Zumbini, Bonaventura

Bonaventura Zumbini [Pietrafitta (Cosenza), 10 maggio 1836- Portici (Napoli),  21 marzo 1916]

Primo di sette figli, nacque da Tommaso, proprietario terriero, e da Maria Orlando. Non frequentò scuole pubbliche e studiò da autodidatta, emergendo presto come letterato, filosofo e critico. Rimase celibe per tutta la vita. Ragazzo,fra il 1848 e il 1850, ebbe la fortuna di incontrare Francesco De Sanctis a Cosenza, durante il soggiorno clandestino che questi, per ragioni politiche, fu costretto a vivere in Calabria. Fu un incontro assai importante per la vita dello Zumbini. Il De Sanctis, infatti, ne notò l’ingegno vivace e ne misurò subito le capacità di studioso, gli fu amico e lo sorresse in momenti difficili con affetto fraterno, come è testimoniato dalle lettere a lui indirizzate e pubblicate nell’Epistolario del De Sanctis.
Nel 1849 firmò,nel numero di marzo, il suo primo articolo sul giornale cosentino «Il Calabrese rigenerato», collaborando al periodico, diretto da Alessandro Conflenti, assieme a Vincenzo Julia e Mariano Campagna. Gli articoli pubblicati da Zumbini su «Il Calabrese rigenerato» – scrive Giacinto Pisani – «a parte qualcuno di carattere più strettamente letterario, furono in piena sintonia con l’intonazione del giornale, di un saggio realismo operativo, richiamando in particolare l’attenzione sulle necessità della provincia e più in generale della popolazione calabrese». 
Alcuni anni dopo,  fu tra i fondatori del giornale «La Libertà», il cui programma si ispirava essenzialmente a quello de «Il Calabrese», prefiggendosi lo studio delle condizioni amministrative, economiche e morali della provincia bruzia e il suggerimento degli opportuni rimedi.
Il 27 febbraio 1861 fu nominato socio corrispondente dell’Accademia cosentina e tre anni dopo socio ordinario.Il 10 aprile 1862, su designazione di Francesco De Sanctis, ricevette l’incarico di ispettore delle scuole primarie del distretto di Cosenza. Dal 1865 al 1867 fu insegnante e direttore della Scuola normale maschile. Nel 1868 si trasferì a Napoli, dove finalmente poté seguire un corso di studi regolari, conseguendo la laurea in Lettere. Nella città partenopea pubblicò il saggio Le lezioni di letteratura del prof. Settembrini e la critica italiana. In questo scritto Zumbini correggeva le interpretazioni del Settembrini con osservazioni particolari, scientificamente verificate, contestando il metodo della storiografia romantica. Il lavoro attrasse l’attenzione degli studiosi e in particolare del De Sanctis, che se ne occupò in un lungo articolo apparso nella «Nuova Antologia» (1869), e, pur confutandolo, lodò molto le attitudini critiche di Zumbini.
Nel 1870 si candidò alle elezioni politiche, ma si ritirò dalla competizione per favorire l’elezione del garibaldino Luigi Miceli della Giovane Sinistra. Nella tornata del 10 maggio 1874 fu eletto presidente dell’Accademia cosentina. Dal 1868, però, la sua residenza non era più in Calabria ma a Napoli, dove egli si era trasferito per coltivare le relazioni con i più illustri letterati della città partenopea e approfondire gli studi preferiti.
I calabresi Francesco Fiorentino e Felice Tocco gli spianarono la via all’insegnamento universitario; De Sanctis e Bertrando Spaventa proposero il suo nome  alla Facoltà di Lettere di Napoli ed egli ottenne l’incarico delle conferenze di Letteratura italiana alla Scuola di Magistero.Nel 1877 conseguì per concorso la docenza universitaria e nel 1878 succedette a Luigi Settembrini sulla cattedra di Letteratura Italiana dell’Università degli Studi di Napoli.Il 2 maggio1880 fu nominato professore ordinario di Letteratura italiana e il 27 ottobre del 1881 fu eletto dal corpo accademico Rettore dell’Ateneo napoletano, incarico che ricoprì fino al 1883.
