Capialbi, Vito

Vito Capialbi (Monteleone, 30 ottobre 1790 – 30 ottobre 1853)

Nacque a Monteleone, l’odierna Vibo Valentia, da Vincenzo dei marchesi di Carife e Rocca Sanfelice, e da Anna Marzano, una famiglia patrizia che aveva alle spalle una solida tradizione culturale. Seguì un iter formativo congeniale per quei tempi alle famiglie della borghesia; infatti, rimasto orfano del padre a otto anni fu affidato prima alla cura dei padri basiliani del Collegio di Santo Spirito e successivamente a precettori privati in casa. Suoi maestri furono l’Abate Filippo Jacopo Pignatari, Giuseppe De Luca, Basilio Clary, che fu in seguito sarebbe diventato Arcivescovo a Bari. Fin da fanciullo mostrava una singolare predilezione perlo studio delle lingue classiche greca elatina. Rientrato in famiglia quando aveva quattordici anni, studiò diritto civile e canonico e teologia.
Durante il Decennio francese, stimolato dal ruolo politico-amministrativo che la città di Monteleone, come capoluogo della provincia di Calabria Ulteriorevenne ad assumere e dal clima di generale rinnovamento della società calabrese e meridionale, partecipò attivamente alla vita sociale e politica locale, ricoprendo alcune cariche pubbliche.
Dopo la restaurazione ebbe un atteggiamento prudente e non manifestò pubblicamente le sue idee e preferenze politiche: sospettato come nemico dal governo, in considerazione della fama di “massone” e “carbonaro” attribuitagli dalla polizia borbonica, non gli fu mai concesso di uscire dal Regno. In ogni caso, dal1817al1819 fu sindaco della propria città. E quello fu il suo ultimo incarico pubblico, prima di concentrarsi sui suoi studi e sulle sue ricerche.
Sposò Maria Teresa Capialbi, nata l’8 giugno 1791 e morta il 23 aprile 1875. Dal matrimonio nacquero tre figli: Vincenzo (21 dicembre 1808 – 18 marzo 1885); Anna (23 agosto 1810 – 1 ottobre 1849); Antonio (10 giugno 1812 – 19 dicembre 1886.
Al Decennio francese, si fa risalire il suo interesse per la storia e l’archeologia. In quel periodo, oltretutto, nella città Monteleone dove giunsero diversi studiosi stranieri, tra cui Aubin-Louis Millin e Carlo Witte, si registrarono numerosi ritrovamenti di antichi edifici e di «finissimi mosaici» che ovviamente attrassero il suo interesse di giovane studioso.
Dopo aver compiuto i primi passi nella ristretta cerchia culturale locale con piccole produzioni destinate ai soci dell’Accademia Florimontana degli Invogliati, nella quale fu accolto nel 1809, quando aveva appena compiuto 18 anni, con il nome di Florimo Valentino, s’inserisce in un ambito culturale più ampio, con interessi che spaziavano dall’archeologia alla numismatica, dalla bibliofilia alla storia locale ed ecclesiastica calabrese. Conseguentemente instaura rapporti con vari studiosi ai quali chiedeva e dava informazioni, poneva quesiti e forniva chiarimenti.
L’intensificarsi delle relazioni intrecciate, aumentano proporzionalmente la stima nei suoi confronti. Un esempio è la lettera inviatagli da Odoardo Gerhard il 26 maggio 1829. Questi gli anticipava l’intenzione di cooptarlo nell’attività dell’Istituto di Corrispondenza Archeologica di Roma, «per le riflessioni da lei fatte sulle antichità della sua patria».
L’adesione all’Istituto si concretizzò nel 1832 con la stampa del Cenno sulle mura d’lpponio e nel 1845 con la pubblicazione delle Inscriptionum Vibonensium specimen.
Alla stima e all’ammirazione goduta nell’ambiente culturale napoletano si deve invece la sua collaborazione all’opera curata da Domenico Martuscelli: Biografie degli uomini illustri del Regno di Napoli; in essa, infatti, tra il 1822 e 1830, pubblicò i profili biografici di diversi personaggi monteleonesi e non solo. Il suo rapporto con l’Istituto di Corrispondenza Archeologica e con i promotori dell’iniziativa editoriale delle Biografie non fu comunque asettica; infatti, con lealtà non esitò a evidenziare criticità e difetti, a proporre correzioni di rotta. Le sue osservazioni «scaturivano dalla necessità di restituire all’erudizione storica la sua dignità intellettuale.
Applicato in modo costante nell’elaborazione delle sue “memoriucce” o “fanfucole”, il concetto di “fare storia” a cui s’ispirava è riproposto in altre lettere edite nel suo epistolario.
Collezionista di reperti archeologici, epigrafici e numismatici, fu anche un attento bibliofilo e un collezionista di manoscritti, pergamene e incunaboli provenienti dagli aboliti conventi o reperiti sul mercato antiquario. Il materiale acquisito venne utilizzato negli scritti di storia ecclesiastica. II materiale archivistico individuato venne impiegato soprattutto nell’ambito dei suoi interessi per la storia del libro e dell’arte tipografica di cui sono testimonianza alcune sue opere. Altri scritti relativi agli argomenti a lui più cari apparvero su «Il Calabrese», «Il Faro», «Il Pitagora», «La Fata Morgana» e «Il Maurolico».
Oltre che segretario perpetuo dell’Accademia Florimontana fin dal 1827, fu socio di altre 64 accademie letterarie, corrispondente di associazioni culturali e collaboratore di periodici storico-letterari.
Ebbe molti riconoscimenti. Papa Gregorio XVI lo decorò della Croce di S. Gregorio e gli accordò il titolo di suo cameriere d’onore. Il Duca di Lucca gli concesse la Croce di Cavaliere di S. Ludovico. Il Gran Duca di Toscana gli concesse di far valere i suoi titoli per l’ammissione nell’Ordine di S. Stefano. E infine Papa Pio IX con diploma del 9 luglio 1847 lo insignì del titolo di Conte, trasmissibile in eredità ai discendenti maschi primogeniti. La Repubblica di S. Marino, e la Città di Messina, ancora, lo iscrissero, insieme ai suoi, al loro Patriziato.
La morte lo colse il giorno del suo 63° compleanno, dopo breve malattia. Vibo lo ricorda con il Museo archeologico istituito nel 1969 e con un Liceo statale a lui intitolati. Vie con il suo nome si trovano in diversi comuni. (Foca Accetta) © ICSAIC 2022 – 5

