Marino Zuco, Francesco

Francesco Marino Zuco [Oppido Mamertina (Reggio Calabria), 9 aprile 1853 – Pisa, 26 novembre 1919]

Figlio di Alfonso, fabbricatore, e Teresa Zuco, civile, avendo compiuto i primi studi al paese natìo consegue la licenza liceale all’Umberto I di Napoli e si scrive subito a filosofia e lettere nell’Università cittadina. Rimasto bloccato a causa del servizio militare, nel 1874 si riscrive ma a chimica e farmacia. Tre anni appresso, nel 1877 si trasferisce all’Università di Roma e all’Istituto Chimico diretto da Stanislao Cannizzaro esimio chimico e politico ed è ben accolto parimenti dal conterraneo Francesco Mauro. Si laurea giovanissimo in chimica e farmacia nel 1881 ed entra quale secondo preparatore all’Istituto di Chimica dell’Università di Roma, dove si avvia a un cammino che lo porterà ad alte vette. Nel 1889 passa all’insegnamento di scienze fisiche, matematiche e naturali, quindi gli si affida il corso di chimica farmaceutica e la direzione del gabinetto del medesimo ateneo. Partecipa al gruppo detto di Panisperna assieme a valenti colleghi, Mauro, Piccini, Nasini e Ciamician, che divulgano «nelle principali Università italiane il metodo scientifico di S. Cannizzaro». 
Chimico farmaceutico, seguono nuovi incarichi finché non arriva la libera docenza in chimica generale nell’Università di Genova. Dal 1891 in poi, avendo vinto la cattedra di chimica farmaceutica, è indicato nelle pubblicazioni ufficiali nel ruolo di direttore della scuola di farmacia e docente di chimica farmaceutica e bromatologica. Particolare impegno lo dedica alla conoscenza di acque minerali in voga all’epoca, come quelle di Fiuggi, Uliveto e Salsomaggiore. Ne fanno fede i relativi saggi variamente editi. Altamente considerato per i suoi alti meriti e per i numerosi lavori a stampa, spesso espressi in collaborazione con i fratelli Sante chirurgo (n. 1856) e Luigi chimico (n. 1873) anche loro eccellenti professori universitari, gli vengono conferite le onorificenze di Ufficiale della Corona d’Italia e dei Santi Maurizio e Lazzaro. Così narra, tra l’altro, in occasione dell’elogio funebre il suo collega Francesconi: «Venuto quando i nostri Istituti scientifici si trovavano in condizioni più disagiate delle attuali, fece ben presto valere la sua grande forza di volontà e tenacia per migliorare il suo, ed in breve tempo, e questa è una delle sue tante benemerenze, lo rese idoneo ad eseguirvi le più esigenti ricerche, ad accogliere e ad impartire adeguata istruzione teorico-pratica ai suoi numerosi allievi». 
L’insigne chimico calabrese muore in ancor giovane età e il mondo accademico si mobilita per rendergli onore. Un comitato presieduto dal Comm. Giuseppe Dufour se ne occupa in seguito all’approvazione di uno statuto della fondazione appositamente istituita. Un regio decreto del 1927 autorizza l’università genovese ad accettare la somma di lire diecimila «destinata a premi a favore dei migliori studenti della Scuola di farmacia» raccolta per onorare la memoria di Marino Zuco.
Il Frascà fa presente che, allorquando il Marino Zuco scopre «l’avvelenamento per ure», a congratularsi con il noto chimico è il celebre Pasteur che in successione, dopo altra scoperta del bacillo della rabbia e del siero antirabbico, va a trovarlo direttamente al suo gabinetto di lavoro. Nel triennio 1899-1901 risulta componente del Consiglio Sanitario per la Provincia di Genova e ugualmente dal 1916 al 1918. Lo stesso autore, la cui monografia sulla storia di Oppido è datata 1930, afferma che il suo «Metodo per la ricerca chimica legale dell’arsenico e dell’antimonio, fondato sull’azione distruggitrice degli acidi nitroso e nitrico» reca il nome di Processo Marino Zuco.
Alle prime relazioni, stampate in buona parte dall’Accademia dei Lincei, Relazione delle esperienze fatte nel laboratorio speciale della commissione annessa all’Istituto chimico della R. Università di Roma sulle così dette ptomaine in riguardo alle perizie tossicologiche (1885), Relazione sulle analisi chimiche delle acque del sottosuolo di Roma (1885),Nuovo metodo per la distruzione delle materie organiche nelle analisi tossicologiche (1888) ne segue tutta una serie di ulteriori anche in unione a vari collaboratori: Ricerche sul morbo di Addison (1892 con i fratelli), Sopra gli alcaloidi della cannabis indica e della cannabis saliva(1895, con Goffredo Vignolo),Sulla nitrificazione (1895, con Angelo Celli e Tommaso Cannizzaro). Cenni sull’analisi chimica dell’acqua di Fiuggirimonta all’anno 1888. (Rocco Liberti)

Nota bibliografica

  • Lunario Genovese compilato dal Si. Regina e C. per l’anno 1897, Guida Amministrativa e Commerciale di Genova e Provincia, Genova, Stabilimento Fratelli Pagano 1896, pp. 185-186
  • Calendario generale del Regno d’Italia,a. XXXVI, Roma, Tip Ditta L. Cecchini 1898, p. 502;
  • Annali dell’Università di Genova
  • Annuario Sanitario Italiano, a. IV, Genova, Casa Editrice dell’Annuario, 1904, p. 472;
  • Bollettino Ufficiale del Ministero della Istruzione Pubblica, a. 1917Roma Tip. Romana Cooperativa, p. 23;
  • Rivista di Biologia, Università di Perugia 1919,p. 733;
  • Luigi Francesconi, Cenni necrologici del Prof. Francesco Marino, S.I.A.L, Genova-Roma-Sestri Ponente 1921, passim;
  • Vincenzo Frascà, Oppido Mamertina-riassunto cronistorico, Tip. Dopolavoro, Cittanova 1930, pp. 316-318.
  • Gazzetta Ufficiale del Regno d’Italia, a. 1899, n. 72, p. 1194; id., a. 1916, n. 134, p. 2973, id, a. 1928, n. 51, p. 912.
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