Nel 1882 fu nominato socio dell’Accademia Pontaniana, della quale tenne anche la presidenza. Per approfondire i suoi studi letterari, compì frequenti viaggi in Francia, Inghilterra, Germania, avvicinandosi alle letterature straniere che veniva studiando in correlazione con la letteratura italiana.
Nel 1886 si ritirò nella Villa Piscopo a Bellavista di Portici (Napoli), dove fissò la sua dimora definitiva e da dove si allontanò poche volte per brevi ritorni in Calabria. Lo stesso anno fu nominato membro del Consiglio Superiore per la Pubblica Istruzione, e, in tale veste, istituì borse di studio per i Comuni di Portici e di Cosenza. Il 2 agosto 1887 fu nominato Presidente della Reale Accademia di Archeologia, Lettere e Belle Arti di Napoli. Nel 1895 ebbe la nomina di Socio dell’Accademia della Crusca. Nel 1903,su sua richiesta, fu collocato a riposo dall’insegnamento, per motivi di salute. Il 4 aprile 1905 fu nominato Senatore del Regno per i suoi meriti scientifici. Fu membro, tra l’altro, della Commissione per l’esame del disegno di legge «Disposizioni sugli esami nelle scuole medie».
La sua attività culturale e sociale è stata premiata anche con il conferimento di numerose onorificenze, come quelle di Cavaliere dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro, Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia, Commendatore e Grande Ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia.Fu presidente della R. Accademia di Archeologia,Lettere e Belle Arti, vice presidente della Società dantesca e dell’Accademia della Crusca.
Morì nella sua villa di Bellavista all’età di ottant’anni, assistito dal fratello avvocato Innocenzo e da alcuni parenti ed amici. Il giorno dopo la sua morte fu commemorato solennemente in Senato. Intervennero il presidente Giuseppe Manfredi, il calabrese Bruno Chimirri, i senatori Del Lungo, Cocchia e Mele e il ministro di Grazia e Giustizia Vittorio Emanuele Orlando.
La sua tomba si trova nel Cimitero di Portici.La città di Cosenza gli ha reso omaggio intitolandogli una piazza e una scuola media. Nella Sala Lettura della Biblioteca Civica è collocato un suo busto bronzeo su cippo marmoreo, opera dello scultore Mario Rutelli. Anche Pietrafitta, suo paese natale, gli ha intestato una strada.
Lo Zumbini fu tra i maggiori esponenti della critica letteraria del Novecento, non solo in Calabria ma anche in ambito nazionale e oltre. I suoi saggi e studi di letteratura italiana (su Leopardi, su Petrarca, su Boccaccio, su Vincenzo Monti, ecc..) e straniera (su Milton, su Klopstock, su Shakespeare, ecc..), hanno avuto importanza non trascurabile anche in Germania, in Inghilterra, in Francia.  «I suoi Saggi e Studi possono anche apparirci freddi per la severa mentalità positivistica ed erudita, ma risultano fondati sull’informazione storica e sul ripristino della filologia classica” (F. Alimena). Il Croce criticò severamente l’incertezza metodologica di Zumbini, che gli parve, ora desanctisiano ora positivista e vide nello studioso calabrese un ricercatore di fonti, di relazioni, di attinenze, con risultati non sempre originali. «In parte ciò è vero», osserva Antonio Piromalli, storico della letteratura calabrese, ma occorre tener presente che egli «si venne formando in un’età di passaggio dall’idealismo romantico alla scuola storica del secondo Ottocento»  e  questo determina il suo oscillare tra l’approccio filologico e quello estetico desanctisiano. «Lo Zumbini– osserva ancora Piromalli – non ebbe la genialità di De Sanctis ma fu uno studioso onesto, ricco di interessi, un anello certamente importante del mutamento metodologico nella critica letteraria del secondo Ottocento». (Franco Liguori). © ICSAIC 2020