Opere principali

  • Memorie per servire alla chiesa Miletese, Stamperia Porcelli, Napoli 1835;
  • Memorie delle tipografie calabresi con appendice sopra alcune biblioteche, la coltura delle lingue orientali, gli archivi della Calabria, Tipografia di Porcelli, Napoli 1835;
  • Memorie del Clero di Montelione, Tipografia di Porcelli, Napoli 1845;
  • Documenti inediti circa la voluta ribellione di F. Tommaso Campanella, Tipografia di Porcelli, Napoli 1845;
  • Opuscoli varii. Epistole, riviste, illustrazioni e descrizioni, 3 voll., Tipografia di Porcelli, Napoli 1849;
  • Lettere bibliografiche del cavaliere Angelo Maria d’Elci, sn., s.l. 1851;
  • Memorie per servire alla storia della Chiesa Tropeana,Pe’ tipi di Nicola Porcelli, Napoli 1852;
  • Notizie circa la vita, le opere e le edizioni di Messer Giovan Filippo La Legname cavaliere messinese e tipografo del secolo XV, Pe’ tipi di Nicola Porcelli, Napoli 1853;
  • La continuazione dell’Italia Sacra dell’Ughelli per i vescovadi di Calabria, (postumo, a cura di Hettore Capialbi), «Archivio storico della Calabria», 1912-1916: estr. anticip., Napoli 1913.

Nota bibliografica

  • Gaetano Giucci, Degli scienziati italiani formanti parte del VII Congresso in Napoli nell’autunno del MDCCCXLV, Tipografia parigina di A. Lebon, Napoli 1845, pp. 188-190;
  • Paolo Orsi, Medma-Nicotera. Ricerche topografiche, in Campagne della società Magna Grecia (1926 e 1927), Roma 1928, pp. 31-32.
  • Salvatore Settis, Capialbi, Vito, in Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 18, Istituto dell’Enciclopedia Italiana, Roma 1975, pp. 521-525;
  • Maurizio Paoletti, Vito Capialbi. Scritti, Sistema Bibliotecario Vibonese, Vibo Valentia 2003;
  • Gilberto Floriani e Maria d’Andrea (a cura di), Collezioni storiche/storie di collezioni. Erudizione tradizione antiquaria a Monteleone di Calabria, Rubbettino, Soveria Mannelli 2008;
  • Giorgia Gargano, L’«ardimentoso progetto» di Vito Capialbi, numismatico e antiquario, «Quaderni Ticinesi di Numismatica e antichità classiche», 2009, pp. 83-109;
  • Ermanno A. Arslan e Giorgia Gargano (a cura di), La numismatica secondo Vito Capialbi nella Calabria dell’Ottocento. Laruffa, Reggio Calabria 2012;
  • Maurizio Paoletti, Il ritratto perduto di Campanella. Vito Capialbi e la visita di Aubin-Louis Millin a Stilo (1812), in Maurizio D’Andrea (a cura), Vincenzo Nusdeo sulle tracce della storia. Studi in onore di Vincenzo Nusdeo nel decennale della scomparsa, Vibo Valentia 2012, pp. 425-495;
  • Foca Accetta e Maria D’Andrea, Storico e archeologo nel 160° anniversario della sua morte, «Hipponion», I, speciale novembre-dicembre 2013, pp. 1-5;
  • Foca Accetta, Vito Capialbi e le sue collezioni, Libritalia Edizioni, Vibo Valentia 2021.