Versace, Gianni

Gianni Versace [Reggio Calabria, 2 dicembre 1946 – Miami Beach (Usa), 15 luglio 1997]

Giovanni Maria Versace, questo il suo nome allo Stato civile, è figlio di Antonino e di Francesca Olandese. Dopo le scuole elementari alla «De Amicis» frequentò la scuola media «Diego Vitrioli» di Reggio Calabria. Non fu uno studente brillante. Tutt’altro. Si iscrisse al Liceo classico “Tommaso Campanella” ma prima della fine dell’anno si ritirò dagli studi. Passò quindi all’Istituto per Geometri ma, svogliato agli studi com’era, non fu ammesso agli esami di stato per cui rinunciò definitivamente a diplomarsi. Era attratto, infatti, dal mondo della moda. I primi contatti con questo mondo, Versace li ebbe da ragazzino, aiutando la madre, figlia di un anarchico socialista, che aveva un atelier di sartoria per le signore della Reggio bene, in Via Tommaso Gullì, nei pressi del Duomo, divenuto in seguito la prima sede della «Boutique Versace» (la targhetta che apponeva sui vestiti, filo dorato su sfondo nero, diceva «Franca Versace, Reggio C.»). Ma, oltre all’arte sartoriale, il giovane Gianni in quegli anni venne affascinato dai poemi greci e dal mondo dell’Antica Grecia e della Magna Graecia, che avranno poi un’influenza non trascurabile nell’ambito delle sue creazioni.
Nel 1972 si trasferì a Milano, facendo il disegnatore di abiti per altre aziende prima di presentare la sua prima collezione di abiti in pelle per donna.Solo nel 1978, anno della morte della madre, la sua firma apparirà nella prima collezione donna, nella presentazione al Palazzo della Permanente. Iniziò, il 28 marzo di quell’anno, il “mito” di Versace, che ottenne uno dopo l’altro importanti riconoscimenti nel settore, avvalendosi anche di una prestigiosa collaborazione con il fotografo statunitense Richard Avedon che, sotto l’aspetto della comunicazione, contribuì sensibilmente a far conoscere lo stilista e i suoi lavori. Versace venne premiato nel 1982 come «migliore stilista per la collezione autunno/inverno donna», iniziando ad arricchire i capi di preziose componenti metalliche ispirate alla cultura magnogreca. 
Divenne così uno stilista e un imprenditore, fondatore assieme ai fratelli Santo e Donatella, della casa di moda “Versace”, che è risultata essere una delle principali aziende esportatrici del “made in Italy” in tutto il mondo, soprattutto negli Usa e nei Paesi Emergenti.
Furono importanti le collaborazioni con gli ambienti teatrali, con il disegno di costumi per i balletti «Josephs Legende» di Richard Strauss e «Lieb und Leid» di Gustav Mahler al Teatro alla Scala di Milano, e poi per il «Don Pasquale» di Gaetano Donizetti e per il «Dionysos» di Maurice Béjart al Piccolo Teatro, sempre a Milano.
Nel contempo, il brand «Versace» entrò nel mondo della profumeria, con la linea maschile «L’Homme». E si aprirono nuovi e diversi orizzonti, paralleli a quelli della moda. In occasione della presentazione del profumo alla Mostra di Arte Contemporanea a Parigi vennero esposti lavori di artisti provenienti da ogni parte del mondo legati alla moda e alla cultura dello stilista calabrese, che in seguito venne invitato al Victoria and Albert Museum di Londra per intervenire in una conferenza sul suo stile e per parlare di arte e moda ad un pubblico di giovani studenti.