Opere

  • Le lezioni del prof. Settembrini e la critica italiana, Morano Editore, Napoli 1868;
  • Saggi critici, Morano, Napoli 1876;
  • Del sentimento della natura nel Petrarca,  Le Monnier, Firenze 1877;
  • Studi sul Petrarca, Barbera, Firenze 1895 (1a ed., Napoli 1978);
  • Il Filocolo del Boccaccio, Le Monnier,  Firenze 1879;
  • Sulle poesie di Vincenzo Monti. Studi, Le Monnier, Firenze 1886;
  • Studi di letterature straniere, Le Monnier, Firenze 1893;
  • Studi di letteratura italiana, Le Monnier, Firenze 1894;
  • Il Ninfale Fiesolano, Sansoni, Firenze 1896;
  • Studi sul Leopardi, 2 voll., Barbera, Firenze 1902-1904;
  • Per Wolfango Goethe, Napoli 1903;
  • W. E. Gladstone nelle sue relazioni con l’Italia, Laterza, Bari 1914;
  • Studi di letteratura comparata, a cura dell’Accademia Cosentina, Zanichelli, Bologna 1931;
  • Studi di critica e letteratura comparata, a cura di E. Ajello, Archivio Guido Izzi, Roma 1996.

Nota bibliografica

  • Francesco D’Ovidio, Due critici calabresi, in Saggi critici, Morano, Napoli 1878.
  • Federigo Verdinois, Profili letterari napoletani, Morano, Napoli 1881.
  • Francesco Lo Parco, BonaventuraZumbini e la sua opera di critico letterario, Napoli, Tip. Lanciano, Napoli 1904;
  • Francesco De Sanctis, Settembrini e i suoi critici, in Saggi critici, vol. III, Milano 1914, pp.50-75;
  • Senato del Regno, Atti parlamentariDiscussioni, 22 marzo 1916
  • Stanislao De Chiara, L’opera diBonaventura Zumbini, Catanzaro 1916;
  • Antonio Pagano, Contributo alla storia della cultura calabrese, Bonaventura Zumbini, in «Saggi e profili di storia letteraria», Istituto editoriale calabrese, Nicotera 1932, pp.291-292;
  • Fernando Figurelli, ZumbiniBonaventura, in Enciclopedia Italiana Treccani, Roma 1937;
  • Arturo Farinelli, Critici del mio tempo, Tip. Vergine, Galatina 1946;
  • Benedetto Croce, Storia della storiografia italiana nel secolo decimo nono, Laterza, Bari 1947;
  • Vito Giuseppe Galati, Bonaventura Zumbini, in «Almanacco calabrese», 1962
  • Antonio Piromalli, La letteratura calabrese, Guida Editori, Napoli 1977, pp.182-83;
  • Pasquale Falco, Concretezza e modernità nel Discorso di Bonaventura Zumbini all’Accademia Cosentina (1874), in Atti del Convegno Cultura romantica e territorio nella Calabria dell’Ottocento, Periferia, Cosenza 1987, pp.279-292;
  • Antonio Testa, La critica letteraria calabrese nel Novecento, Pellegrini, Cosenza 1968, pp.5-52;
  • Antonio Testa, Bonaventura Zumbini, in Letteratura italiana – I Critici, Vol. II, Marzorati, Milano 1970, pp. 945-964;
  • Raffaele Sirri, BonaventuraZumbini. I suoi studi leopardiani, in Id., Dal cerchio al centro, Periferia, Cosenza 1989, pp. 79-99:
  • Giacinto Pisani, Il realismo operativo. Ricordo di Bonaventura Zumbini a cent’anni dalla morte, «il Quotidiano del Sud», 1 maggio 2016, pp.48-49.
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