partigiano. Questa sua scelta venne fortemente influenzata dall’amicizia con il latinista Vincenzo Ciaffi (noto per aver curato le traduzioni di Arbitro Petronio, il Satyricone altre opere) e appassionato di filosofia e di teatro, ma convinto antifascista che già dal 1929 aveva aderito al movimento «Giustizia e Libertà» facente capo a Carlo Rosselli, e che in seguito aveva dato vita ai primi nuclei italiani clandestini grazie a Ferruccio Parri, Ernesto Rossi, i citati “maestri” di Vallone Leone Ginzburg e Giulio Einaudi, Vittorio Foa, Carlo Levi, Cesare Pavese, Riccardo Bauer e molti altri. Entrato in contatto con Antonio Bernieri, uomo di lettere anche lui, fondatore del Partito Socialista Rivoluzionario Italiano e da poco rimesso in libertà dopo essere stato oggetto di particolari attenzioni dall’OVRA, Vallone venne arrestato dalle milizie fasciste e rinchiuso in carcere a Como in attesa di essere deportato in Germania. Ma, quasi come fosse uno di quei film che avrebbe poi interpretato dopo la fine di quella guerra, durante le fasi del trasferimento riuscì a fuggire, gettandosi nelle acque gelide del lago e salvandosi dalle raffiche delle SS.
Quando riuscì a tornare a Torino, dove continuò, nelle file del Partito d’Azione, l’attività di propaganda contro il regime nazifascista e a dare una mano ai partigiani delle Langhe, avvenne l’incontro con Davide Lajolo, il cui nome di battaglia era «Ulisse», giornalista e scrittore con un passato da ex gerarca fascista che era arrivato anche a essere Segretario Federale del PNF di Ancona e che aveva convintamente sconfessato il suo passato dopo l’armistizio, al punto da diventare in seguito, nel 1958, deputato al Parlamento per il PCI. Iniziò così la collaborazione tra i due, che curarono l’edizione torinese e poi del settentrione de «L’Unità», organo di un Partito al quale però Vallone non volle mai iscriversi perché contrario al regime staliniano.
È stato uno degli attori più affermati della stagione del cinema italiano neorealista del dopoguerra, interpretando ruoli da protagonista in Riso amaro, Il cammino della speranza, Non c’è pace tra gli ulivi, Camicie Rossee altri capolavori, e calcando le scene del teatro con magistrali recitazioni dei drammi di Arthur Miller, nonché delle stagioni degli indimenticabili sceneggiati televisivi in bianco e nero negli anni Cinquanta e Sessanta, da Il Mulino del PoJane Eyre. Ha girato 70 pellicole e recitato in 630 rappresentazioni teatrali.
Iniziò la carriera di attore di successo, dopo gli esordi a volte “clandestini” durante il periodo bellico e i primi passi nel 1946 al Teatro Gobetti di Torino con «Woyzek» di George Buchner, per la regia di Vincenzo Ciaffi. Il regista Giuseppe De Santis, dopo un incontro per avere informazioni sulle mondine, lo scelse per affidargli il ruolo maschile in Riso Amaro(1949). L’anno successivo ebbe un ruolo da protagonista in Il cammino della speranza di Pietro Germi, grazie al quale si impose all’attenzione fra gli attori del filone del Neorealismo. Nel 1953 apparve in Teresa Raquin di Marcel Carné. Vallone era molto considerato anche fuori dall’Italia, soprattutto nei più importanti teatri francesi. Nel 1958 Arthur Miller lo vide interpretare al teatro Antoine di Parigi il suo dramma Uno sguardo dal ponte e lo impose al regista Sidney Lumet per la riduzione cinematografica, con la quale Vallone vinse nel 1962 il David di Donatello per la migliore interpretazione maschile. Nel 1963 girò Il cardinale col regista statunitense Otto Preminger e l’anno seguente interpretò il personaggio di Marino Bello in Jean Harlow, la donna che non sapeva amaredi Gordon Douglas. Vallone è ormai un divo internazionale, molto apprezzato in Europa come a Hollywood (uno dei pochi italiani dell’ Academy Award, l’associazione che attribuisce i premi Oscar). Dagli anni ’80 in poi diradò il suo impegno sui set e si dedicò soprattutto alla regia teatrale: una delle sue ultime interpretazione sullo schermo è quella del Papa Giovanni Paolo I in Il Padrino – Parte IIIdel 1990. Nel 2001 pubblicò la sua autobiografia L’alfabeto della memoria edito da Gremese. È stato sposato per cinquant’anni con l’attrice Elena Varzi (la conobbe nel 1950 sul set di Il Cristo proibito di Curzio Malaparte e la sposò il 26 luglio 1952 a Roma)dalla quale ha avuto la figlia Eleonora e i gemelli Saverio e Arabella.
Si spense il 31 ottobre 2002 all’età di 86 anni in una clinica romanaed è sepolto nel cimitero di Tropea, insieme alla moglie. (Letterio Licordari) © ICSAIC

Opere

Raf Vallone, Alfabesto della memoria, Gremese Editore, Roma 2001.

Principali riferimenti della filmografia

Noi vivi, Goffredo Alessandrini (1942)
Riso amaro, Giuseppe De Santis (1949)
Non c’è pace tra gli ulivi, Giuseppe De Santis (1950)
Cuori senza frontiere,  Luigi Zampa (1950)
Il cammino della speranza, Pietro Germi (1950)
Il Cristo proibito, Curzio Malaparte (1951)
Anna, Alberto Lattuada (1951)
Carne inquieta, Silvestro Prestifilippo (1952)
Camicie rosse, Goffredo Alessandrini (1952)
Uomini senza pace, José Luis Sáenz de Heredia (1952)
Gli eroi della domenica, Mario Camerini (1953)
Teresa Raquin, Marcel Carné (1953)
La spiaggia, Alberto Lattuada (1954)
Delirio, Giorgio Capitani (1954)
Il segno di Venere, Dino Risi (1954)
Andrea Chénier, Clemente Fracassi (1955)
Rosa nel fango, Wolfgang Staudte (1957)
Guendalina, Alberto Lattuada (1957)
La garçonnière, Giuseppe De Santis (1960)
La ciociara, Vittorio De Sica (1960)
Uno sguardo dal ponte, Sidney Lumet (1961)
El Cid, Anthony Mann (1961)
Fedra, Jules Dassin (1962)
Il cardinale, Otto Preminger (1963)
Jean Harlow, la donna che non sapeva amare, Gordon Douglas (1965)
Nevada Smith, Henry Hathaway (1966)
La morte risale a ieri sera, Duccio Tessari (1970)
Toccarlo… porta fortuna, Christopher Miles (1975)
Decadenza, Antonio Maria Magro (1976)
L’altra faccia di mezzanotte, Charles Jarrott (1977)
Il magnate greco, J. Lee Thompson (1978)
Il potere del male, Krzysztof Zanussi (1985)
Il padrino – Parte III, Francis Ford Coppola (1990)

Televisione

Jane Eyre, regia di Anton Giulio Majano (1957)
Il mulino del Po, Sandro Bolchi (1963)
Onora il padre, Paul Wendkos (1973)
Pane altrui, Andrea Frezza (1974)
Marco Visconti, Anton Giulio Majani (1975)
Goya, José Ramon Larraz (1985)
Cristoforo Colombo, Alberto Lattuada (1985)
La primavera di Michelangelo, Jerry London (1991)
Vino santo, Xaver Schwarzenberger (2000)

Nota archivistica

  • Comune di Tropea, Registro degli Atti di Nascita, anno 1916, atto n. 37 del 21 febbraio.
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