“Versace” divenne un marchio importante per la bilancia dei pagamenti italiani, al pari di altre case di moda, delle aziende vinicole ed automobilistiche, le esportazioni evidenziarono una costante e significativa crescita e l’immagine dell’Italia risultò favorevolmente positiva, al punto che nel 1986 l’allora Presidente della Repubblica Italiana, Francesco Cossiga, conferì a Gianni Versace il titolo di Commendatore della Repubblica Italiana. Non solo moda, ma arte e cultura nel mondo di Versace: il National Field Museum di Chicago presentò una mostra retrospettiva sul lavoro di Versace, mentre a Parigi, illustrando i risultati della collaborazione con grandi fotografi come Richard Avedon, Bruce Weber, Gian Paolo Barbieri, Giovanni Gastel, Helmut Newton e altri a «Obiettivo Moda» fu il Presidente Jacques Chirac ad assegnarli l’ambitissima onorificenza della Grande Medaille de Vermeil de la Ville de Paris.
La scalata di Versace continuò, con la nascita, nel 1995, della linea “Versus”, dedicata ai giovani e presentata a New York. In quel periodo instaurò un intenso rapporto di amicizia con il cantautore inglese Elton John, sostenendo la ricerca sull’Aids attraverso la fondazione istituita da quest’ultimo. Oltre al rapporto privilegiato con i grandi fotografi (assieme ad Avedon pubblicò un volume con le immagini più belle delle campagne pubblicitarie), Versace volle fortemente avvalersi dell’immagine delle modelle di maggiore appeal, tra le quali Naomi Campbell, Claudia Schiffer, Carla Bruni e Cindy Crawford.
Il 10 ottobre 1986 il Presidente della Repubblica lo nominò Commendatore dell’Ordine al Merito della Repubblica.La sua notorietà e quello dell’azienda – una storia di successo di capitalismo familiare – lo fecero entrare nel mirino della ’ndrangheta che nel dicembre 1989 cercò di trafugare la bara con i resti umani della mamma a scopo di estorsione.
Omosessuale dichiarato, Gianni Versace era legato all’ex-modello Antonio D’Amico, con il quale viveva nella villa degli anni trenta denominata “Casa Casuarina” e poi “Villa Versace” a Miami, in Florida. È in questa casa che la mattina del 15 luglio 1997 Versace venne assassinato con due colpi di pistola sugli scalini della propria abitazione, arrivando privo di vita al Jackson Memorial Hospital di Miami. Dell’assassinio fu incolpato un tossicodipendente, Andrew Cunanan, che morì a sua volta alcuni giorni dopo in circostanze misteriose.
Pur essendo un personaggio geniale e controverso, Versace ha portato avanti i valori della cultura e dell’ingegno calabresi e della Magna Graecia dando lustro all’Italia nel mondo attraverso una genialità che rischiava di rimanere inespressa nella sartoria di Via Gullì a Reggio Calabria. Il regista Franco Zeffirelli, suo amico, affermò che «con la morte di Versace l’Italia e il mondo perdono lo stilista che ha liberato la moda dal conformismo, regalandole la fantasia e la creatività».  (Letterio Licordari) © ICSAIC 2019

Nota bibliografica

  • Grazietta Butazzi, Pia Soli, Chiara Buss, Gianni Versace: dieci anni di creatività,Studio la Città, Verona 1983;
  • Richard Martin,Gianni Versace,The Metropolitan Museum of Art, New York 1997;
  • Tonio Licordari, Gianni Versace sempre più mito, «Gazzetta del Sud», 15 luglio 1998;
  • Chiara Buss e Richard Martin (a cura di), Gianni Versace, Leonardo arte, Milano 1998:
  • Nicoletta Bocca e Chiara Buss (a cura di), Gianni Versace: l’abito per pensare,  A. Mondadori arte, Milano 1989;
  • Pantaleone Sergi, Violata la tomba della madre di Versace, forse i banditi tentavano l’estorsione, «La Repubblica», 20 dicembre 1989;
  • Vittorio Zucconi, Versace. Morte a Miami,, «La Repubblica», 16 luglio 1997;
  • Tony Di Corcia, Gianni Versace. Lo stilista dal cuore elegante,Utopia, Foggia 2010;
  • Tony Di Corcia, Gianni Versace. La biografia,Lindau, Torino 2012:
  • Charlotte Sinclair, Gianni Versace,Atlante, Valsamoggia 2015.
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