Zanolli, Pia

Pia Zanolli (Belluno, 21 ottobre 1896 – Roma (?), 197-?)

Reggina d’adozione, nacque a Belluno da Enrico e Antonietta Recati, una modesta famiglia anarchica – legata di amicizia con la poetessa socialista Ada Negri – che per sfuggire a passibili persecuzioni giudiziarie negli anni dieci del Novecento se ne andò in esilio a Zurigo. Qui la famiglia Zanolli ospitò diversi anarchici italiani, tra cui, a partire dall’estate 1917, il reggino Bruno Miséfari (1892-1936), che si era rifugiato in Svizzera in quanto disertore. Pia e Bruno si innamorarono a prima vista, si frequentarono e insieme, grazie anche al convinto attivismo della comunità anarchica italo-svizzera, portarono avanti una dinamica attività politica. I due cominciarono a vivere assieme e lei lo seguì nel suo peregrinare per l’Europa e l’Italia: espulso dalla Svizzera, infatti, si recò in Germania e subito dopo l’amnistia nittiana ai disertori (2 settembre 1919) rientrò in Italia. Ostacolato dalla polizia, al rientro entrambi furono arrestati a Domodossola. Tornati in libertà lei lo seguì inizialmente a Napoli e poi in Calabria.Nell’agosto 1921 si stabilirono a Reggio. E quando Bruno, nel 1922, riprese i suoi studi a Napoli dove si laureò in Ingegneria e poi s’iscrisse alla facoltà di Lettere, fece la spola tra Napoli e Reggio. Fu accanto a Bruno, sia nelle iniziative editoriali (nel 1924 con altri anarchici fondarono il periodico «L’Amico del Popolo» al quarto numero chiuso dal governo fascista) e sostenne le iniziative imprenditoriali del compagno – ingegnere, poeta, e scrittore – che progettò per primo in Calabria l’industria del vetro e fondò nel 1926 a Villa San Giovanni, la prima vetreria (Società Vetraria Calabrese), in società con il presidente degli industriali fascisti della provincia di Reggio Nicola Siles (amministratore) e il gerarca fascista Giuseppe Zagarella di Villa San Giovanni (presidente).
A Reggio lei si dedicò alla pittura e due sue opere (Forze cromatiche e Pigama) furono esposte nella Biennale calabrese del 1926, nella sala futurista che fu organizzata dal ventenne pittore Enzo Benedetto. Assieme a lei, che aderiva alla componente anarchica del Futurismo, esponevano esponenti del movimento marinettiano, tra cui lo stesso Benedetto che presentava i suoi primi quadri futuristi, Fortunato Depero (che espose ben dieci arazzi), Gerardo Dottori, Gino Soggetti, Benedetta Marinetti Fillia, Pippo Rizzo, Rougena Zàtkovà e altri.
Nel 1927 ritornò a Zurigo, ma due anni dopo era nuovamente in Calabria.
Schedata dal regime fascista nell’elenco dei sovversivi pericolosi da arrestare in particolari situazioni, il 28 maggio 1931 sposò Bruno che era in carcere in quanto arrestato dal 31 marzo precedente (in luglio, poi, fu inviato al confino nella colonia di Ponza). Per potersi congiungere al marito fu necessario il matrimonio, quindi «passare per la legge, per le istituzioni, per la burocrazia, da sempre invise ai libertari». In occasione del loro matrimonio fecero stampare una cartolina ricordo con su scritto: «Per volontà dello stato Pia Zanolli e Bruno Misefari hanno deciso di sposarsi. Amico godi, schiavo impara!».
Nel 1933 risiedette temporaneamente a Zurigo, dove scoprì che la madre nel frattempo era diventata fascista. Il marito la raggiunse e assieme rientrarono in Italia dove a lui fu diagnostico un tumore al cervello. Nonostante ciò Bruno continuò a lavorare e la coppia agli inizi del 1934 si stabilì a Davoli, in provincia di Catanzaro, dove lui impiantò un’industria per l’estrazione del quarzo. Quelli che seguirono furono anni per entrambi difficili, sia per i motivi di salute del marito, sia per il vuoto creato attorno a loro dal regime.
Dopo la morte di Bruno avvenuta a Roma il 12 giugno 1936, lei – in origine sarta e casalinga con la passione per la pittura – dedicò gran parte del suo tempo a raccogliere e archiviare materiale sul pensiero e le opere del marito del quale nel 1967 pubblicò la biografia dal titolo L’anarchico di Calabria con la presentazione di Giacomo Mancini e la prefazione di Pietro A. Buttitta, ripubblicata dopo cinque anni. Negli anni Sessanta gli aveva dedicato anche un breviario poetico e nel 1975, invece, curò la pubblicazione del volume Utopia? No! Scritti scelti di Bruno Misefari. Diede ancora altro alle stampe ma di lei lentamente si sono perse le tracce e non si conoscono, al momento, né il luogo (forse Roma) né la data di morte: l’anno dovrebbe essere il 1979 o il 1981. (Pantaleone Andria). © ICSAIC 2021 – 03 

Opere

  • Tu o uno come te (poesie), Tip. L. Morara, Roma, s.d ma fine anni ’60,
  • Ruota del mondoTip. L. Morara, Roma 1965;
  • L’Anarchico di Calabria, Lerici, Milano 1967 (poi La Nuova Italia, Firenze 1972;
  • Utopia? No! Scritti scelti di Bruno Misefari (a cura di), Alba Centro Stampa, Roma 1976;
  • Tutto è vero, Cooperativa tipolitografica, Carrara 1978.

Nota bibliografica

  • Vittorio Cappelli, Luciano Caruso, Calabria futurista: documenti, immagini, opere, Rubbettino, Soveria Mannelli, 1997, p. 112;
  • Fabio Cuzzola, Cinque anarchici del Sud. Una storia negata, Città del sole, Reggio Calabria 2001;
  • Katia Massara, Donne contro il Duce. Le calabresi e la lotta antifascista, «Rivista storica calabrese», n.s., XXVIII, 1-2, 2007; pp. 293n e 289;
  • Antonietta De Fazio, La Calabria e i suoi artisti. Dizionario dei pittori (1700-1930), Rubbettino, Soveria Mannelli 2020, ad vocem;

Nota archivistica

  • Archivio Centrale dello Stato, Ministero dell’Interno, Divisione Generale di Pubblica Sicurezza, Divisione affari generali e riservati, Categoria S13A persone pericolose da arrestare in determinate contingenze, busta 11, fasc. 64 Rc (1929-1932).
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